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         xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
         xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>SGB RSS Feed</title><link>https://sgb.ch/</link><description>Beiträge des SGB</description><language>de-CH</language><copyright>Schweizerischer Gewerkschaftsbund</copyright><pubDate>Sat, 25 Apr 2026 14:10:32 +0200</pubDate><lastBuildDate>Sat, 25 Apr 2026 14:10:32 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://www.uss-ti.ch/news/rss" rel="self" type="application/rss+xml" /><generator>Schweizerischer Gewerkschaftsbund</generator><item><guid isPermaLink="false">news-11629</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:56:16 +0200</pubDate><title>“Non è colpa dei pazienti”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/non-e-colpa-dei-pazienti</link><description>Le cure a domicilio non sono un lusso: il 18 aprile scendiamo tutte e tutti in piazza!</description><content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 13 aprile si è tenuta la conferenza stampa dell’Alleanza per i diritti dei pazienti, durante la quale sono stati presentati i prossimi passi per ottenere lo stralcio della misura che scarica sui pazienti una parte dei costi delle cure a domicilio.&nbsp;</p><p>Nonostante le critiche emerse nelle scorse settimane, il Consiglio di Stato ha confermato di voler mantenere il provvedimento.&nbsp;</p><p>Le conseguenze sono chiare: nessun effetto sui premi di cassa malati, ma costi più elevati per pazienti e famiglie, maggiore pressione sul personale infermieristico e il rischio concreto di comprimere i tempi delle prestazioni. <strong>In altre parole, si colpiscono le persone più fragili senza risolvere il problema dei costi della salute</strong>.&nbsp;</p><p>Durante la conferenza stampa hanno preso la parola anche diverse infermiere attive nelle cure a domicilio, portando esempi concreti della loro quotidianità. <strong>Hanno ribadito che le cure a domicilio non sono un lusso né una scelta opzionale, ma un bisogno essenziale: far pagare di più significa spingere alcune persone a rinunciare a cure indispensabili</strong>.&nbsp;</p><p>L’Alleanza continuerà la mobilitazione su due fronti: a livello parlamentare, con un’iniziativa urgente che sarà trattata dal Gran Consiglio il 20 aprile per eliminare la base legale di questo riversamento dei costi, e con la mobilitazione pubblica.&nbsp;</p><p>Appuntamento quindi a <strong>sabato 18 aprile 2026</strong>, alle ore <strong>15.00</strong>, in <strong>Piazza Collegiata</strong> a <strong>Bellinzona</strong>, per far sentire la propria voce e opporsi a questa decisione.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Non-colpa-pazienti.PNG" length="1950486" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11601</guid><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 13:27:11 +0200</pubDate><title>Primo Maggio 2026 - Né sfruttati, né divisi: lavoro e dignità senza confini!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ne-sfruttati-ne-divisi-lavoro-e-dignita-senza-confini</link><description>Questo Primo Maggio scendiamo tutte e tutti in piazza a Lugano per far sentire la nostra voce!</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il ritrovo sarà alle ore <strong>16:00</strong> a <strong>Campo Marzio</strong> a <strong>Lugano</strong>, mentre il corteo partirà alle ore <strong>16:30</strong> per sfilare per le vie della città, a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Alle <strong>17:30</strong>, è previsto l’arrivo in <strong>Piazza Manzoni</strong>, dove si terranno gli interventi ufficiali dal palco.&nbsp;</p><p>Numerose bancarelle e buvette animeranno la piazza. Alle ore <strong>19:00</strong>, cena popolare in piazza!</p><p>Ma non è un corteo del Primo Maggio senza concerto! A partire dalle ore <strong>18:00</strong>, le <strong>Ctrl+Riot</strong> ci allieteranno con il loro dj-set transfemminista.&nbsp;</p><p><strong>E quando poi cala il sole… si alza il volume!</strong></p><p>Alle <strong>19:30</strong>, sul palco arrivano le vibrazioni potenti degli <a href="https://www.youtube.com/channel/UCchHd7m04FWDXOjPc5yJ0Wg" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>ZonaSun</strong></a>, storica band reggae ticinese. Un sound che mescola roots, dub e influenze moderne, con messaggi di resistenza, rispetto e cambiamento. Dalle <strong>20:30</strong>, sul palco salirà l’energia dei <a href="https://www.youtube.com/channel/UCQTGFptD_NGJrweWc6oR2Ow" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Plakkaggio</strong></a>, band italiana da Colleferro. Un’esplosione di punk hardcore, metal e spirito Oi! che dal 2004 porta sul palco rabbia, identità e lotta senza compromessi.</p><p>Due mondi diversi, una stessa carica: <strong>trasformare la piazza in un momento di lotta, musica e libertà</strong>.</p><p>Le amiche e gli amici di <a href="https://www.radiogwen.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Radio Gwen</strong></a>, media partner di USS per il Primo Maggio, animeranno i discorsi e la parte musicale dal palco, e faranno una diretta dalla piazza.</p><p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto"><strong>Il Primo Maggio è una giornata di lotta, solidarietà e festa! Perché i diritti non hanno confini e insieme siamo più forti. Anche quest’anno vi aspettiamo numerose e numerosi in piazza a Lugano.</strong></span></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/7/b/csm_Immagini_sito_1maggio2026_0d973c27b4.png" length="1648226" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11579</guid><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:28:45 +0100</pubDate><title>Un’estate di amicizie, scoperte e ricordi che resteranno per sempre.</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/unestate-di-amicizie-scoperte-e-ricordi-che-resteranno-per-sempre</link><description>Dal 29 giugno al 29 luglio 2026, le Colonie dei sindacati accoglieranno a Rodi-Fiesso bambine e bambini da 5 fino ai 14 anni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni ai turni della Colonie dei Sindacati!&nbsp;</p><p>L’estate si avvicina… ed è tempo di avventure! Anche quest’anno le Colonie dei Sindacati aprono le porte ai bambini e alle bambine che vogliono vivere due settimane di giochi, natura e nuove amicizie nel cuore della Valle Leventina.&nbsp;</p><p>Tra escursioni, sport, attività creative, teatro, canto e tante risate all’aria aperta, la colonia è un’occasione unica per staccare dalla routine e vivere un’esperienza di crescita, autonomia e condivisione con altri ragazzi e ragazze.&nbsp;</p><p>I turni estate 2026 sono i seguenti:</p><ul><li><strong>1° turno: 29 giugno – 13 luglio </strong></li><li><strong>2° turno: 15 luglio – 29 luglio&nbsp;</strong></li></ul><p>La colonia montana è prevista per bambine e bambini <strong>dai 5 agli 11 anni</strong>, mentre il campo adolescenti è per ragazzi e ragazze dai <strong>12 ai 14 anni</strong>.</p><p>I posti sono limitati e le iscrizioni vengono confermate in ordine di arrivo, quindi il consiglio è di non aspettare troppo!&nbsp;</p><p>Tutte le informazioni e il formulario di iscrizione sono disponibili qui: <a href="https://coloniedeisindacati.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://coloniedeisindacati.ch&nbsp;</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/8/3/csm_Colonie_2026_6bb2f282f9.png" length="3172657" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11563</guid><pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:31:31 +0100</pubDate><title>No a un ulteriore indebolimento della SSR!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-a-un-ulteriore-indebolimento-della-ssr</link><description>Il responso delle urne è un messaggio chiaro in favore del servizio pubblico radio-televisivo.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con la netta bocciatura dell'iniziativa contro la SSR, la popolazione ha ribadito il proprio attaccamento a un'emittente forte, presente in tutte le regioni del Paese e in grado di offrire una programmazione completa. In un'epoca caratterizzata da fake news e disinformazione, i media del servizio pubblico sono più indispensabili che mai. È quindi fondamentale che la SSR non venga ulteriormente indebolita, né dalla nuova concessione, né dagli accordi con gli editori. Per quanto riguarda i programmi di risparmio in corso, questi devono essere condotti con la massima cautela, in particolare per quanto riguarda il personale.</strong></p><p><span lang="IT">Otto anni dopo il secco no della popolazione all'iniziativa «No Billag» (volta ad abolire il canone radiotelevisivo), anche l'iniziativa «200 franchi bastano!», che chiedeva di dimezzare il canone a favore della SSR, è stata chiaramente respinta alle urne. Questa decisione popolare conferma una volta per tutte l'attaccamento della popolazione svizzera a una SSR forte, radicata in tutto il Paese e che offra un'ampia gamma di servizi.&nbsp;</span>Purtroppo, il Consiglio federale ha già concesso troppe concessioni agli autori dell'iniziativa con una prontezza eccessiva e ha deciso in modo antidemocratico tagli troppo radicali al budget della SSR. Questi tagli dovranno ora essere attuati nei prossimi anni con diversi programmi di risparmio. <strong>L'USS vigilerà affinché i tagli siano il più limitati possibile e, in particolare, affinché il personale sia trattato con rispetto ed equità.</strong></p><p><span lang="IT">Al di là di questo risultato, il voto di oggi significa soprattutto che non si deve toccare il mandato di base della SSR. Le dichiarazioni del ministro responsabile dei media, che intende imporre nuovi tagli ai contenuti in occasione del prossimo rinnovo della concessione, sono ingiustificabili e non trovano alcun fondamento nel verdetto popolare. La concessione copre attualmente l'informazione, la cultura, la formazione, l'intrattenimento e lo sport, per tutte le regioni del Paese e tutte le aree linguistiche.&nbsp;</span>Questa copertura deve rimanere intatta. È l'unico modo per garantire che, in un Paese piccolo come la Svizzera, tutte le regioni linguistiche e periferiche abbiano accesso a contenuti di qualità, indipendenti da qualsiasi interesse finanziario e politico. L'USS ritiene inoltre che la SSR non debba piegarsi all'accordo concluso con l'associazione degli editori. Questo accordo limita fortemente il raggio d'azione della SSR a tutti i livelli. Si basava soprattutto sulla promessa degli editori di combattere con determinazione e fermezza l'iniziativa SSR. Tuttavia, questa promessa non è stata mantenuta, anzi.</p><p><span lang="IT">L'USS si rammarica invece del rigetto dell'iniziativa per un fondo a favore del clima. Rimane aperta la questione di come la Svizzera intenda – e possa – attuare la decisione popolare a favore dello «saldo netto pari a zero» entro il 2050. Una cosa è certa: questo obiettivo richiederà ingenti investimenti nella trasformazione del sistema energetico e della mobilità.&nbsp;</span>L'USS continuerà ad impegnarsi affinché gli investimenti urgenti e necessari siano finanziati dai poteri pubblici. Tuttavia, anche il settore privato dovrà contribuire allo sforzo. Ciò presuppone prescrizioni legali e incentivi adeguati, da attuare in particolare nell'ambito del progetto di legge sul CO<span style="font-family:&quot;Cambria Math&quot;,serif;">₂</span> a partire dal 2030. <strong>Per i sindacati, una politica climatica può avere successo solo se è socialmente equa, rafforza i diritti dei lavoratori già fortemente colpiti dal riscaldamento globale e crea posti di lavoro sani, sostenibili e ben retribuiti.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_SRG_Regieraum-1_sm_0d083bc2a2.jpg" length="85701" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11512</guid><pubDate>Mon, 16 Feb 2026 14:58:29 +0100</pubDate><title>Rispettare il mandato popolare: attuare subito l’iniziativa sulle cure!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/rispettare-il-mandato-popolare-attuare-subito-liniziativa-sulle-cure</link><description>Appello urgente e comunicato stampa congiunto della Coalizione del personale sanitario</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Coalizione del personale sanitario ha lanciato un </strong><a href="https://firmare.appello-personale-sanitario.ch/ora" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>appello</strong></a><strong> urgente per chiedere ai parlamentari di modificare in modo sostanziale la L</strong><span class="BxUVEf ILfuVd hgKElc pOOWX" lang="it"><strong>egge federale sulle condizioni di lavoro nel settore delle cure infermieristiche (LCInf)&nbsp;</strong></span><strong> e rispettare così il mandato popolare. L'esodo nel settore sanitario continua, mettendo a rischio la salute del personale sanitario e la qualità dell'assistenza fornita alla popolazione. Ma questo non sembra preoccupare la maggioranza di destra in Parlamento: mentre gli elettori hanno approvato a larga maggioranza l'iniziativa sulle cure infermieristiche nel 2021, i parlamentari si rifiutano ancora oggi di migliorare le condizioni di lavoro nel settore sanitario e di attuare così la volontà popolare. La commissione del Consiglio nazionale ha addirittura peggiorato la proposta già insufficiente del Consiglio federale!</strong></p><p>La LCInf sarà presto discussa dal Consiglio nazionale. Tuttavia, l'attuale proposta della Commissione del Consiglio nazionale è un documento privo di efficacia. I parlamentari devono correggerla con urgenza affinché questa legge non si riduca a una mera politica simbolica. La Coalizione del personale sanitario ha quindi lanciato un appello urgente che può essere firmato da tutta la popolazione. <strong>Siamo tutte e tutti coinvolti, perché un giorno tutti avremo bisogno di cure o assistenza</strong>.</p><p>I firmatari richiedono ai parlamentari:&nbsp;</p><ul><li>Indipendentemente dal loro partito, di applicare integralmente l'articolo 117b della Costituzione federale e, di conseguenza, l'iniziativa sulle cure infermieristiche e la volontà popolare.</li><li>Modificare radicalmente la legge: una riduzione significativa dell'orario di lavoro, un rapporto numerico tra personale e pazienti che consenta di fornire cure di qualità, migliori supplementi per il lavoro notturno, nei fine settimana e nei giorni festivi, e l'obbligo per tutti i datori di lavoro di rispettare almeno le leggi cantonali e i CCL vigenti.</li><li>Finanziare queste misure per il settore sanitario.</li></ul><h5>L'esodo nel settore sanitario è in corso</h5><p>Il Jobradar mostra che migliaia di posti di lavoro nel settore sanitario sono vacanti. Circa un terzo degli operatori sanitari abbandona la professione. Sono esausti, non ce la fanno più. La carenza di personale aggrava ulteriormente i problemi: il personale sanitario dà ogni giorno il meglio di sé, ma lo fa in condizioni di stress psicologico e fisico estremamente elevato. Se la salute degli operatori sanitari è in pericolo, lo è anche la qualità dell'assistenza fornita alla popolazione! Già oggi molte persone non ricevono più le cure e l'assistenza di cui hanno bisogno.</p><h5>La popolazione dalla parte del personale sanitario</h5><p>Dopo gli applausi durante la pandemia, nel 2021 la popolazione ha preso chiaramente posizione a favore del personale sanitario anche sul piano politico. In una votazione storica, 2'161'272 persone, pari al 61% della popolazione, hanno accettato l'iniziativa sulle cure infermieristiche. Al centro di questa iniziativa vi è il miglioramento concreto delle condizioni di lavoro al fine di ridurre il carico di lavoro del personale infermieristico e porre fine ai cambiamenti di carriera. Questo è infatti l'unico modo per garantire l'efficacia dell'offensiva in materia di formazione.</p><h5>La Commissione del Consiglio nazionale ignora la volontà popolare</h5><p>I parlamentari della commissione competente del Consiglio nazionale hanno tuttavia deciso di ignorare la volontà popolare e di non tenere conto delle principali richieste dell'iniziativa sulle cure infermieristiche. Anziché attuare le disposizioni costituzionali, hanno ulteriormente indebolito la proposta di legge già insufficiente del Consiglio federale, non dando così seguito alle principali richieste dell'iniziativa. La commissione rinuncia ad esempio a ridurre la durata massima del lavoro da 50 a 45 ore, come avviene per le professioni d'ufficio. Ha praticamente ridotto tutti gli aumenti delle indennità, ha rifiutato di conferire al Consiglio federale la competenza di adottare senza complicazioni ulteriori miglioramenti, se necessario, e non ha previsto alcuna misura per un organico adeguato alle esigenze, elemento centrale dell'iniziativa popolare.</p><h5>Il personale sanitario è indignato</h5><p>Il mandato conferito dalla popolazione era chiaro: le condizioni di lavoro nel settore sanitario devono essere migliorate in modo significativo e concreto. <strong>Non solo l'attuale proposta manca questo obiettivo, ma la commissione del Consiglio nazionale invia un segnale allarmante: i miglioramenti urgenti per il personale e la garanzia sostenibile di un'assistenza di qualità non hanno assolutamente alcuna importanza ai suoi occhi.</strong> Inoltre, ignora la democrazia diretta, il che è estremamente pericoloso e suscita giustamente grande indignazione tra gli circa 800'000 dipendenti del settore sanitario, di cui l'87 % sono donne.</p><h5><a href="https://firmare.appello-personale-sanitario.ch/ora" target="_blank" rel="noreferrer">Firma l'appello</a></h5>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/0/a/csm_Rispetto_mandato_popolare_5238316767.png" length="948503" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11492</guid><pubDate>Mon, 09 Feb 2026 10:04:58 +0100</pubDate><title>Questa battaglia non la vogliamo perdere!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/questa-battaglia-non-la-vogliamo-perdere</link><description>Discorso della segretaria politica di USS Ticino e Moesa, Nicole Rossi, nel corso della manifestazione del 7 febbraio a difesa del servizio pubblico. </description><content:encoded><![CDATA[<p><span lang="IT">Innanzitutto, volevo salutare tutte e tutti e ringraziarvi per aver aderito così massicciamente alla mobilitazione di oggi. Una risposta compatta della piazza è assolutamente necessaria a fronte della forza utilizzata dagli iniziativisti per affossare il servizio pubblico.</span></p><p>Un sì a questa iniziativa sarebbe un disastro, soprattutto per la Svizzera italiana. Significherebbe stravolgere il servizio pubblico radiotelevisivo così come lo conosciamo. Noi siamo una regione piccola, spesso messa ai margini, ma oggi beneficiamo di un bilancio positivo e senza eguali: versiamo il 4% del canone e ne riceviamo indietro il 22%. <strong>È una conquista che non possiamo permetterci di perdere.</strong></p><p>Per molte famiglie, 100 franchi all’anno possono essere davvero importanti, soprattutto vista la situazione del mercato del lavoro in Ticino, in cui il costo della vita cresce costantemente senza che i salari tengano il passo con l’inflazione.<strong> Si tratta quindi di una preoccupazione più che legittima, che il sindacato rispetta.</strong> Ma proprio per questo, l’iniziativa è particolarmente subdola, perché fa perno su una reale difficoltà della popolazione.</p><p>Ma quali sono i costi e le conseguenze che si celano dietro quest’iniziativa?</p><p>Gli effetti sarebbero pesantissimi: la perdita di migliaia di posti di lavoro – solo nella Svizzera italiana la RSI impiega più di 1’100 persone – una compressione dei salari e un indebolimento dell’economia reale. E alla fine a pagarne il prezzo sarebbero proprio le stesse famiglie che qualcuno dice di voler difendere.</p><p>Nel<span lang="IT"> 2022, la RSI ha infatti generato per la Svizzera italiana un valore aggiunto pari a 137.7 milioni di franchi.&nbsp;</span>Se consideriamo anche l’indotto sul territorio, l’impatto economico totale nella nostra regione è di 211.3 milioni di franchi.<strong> E qui parliamo di economia reale, non di quella delle grandi associazioni economiche nazionali e dei loro interessi,&nbsp;ma di chi sarà davvero coinvolto da questa iniziativa: ossia, chi crea l’indotto e chi ne beneficia.</strong></p><p><span lang="IT">L</span>’indebolimento del servizio pubblico non è quindi un problema che tocca solo di chi lavora alla RSI: <strong>è un problema che riguarda tutte e tutti noi</strong>. Nella sola Svizzera italiana, la RSI genera altri 450 posti di lavoro a tempo pieno presso delle aziende terze, che sarebbero davvero messe fortemente a rischio. Ogni taglio agli investimenti pubblici colpisce quindi l’occupazione nel suo insieme, peggiora le condizioni di lavoro <strong>e soprattutto logora l’intero tessuto economico e sociale</strong>.</p><p>I promotori dell’iniziativa possono ora presentarsi come paladini del potere d’acquisto, ma basta guardare chi compone il fronte per il sì per capire quanto ciò sia privo di qualsiasi logica, al limite del ridicolo. <strong>Ci preme infatti sottolineare che le persone che oggi si preoccupano di chi non arriva alla fine del mese, sono le stesse che, da anni, si oppongono sistematicamente, fra le altre cose, a misure di tutela salariale, soluzioni in base al reddito per i premi di cassa malati e al rafforzamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.</strong></p><p>Questo perché nella realtà l’iniziativa non mira affatto a rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, ma è un subdolo tentativo di minare il servizio pubblico nel suo insieme, per lasciare spazio alle grandi multinazionali dell’informazione privata. Le conseguenze di un’informazione dominata da interessi privati sono ben visibili: dalla gestione sensazionalistica e pruriginosa della tragedia di Crans-Montana, alla manipolazione sistematica dei fatti negli Stati Uniti.&nbsp;</p><p>Vogliamo davvero privarci di un’informazione libera, pluralista e indipendente?</p><p>Siamo davvero disposti a mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, a consegnare il nostro diritto all’informazione nelle mani dei grandi gruppi privati, e a smantellare una realtà radicata nel territorio e al servizio del territorio?&nbsp;</p><p>La presenza di tutte e tutti voi in questa piazza mi dà fiducia. Mi fa pensare che no, che nonostante tutto questa comunità non è disposta a svendere ciò che ha conquistato, per ottenere in cambio meno lavoro qualificato e peggio retribuito, meno informazione indipendente, meno cultura e meno coesione sociale.&nbsp;</p><p><strong>E oggi lo diciamo ad alta voce: questa battaglia non la vogliamo perdere. La difendiamo insieme, la difendiamo qui e la difendiamo ora. Perché il nostro futuro non si regala e non si svende — e niente e nessuno ce lo porterà via.</strong></p><p>Qui il link per vedere tutti gli interventi: <a href="https://naufraghi.ch/tutte-le-ragioni-del-no/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://naufraghi.ch/tutte-le-ragioni-del-no/</strong></a><strong>&nbsp;</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/6/9/csm_Immagini_sito_7_febbraio_SSR_eb6653ea87.png" length="3989981" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11486</guid><pubDate>Tue, 03 Feb 2026 10:01:04 +0100</pubDate><title>Lottiamo contro gli abusi in materia di diritto del lavoro.</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lottiamo-contro-gli-abusi-in-materia-di-diritto-del-lavoro</link><description>I sindacati USS Ticino e Moesa sostengono l’iniziativa contro il dumping salariale e vi invitano a votare SI all’iniziativa l’8 marzo.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fino a che il mercato del lavoro ticinese sarà nella situazione disastrosa in cui si trova oggi, più controlli e una maggiore disponibilità di informazioni sono più che necessa</strong>ri.</p><p>In Ticino il mercato del lavoro è in crisi:</p><ul><li>Salari tra i più bassi della Svizzera</li><li>Abusi sempre più frequenti</li><li>Licenziamenti “sostitutivi” all’ordine del giorno</li></ul><p>È quindi indispensabile potenziare i controlli e avere più trasparenza. L’iniziativa chiede:</p><ul><li>La notifica obbligatoria di tutte le assunzioni e cessazioni, accompagnata da informazioni chiare su salari, funzione, grado d’impiego e orari</li><li>Più ispettori del lavoro</li><li>Un ufficio dedicato alla parità salariale</li></ul><p>Solo così potremo avere fotografie reali della situazione del mercato del lavoro ticinese, indispensabili per porre le basi di un intervento a 360 gradi che porti finalmente le risposte necessarie. E che permetta di intervenire in modo mirato, denunciando questi abusi.</p><p><strong>I sindacati di USS Ticino e Moesa sostengono dunque l'iniziativa “No Dumping” e vi invitano a votare un deciso SI.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/6/4/csm_No_Dumping_8f4e901336.png" length="1165453" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11477</guid><pubDate>Mon, 26 Jan 2026 10:10:01 +0100</pubDate><title>Non spegniamo la voce della Svizzera italiana!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/non-spegniamo-la-voce-della-svizzera-italiana</link><description>Opinione della segretaria sindacale USS Ticino e Moesa pubblicata dal Corriere del Ticino del 24 gennaio.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto dal <a href="https://digital.cdt.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Corriere del Ticino</strong></a></p><p>L’8 marzo saremo chiamati alle urne per una scelta che potrebbe trasformare radicalmente il servizio pubblico radiotelevisivo così come lo conosciamo. Il voto sull’iniziativa popolare federale «200 franchi bastano!» deciderà infatti il futuro della televisione nella Svizzera italiana.</p><p>A primo acchito, in un contesto dove persone e famiglie sono sempre più toccate dal caro vita senza un adeguamento dei salari che tenga il passo con l’inflazione, l’idea di pagare meno canone può sembrare allettante. Tuttavia, dietro a un apparente risparmio immediato, si nasconde un prezzo molto più alto. Il servizio pubblico radiotelevisivo non è un lusso: è una delle colonne portanti della nostra democrazia. Garantisce informazione indipendente, pluralismo delle opinioni, coesione nazionale e visibilità alle regioni linguistiche minoritarie.&nbsp;</p><p>La Svizzera italiana sarebbe fra i territori più penalizzati dal taglio delle risorse. La RSI svolge un ruolo insostituibile nel raccontare la nostra realtà, nel dare voce al territorio e alle sue specificità. Ridurre drasticamente i mezzi significherebbe inevitabilmente meno produzione locale, meno informazione regionale, meno spazio per la lingua e l’identità italiana in Svizzera. Un taglio così radicale dei finanziamenti comporterebbe inoltre inevitabilmente una riduzione significativa dei posti di lavoro qualificati in Ticino. La perdita di questi impieghi non sarebbe facilmente compensabile dal settore privato locale e rischierebbe di innescare una fuga di talenti verso altre regioni o all’estero.</p><p>L’impatto di un indebolimento del servizio pubblico non riguarda solo chi lavora alla RSI. È un tema che tocca tutte le lavoratrici e i lavoratori. Quando si riducono investimenti pubblici, si indebolisce l’intero ecosistema economico e sociale. Difendere il servizio pubblico significa difendere occupazione di qualità, competenze e coesione sociale. È una battaglia che va ben oltre una singola azienda e riguarda il modello di società che vogliamo costruire.</p><p>È impossibile ignorare le difficoltà economiche che colpiscono molte famiglie: tuttavia, pensare che questa iniziativa garantisca un reale risparmio è illusorio. Se il servizio pubblico venisse ridimensionato, molte prestazioni oggi incluse nel canone dovrebbero essere acquistate sul mercato privato. Il risultato sarebbe una spesa complessiva maggiore e una qualità dell’informazione meno garantita.&nbsp;</p><p>Difendere il servizio pubblico non significa difendere lo status quo acriticamente, ma riconoscerne il valore di fondo. Significa anche sostenere la voce della Svizzera italiana, che rischia di diventare sempre più flebile. Dire no all’iniziativa <i>«200 franchi bastano!»</i> è un investimento nella qualità dell’informazione, nella tutela delle minoranze linguistiche e nella solidità della democrazia.&nbsp;</p><p>Non spegniamo la nostra voce. Difendiamo un servizio pubblico forte e al servizio di tutti.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/1/e/csm_Iniziativa_anti_RSI_81d748aa21.png" length="969950" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11472</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2026 12:02:33 +0100</pubDate><title>Uniti per una RSI forte e indipendente!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/uniti-per-una-rsi-forte-e-indipendente</link><description>Partecipate alla manifestazione popolare, Bellinzona, sabato 7 febbraio, alle ore 15.00.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 7 febbraio</strong>, alle <strong>ore 15.00</strong>, a <strong>Bellinzona</strong> si terrà la manifestazione popolare “<strong>Uniti per una RSI forte e indipendente</strong>”, a difesa del servizio pubblico radiotelevisivo nella Svizzera italiana.&nbsp;</p><p>L’iniziativa è promossa da numerose associazioni, gruppi e realtà del territorio attive in ambito culturale, sociale, sportivo e ricreativo. Le adesioni sono in costante aumento. La manifestazione non ha carattere politico né sindacale e nasce dal basso, con una chiara vocazione popolare. Al centro vi è la volontà di difendere una RSI forte, autorevole, indipendente e radicata nella Svizzera italiana, capace di continuare a dare voce alle comunità locali e di rappresentarne la pluralità culturale e sociale</p><p>Il servizio pubblico ha storicamente svolto un ruolo fondamentale nel raccontare il territorio e nel rafforzare la coesione sociale. Oggi questo ruolo rischia di essere indebolito da proposte che potrebbero allontanare la produzione e il racconto della realtà regionale dalla Svizzera italiana. <strong>La manifestazione del 7 febbraio vuole essere un segnale chiaro della popolazione a favore di un servizio pubblico vicino alle persone, al territorio e alla vita quotidiana</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/1/e/csm_Manifestazione_7-Febbraio_sito_c12dbea258.png" length="1361752" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11466</guid><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 15:26:01 +0100</pubDate><title>La Commissione nazionale ignora la volontà popolare e il personale sanitario si sente tradito</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/la-commissione-nazionale-ignora-la-volonta-popolare-e-il-personale-sanitario-si-sente-tradito</link><description>Attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche </description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L'attuazione dell'iniziativa sulle cure infermieristiche ha richiesto troppo tempo. E le proposte del Consiglio federale sono decisamente troppo caute. Tuttavia, la commissione competente del Consiglio nazionale ha trovato il modo di svuotare quasi completamente di significato l'attuale progetto di legge. Oltre a eludere in modo scandaloso la volontà popolare, si tratta di un vero e proprio affronto al personale infermieristico, sottoposto a uno stress crescente.</strong></p><p><span lang="IT">Il personale degli ospedali, delle case di cura e dei servizi di assistenza domiciliare lavora al limite delle proprie possibilità. Molti sono esausti o abbandonano la professione. La crisi dell'assistenza infermieristica si aggrava, la sicurezza dell'assistenza è minacciata.&nbsp;</span>I fatti sono noti da tempo e costituiscono una delle principali preoccupazioni della popolazione. Non sorprende che l'iniziativa sull'assistenza infermieristica sia stata approvata a larga maggioranza alcuni anni fa. È quindi ancora più scandaloso che da allora i responsabili politici non abbiano fatto praticamente nulla.</p><p>La Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale aveva la possibilità di agire. Avrebbe potuto finalmente smuovere le cose durante l'esame della legge di attuazione dell'iniziativa. Infatti, sebbene il progetto presentato dal Consiglio federale fosse molto lacunoso, il personale sanitario aveva avanzato proposte di miglioramento necessarie, ragionevoli e indispensabili.&nbsp;<span lang="IT">Ma la commissione, guidata dalla destra, non ha fatto niente: ha cambiato la legge al punto da renderla irriconoscibile, con poche eccezioni come l'introduzione dell'obbligo di negoziare Contratti collettivi di lavoro. Così, la riduzione della durata massima della settimana lavorativa da 50 ore, che sono davvero troppe per un lavoro così impegnativo, è stata cancellata.&nbsp;</span>Lo stesso vale per un adeguato supplemento in caso di lavoro domenicale e festivo o di cambiamenti dell'ultimo minuto negli orari di lavoro. Anche un finanziamento supplementare del sistema e le norme necessarie per garantire un adeguato organico non hanno avuto maggiore fortuna.</p><p>Non si riesce a credere ai propri occhi. Come possono i responsabili politici incaricati della questione aggirare in questo modo il mandato affidato loro dal popolo? Come si può ignorare in modo così irresponsabile le sfide demografiche legate all'assistenza sanitaria e mostrare tanta cecità di fronte alle esigenze urgenti del personale sanitario?</p><p><span lang="IT">Non più tardi dello scorso novembre, lo stesso personale si è mobilitato sulla Piazza federale nonostante il freddo pungente. Non si è trattato di un evento simbolico, ma di un appello lanciato dai lavoratori e dalle lavoratrici di un settore di importanza sistemica alla classe politica affinché finalmente intervenga. Questo appello è ora rivolto al plenum del Consiglio nazionale, che dovrebbe esaminare la legge nella sua sessione primaverile: il progetto deve essere profondamente rivisto, non c'è altra scelta.</span></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/cure_sanitarie.PNG" length="960034" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11459</guid><pubDate>Thu, 08 Jan 2026 11:25:35 +0100</pubDate><title>Cineforum USS - Proiezione del docu-film &quot;The Pickers&quot;</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/cineforum-uss-proiezione-del-docu-film-the-pickers</link><description>Vogliamo frutta e verdura economica, tutto l&#039;anno. Nessun problema. I raccoglitori ci sono, ma stanno pagando il prezzo per noi.</description><content:encoded><![CDATA[<p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">Per la terza proiezione della rassegna cinematografica USS “CINEMA E LAVORO - Immagini di lotte e di futuro” proporremo - in collaborazione con UNIA Migranti -</span><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm html-span xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto"></span><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto"> la visione del docu-film “</span><a href="https://campagna.thepickers.org/film?_gl=1*1vzghmg*_ga*MTUwMjYwNjkyMS4xNzUyNDk2OTQy*_ga_V58TS05GK1*czE3Njc4Njg0MDYkbzE1JGcwJHQxNzY3ODY4NDA2JGo2MCRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer"><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto"><strong>The Pickers</strong></span></a><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">".</span></p><p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">The Pickers è un viaggio nei campi europei dove viene coltivata la nostra frutta e la nostra verdura: nel sud Italia, Seydou dal Mali sta raccogliendo arance. Non ha un contratto e viene pagato per ogni cassa di arance raccolte. Vive in una capanna costruita da lui stesso in un insediamento senza acqua e senza elettricità. Mirtilli in Portogallo, olive in Grecia, fragole in Spagna – <strong>più di due milioni di migranti lavorano nei campi europei, la maggior parte senza contratto o salario minimo, alcuni senza documenti o con debiti elevati verso gli agenti</strong>.</span></p><p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">L’appuntamento è <strong>domenica 1º febbraio 2026</strong>, alle <strong>ore 17:30</strong> al <strong>Cinema Rialto</strong> a <strong>Locarno</strong>. L’entrata è gratuita per gli iscritti alle federazioni USS (previa presentazione della tessera sindacale), di 5 CHF per i non iscritti.&nbsp;</span></p><p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">Seguirà un dibattito con il sindacalista Leonardo Schmid e alcuni lavoratori del settore agricolo in Ticino.&nbsp;</span></p><p><span class="xdmh292 x15dsfln x140p0ai x1gufx9m x1s928wv xhkezso x1gmr53x x1cpjm7i x1fgarty x1943h6x x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1yc453h x1lliihq xzsf02u xlh3980 xvmahel x1x9mg3 xo1l8bm" style="--x-8dd7yt:-0.2385em;--x-fontSize:15px;--x-hxtmnb:-0.3615em;--x-lineHeight:19.5762px;" dir="auto">Vi aspettiamo numerose e numerosi!</span></p><p>&nbsp;</p><p><strong>Il resto del programma del Cineforum:</strong></p><ul><li>Domenica 8 marzo 2026, Lux Art House di Massagno, in collaborazione con Gruppo Donne USS, proiezione del film “7 minuti”.</li></ul><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/b/6/csm_Cineforum_Pickers_697d9d9f7a.png" length="903994" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11458</guid><pubDate>Mon, 05 Jan 2026 10:43:14 +0100</pubDate><title>I sindacati condannano un intervento contrario al diritto internazionale in Venezuela e chiedono il ritorno allo Stato di diritto e al dialogo</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/i-sindacati-condannano-un-intervento-contrario-al-diritto-internazionale-in-venezuela-e-chiedono-il-ritorno-allo-stato-di-diritto-e-al-dialogo</link><description>L&#039;Unione sindacale svizzera è profondamente preoccupata per le operazioni militari statunitensi in Venezuela. </description><content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:12.0pt;line-height:106%;"><strong>I sindacati svizzeri condannano fermamente questo intervento che viola la Carta delle Nazioni Unite e chiedono al Consiglio federale di fare altrettanto.&nbsp;</strong></span></p><p><span lang="IT">L'Unione sindacale svizzera (USS) sostiene le posizioni della Confederazione europea dei sindacati, della Confederazione internazionale dei sindacati e della Confederazione latino-americana dei sindacati. Insieme sottolineiamo che i lavoratori e le lavoratrici e la popolazione non devono mai pagare il prezzo delle escalation geopolitiche. Il futuro del Venezuela non deve essere deciso dal presidente Trump, ma dai venezuelani stessi, con mezzi democratici e pacifici, senza ingerenze straniere e in presenza di sindacati liberi e indipendenti che possano agire senza repressione.</span></p><p><strong>L'USS condanna ogni tentativo da parte delle potenze straniere di esercitare un controllo politico o economico sul Venezuela al fine di assicurarsi l'accesso alle sue risorse naturali</strong>. Tali atti costituiscono una grave violazione del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e del diritto dei popoli all'autodeterminazione e portano, come la storia ha ampiamente dimostrato, ad un aggravamento delle ingiustizie sociali, a una maggiore repressione e a violazioni dei diritti dei lavoratori. I sindacati svizzeri sono solidali con i lavoratori e le lavoratrici del Venezuela e con i loro sindacati.</p><p><span lang="IT">L'USS esige la protezione immediata della popolazione civile e di tutte le persone detenute in Venezuela, nel pieno rispetto dei principi dello Stato di diritto e della trasparenza. Invita tutte le parti a tornare alla diplomazia e al dialogo. Inoltre, l'USS chiede al Consiglio federale di condannare questo intervento militare americano contrario al diritto internazionale e di utilizzare tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione per garantire che tutte le parti riprendano il dialogo.&nbsp;</span>In quanto paese neutrale, la Svizzera ha interesse a rafforzare e non a indebolire il diritto internazionale e deve prendere posizione contro tutte le violazioni di tale diritto, tanto più che quest'anno presiede l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa OSCE.<span lang="IT"></span></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Venezuela.PNG" length="1125786" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11449</guid><pubDate>Tue, 16 Dec 2025 09:01:35 +0100</pubDate><title>No a un&#039;iniziativa dannosa per i salari e i posti di lavoro</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-a-uniniziativa-dannosa-per-i-salari-e-i-posti-di-lavoro</link><description>Il Consiglio degli Stati respinge nettamente l&#039;iniziativa estrema dell&#039;UDC “No a una Svizzera da 10 milioni”.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L'Unione sindacale svizzera (USS) accoglie con favore la netta bocciatura da parte del Consiglio degli Stati dell'iniziativa estrema dell'UDC. Questa decisione apre la strada a una votazione popolare nel 2026. Il testo minaccia direttamente gli accordi bilaterali e mette a repentaglio i posti di lavoro in Svizzera. La revoca della libera circolazione delle persone comporta anche l'abolizione della protezione salariale e dei controlli salariali.&nbsp;</strong><span lang="IT"><strong>Tutti questi cambiamenti mettono sotto pressione i salari e favoriscono gli abusi. L'iniziativa mira, inoltre, a limitare la popolazione residente. Il diritto di soggiorno e il ricongiungimento familiare saranno quindi limitati, il che comporterà un aumento dei soggiorni precari di breve durata e indebolirà i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.&nbsp;</strong></span><strong>L'iniziativa avrà un effetto immediato: entrerà in vigore non appena la crescita demografica raggiungerà una percentuale minima. Con circa 9,5 milioni di abitanti, il piano radicale dell'UDC diventerà realtà. Il risultato sarà il caos, costi aggiuntivi e rischi, in particolare per i lavoratori.</strong></p><p><span lang="IT">La denuncia degli accordi bilaterali I mette a repentaglio i salari, i posti di lavoro, le esportazioni, la ricerca e la libera circolazione delle persone. L'accesso al mercato per la metà delle esportazioni svizzere verso l'UE è minacciato. Ciò mette in pericolo la prosperità e i posti di lavoro. L'iniziativa comporterà licenziamenti e un aumento della disoccupazione. Senza gli accordi bilaterali, scompariranno anche le misure di accompagnamento.&nbsp;</span>I lavoratori e le lavoratrici migranti potranno nuovamente essere sfruttati come ai tempi dei lavoratori stagionali, senza diritti sociali. Ciò eserciterà un'ulteriore pressione sui salari indigeni e favorirà il dumping salariale.</p><h5><span lang="IT"><strong>Una minaccia diretta alle cure e al sistema sanitario</strong></span></h5><p><span style="font-size:11.0pt;line-height:106%;">L'esempio della Gran Bretagna mostra cosa succede quando l'immigrazione è limitata da ostacoli burocratici. Gli ospedali reclutano personale in paesi lontani, spesso per incarichi di breve durata, con conseguente calo della qualità, aumento del turnover del personale e maggiori rischi per i pazienti.</span></p><p><span lang="IT">La Svizzera ha però un particolare bisogno di personale qualificato proveniente dall'estero. La metà dei medici e oltre un terzo del personale infermieristico diplomato ha seguito la propria formazione all'estero. Con la fine della libera circolazione delle persone sarà ancora più difficile trovare un numero sufficiente di specialisti. L'iniziativa aggraverebbe la carenza di personale e metterebbe a repentaglio l'accesso alle cure mediche.</span><span style="font-size:12.0pt;line-height:106%;" lang="IT"></span></p><h5><span style="font-size:12.0pt;line-height:106%;"><strong>Caos per l'AVS e le casse malati</strong></span></h5><p><span lang="IT">L'immigrazione stabilizza l'AVS, poiché molti immigrati sono giovani e attivi. Senza i loro contributi, nelle casse dell'AVS mancheranno miliardi di franchi. Una limitazione della popolazione residente provocherebbe, entro il 2050, una carenza di circa 350 000 persone attive. Ciò si tradurrebbe in un calo del 10 % delle entrate e in un buco di circa otto miliardi di franchi. L'iniziativa farebbe quindi aumentare i costi per tutti e tutte.</span></p><h5><span style="font-size:12.0pt;line-height:106%;"><strong>Quest’iniziativa estrema mette a repentaglio il buon funzionamento della Svizzera.</strong></span></h5><p><span lang="IT">Con l'invecchiamento demografico, il numero di anziani è in aumento. Se contemporaneamente diminuisce il numero di persone attive, la Svizzera si troverà ad affrontare una carenza di manodopera. Una tale evoluzione eserciterà una pressione sull'età pensionabile e provocherà perdite economiche e un deterioramento dei servizi pubblici. <strong>Il progetto dell'UDC è scollegato dalla realtà e, in definitiva, irrealizzabile</strong>.</span></p><p><span lang="IT">Per questo motivo l'USS condurrà una campagna sindacale indipendente e determinata contro questa pericolosa iniziativa dell'UDC.</span></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Iniziativa_10_milioni.PNG" length="1843198" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11447</guid><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 08:53:12 +0100</pubDate><title>C’è bisogno di più tempo libero, non di più lavoro</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ce-bisogno-di-piu-tempo-libero-non-di-piu-lavoro</link><description>I delegati di USS annunciano ferma opposizione contro i piani politici per estendere il lavoro domenicale e ridurre i tempi di riposo.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/C-bisogno-di-pi-tempo-libero-non-di-pi-lavoro-f3980f00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Giù le mani dalla legge sul lavoro. È il messaggio, forte e chiaro, dei delegati dell’Unione sindacale svizzera (USS) riuniti oggi in assemblea a Berna, che ha adottato una risoluzione in cui si promette <strong>battaglia contro ogni ulteriore estensione del lavoro domenicale e contro ogni allungamento della giornata lavorativa</strong> e riduzione dei tempi di riposo. Se necessario, anche ricorrendo al referendum contro le relative modifiche di legge attualmente in discussione in Parlamento.</p><p>Innanzitutto quella <i>“particolarmente pericolosa”</i> (<a href="https://www.areaonline.ch/Se-il-telelavoro-diventa-una-trappola-de9a9d00" target="_blank" rel="noreferrer">adottata dal Consiglio nazionale in autunno</a>) che spalancherebbe le porte a <strong>giornate lavorative fino a 17 ore</strong> e alla liberalizzazione del lavoro domenicale (negli uffici, come nel commercio al dettaglio o nell’edilizia) e che, sotto la copertura del telelavoro, porterebbe a un <i>“sensibile indebolimento della protezione delle salariate e dei salariati”</i> di questo paese. <i>“Un attacco frontale alla legislazione sul lavoro che metterebbe in pericolo il diritto al riposo domenicale e la vita familiar</i>e” di milioni di lavoratori, si legge nella risoluzione.</p><p>Ma in cantiere c’è anche un’ennesima <strong>ulteriore estensione delle aperture festive dei negozi</strong>, di cui le Camere (prima gli Stati e poi il Nazionale) si occuperanno nel corso del 2026: un progetto (figlio di un’iniziativa cantonale di Zurigo cui <a href="https://www.areaonline.ch/Nuove-manovre-per-mettere-in-saldo-il-riposo-domenicale-bad10000" target="_blank" rel="noreferrer">le commissioni dell’economia e dei tributi dei due rami del Parlamento hanno dato seguito</a>) con cui si vuole consentire ai Cantoni di fissare fino a 12 domeniche all’anno (contro le 4 attuali) durante le quali i lavoratori possono essere occupati senza autorizzazione.</p><p>Ciò succede in un contesto storico in cui aumentano lo stress, il sovraccarico lavorativo, le difficoltà di conciliare vita professionale e privata e le disuguaglianze. <i>“La Svizzera</i> - sottolinea l’USS in un documento di analisi - <i>è già uno dei Paesi europei in cui la vita lavorativa è più lunga. È anche uno dei Paesi in cui il maggior numero di lavoratori dipendenti lavora nei fine settimana: che si tratti del settore sanitario, del commercio al dettaglio, della polizia o dei trasporti pubblici, circa un terzo dei lavoratori è in servizio nei fine settimana. E anche la percentuale di lavoratori che devono lavorare nel tempo libero per soddisfare le esigenze del loro impiego è nettamente superiore alla media dell’Unione europea”.</i></p><p>E questo <strong>elevato carico di lavoro e questa disponibilità permanente hanno un prezzo</strong>. Sono infatti fonte di stress e nuocciono alla salute, come dimostrano le assenze per malattia o infortunio nettamente più numerose nel 2023 e nel 2024 rispetto a prima della pandemia (in crescita di 50 milioni di ore all’anno). E anche <strong>l’indice di stress sul lavoro</strong> calcolato da Promozione Salute Svizzera (fondazione impegnata nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie) <strong>continua ad aumentare</strong>. In un’indagine rappresentativa da essa condotta, oltre il 30 per cento degli intervistati ha dichiarato che i contatti con il proprio datore di lavoro al di fuori dell’orario di lavoro sono fonte di stress. E quasi il 40 per cento ha dichiarato che le aspettative di disponibilità permanente grazie alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono stressanti. Ci sono inoltre diversi studi che confermano il legame tra i contatti professionali al di fuori dell’orario di lavoro rispettivamente il lavoro domenicale e i problemi di salute. <i>“Non sorprende quindi che la stragrande maggioranza dei lavoratori desideri una chiara separazione tra vita professionale e vita privata”</i>, commenta l’USS.</p><p>C’è poi un’altra questione centrale su cui l’Unione sindacale nel citato documento attira l’attenzione: quella della <strong>conciliabilità tra lavoro e famiglia</strong>, che per definizione richiede un buon coordinamento degli orari di lavoro tra i partner. A tal fine è indispensabile che gli stessi possano essere pianificati. Le chiamate al lavoro con breve preavviso e le impreviste interruzioni del tempo libero sono tossiche per la conciliabilità tra vita lavorativa e privata e aumentano lo stress. Ed è inoltre dimostrato che il lavoro domenicale ha effetti negativi sulla famiglia e sulla vita sociale, poiché limita le attività familiari e comunitarie e impedisce alle persone di riposarsi dopo una settimana estenuante.</p><h5><strong>Flessibilità favorevole solo per i quadri</strong></h5><p>Si sostiene spesso che un lavoro più “flessibile” renda le cose più facili, ma nella realtà per i lavoratori ciò comporta un maggiore controllo da parte dei superiori e maggiori difficoltà di pianificazione della vita privata. Nei rami professionali in cui gli orari di lavoro sono irregolari (come l’industria alberghiera, le cure o il commercio al dettaglio) gli orari vengono spesso modificati con breve preavviso. Le persone che hanno una famiglia o che dipendono dai servizi di assistenza all'infanzia sono quindi sottoposte a una pressione costante. Oggi, circa <strong>un quarto dei dipendenti, per ordine dei superiori, deve adattare i propri orari di lavoro con breve preavviso</strong> una volta alla settimana. E un altro quarto almeno una volta al mese. Per contro, il cambio o l’aggiunta di giorni liberi vanno pianificati con mesi di anticipo. Nei fatti sono principalmente gli uomini con un elevato livello di formazione e in una posizione di responsabilità a beneficiare di una reale flessibilità oraria. Le donne, i giovani lavoratori e le persone che esercitano professioni nel settore dei servizi hanno un margine di manovra notevolmente più ridotto nel modellare i loro orari.</p><p>La realtà dei fatti racconta insomma di lavoratrici e lavoratori sempre al limite delle loro capacità, di una crescente invadenza del lavoro nel tempo libero e di una riduzione dei tempi di recupero. È dunque <i>“quasi <strong>grottesco che il padronato e il Parlamento vadano avanti con i loro piani per estendere in modo disumano gli orari di lavoro</strong> e indicando come scopo la conciliabilità”</i>, commenta l’Unione sindacale. <i>“Abbiamo bisogno di più, e non di meno, tempo libero”</i> è scritto nella risoluzione votata oggi dall’Assemblea nazionale dei delegati, con cui ci si impegna a <i>“lottare contro l’estensione del lavoro domenicale”</i>, ad <i>“opporsi fermamente a una riduzione dei tempi di riposo e a un allungamento della giornata lavorativa” </i>e a rivendicare <i>“definizioni e normative chiare che impediscano ai datori di lavoro di spingere o costringere i dipendenti a lavorare al di fuori degli orari di lavoro attualmente previsti dalla legge”</i>.</p><p>&nbsp;</p><h5>Risoluzioni (in francese)</h5><ul><li><a href="https://www.uss.ch/fileadmin/redaktion/docs/dv/2025/251205/Resolution_USS_AD251205.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">Travail du dimanche généralisé, journées de travail trop longues ? Pas touche à la loi sur le travail !</a></li><li><a href="https://www.uss.ch/fileadmin/redaktion/docs/dv/2025/251205/Resolution_ssp_AD251205_.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">Soutien aux mobilisations contre les politiques d’austérité dans le canton de Vaud et à Genève, et respect des droits syndicaux par le Conseil d’Etat genevois</a></li></ul>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/4972_920_0_0401b84459.jpeg" length="146632" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11441</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 12:33:23 +0100</pubDate><title>Non lasciamo segare a metà la nostra RSI: NO all’iniziativa &quot;200 fr. bastano&quot;!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/non-lasciamo-segare-a-meta-la-nostra-rsi-no-alliniziativa-200-fr-bastano</link><description>Difendiamo il servizio pubblico, difendiamo la Svizzera italiana! </description><content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 3 dicembre 2025 si è tenuta la conferenza stampa di <a href="https://www.ssm-site.ch/media/uploads/Volantino-USS-TI-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lancio della campagna unitaria dell’USS Ticino e Moesa contro l’iniziativa Anti-RSI “200 franchi bastano”</a>, dove vi è stata una forte presa di posizione corale da parte di tutte le federazioni sindacali.</p><p>Per <strong>SSM</strong>, il mondo del servizio pubblico radiotelevisivo, e chi ci lavora, si trova nel punto più critico degli ultimi decenni. La SSR e la RSI stanno già rispondendo da anni alla richiesta di ridimensionarsi, ma con l’iniziativa anti-RSI non si parla più di ridimensionamento. Non si parla più di risparmio. Si parla di un arbitrario dimezzamento del budget della SSR, ed è evidente che con la metà delle risorse non è possibile mantenere tre unità produttive regionali come le conosciamo oggi.</p><p><strong>Syndicom</strong> ha invece evidenziato il ruolo fondamentale dei media privati nel panorama mediatico svizzero e di come l'indebolimento del servizio pubblico radiotelevisivo andrebbe a danneggiare anche loro. <strong>UNIA</strong> ha messo l’accento sull’importanza del servizio pubblico per i lavoratori del settore privato, ricordando le ricadute sociali ed economiche che una tale riduzione avrebbe sul nostro territorio. Anche <strong>VPOD </strong>ha parlato di come l’attacco al servizio pubblico non riguardi solo la radiotelevisione, ma si inserisca in un contesto più ampio che tocca anche sanità, istruzione e altri servizi essenziali. &nbsp;Il sindacato dei trasporti <strong>SEV</strong> ha infine ricordato le grandi battaglie in difesa delle officine FFS e del traffico merci, sottolineando come la difesa del servizio pubblico sia una questione di interesse collettivo e di giustizia sociale.</p><p><strong>L’iniziativa per dimezzare il canone mette in pericolo la produzione della RSI nella Svizzera italiana. Ciò significa meno informazione, meno cultura, meno voce per il nostro territorio.&nbsp;</strong></p><p>Dimezzare il canone significa mettere in pericolo migliaia di posti di lavoro qualificati, non solo alla RSI ma anche nelle aziende, tra i liberi professionisti e nelle realtà culturali e tecniche che collaborano con essa. Ogni posto perso alla RSI toglie valore, competenze e rilevanza alla Svizzera italiana.</p><p>Senza una RSI forte, la voce della Svizzera italiana diventerebbe ulteriormente irrilevante nel dibattito nazionale. L’iniziativa rompe l’equilibrio federale e indebolisce la coesione del Paese.</p><p><strong>Difendere il servizio pubblico significa difendere la democrazia, la coesione e il rispetto tra regioni linguistiche. Non lasciamo il nostro paese in balia delle multinazionali dei media e degli algoritmi dei social network</strong>.</p><p><strong>Difendiamo il lavoro.</strong></p><p><strong>Difendiamo il territorio.</strong></p><p><strong>Difendiamo la nostra voce.</strong></p><h2><strong>NO all’iniziativa “200 franchi bastano!”</strong></h2><h2><strong>Sì a un servizio pubblico forte e vicino al territorio.</strong></h2><p>&nbsp;</p><p><a href="https://www.teleticino.ch/radar/radar-del-3-dicembre-2025-200-franchi-bastano-o-iniziativa-anti-rsi-9015" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vedi il dibattito sull'iniziativa “200 fr. bastano” di Radar su Teleticino.</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/1/e/csm_Iniziativa_anti_RSI_81d748aa21.png" length="969950" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11383</guid><pubDate>Mon, 17 Nov 2025 11:36:55 +0100</pubDate><title>Grande manifestazione sindacale contro i tagli del preventivo 2026!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/grande-manifestazione-sindacale-contro-i-tagli-del-preventivo-2026</link><description>I Sindacati OCST, VPOD e SIT, con il sostegno del Comitato stop ai tagli, chiamano a una mobilitazione sabato 29 novembre alle ore 14:00 a Bellinzona.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il preventivo 2026 reitera infatti una politica di contenimento della spesa che colpisce duramente i servizi pubblici, parapubblici e la cittadinanza. Un indirizzo, questo, che mette ulteriormente a repentaglio i servizi fondamentali, le condizioni di lavoro e il potere d’acquisto del personale. Non è dunque accettabile che, a fronte di un aumento dei bisogni e di carichi di lavoro sempre più insostenibili, il Cantone continui a risparmiare nel settore delle cure, dell’istruzione e del sostegno.</p><p><strong>Per questi motivi i Sindacati OCST, VPOD e SIT rivendicano con decisione:</strong></p><ul><li>l’aumento dei finanziamenti ai settori sociosanitario e socioeducativo;</li><li>aumenti salariali che recuperino almeno il carovita perso negli ultimi anni;</li><li>la rinuncia alla non sostituzione del personale partente nell’amministrazione;</li><li>la revoca dei nuovi tagli ai sussidi di cassa malati;</li><li>coraggiosi investimenti nella scuola pubblica;</li><li>la soppressione dei tagli nel settore della migrazione.</li></ul><p>La manifestazione sarà un’importante occasione per esprimere collettivamente, in quanto dipendenti, utenti e cittadini, una ferma contrarietà al deterioramento dei servizi pubblici e delle condizioni di lavoro. In questo senso, si rimarca che le rivendicazioni non concernono unicamente questioni sindacali, ma abbracciano la società nel suo complesso.</p><p>Nell’ambito della mobilitazione guidata contro il preventivo 2026, i Sindacati OCST, VPOD e SIT ricordano infine due ulteriori iniziative emerse dall’assemblea intersindacale del 22 ottobre: una giornata d'azione sui posti di lavoro mercoledì 19 novembre e la petizione sindacale contro le misure di risparmio, da consegnare alla seduta di Gran Consiglio di dicembre.</p><p><a href="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Volantino_definitivo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Scaricate il volantino della mobilitazione</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/b/a/csm_Manifestazone_29_novembre_02e5bc9097.png" length="2443237" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11379</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2025 10:05:49 +0100</pubDate><title>Il servizio pubblico non si smantella!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-servizio-pubblico-non-si-smantella</link><description>Si è tenuto mercoledì 12 novembre il secondo Comitato cantonale dell’anno di USS Ticino e Moesa, alla presenza di delegati delle federazioni affiliate</description><content:encoded><![CDATA[<p>Durante il Comitato sono stati toccati numerose tematiche, soprattutto relativi agli attacchi importanti rivolti al servizio pubblico previsti per il 2026.</p><p>Il Comitato si è aperto con un intervento di <strong>Fabrizio Ceppi</strong> – delegato del Sindacato svizzero dei media SSM della Svizzera italiana e partecipante alla Global Sumud Flotilla – che, partendo della sua esperienza personale, ha avviato una riflessione su come sia possibile inserire la Palestina all’interno delle lotte sindacali. Questo perché sono lotte che non si escludono, ma si intrecciano e si rafforzano: chi denuncia il genocidio in Palestina è spesso la stessa persona che sciopera per un contratto giusto, difende scuola e sanità, rifiuta razzismo e disuguaglianze. Chi ha la sensibilità di indignarsi per un’ingiustizia lontana, sa riconoscerla anche qui combatterla ogni giorno, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana.</p><p>A seguire, i<span lang="IT">l Comitato cantonale di USS Ticino e Moesa&nbsp;</span><strong>si è espresso all’unanimità contro i tagli previsti nei confronti del servizio pubblico</strong>. Per le delegate e i delegati il servizio pubblico non è infatti una spesa superflua, ma un’infrastruttura vitale di coesione: smantellarlo pezzo per pezzo significherebbe comprimere i diritti sociali, aumentare le disuguaglianze, e precarizzare ulteriormente chi lavora nel pubblico come nel privato. In un contesto in cui, da anni, il contenimento della spesa pubblica viene riproposto come dogma, il Comitato cantonale ha deciso di riaffermare ancora una volta che la priorità deve tornare a essere la qualità della vita, il benessere della popolazione, la capacità dello Stato di rispondere ai bisogni delle persone, non la rincorsa ideologica al taglio lineare.</p><p>Per queste ragioni, il Comitato cantonale di USS Ticino e Moesa <strong>si è opposto fermamente ai tagli previsti dal Preventivo cantonale 2026</strong>, che colpiranno duramente i servizi pubblici e parapubblici, portando a un deterioramento ormai insostenibile dei servizi fondamentali, un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro, una continua erosione del potere d’acquisto e, in definitiva, un grave danno per l’insieme della popolazione del nostro Cantone. Il Comitato appoggia di conseguenza la <strong>manifestazione unitaria promossa dai sindacati VPOD, OCST e SIT</strong><strong>in favore dei servizi pubblici e parapubblici</strong>, prevista il <strong>29 novembre 2025 alle ore 14:00 a Bellinzona</strong>, invitando tutte e tutti a partecipare.</p><p>Le delegate e i delegati del Comitato cantonale hanno ribadito con forza anche <strong>la necessità di esprimere un chiaro e convinto NO all’iniziativa anti-SSR “200 franchi bastano”</strong>, che sarà sottoposta al voto popolare l’8 marzo 2026. Tale proposta, se accettata, metterebbe seriamente in pericolo l’esistenza stessa della RSI e, più in generale, del servizio pubblico radiotelevisivo in Svizzera. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo dal punto di vista occupazionale — con la perdita di numerosi posti di lavoro qualificati nella Svizzera italiana — ma anche sul piano culturale, sociale e democratico.&nbsp;La RSI è un pilastro della coesione nazionale e della promozione della lingua e cultura italiana. Indebolirla significa ridurre la capacità della Svizzera italiana di informare in modo indipendente e di partecipare al dibattito democratico. <strong>Difendere la RSI e il servizio pubblico vuol dire difendere pluralità, qualità e identità</strong>. Inoltre, con il pacchetto di sgravi 2027, l’abolizione del contributo federale al mandato estero minaccia anche Swissinfo, 3sat Schweiz, tvsvizzera.it e la collaborazione con TV5MONDE. Swissinfo, attiva in dieci lingue e punto di riferimento per oltre 800’000 svizzeri all’estero, garantisce una voce svizzera indipendente nel mondo. Il Comitato cantonale sostiene dunque la petizione (<a href="https://swissinfo-petition.ch/it" target="_blank" rel="noreferrer"><span lang="IT-CH">https://swissinfo-petition.ch/it</span></a>) per salvare l’offerta internazionale della SSR: una democrazia forte ha bisogno di media forti.</p><p>Infine, l’USS Ticino e Moesa stigmatizza <strong>il ruolo e l’agire antisindacale della presidente dell’Associazione del personale lacuale e terrestre della Società di navigazione del lago di Lugano, Natalia Ferrara,&nbsp;</strong>che attualmente ricopre anche la carica di membra supplente per l’ASIB presso il Comitato nazionale dell’USS. I delegati e le delegate ticinesi ritengono inammissibile che Ferrara ricopra questa funzione e al contempo si faccia soggetto attivo di sostegno a pratiche antisindacali e di delegittimazione del ruolo e del lavoro di altre federazioni dell’Unione sindacale.&nbsp;</p><p>Per tale ragione l’USS Ticino e Moesa si è rivolta al Comitato esecutivo nazionale affinché prenda provvedimenti, chiedendone la destituzione da ogni tipo di rappresentanza all’interno dei gremi sindacali dell’Unione.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/a/4/csm_IMG_5832_88113c86dc.jpeg" length="218879" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11374</guid><pubDate>Tue, 11 Nov 2025 10:24:15 +0100</pubDate><title>I Cantoni si considerano 2,4 miliardi troppo poveri: l&#039;USS chiede la fine della politica di austerità</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/i-cantoni-si-considerano-24-miliardi-troppo-poveri-luss-chiede-la-fine-della-politica-di-austerita</link><description>Studio sulle finanze cantonali</description><content:encoded><![CDATA[<p><span lang="IT">Un nuovo studio dell'Unione sindacale svizzera (USS) sulle finanze cantonali mostra che i Cantoni sottostimano sistematicamente le loro entrate. Per il 2024, avevano previsto complessivamente un deficit di 1,3 miliardi di franchi, ma hanno invece realizzato un surplus di 1,1 miliardi. Si tratta di una differenza di 2,4 miliardi.&nbsp;</span>Questo modello ricorrente di deficit di bilancio si ripete da anni e porta a una rappresentazione della situazione finanziaria dei Cantoni peggiore di quanto non sia in realtà. Non si tratta di una coincidenza, bensì di una scelta politica. Come la Confederazione, anche i Cantoni si dichiarano poveri per giustificare programmi di tagli e riduzioni delle prestazioni.</p><h5><span lang="IT"><strong>Politica di austerità con deficit artificiali</strong></span></h5><p><span lang="IT">L'analisi delle finanze cantonali mostra che 18 dei 26 Cantoni hanno nuovamente previsto un deficit per l’esercizio finanziario 2026, per un totale di 858 milioni di franchi. Questa previsione pessimistica ripete lo schema degli anni precedenti, nonostante i Cantoni continuino a chiudere i conti con risultati nettamente migliori. L'errore medio di previsione è recentemente sceso leggermente al 5,28 per cento, ma rimane comunque elevato. I Cantoni sottostimano in media le loro entrate di diversi punti percentuali.</span></p><p>L'USS vede in questo una chiara strategia politica: la Confederazione e i Cantoni decidono di presentare consapevolmente le loro finanze in modo peggiore per giustificare misure di riduzione. La Confederazione lo sta attualmente facendo con il suo cosiddetto programma di stabilizzazione, il quale prevede tagli massicci al servizio pubblico e ai dipendenti federali. Lo stesso principio è stato applicato per decenni anche all'AVS, sempre con previsioni troppo pessimistiche per creare pressione al ribasso.</p><h5><span><strong>Le finanze pubbliche sono sane</strong></span></h5><p><span lang="IT">Allo stesso tempo, i bilanci pubblici rimangono solidi. Il rapporto tra patrimonio netto e Prodotto interno lordo dei Cantoni rimane stabile intorno al 6%. Ciononostante, molti Cantoni prevedono nuovi tagli fiscali per le imprese e i redditi elevati. Secondo l'analisi dell'USS, nel 2026 il carico fiscale effettivo diminuirà nuovamente: per le imprese dal 13,25 al 13,15 per cento e per i redditi elevati dal 28,57 al 28,33 per cento.</span><span style="font-family:&quot;Times New Roman&quot;,serif;font-size:12.0pt;line-height:106%;" lang="IT">&nbsp;</span>Le entrate fiscali registrano un leggero calo, attestandosi al 7,58% del PIL. Lucerna, Zugo, Svitto, Nidvaldo e Argovia sono particolarmente attivi nei tagli fiscali previsti. In questo modo la politica indebolisce sistematicamente le entrate fiscali e promuove il taglio dei servizi pubblici, mentre i più ricchi ne traggono nuovamente vantaggio</p><h5><span><strong>L’USS esige dei bilanci onesti e la fine della politica di austerità</strong></span></h5><p><span lang="IT">L'USS chiede che vengano stabilite delle conseguenze chiare per questi ripetuti errori di bilancio. I Cantoni devono prevedere entrate realistiche e veritiere nei loro bilanci, invece di creare deficit artificiali. I fondi pubblici devono andare a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori e dell'intera popolazione, non solo dei più ricchi.&nbsp;</span>Anziché concedere ulteriori agevolazioni fiscali alle grandi aziende, occorrono misure volte a rafforzare il potere d'acquisto, come ad esempio uno sgravio dei premi dell'assicurazione malattia, stanziamenti più elevati per l'assistenza all'infanzia e migliori prestazioni per le famiglie. La politica di smantellamento deve essere fermata. Le eccedenze appartengono alla popolazione attiva, non ai più ricchi.</p><p><span lang="IT">Inoltre, la prima parte del controprogetto all'iniziativa sui premi entrerà in vigore il prossimo anno. La Confederazione e i Cantoni hanno promesso di destinare maggiori risorse alla riduzione dei premi. Tuttavia, è già evidente che molti Cantoni non rispettano ancora le prescrizioni e, contrariamente a quanto annunciato durante la campagna referendaria, non intendono fissare obiettivi ambiziosi. Riducendo sistematicamente le entrate fiscali, stanno invece ponendo le basi per un futuro in cui non avranno più i mezzi per alleggerire il carico fiscale né sui lavoratori né sulla classe media.</span></p><p><a href="https://www.uss.ch/fileadmin/redaktion/docs/dossiers/168_d-f_Kantonsfinanzen2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Scaricare lo studio completo (PDF; in francese o tedesco)</strong></a></p><p><span lang="IT"></span></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/20251111_CS_I_Cantoni_si_considerano_2_4_miliardi_piu_poveri.PNG" length="697534" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11360</guid><pubDate>Thu, 06 Nov 2025 12:27:34 +0100</pubDate><title>I minatori in lotta alla luce del sole</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/i-minatori-in-lotta-alla-luce-del-sole</link><description>Reportage da Airolo, dove i lavoratori del sotterraneo hanno scioperato per migliori condizioni d&#039;impiego e per difendere il Contratto nazionale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/I-minatori-in-lotta-alla-luce-del-sole-3c5a7700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><span lang="IT">AIROLO – 4 novembre, ore 4:27. Caseificio San Gottardo. Zero gradi centigradi. Un drappello di sindacalisti organizza le ultime cose – bandiere, striscioni, «</span><i><span lang="IT">guanti da lana e gipunìn»&nbsp;</span></i><span lang="IT">– e parte verso il cantiere Sud del raddoppio della Galleria. Si va a incontrare i minatori, che oggi si mobiliteranno in difesa del Contratto nazionale mantello dell’edilizia: per una maggior conciliabilità tra lavoro e vita privata e per migliori condizioni d’impiego nel settore in generale, che frenino l’emorragia di operai qualificati che lasciano la Svizzera preferendo cantieri europei più attrattivi.</span></p><p><span lang="IT">L’alba non arriva in fretta: le ore trascorse alle barriere d’entrata del cantiere sono lunghe e gelide. Alle 5:30 cominciano a vedersi, in lontananza, i fari dei furgoncini sui quali si trovano gli operai che dovrebbero iniziare il turno. Uno di loro abbassa il finestrino e dice, smagliante, </span><i><span lang="IT">«Oggi si sciopera!»</span></i><span lang="IT">, mentre altri colleghi che hanno appena finito di lavorare – l’elmetto impolverito, le gambe appesantite – salutano e vanno verso casa per godersi il meritato riposo. Ma solo per un paio d’ore: poi, prenderanno parte a loro volta alla protesta. C’è spirito di partecipazione, tra gli operai. All’entrata del cantiere presso la quale ci troviamo, oltre una squadra intera decide di mobilitarsi. Sono le 6 passate, è ancora buio pesto. Altri minatori parlano fra loro, sembrano discutere sul da farsi. Un ragazzo è fermo immobile, appoggiato al furgoncino; è di origini slovacche, non parla l’italiano, ma i suoi occhi azzurri e le mani ruvide, le dita gonfie e indurite dal lavoro, comunicano benissimo: è titubante, sembra spaventato, rimugina sul dubbio. In quel momento il capogruppo arriva, frettoloso e aggressivo, e in tedesco urla addosso al ragazzo e ai suoi compagni frasi che non riusciamo a capire. Non è necessario, talmente il risultato è immediato: i lavoratori si affrettano a caricarsi in spalla gli zaini e a marciare verso l’entrata. Facciamo un timido sorriso al giovane a cui è stata sottratta la possibilità di finire il suo ragionamento; lui abbassa lo sguardo, scuote la testa – imbarazzato e nervoso – e sparisce dietro la transenna. Il capogruppo lo segue, sparendo a sua volta, mentre altri operai decisi ad astenersi dal lavoro rimangono lì, in silenzio, guardandolo passare. Il cantiere è anche questo: avere paura, subire intimidazioni quando si cerca di far valere i propri diritti e le proprie rivendicazioni. Mentre una ruspa inizia a scavare, in mezzo a un cantiere spoglio, il cielo sta schiarendo.</span></p><p><span lang="IT">Alle 10 del mattino, al Caseificio, sono un centinaio gli operai presenti, alcuni arrivati dal portale Nord di Göschenen. Mentre si beve il caffè, si parla del cantiere e si scherza, noi cerchiamo di capire cosa ha portato questi lavoratori a impegnarsi attivamente per cambiare le cose. </span><i><span lang="IT">«È un settore in cui, negli ultimi anni, ho visto aumentare la precarietà. Molti operai lavorano tramite agenzia, e a volte trascorrono anni interi vedendosi rinnovare il contratto ogni 3-6 mesi. È una tendenza che mi preoccupa»&nbsp;</span></i><span lang="IT">ci dice <strong>Roberto</strong>, 53 anni, operaio sul cantiere del portale Nord.</span><i><span lang="IT">&nbsp;«In più, manca personale. Le imprese assumono meno, il numero di squadre diminuirà ancora, e quindi aumenterà di nuovo il carico di lavoro per noi. Guardati attorno: i capelli sono quasi tutti grigi, è un settore in cui c’è bisogno di giovani, ma non ne arrivano. Quelli di loro che iniziano il mestiere, visto che spesso sono precari e poco seguiti, non si sentono considerati, arrivando comprensibilmente a chiedersi chi glielo fa fare». </span></i><span lang="IT"><strong>Umberto</strong> e <strong>Marco</strong>, suoi colleghi sulla cinquantina che fanno il mestiere da quando erano poco più che venticinquenni, sono d’accordo con lui. Marco indica un punto lontano della tavolata e ci dice: «</span><i><span lang="IT">Quello è mio fratello, anche lui è minatore. Siamo nati entrambi ad Airolo perché anche nostro padre era un operaio di cantiere: ha preso parte alla costruzione del tunnel autostradale»</span></i><span lang="IT">. «</span><i><span lang="IT">Il nostro è un lavoro duro </span></i><span lang="IT">– prosegue –, </span><i><span lang="IT">sappiamo quali rischi corriamo. Oggi non sono qui per me, ma per chi verrà dopo: sulla sicurezza e sulla formazione bisogna insistere, perché questo non è un mestiere che si improvvisa»</span></i><span lang="IT">. Roberto gli dà ragione: «</span><i><span lang="IT">L’organizzazione e la gestione del lavoro è peggiorata, negli anni, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di qualità e di motivazione: se ci fosse, da parte dei capi, almeno un po’ più di considerazione, ci si alzerebbe la mattina più tranquilli. In queste condizioni, invece, finisci a fare le cose di malavoglia».</span></i><span lang="IT"> Umberto, finora rimasto ad ascoltare, riflessivo, esordisce infine così: «</span><i><span lang="IT">Abbiamo delle buone condizioni, tutto sommato, ma adesso bisogna aggiungerne, non toglierne! Lo stipendio, per esempio: non è normale che in tanti anni sia cresciuto così poco».</span></i></p><p><span lang="IT">La questione dello stipendio è centrale anche per il sindacato Unia. Durante l’assemblea unitaria delle 11, sempre al Caseificio del Gottardo, il sindacalista <strong>Gianluca Bianchi </strong>esordisce infatti così: «</span><i><span lang="IT">Nel 1970, un minatore prendeva 1 franco d’indennità all’ora per il turno di notte. Oggi, se ne prendono 2. Chi ha scavato il primo tunnel, nell’800, prendeva 80 centesimi l’ora. Possiamo quindi dire che le conquiste e i miglioramenti in ambito salariale dei minatori sono praticamente nulle»</span></i><span lang="IT">. Dall’assemblea scaturisce quindi una risoluzione interamente incentrata sull’urgenza di far fronte alla reale necessità di arginare ogni tentativo di peggiorare ulteriormente una situazione già fragile: “Dall'inizio del 2025 – si legge – sindacati e lavoratori edili attendevano l'apertura di discussioni serie sulle condizioni di lavoro nel sotterraneo, questo dopo un anno di lavoro sindacale per raccogliere le principali rivendicazioni dei minatori. Una prima discussione è avvenuta soltanto al 29 ottobre (con 2 mesi ritardo rispetto a quanto previsto) in un clima di forte preoccupazione per il futuro del Contratto nazionale mantello. La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) con la propria proposta per un nuovo Contratto nazionale mantello, infatti, rischia di vanificare qualsiasi possibile soluzione di miglioramento delle condizioni di lavoro”. Nella risoluzione, quindi, oltre a rivendicare le misure di miglioramento proposte dai sindacati, i lavoratori rifiutano di nuovo le proposte al ribasso del Contratto nazionale mantello portate avanti dalla SSIC e insistono sulla necessità che anche le imprese si espongano finalmente in favore di un miglioramento delle condizioni che “permetta loro di reperire (e non perdere) la manodopera qualificata”. «</span><i><span lang="IT">Solo così – </span></i><span lang="IT">conclude Gianluca Bianchi</span><i><span lang="IT"> – si potrà proseguire, in sicurezza, la costruzione di grandi opere in Svizzera. Altrimenti, le gallerie torneranno a essere fatte da personale non preparato, e allora vedremo spuntare, nei pressi dei cantieri, i cimiteri. Non è quello che vogliamo. I minatori si trovano davanti a un bivio: ottenere un miglioramento inedito delle loro condizioni d’impiego, o perdere tutto. Portiamo insieme questo messaggio alla SSIC».</span></i></p><p><span lang="IT">Detto, fatto: dopo pranzo, un pullman parte da Airolo alla volta della sede della Società degli impresari costruttori di Bellinzona. Poco prima delle 16, mentre i lavoratori che si sono avventurati fin quaggiù aspettano all’esterno, i sindacalisti Unia consegnano la risoluzione direttamente nelle mani del direttore della SSIC-TI <strong>Nicola Bagnovini</strong>. «</span><i><span lang="IT">A differenza di altre occasioni&nbsp;</span></i><span lang="IT">– spiega Gianluca Bianchi – </span><i><span lang="IT">il clima di questo incontro è rimasto buono per tutto il tempo, questo perché è difficile contrastare le ragioni che ci muovono. Anche gli impresari sanno che, di questo passo, tra 10-15 anni non ci saranno più minatori. Come sanno, del resto, che se non si troverà una soluzione degna per un nuovo Cnm ci troveremo con un vuoto contrattuale a partire dal 2026 che spingerà molti lavoratori a cercare impiego altrove». </span></i><span lang="IT">La risoluzione verrà ora inoltrata agli organi nazionali della SSIC. «</span><i><span lang="IT">Queste condizioni per noi non vanno bene</span></i><span lang="IT"> – sbotta un minatore –, </span><i><span lang="IT">quindi non si firma, non si molla e si continua a scioperare»</span></i><span lang="IT">. È così: mentre il sole del tardo pomeriggio colora il cielo d'arancione, la giornata di mobilitazione, ad Airolo, prosegue. «</span><i><span lang="IT">Noi abbiamo finito il turno stamattina alle 6 </span></i><span lang="IT">– ci dice un operaio –, </span><i><span lang="IT">stasera dovremmo riprendere a lavorare. Ma non lo faremo».</span></i></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/4929_1600_0_8527d0f480.jpeg" length="106976" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11354</guid><pubDate>Wed, 05 Nov 2025 11:47:36 +0100</pubDate><title>Cineforum USS - Proiezione del docu-film &quot;Portuali&quot;</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/cineforum-uss-proiezione-del-docu-film-portuali</link><description>La sicurezza sul posto di lavoro, l’antimilitarismo, il dialogo con gli altri portuali del Mediterraneo. Il sogno di dare forma a un mondo diverso.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Per la seconda proiezione della rassegna cinematografica USS “CINEMA E LAVORO - Immagini di lotte e di futuro” proporremo - in collaborazione con UNIA Giovani - la visione del docu-film “<a href="https://openddb.it/film/portuali/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Portuali</strong></a>”.</p><p>Il film tratta uno spaccato sulla lotta politica del C.A.L.P., Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, tra il 2019 e il 2023. Gli scioperi contro la “nave delle armi” e la ricerca di un sindacato più attento alle istanze del presente. La sicurezza sul posto di lavoro, l’antimilitarismo, il dialogo con gli altri portuali del Mediterraneo. <strong>Il sogno di dare forma a un mondo diverso, e il prezzo che comporta</strong>.</p><p>L’appuntamento è<strong> domenica 16 novembre 2025</strong>, alle <strong>ore 16:00</strong> al <strong>Cinema Forum di Bellinzona</strong>. L’entrata è gratuita per gli iscritti alle federazioni USS (previa presentazione della tessera sindacale), di 5 CHF per i non iscritti. Seguirà un dibattito.</p><p>Il resto del programma:</p><ul><li>Domenica 1º febbraio 2026, ore 17:30, Cinema Rialto a Locarno, in collaborazione con UNIA Migranti, proiezione del film “The Pickers”.</li><li>Domenica 8 marzo 2026, Lux Art House di Massagno, in collaborazione con Gruppo Donne USS, proiezione del film “7 minuti”.</li></ul><p>Vi aspettiamo numerose e numerosi!</p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/e/1/csm_Immagini_sito_Portuali_31ffec30cb.png" length="843095" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11339</guid><pubDate>Mon, 27 Oct 2025 11:27:30 +0100</pubDate><title>Insieme siamo forti: la battaglia degli edili è una battaglia di tutte e tutti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/insieme-siamo-forti-la-battaglia-degli-edili-e-una-battaglia-di-tutte-e-tutti</link><description>Discorso pronunciato durante l’Assemblea degli edili in sciopero dalla segretaria politica di USS – Ticino e Moesa.</description><content:encoded><![CDATA[<p>“Innanzitutto, volevo salutare tutte e tutti e ringraziarvi di aver aderito così numerosi alla mobilitazione di oggi. È importante vedervi così uniti e compatti, contro l’arroganza di chi non lavora ma comanda, e non sa cosa voglia dire spaccarsi la schiena tutto il giorno sui cantieri, ma si permette di parlare di flessibilità e sacrifici… solo per voi ovviamente.</p><p>Dicono che bisogna avere pazienza, che il mercato è difficile, che bisogna stringere la cinghia. Ma la cinghia la stringono sempre gli stessi: quelli si alzano all’alba, che salgano sui ponteggi, che rischiano la pelle ogni giorno per uno stipendio che basta appena a sopravvivere. E mentre voi sudate, vi infortunate, o anche peggio, dall’altra parte c’è chi si riempie le tasche, che gioca con le vostre vite come fossero numeri su un foglio. L’arroganza padronale ha un nome e un volto: è quello di chi ti sorride quando serve la produttività e poi ti scarica come un peso morto quando non servi più.</p><p>Oggi, quindi, non siamo qui non solo per difendere un contratto, ma per difendere la dignità del lavoro.<strong> Siamo qui contro l’arroganza padronale, contro chi pensa che il profitto valga più delle persone, contro chi crede che i lavoratori possano essere trattati come una merce usa e getta.</strong></p><p>Come segretaria dell’Unione sindacale svizzera in Ticino, sono qui per portare la solidarietà di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che rappresento, como ad esempio quelli del settore pubblico, i cui colleghi sindacalisti sono qui con noi oggi a sostegno della vostra lotta. <strong>Perché solo uniti siamo forti e i padroni questo lo sanno bene, e ne hanno paura</strong>. Per questo cercano di frammentarci, dividerci, metterci l’uno contro l’altro. Residenti, frontalieri, migranti, interinali, fissi: siamo tutti parte della stessa classe, dividerci fa solo il gioco del padronato, che prospera e si riempie le tasche sulle nostre frammentazioni.</p><p>Questa non è solo una battaglia degli edili. È una battaglia di tutte e tutti. Perché ogni volta che un lavoratore difende il proprio diritto, difende anche quello degli altri. E questo perché ogni volta che una categoria viene colpita, che un contratto peggiora, che un diritto viene tolto, prima o poi ciò avrà un impatto anche sugli altri. Perché la mano che colpisce è sempre la stessa, cambia solo il bersaglio. Oggi tocca a voi, domani toccherà agli insegnanti, al personale infermieristico, ai postini… <strong>Ogni volta che un settore alza la testa e incrocia le braccia, apre la strada agli altri perché, se toccano uno, toccano tutti, perché un diritto perso da una categoria è un passo indietro per tutto il mondo del lavoro</strong>.</p><p>Il mio sogno è quindi quello di vedere tutte e tutti, dai metalmeccanici alle docenti, dai rider alle infermiere, dagli edili alle badanti, uniti a gridare la stessa cosa:</p><p><strong>Il lavoro non si tocca, la dignità non si baratta, la sicurezza non si negozia</strong>.</p><p>Oggi l’edilizia sciopera, ma in realtà oggi sciopera la coscienza di un Paese, che non accetta che si torni indietro a cento anni fa, ma che vuole invece un futuro di giustizia, sicurezza e dignità per tutti.</p><p>Restiamo uniti, perché solo così possiamo cambiare davvero le cose. Perché solo insieme, lavoratrici e lavoratori, possiamo costruire un futuro più giusto per tutti.</p><p>Grazie mille!”</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/6/1/csm_IMG_5183_f1b099f212.jpg" length="518260" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11328</guid><pubDate>Wed, 15 Oct 2025 16:48:57 +0200</pubDate><title>Una sola lotta, molti fronti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/una-sola-lotta-molti-fronti</link><description>Opinione pubblicata sul quotidiano laRegione dalla segretaria politica di USS – Ticino e Moesa.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In queste ultime settimane, si è tornato ad accusare chi manifesta per la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese di non essere presente nelle lotte e nelle mobilitazioni “di casa nostra”: per i salari, per i contratti collettivi, per la salute. Che chi manifesta contro il genocidio e l’occupazione non si occupa dei “problemi reali” con cui ogni giorno bisogna confrontarsi.</p><p>Questa è una narrazione falsa; chi lo afferma mente sapendo di mentire, con l’unico obiettivo di dividere il fronte di lotta. Oppure non conosce la realtà delle lotte in questione, perché se ne tiene fuori.</p><p>Noi sappiamo, perché lo viviamo ogni giorno sui cantieri, negli ospedali, nelle fabbriche, nei negozi e negli uffici, che le lotte non si escludono fra loro, bensì si intrecciano e si alimentano. Il sindacato, che si mobilita su tutti questi fronti, sa che chi denuncia il genocidio in Palestina, spesso e volentieri è la stessa persona che sciopera per un contratto giusto e contro il precariato, che difende la scuola, la sanità e il proprio potere d’acquisto, che denuncia i continui aumenti dei premi delle casse malati, che non accetta il razzismo, che combatte l’omofobia e lotta in favore della parità. Perché chi s’indigna di fronte alle ingiustizie che accadono dall’altra parte del mondo, è capace di riconoscerle anche qui, nelle nostre vite quotidiane.</p><p><strong>Perché le nostre battaglie nascono da una stessa radice comune: la giustizia sociale.</strong></p><p>Essere sindacato significa riconoscere che le oppressioni si alimentano a vicenda — l’austerità che taglia salari e servizi è sorella dello sfruttamento coloniale e della guerra. La violenza che colpisce Gaza e la Cisgiordania è parte dello stesso sistema che, in Europa come altrove, precarizza le esistenze. Per questo non è possibile scegliere una solo causa per cui battersi: difendere la vita e la dignità in Palestina è parte della stessa lotta che viene portata avanti ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle assemblee. Essere sindacato oggi significa saper leggere queste connessioni. Significa capire che la guerra, lo sfruttamento e l’austerità sono facce della stessa logica: quella che mette il profitto sopra le persone.</p><p><strong>Perché non c’è pace senza giustizia sociale, e non c’è giustizia sociale senza solidarietà internazionale.</strong></p><p>Chi oggi cerca di opporre “i lavoratori” a “gli attivisti”, “la giustizia sociale” alla “solidarietà internazionale”, dimentica che siamo le stesse persone: lavoratrici, studenti, pensionate, genitori, precarie, migranti, disoccupati, persone che ogni giorno costruiscono solidarietà e immaginano un mondo diverso. Un mondo dove la vita valga più del profitto, la dignità più del confine, la giustizia più dell’ordine.</p><p><strong>Per questo non accettiamo la contrapposizione e non accettiamo la delegittimazione.</strong></p><p>Noi ci riconosciamo in tutte le piazze che difendono la libertà, la dignità, la pace, il lavoro.<br>E continueremo a esserci — con la stessa voce, con lo stesso passo — perché nessuna liberazione è completa finché un popolo, una persona, una categoria resta oppressa.</p><p><strong>Le lotte sono una sola e noi sappiamo da che parte stare.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/c/0/csm_Immagini_sito_ea28685dfe.png" length="3678242" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11324</guid><pubDate>Tue, 14 Oct 2025 12:47:25 +0200</pubDate><title>“Se pensano di spremerci per supplire a quelli che mancano, hanno sbagliato i calcoli”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/se-pensano-di-spremerci-per-supplire-a-quelli-che-mancano-hanno-sbagliato-i-calcoli</link><description>Un giro sui cantieri ticinesi in vista della giornata cantonale di mobilitazione degli edili del 20 ottobre in difesa di un contratto dignitoso.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Se-pensano-di-spremerci-per-supplire-a-quelli-che-mancano-hanno-sbagliato-i-calcoli-29ef9d00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>Un giro sui cantieri ticinesi in vista della giornata cantonale di mobilitazione degli edili del 20 ottobre in difesa di un contratto dignitoso. I lavoratori: impensabile peggiorare ulteriormente le nostre condizioni di lavoro</strong>.</p><p><i>«È vero. La fila c’è. È la fila di ditte pronte ad assumermi»</i>. Sintetizza così un operaio edile la situazione nell’edilizia. La carenza di manodopera è un tema importante, citato più volte dagli operai incontrati una decina di giorni fa nel giro di cantieri in cui abbiamo accompagnato <strong>Diego Moretti</strong>, sindacalista di Unia. Nel caso in questione, una palazzina di cinque piani del Luganese costruita da tre muratori nel giro di pochi mesi. <i>«Volevano una soletta</i> (un piano, ndr) ogni quindici <i>giorni. Impossibile, ho risposto. Al massimo riesco una ogni quattro settimane»</i> spiega il capomuratore, riassumendo quanto sia alta la pressione dei tempi di consegna. Il muratore chiarisce di voler restare nell’impresa in cui lavora, nonostante di proposte allettanti da altre ditte ne abbia ricevute, perché il titolare ha sempre dimostrato rispetto nei confronti degli operai, trattandoli da persone e non da numeri. Altri cambiamenti lo tentano.<i> «<strong>Amo il mio lavoro</strong> e ne vado orgoglioso perché lo considero una forma d’arte dove realizziamo qualcosa di bello e concreto. <strong>Negli ultimi tempi però, sto seriamente pensando di cambiare mestiere. È diventato uno schifo</strong> come si deve lavorare». </i>La goccia che potrebbe farlo svoltare è il sabato, giorno che il padronato vorrebbe far diventare normale, senza compensazione né richiesta d’autorizzazione per lavorare, una delle pretese padronali per il rinnovo contrattuale le cui trattative sono agli sgoccioli e senza prospettive. Dopo tre tornate (oggi si tiene la quarta), la SSIC rifiuta di discutere altre proposte al suo pacchetto rivendicativo.</p><p><i>«Vogliono la settimana da cinquanta ore</i> (il massimo consentito per legge, ndr), <i>per farvi lavorare ad esempio dal lunedì al venerdì per nove ore e altre cinque al sabato. Vogliono quadruplicare le ore flessibili, portandole a 150 ore negative e 250 positive. In totale, 400 ore di flessibilità ai loro interessi. Vogliono ridurvi la tredicesima, calcolandola non più su quanto guadagnato realmente con le ore prestate, ma sul mensile. Vogliono abolire la protezione di sei mesi di disdetta per i lavoratori anziani con dieci anni di fedeltà aziendale, portandola a tre. Vogliono ridurre la protezione di due anni dal licenziamento quando sei malato, portandola a pochi mesi» </i>elenca il sindacalista Moretti negli incontri informativi sui cantieri. <strong>Il giudizio degli edili sulla SSIC è univoco: </strong><i><strong>“Sono pazzi”</strong>.</i> Una risposta che si riflette nel 99% dei voti favorevoli alla <strong>giornata di mobilitazione indetta lunedì 20 ottobre</strong> dai sindacati OCST e Unia. Il solo no a cui abbiamo assistito, posto sul bollettino di voto, è stato quello di un capo dei cottimisti casseratori, suscitando le ire e gli sbeffeggiamenti dei muratori in baracca durante la pausa pranzo.</p><p><strong>È l’intero pacchetto padronale a far inorridire i lavoratori</strong>. Non si capacitano del perché le imprese vogliano peggiorare ulteriormente le loro condizioni di lavoro, in particolare di fronte alla palpabile carenza di operai. Qualcuno cerca di interpretare la logica suicida della SSIC. <i>«Se pensano di farci lavorare di più per supplire a quelli che mancano, hanno sbagliato i calcoli. Non possono pensare di spremerci sei giorni la settimana con cinquanta ore regolamentari e aumentare la flessibilità senza conseguenze. Aumenteranno gli infortuni e le persone che a una certa età saranno fisicamente talmente logorate da dover smettere di fare il muratore. E allora, chi costruirà le case, le strade e i ponti?»</i> riassume un operaio, demolendo l’illogicità del ragionamento padronale.&nbsp;</p><p>In estate, l’Ufficio di statistica cantonale ha pubblicato uno studio sulla carenza di personale a cui andrà incontro il nostro cantone nei vari rami professionali. Per osservare i possibili squilibri sul mercato del lavoro nel breve periodo, gli analisti hanno elaborato un nuovo strumento, l’indice di sostituzione stretto. Valori superiori a 100, che indicano quindi un numero maggiore di uscite rispetto alle entrate, potrebbero segnalare difficoltà crescenti nel reperire manodopera. Nelle costruzioni, il valore è 327, di gran lunga il più alto di tutti i settori professionali. La delegazione SSIC alle trattative ricorda l’orchestra del Titanic che imperterrita continuava a suonare mentre la barca affondava.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/4889_1600_0_552e85c42c.jpeg" length="182781" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11327</guid><pubDate>Thu, 09 Oct 2025 16:11:00 +0200</pubDate><title>Cineforum USS – Film che raccontano storie di fabbrica, uffici, precariato, diritti e conflitti sociali</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/cineforum-uss-film-che-raccontano-storie-di-fabbrica-uffici-precariato-diritti-e-conflitti-sociali</link><description>Nasce la rassegna cinematografica “CINEMA E LAVORO – Immagini di lotte e di futuro”. Un ciclo di proiezioni e dibattiti promosso da USS Ticino e Moesa</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nasce la rassegna cinematografica “CINEMA E LAVORO – Immagini di lotte e di futuro”. Un ciclo di proiezioni e dibattiti promosso da USS Ticino e Moesa per raccontare il mondo del lavoro attraverso il grande schermo.</strong></p><p>Storie di fabbrica, uffici, precariato, diritti e conflitti sociali. Dopo ogni film, un momento di confronto con lavoratori, sindacalisti ed esperti per discutere insieme di presente e futuro del mondo del lavoro.</p><p>Primo appuntamento: <strong>domenica 19 ottobre</strong>, alle ore 17:00 al Cinema Corso di Lugano, in collaborazione con il Film Festival Diritti Umani Lugano FFDUL, proiezione del film “<a href="http://www.festivaldirittiumani.ch/it/programma/film/les-vies-dandres" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Les Vies D’Andrès</strong></a>”.&nbsp;</p><blockquote><p>Ispirato da un romanzo di B. Traven il cui protagonista, Andrès Ugalde, è un carrettiere dell'inizio del XX secolo in Messico, questo film ritrae la sua controparte contemporanea, un camionista di un'azienda di trasporti in Europa. Intrappolato in una corsa al profitto, "Andrès" costituisce l'ingranaggio di un sistema che, logorando i suoi lavoratori, logora sé stesso.</p></blockquote><p>A seguire, dibattito con la presidenta di <a href="https://proalps.ch/it/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Pro Alps</strong></a> Nara Valsangiacomo.</p><p>Il resto del programma:</p><ul><li><strong>Domenica 16 novembre 2025</strong>, alle ore 16:00 al Cinema Forum di Bellinzona, in collaborazione con UNIA Giovani, proiezione del film “<a href="https://openddb.it/film/portuali/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Portuali</strong></a>”.&nbsp;</li></ul><blockquote><p>Uno spaccato sulla lotta politica del C.A.L.P., Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, tra il 2019 e il 2023. Gli scioperi contro la “nave delle armi” e la ricerca di un sindacato più attento alle istanze del presente. La sicurezza sul posto di lavoro, l’antimilitarismo, il dialogo con gli altri portuali del Mediterraneo. Il sogno di dare forma a un mondo diverso, e il prezzo che comporta.</p></blockquote><ul><li><strong>Domenica 1º febbraio 2026</strong>, luogo e orario da definire, in collaborazione con UNIA Migranti, proiezione del film “<a href="http://campaign.thepickers.org/film" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>The Pickers</strong></a>”.&nbsp;</li></ul><blockquote><p>Un viaggio nei campi europei dove viene coltivata la nostra frutta e la nostra verdura: nel sud Italia, Seydou dal Mali sta raccogliendo arance. Non ha un contratto e viene pagato per ogni cassa di arance raccolte. Vive in una capanna costruita da lui stesso in un insediamento senza acqua e senza elettricità. Vogliamo frutta e verdura economica, tutto l'anno. Nessun problema. I raccoglitori ci sono, ma stanno pagando il prezzo per noi.</p></blockquote><ul><li><strong>Domenica 8 marzo 2026</strong>, LUX Art House Massagno, orario da definire, in collaborazione con Gruppo Donne USS, proiezione del film “<a href="https://www.swissfilms.ch/fr/movie/7-minuti/b9381d03232a4b9baf333072d1aea8bf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>7 minuti</strong></a>”.&nbsp;</li></ul><blockquote><p>I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza delle azioni a una multinazionale. Undici donne devono decidere in rappresentanza di tutta la fabbrica se accettare una richiesta di riduzione della pausa pranzo. Le componenti del consiglio sono uno spaccato della forza lavoro femminile contemporanea nella nostra società.</p></blockquote><p>Vi aspettiamo numerose e numerosi!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/7/f/csm_Cineforum_sito_USS_8600206611.png" length="659730" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11316</guid><pubDate>Fri, 03 Oct 2025 11:10:00 +0200</pubDate><title>Sostegno ai sindacalisti e ai volontari impegnati nella flottiglia umanitaria</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sostegno-ai-sindacalisti-e-ai-volontari-impegnati-nella-flottiglia-umanitaria</link><description>Lettera a Ignazio Cassis da parte del presidente USS Pierre Yves-Maillard e della vicepresidente USS Vania Alleva.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Dei sindacalisti e dei rappresentanti della società civile si stanno impegnando per la giustizia e la pace partecipando alla flottiglia diretta a Gaza, con l’obiettivo di trasportare derrate alimentari e medicinali. L’Unione sindacale svizzera (USS) ha appreso con sgomento dell’intercettazione da parte delle autorità israeliane delle imbarcazioni e delle persone che si trovavano a bordo.</p><p>In una lettera, l’USS si rivolge al consigliere federale e capo del Dipartimento degli affari esteri Ignazio Cassis per chiedergli di intervenire al fine di garantire la sicurezza e il ritorno dei sindacalisti e degli altri volontari impegnati, nonché di consentire il passaggio degli aiuti umanitari.</p><p>L’USS osserva con grande preoccupazione il peggioramento della situazione a Gaza. È in contatto con i vari sindacati europei e con le organizzazioni sindacali internazionali e sostiene i movimenti di solidarietà, come lo sciopero previsto per il 3 ottobre in Italia. L’USS chiede la cessazione dei ripetuti attacchi contro la popolazione civile.</p><p><strong>La fame e le sofferenze causate dal governo israeliano devono cessare.</strong></p><p><a href="https://www.sgb.ch/fileadmin/redaktion/docs/communiques/251002_PYM_lettre_Gaza_F.pdf" target="_blank">Leggete la lettera inviata a Ignazio Cassis (in francese)</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/DSC00567-1-800x400.jpg" length="48165" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11310</guid><pubDate>Mon, 29 Sep 2025 15:58:24 +0200</pubDate><title>In piazza a sostegno dei lavoratori di FFS Cargo!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/in-piazza-a-sostegno-dei-lavoratori-di-ffs-cargo</link><description>Lunedì 6 ottobre alle ore 18:00 in Piazza Governo a Bellinzona, manifestazione contro lo smantellamento di FFS Cargo!</description><content:encoded><![CDATA[<p>FFS Cargo ha annunciato la possibile chiusura del deposito di Chiasso, in aggiunta ai terminal di Cadenazzo e di Lugano Vedeggio.</p><p>Questo comporterà la perdita di posti di lavoro qualificati e lo spostamento del traffico merci dalla ferrovia alla strada, in contrasto con l’iniziativa delle Alpi.</p><h5><strong>UNIAMOCI PER PROTESTARE!</strong></h5><p>Lunedì 6 ottobre scendete in piazza con noi a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori di FFS Cargo e contro un aumento sconsiderato del traffico su strada in Ticino!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/manifestazione_FFS_Cargo.jpg" length="353398" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11308</guid><pubDate>Tue, 23 Sep 2025 15:34:00 +0200</pubDate><title>Sostegno all’impegno umanitario a Gaza</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sostegno-allimpegno-umanitario-a-gaza</link><description>USS sostiene i rappresentanti della società civile e i sindacalisti che si impegnano per la  pace partecipando alla flottiglia diretta a Gaza.</description><content:encoded><![CDATA[<h5><strong>L’USS esorta le autorità israeliane a lasciar passare gli aiuti umanitari.</strong></h5><p>Una flottiglia internazionale, nata da un’iniziativa della società civile, è partita per portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Anche alcuni sindacalisti svizzeri sono a bordo delle navi di questa flottiglia, dedicandosi alla causa nel loro tempo libero. L’USS sostiene l’impegno non violento a favore dell’aiuto umanitario alla popolazione civile di Gaza e, sin dall’inizio del conflitto, si unisce alle richieste di revoca del blocco israeliano, di liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas e dei prigionieri illegali detenuti dallo Stato di Israele, nonché di fine dei massacri di civili.</p><p>L’USS ribadisce la sua condanna degli atti terroristici disumani perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023. <strong>Ma gli attacchi ripetuti contro la popolazione civile, la carestia provocata dal governo israeliano e i suoi atti genocidi devono cessare</strong>.</p><p>In questo senso, l’USS si unisce agli altri sindacati europei nella solidarietà con le persone che si impegnano per la pace, la giustizia e la fine di questa guerra.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/bandiera_pace.PNG" length="774781" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11272</guid><pubDate>Mon, 22 Sep 2025 16:23:18 +0200</pubDate><title>FFS Cargo: ennesimo schiaffo al Ticino e ai ferrovieri occupati nel nostro cantone!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ffs-cargo-ennesimo-schiaffo-al-ticino-e-ai-ferrovieri-occupati-nel-nostro-cantone</link><description>La ristrutturazione annunciata da FFS Cargo non è che il primo passo per lo smantellamento di posti di lavoro e il travaso di merci da rotaia a strada</description><content:encoded><![CDATA[<p>La notizia che FFS Cargo sta considerando la possibilità di chiudere il deposito di FFS Cargo di Chiasso (con Buchs e Briga) conferma quanto il nostro comitato va dicendo da mesi, ossia che <strong>FFS Cargo ragiona unicamente in termini di smantellamento invece che impegnarsi a mantenere e sviluppare il traffico</strong>.</p><p>Non è la prima volta che FFS Cargo tenta di smantellare posti di lavoro in Ticino. Nel 2008, le lavoratrici e i lavoratori delle Officine FFS di Bellinzona, grazie al magnifico sostegno dalla popolazione e dalle autorità comunali e cantonali, riuscirono a impedire il trasferimento di centinaia di posti di lavoro oltre Gottardo, e la cessione ai privati.</p><p><strong>Il Comitato No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino esprime una chiara e inequivocabile opposizione a questo ennesimo affronto verso il nostro Cantone e verso i ferrovieri di Cargo.</strong></p><p>I prossimi appuntamenti per esprimere sostegno al personale di FFS Cargo e una chiara opposizione ai progetti di FFS Cargo sono i seguenti:</p><ul><li>Assemblea del Comitato <strong>giovedì 25 settembre</strong> ore 18.00 rist. Casa del Popolo a Bellinzona</li><li>Manifestazione pubblica <strong>lunedì 6 ottobre</strong> ore 18.00 davanti al Gran Consiglio a Bellinzona</li></ul><p>Il Comitato invita il personale di FFS Cargo, la popolazione e le autorità comunali e cantonali a partecipare massicciamente a questi due appuntamenti.</p><p>Al Comitato aderiscono le seguenti organizzazioni: sindacato VSLF, SEV, Transfair, USS Ticino, VPOD, SSM, Syndicom, OCST, Unia, Pro Alps, MPS, Verdi, PS, L’Alternativa Verdi e Sinistra di Mendrisio, Forum Alternativo, PC, POP</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/ffs_cargo.800x450.jpg" length="168242" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11271</guid><pubDate>Mon, 22 Sep 2025 12:27:57 +0200</pubDate><title>Non lasciamo segare a metà la nostra RSI!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/non-lasciamo-segare-a-meta-la-nostra-rsi</link><description>Mobilitiamoci per la difesa della nostra RSI, del lavoro e del servizio pubblico!</description><content:encoded><![CDATA[<p>Nella prima metà del 2026 voteremo sull’iniziativa “200 franchi bastano”, meglio conosciuta come iniziativa per il dimezzamento. Una proposta che, dietro lo slogan accattivante, nasconde un progetto devastante: <strong>tagliare in due la radiotelevisione pubblica svizzera</strong>.</p><p>Non è un dettaglio: dimezzare le risorse significa dimezzare la nostra presenza nel panorama nazionale. Per la Svizzera italiana, già minoritaria, sarebbe un colpo mortale.</p><h4><strong>Cosa rischiamo di perdere</strong></h4><p>Con la metà dei mezzi attuali, gran parte della produzione nel nostro territorio verrebbe trasferita oltralpe.</p><ul><li>Meno programmi, meno informazione di qualità e meno legame con il territorio.</li><li>Meno cultura e meno sport raccontati dal nostro punto di vista.</li><li>Meno lavoro per chi ogni giorno costruisce la RSI con passione e competenza.</li></ul><p>Non sarebbe più una RSI “made in Ticino”: diventerebbe una succursale ridotta, scollegata dal territorio. Le conseguenze sarebbero disastrose non solo per l’economia e l’occupazione di una regione che già arranca, ma soprattutto per la rilevanza politica e culturale della Svizzera italiana a livello federale.</p><p>E attenzione: <strong>una RSI prodotta in gran parte altrove non sarebbe più “nostra”</strong>. Perderemmo anche la possibilità di discuterla, criticarla e migliorarla, perché verrebbe progressivamente allontanata dal nostro controllo e dal nostro territorio.</p><h4><strong>La RSI è di chi la fa vivere ogni giorno</strong></h4><p>La RSI non è la sua direzione o i suoi manager: è fatta da chi ci lavora tutti i giorni, da chi produce informazione, cultura, sport e intrattenimento.<br>Sono le colleghe e i colleghi che conosciamo, i tecnici, i giornalisti, gli operatori, le redattrici e i redattori. La RSI siamo noi.</p><p>E come tutte le realtà vive, non è perfetta. Ha difetti, contraddizioni, scelte discutibili. Ma proprio perché è nostra, possiamo criticarla e provare a migliorarla.<br>Se invece la lasciamo segare a metà, sparirà anche questa possibilità.</p><h4><strong>Un pezzo della nostra identità</strong></h4><p>Difendere la RSI oggi significa difendere la possibilità di raccontarci, di dare voce alla nostra lingua e alle nostre comunità, di contare ancora qualcosa in una Svizzera che troppo spesso ci dimentica.<br>Perderla significherebbe perdere un pezzo della nostra identità collettiva.</p><h4><strong>Mobilitiamoci insieme</strong></h4><p>Come sindacato dei media, siamo convinti che non basti affidarsi ne campagne patinate ne alla provvidenza.</p><p>Serve una mobilitazione dal basso, fatta di persone, di reti e di iniziative locali.</p><p>Per questo vi invitiamo a <strong>prendere contatto con il sindacato ( svizzeraitaliana@ssm-site.ch )</strong> per rimanere aggiornati sulle prossime azioni e mobilitazioni.<br>Ognuno può fare la differenza:</p><ul><li>attivandosi nelle proprie reti sociali e comunitarie,</li><li>condividendo idee e proposte,</li><li>mettendosi a disposizione per organizzare iniziative, anche piccole ma significative.</li></ul><p>Solo così potremo costruire una difesa efficace della nostra RSI e del servizio pubblico, che appartiene a tutte e tutti noi.</p><p>Non lasciamo che la Svizzera italiana venga ridotta al silenzio.&nbsp;</p><p><strong>Difendiamo la nostra RSI. Difendiamo il servizio pubblico.</strong></p><p><a href="https://www.ssm-site.ch/media/uploads/Volantino-SSM-20.09.2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Clicca qui per vedere il volantino</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Azione-porte-aperte-RSI-20.09.2025-1.png" length="3118833" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11266</guid><pubDate>Thu, 18 Sep 2025 10:04:33 +0200</pubDate><title>“Lo sanno che senza operai, le case non si costruiranno da sole?”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lo-sanno-che-senza-operai-le-case-non-si-costruiranno-da-sole</link><description>I lavoratori edili replicano agli impresari costruttori: con le vostre proposte nel quadro del rinnovo del CNM farete fuggire altra manodopera.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Lo-sanno-che-senza-operai-le-case-non-si-costruiranno-da-sole-70a78400?utm_campaign=2025_Set_Area_Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=Eloqua2025_Set_Newsletter_Area" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Area</a></p><p>Uno studio commissionato dalla Società svizzera impresari costruttori (SSIC) prevede che <strong>entro 15 anni nell’edilizia principale mancheranno</strong> a livello nazionale <strong>5.600 lavoratori qualificati,</strong> pari al 16,6% del fabbisogno complessivo. <strong>Al momento</strong>, per supplire alla carenza di personale, <strong>le ditte si “rubano” a vicenda gli operai.</strong> “Il problema è ancora più sentito nel resto della Svizzera. Ho saputo di una grossa impresa d’oltre Gottardo che ha recentemente assunto un’intera sciolta di minatori che era alle dipendenze di una ditta ticinese” aveva dichiarato al <i>Cdt</i> a metà agosto <strong>Nicola Bagnovini</strong>, direttore SSIC Ticino.</p><p>Il padronato è dunque cosciente del problema, della necessità di rendere il mestiere di muratore più attrattivo. Quali proposte ha elaborato il padronato? <strong>Settimana lavorativa da sei giorni</strong>, <strong>aumento delle ore straordinarie</strong>, <strong>riduzione della tredicesima</strong>, <strong>licenziamento possibile in caso di malattia o infortunio</strong>, <strong>riduzione dei tempi di disdetta per i lavoratori con più di cinquantacinque anni</strong>&nbsp;(<a href="https://www.areaonline.ch/Rivendicazioni-Ssic-in-breve-a81ec700?MasterId=g1_10065" target="_blank" rel="noreferrer">clicca qui per vedere l’infografica</a>).</p><p>Sono solo alcune delle <strong>proposte di contratto “snello” rivendicato dalla SSIC</strong> al tavolo negoziale coi sindacati sul rinnovo della Convenzione nazionale mantello dell’edilizia principale. Proposte che difficilmente renderebbero il mestiere più attrattivo per le nuove generazioni, ma farebbero scappare anche chi già vi lavora.&nbsp;</p><h4><strong>Rivendicazioni indecenti</strong></h4><p>«<i>Non dovreste nemmeno sedervi al tavolo con queste proposte</i>» <strong>ha commentato un muratore</strong> a una riunione informativa di Unia Ticino sullo stato delle trattative alla seconda tornata. «<i>Nessuna è accettabile</i>» ha ribadito un collega. «<i>Ma questi signori si rendono conto che senza personale, le case e le strade non si costruiscono da sole?</i>» ha rincarato un altro, mettendo l’accento sulla carenza di personale. Ad aggravarla, in Ticino si è aggiunta la nuova imposizione fiscale italiana che riduce all’osso il vantaggio economico dei frontalieri a fronte dei sacrifici imposti dalle giornate infinite e impegnative nei cantieri. «<i>Ora non possono più minacciarti con: “Fuori c’è la fila”. Certo, di gente che ha bisogno di lavorare ce n’è un mucchio, ma di operai che sanno lavorare nei cantieri, ben pochi. Le imprese ne hanno bisogno come il pane</i>» osserva un muratore.&nbsp;</p><p>Date le “indecenti” proposte padronali, <strong>la probabilità che si vada verso un conflitto nel settore è elevata.</strong> Nei cantieri elvetici Unia ha iniziato a chiedere ai lavoratori se il sindacato debba prevedere lo sciopero. <strong>La carenza di personale spunta l’arma padronale della ritorsione</strong>. «<i>Vorrei vedere il mio titolare minacciarmi di licenziamento se partecipo allo sciopero. Il giorno dopo sono assunto da un altro, magari con paga più alta</i>» dice ridendo un muratore di lunga esperienza. Già, l’esperienza professionale conta molto sul cantiere. Peccato non la si voglia riconoscere. Tra le sue proposte di “contratto snello”, <strong>la SSIC vorrebbe stralciare il riconoscimento dell’esperienza acquisita dopo tre anni di lavoro, cancellando il passaggio automatico dalla categoria manovale (c) ad operaio con esperienza (b) e il conseguente scatto salariale</strong>.</p><p>Un’altra idea padronale è considerata folle dai muratori militanti sindacali. La SSIC propone di creare una <strong>banca ore di “lunga durata”,</strong> dove le ore straordinarie potranno essere accumulate per diversi anni e non saldate come ora. L’idea padronale è che il dipendente possa usufruire delle ore per la formazione o andare in vacanza. <strong>Risate in platea</strong>. «<i>Domani gli dico che dopodomani prendo un giorno di vacanza. Sicuro che me lo concede…</i>» dice uno dei presenti ridendo di gusto. Un altro muratore invece ragiona sulla lunga durata: «<i>Se poi la ditta fallisce, come capita sempre più spesso, tutte le ore accumulate le perdi…</i>». Si aggiunge un terzo alla discussione: «<i>Fatemi capire. Dovrei lavorare di più per l’impresa così da avere ore accumulate da usare per formarmi sui macchinari che utilizzerò poi al lavoro? Una doppia fregatura, insomma</i>». &nbsp;</p><h4><strong>Quello che chiedono gli operai</strong></h4><p>Gli edili un’idea per migliorare il mestiere ce l’hanno. È il pacchetto rivendicativo uscito dalla Conferenza professionale del ramo di Unia, elaborato partendo dai risultati ottenuti dal sondaggio a cui avevano partecipato undicimila muratori. <strong>Otto ore di lavoro</strong> giornaliere, è la prima richiesta. A scanso di equivoci, spiegano i sindacati, <strong>le ore di lavoro devono comprendere il tempo di trasferta dal magazzino al cantiere.&nbsp;</strong></p><p>Troppo spesso, spiegano le organizzazioni dei lavoratori, la trasferta allunga le giornate dalle nove ore da calendario a dieci se non undici ore quotidiane spese per il lavoro. <strong>Basta con le giornate lavorative infinite, è dunque la principale rivendicazione operaia</strong> per il nuovo contratto. Gli edili vogliono del tempo da poter dedicare a famiglia, amici o passioni. Non si vive di solo lavoro, è il concetto primario.&nbsp;</p><p><strong>Seconda proposta, migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori</strong>, in special modo quando l’inflazione ufficiale (pur ignorando l’esplosione dei premi malattia) si accorge di quanto il costo della vita sia cresciuto rispetto a salari stagnanti. Le proposte dei lavoratori sono state messe sul tavolo alla seconda tornata di trattative.&nbsp;</p><h3><strong>Nessuna soluzione in vista</strong></h3><p><strong>Oggi lunedì 15 settembre</strong> si è nel frattempo tenuta anche la <strong>terza tornata di trattative</strong>. Ma <i>“non si intravvede alcuna soluzione”</i>, fanno sapere in una nota congiunta i sindacati Unia e Syna stigmatizzando la chiusura del fronte padronale: <i>“Nonostante un muratore su due abbandoni la professione a causa delle giornate di lavoro troppo lunghe, <strong>gli impresari costruttori negano agli edili orari di lavoro conciliabili con la vita familiare</strong>. Anzi: i lavoratori dovrebbero lavorare ancora di più e per un salario inferiore. Così facendo la SSIC aggrava ulteriormente la carenza di personale”.</i></p><p><i>«Con giornate lavorative fino a 9 ore sotto la canicola estiva, il numero crescente di ore supplementari e spesso tempi di viaggio di varie ore dall’azienda al cantiere, non stupisce che sempre più persone sentano di dover scegliere tra il proprio lavoro nell’edilizia e la propria vita privata. È ora di cambiare le cose. Le persone che costruiscono le nostre case e le nostre strade lo meritano»,</i> commenta <strong>Nico Lutz</strong>, responsabile delle trattative e membro del Comitato direttore di Unia.</p><p>Ora in agenda sono previste ancora due tornate negoziali e <strong>se non si arriverà a un accordo</strong>, <i>“l’edilizia rischia di precipitare, <strong>per la prima volta dopo oltre un decennio, in una situazione di vuoto contrattuale</strong>”</i>, mettono in guardia i sindacati.</p><p>Intanto sui cantieri di tutto il paese continua il sondaggio sull’ipotesi di sciopero e i lavoratori si confrontano sul da farsi nelle assemblee sindacali. In Ticino, Unia e OCST hanno già invitato gli edili a un’assemblea giovedì 18 ottobre al Campo sportivo di Rivera (ore 18.30) per informarli sullo stato delle trattative nazionali.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/manif-edilizia.jpeg" length="213841" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11253</guid><pubDate>Tue, 16 Sep 2025 13:20:51 +0200</pubDate><title>Il 28 settembre votiamo SÌ all’iniziativa per il 10%!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-28-settembre-votiamo-si-alliniziativa-per-il-10</link><description>Alla conferenza stampa, diverse personalità del mondo accademico, sanitario e  hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa per il 10%.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli interventi hanno messo in evidenza la fattibilità finanziaria dell’iniziativa, il peso crescente dei premi per la popolazione e l’urgenza di garantire maggiore equità nell’accesso alle cure.</strong></p><p>Ad aprire la conferenza è stato il professor <strong>Sergio Rossi</strong>, ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo, che ha a􀆯rontato il tema del finanziamento dell’iniziativa.</p><p>“<i>L’iniziativa per il 10% è finanziariamente sostenibile. I calcoli su cui si basa l’opposizione sono fuorvianti, ipotizzando che tutta la popolazione che ne ha diritto richieda un sussidio per la cassa malati. In realtà, esiste una percentuale tra il 20% e il 30% di queste persone che non ne fanno richiesta</i>”, ha dichiarato Rossi, spiegando che assieme a un comitato di economisti ha elaborato un piano di finanziamento in grado di generare 260 milioni di franchi di gettito, su􀆯icienti a coprire i costi reali dell’iniziativa.</p><p>Il professore ha poi illustrato le tre misure principali alla base della proposta:</p><ol><li>Una revisione delle stime immobiliari, già in programma per fine 2025 come richiesto dal Tribunale federale.</li><li>Il ripristino dell’aliquota sulla sostanza dal 2,5‰ al 3,5‰; un incremento che toccherebbe solo la popolazione con una sostanza superiore a 1,3 milioni di franchi.</li><li>Un aumento di 10 punti percentuali del moltiplicatore cantonale.</li></ol><p>“<i>L’aumento del moltiplicatore – come dimostrano i calcoli presentati – non annulla i benefici per il ceto medio, che continuerà a trarre un vantaggio significativo dall’iniziativa. Una coppia senza figli con un reddito disponibile di 65’000 franchi avrebbe un aumento delle imposte di circa 170 franchi all’anno, ma riceverebbe un sussidio superiore a 7’000 franchi, con un beneficio netto di oltre 6’800 franchi all’anno</i>”, ha concluso Rossi.</p><p>Continua poi <strong>Giulia Petralli</strong>, co-segretaria cantonale del sindacato VPOD, richiamando l’attenzione sull’impatto dei premi di cassa malati sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori.</p><p>“<i>I salari sono stagnanti ormai da trent’anni, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare. Questo ha creato gravi problemi economici per un’ampia fascia della popolazione</i>”, ha sottolineato Petralli. Ha evidenziato come l’aumento costante dei premi eroda progressivamente il potere d’acquisto e peggiori la qualità della vita di chi lavora. In particolare, una persona con un reddito mensile di 4’000 franchi a tempo pieno si trova a dover destinare circa 3’000 franchi all’anno in più per il pagamento dei premi rispetto a quanto viene comunemente ritenuto sostenibile per questa fascia di reddito.</p><p>«<i>Sostenere l’iniziativa per il 10% significa migliorare concretamente le condizioni di vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori</i>», ha concluso.</p><p>In chiusura, <strong>Giangiorgio Gargantini</strong>, Segretario regionale di Unia Ticino, ha sottolineato come gli interventi citati abbiano permesso di confermare come questa iniziativa “<i>sia di fondamentale importanza, prima di tutto per ragioni mediche e di protezione della salute, sostenendo le famiglie che oggi scelgono o potrebbero scegliere di autolimitarsi l’accesso alle cure, a fronte di costi troppo importanti</i>”.</p><p>Continua poi ribadendo come l’iniziativa sia “<i>sostenibile da un punto di vista finanziario, un aspetto centrale in questo dibattito, visti gli argomenti presentati dai sostenitori dell’attuale sistema assicurativo</i>”.</p><p>Infine, conclude “<i>l’iniziativa per il 10% è necessaria, viste le problematiche di potere d’acquisto che colpiscono il Ticino, dove i salari sono mediamente del 20% più bassi che nel resto della Svizzera, mentre i costi della vita sono sensibilmente gli stessi del resto del paese, fatta eccezione dei grandi agglomerati urbani a Nord del San Gottardo. E in Ticino i costi delle assicurazioni malattia sono tra i più alti del paese Per questo la popolazione ticinese ha sostenuto l’iniziativa federale votata nel 2024, e la invitiamo a fare lo stesso sostenendo anche questa iniziativa cantonale, nel suo stesso interesse</i>”.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2_1_.png" length="596524" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11226</guid><pubDate>Wed, 10 Sep 2025 12:13:26 +0200</pubDate><title>Dal Ticino a Berna per ribadire la necessità del traffico su rotaia</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/dal-ticino-a-berna-per-ribadire-la-necessita-del-traffico-su-rotaia</link><description>La decisione delle FFS è un disastro annunciato per ambiente, mobilità sostenibile e decine di posti di lavoro in Ticino.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Dal-Ticino-a-Berna-per-ribadire-la-necessit-del-traffico-su-rotaia-11d87500" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>La protesta dopo l’annuncio di voler chiudere otto terminal, fra cui quelli di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, continua: ieri a Berna una delegazione del Comitato “NO allo smantellamento di FFS Cargo”.&nbsp;</strong></p><p>Alla faccia dei buoni propositi e delle leggi votate dal popolo: non solo i camion continuano ad attraversare le Alpi, con un aumento significativo nel 2021, ma lo scenario che si prospetta è ancora più inquietante e fa stimare a un milione di mezzi pesanti nelle strade. Le Ferrovie federali svizzere, appoggiate dal governo, vogliono chiudere otto terminal, senza altro criterio – secondo il Comitato “NO allo smantellamento di FFS Cargo” – di risparmiare. Alla faccia dei camion che continuano a girare indisturbati lungo l’arco alpino, all’inquinamento prodotto e ai posti di lavoro che la “ristrutturazione” costerà in termini di personale lasciato a casa dall’oggi al domani.&nbsp;</p><p>Non sono passati molti giorni dalla manifestazione del 29 agosto a Mendrisio, che una delegazione del Comitato “NO allo smantellamento di FFS Cargo” ieri si è di nuovo mossa in direzione Berna per tematizzare la preoccupante strategia intrapresa dalle Ferrovie federali in Ticino, come nel resto della Svizzera. <i>«Abbiamo incontrato singolarmente tanti parlamentari per evidenziare i timori sia sistemici che regionali. Era importante essere presenti nella capitale e il nostro comitato – rappresentato dalla sottoscritta, da Thomas Giedemann, Elia Agostinetti, Luca Benato, Gianluca Romanini, Matteo Pronzini, Beppe Savary e Alan Tettamanti – lo ha voluto fare come atto simbolico e concreto»</i> precisa<strong> Nara Valsangiacomo</strong>, presidente di Pro Alps.&nbsp;</p><p><strong>Ma quali sono queste preoccupazioni</strong>? <strong>FFS Cargo</strong> ha <strong>deciso</strong> a maggio, in una sorta di fulmine a ciel sereno, di <strong>chiudere quasi interamente la rete del traffico combinato: otto terminal in tutta la Svizzera, di cui due in Ticino (Cadenazzo e Lugano-Vedeggio</strong>). Una decisione che ha colto di sorpresa ed è stata presa poco tempo prima di <strong>porre fine anzitempo all’autostrada viaggiante</strong>.</p><p>Che cosa significa? «<i><strong>Una scelta,</strong> che, se confermata, non solo riporterà almeno 70.000 camion su strada, ma <strong>contraddice chiaramente la volontà di trasferire il traffico merci su rotaia</strong>. Questo poco dopo che il Parlamento aveva concesso mezzi finanziari per il sostentamento di tali servizi sul corto-medio termine</i>» continua Valsangiacomo.</p><p>Il Comitato ha coinvolto i politici federali per confrontarli con un problema che non è circoscritto unicamente al Ticino, che sarà comunque la zona più colpita, ma all’intero paese. <i>«La favola che i camion su strada sarebbero diminuiti e trasferiti su rotaia è durata fin troppo, <strong>non rispettando la votazione del 1994</strong>. Con l’<strong>Iniziativa delle Alpi</strong>, accettata dal popolo svizzero, era stata <strong>approvata una legge costituzionale per proteggere la regione alpina dalle ripercussioni negative del traffico pesante</strong> con l’obiettivo di trasferirlo dalla strada alla ferrovia</i>». Per Valsangiacomo, appunto, una favola: il postulato non è stato rispettato e dal 2020 la presenza di camion su strada è tornata ad aumentare. <i>«Non escludo che il prossimo rapporto, previsto a novembre, attesti a un milione la presenza di mezzi pesanti</i>».</p><p>Valsangiacomo vede un doppio problema: <strong>il trasferimento su rotaia non è considerato un servizio pubblico e dovrebbe autofinanziarsi</strong>.</p><p>Il comitato vuole vederci più chiaro sulle strategie di FFS Cargo, perché allo stato attuale le «<i>fumose promesse a lungo termine non garantiscono la sicurezza degli investimenti profusi nelle infrastrutture, nella formazione del personale e nel trasferimento su rotaia</i>».&nbsp;Il comitato chiede anche la sospensione «<i>di tutti i progetti di riduzione delle prestazioni per permettere spazio di riflessione</i>».&nbsp;</p><p>Nella trasferta a Berna un altro punto sollevato, che è di bruciante attualità, è l<strong>’adattamento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni</strong> (TTPCP) per riequilibrare i costi strada-rotaia e sostenere gli investimenti fatti nel sistema ferroviario. Per il comitato è fondamentale che la politica federale comprenda che va trovata una soluzione al continuo cortocircuito che vede FFS Cargo presentare sempre nuove strategie di “ristrutturazione”: il <strong>trasporto merci su rotaia deve</strong>, appunto, <strong>essere identificato come servizio pubblico e il trasferimento su rotaia garantito, a partire dal traffico di transito, rispettando il mandato costituzionale e legislativo</strong>. Oltre a ciò, deve essere riconosciuta la concorrenza sfacciata costituita dal traffico merci su gomma, che ancora oggi causa tre miliardi di costi per la salute, l’ambiente e il tempo passato in colonna. &nbsp;</p><p>Nara Valsangiacomo centra l’obiettivo quando dice che <i>«nessuno vuole più camion, ma si spaventa quando scopre che questo ha un prezzo»</i>. Ma di che cifre stiamo parlando? «<i>Di 20 milioni di contributo annuale per l’autostrada viaggiante e di 12 milioni di perdita del traffico combinato a carri singoli. E, certo, si registra anche una perdita di FFS cargo tra i 70 e gli 80 milioni di franchi. Ma questo a fronte di 5,5 miliardi a disposizione del Fondo per l’infrastruttura ferroviaria solo per il 2025, di cui 3 miliardi di mezzi federali e 600 milioni di mezzi cantonali. Ma anche a fronte di 3 miliardi: è il costo dell’impatto del traffico pesante sulla salute di chi vive sugli assi di transito, per l’ambiente danneggiato dalle emissioni, per il tempo perso in colonna. Costi che paga la popolazione, non il traffico pesante</i>».</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/4833_1600_0_1936009db4.jpeg" length="389195" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11187</guid><pubDate>Wed, 16 Jul 2025 17:53:41 +0200</pubDate><title>Manifestazione contro lo smantellamento di FFS Cargo in Ticino!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/e-ora-di-dire-no-allo-smantellamento-di-ffs-cargo-in-ticino-e-mobilitarsi</link><description>È ora di dire NO allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino e mobilitarsi: venerdì 29 agosto manifesta con noi!</description><content:encoded><![CDATA[<p>L’appuntamento è per <strong>venerdì 29 agosto</strong><strong>2025</strong> dalle ore <strong>18:00</strong> alle ore <strong>20:00</strong>, con partenza davanti alla <strong>Stazione FFS di Mendrisio</strong>.</p><p><strong>Ritrovo</strong>: Piazzale della Stazione</p><p><strong>Arrivo</strong>: Centro Manifestazioni Mercato Coperto</p><h4><strong>Marcia con noi: Lavoro su rotaia, non traffico in strada!</strong></h4>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/9/4/csm_-una-bara-di-ffs-cargo-per-dire-non-vogliamo-la-sua-fine-1jx38_53ba9dfcbf.jpg" length="188275" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-11037</guid><pubDate>Mon, 14 Jul 2025 11:20:42 +0200</pubDate><title>NO allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-allo-smantellamento-di-ffs-cargo-in-ticino</link><description>Difendiamo il lavoro, l’ambiente e la volontà popolare.</description><content:encoded><![CDATA[<p>FFS Cargo vuole chiudere 8 terminal intermodali in tutta la Svizzera: 2 – Cadenazzo e Lugano Vedeggio – sono in Ticino. Meno posti di lavoro e infrastrutture, più camion su strada: un attacco alla collettività, al territorio, al futuro della mobilità sostenibile e all’ambiente in cui viviamo. Invitiamo chiunque ad unirsi e sostenere l’attività del comitato ticinese contro la “ristrutturazione” di FFS Cargo, che promuove questo appello.</p><h4><strong>Una minaccia diretta ai posti di lavoro e alla qualità dell’occupazione</strong></h4><p>Dopo aver investito milioni di soldi pubblici in infrastrutture e servizi, FFS Cargo si disimpegna brutalmente dal traffico combinato interno svizzero. Alla perdita di 40 impieghi qualificati, con scarse prospettive di riconversione, si aggiunge il rischio di ulteriori esternalizzazioni e privatizzazioni che, come già avvenuto altrove, portano a condizioni contrattuali peggiori e salari più bassi, impattando numerose famiglie ticinesi.</p><h4><strong>Un disastro annunciato per l’ambiente e la mobilità sostenibile</strong></h4><p>Dal 2021 i camion attraverso le Alpi sono tornati a salire, sfiorando il milione e vanificando l’obiettivo costituzionale dell’Iniziativa delle Alpi. FFS e Consiglio federale vogliono però chiudere i terminal e sospendere l’autostrada viaggiante, portando 100’000 mezzi pesanti in più all’anno sulle strade, con più ingorghi, emissioni e rischi, nonostante i fondi stanziati dal Parlamento.</p><h4><strong>Una politica dei trasporti scandalosa</strong></h4><p>La ristrutturazione segue una logica aziendalistica: tagli, smantellamento del servizio pubblico, privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi. L’autofinanziamento imposto a FFS Cargo è una condanna per la rotaia, schiacciata dalla concorrenza stradale drogata da dumping salariale e costi esterni ignorati. Anche la TTPCP (tassa sul traffico pesante) non copre i reali costi ambientali e sanitari.<br>&nbsp;</p><h4><strong>Fermare lo smantellamento, organizzare la resistenza</strong></h4><p>La direzione presa non è inevitabile: è frutto di precise scelte politiche. Occorre cambiare rotta. Serve:</p><ul><li>trasformare il trasporto merci su ferrovia in un servizio pubblico, al pari di quello viaggiatori;</li><li>difendere ogni posto di lavoro, sospendere immediatamente le misure in atto e impedire le<br>esternalizzazioni e le privatizzazioni selvagge;</li><li>adeguare la tassa sul traffico pesante, per coprire i costi reali del trasporto su gomma;</li><li>garantire l’investimento pubblico nella logistica ferroviaria, in modo trasparente e sotto controllo<br>democratico.</li><li>revocare la decisione di abbandono dei terminal di Lugano Vedeggio e Cadenazzo e<br>dell’autostrada viaggiante</li></ul><h4><strong>Un prezzo altissimo per il Ticino</strong></h4><p>Nel nostro Cantone, gli effetti della ristrutturazione sono già sotto gli occhi di tutti:</p><ul><li>perdita di occupazione stabile e di competenze ferroviarie;</li><li>riversamento di decine di migliaia di camion in più sull’asse del Gottardo e nel Mendrisiotto;</li><li>abbandono delle infrastrutture pubbliche appena ammodernate;</li><li>peggioramento delle condizioni di sicurezza stradale e ambientale.</li></ul><p><strong>Chi volesse aderire al comitato può inviare una email di conferma al seguente indirizzo: </strong><a href="#" data-mailto-token="thpsav1apGczsm5jvt" data-mailto-vector="7"><strong>ti(at)vslf.com</strong></a><br><strong>indicando nome e cognome e domicilio</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/cq5dam.web.1280.1280.jpeg" length="270700" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10879</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 15:42:38 +0200</pubDate><title>Le domeniche di nuovo sotto tiro</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-domeniche-di-nuovo-sotto-tiro</link><description>Un&#039;iniziativa del Canton Zurigo sul lavoro domenicale vuole aggirare la volontà popolare.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La CET-S ha accettato oggi l’</strong><a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20230325" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>iniziativa 23.325</strong></a><strong> presentata dal Cantone di Zurigo. L’iniziativa chiede un aumento massiccio del numero di ore di apertura non soggette ad autorizzazione, e con ciò la normalizzazione del lavoro domenicale nel commercio al dettaglio. L’USS condanna fermamente l’adozione di questo intervento: esso mette a repentaglio la salute delle lavoratrici e dei lavoratori, aggira le decisioni democratiche e si inserisce in una tattica del salame assolutamente inaccettabile, che mira ad allentare sistematicamente il divieto del lavoro domenicale.</strong></p><h4><strong>La salute deve avere la precedenza sulla ricerca del profitto a breve termine</strong></h4><p>L’iniziativa presentata dal Cantone di Zurigo chiede di <strong>estendere il numero di aperture domenicali autorizzate da quattro a dodici all’anno</strong>. Ciò equivarrebbe a triplicare il lavoro domenicale nel settore del commercio al dettaglio, con gravi conseguenze per i lavoratori del settore. Questi ultimi hanno già una vita difficile, con salari bassi, orari di lavoro irregolari, carenza cronica di personale e pressione sulle prestazioni. L’estensione dell’orario di lavoro domenicale non farebbe che aumentare le pressioni e metterebbe ancora più a rischio la salute fisica e mentale dei lavoratori.</p><p>Non è altro che un pretesto, proprio come agiscono l’iniziativa e la maggioranza della commissione, per affermare che un aumento delle aperture domenicali aiuterebbe a “superare la crisi” del settore del commercio al dettaglio. <strong>Non c’è alcuna prova che l’estensione dell’orario di apertura rafforzi l’economia – al contrario, porterebbe semplicemente a uno spostamento dei consumi a vantaggio dei superstore</strong>.</p><p>Le domeniche libere sono essenziali per il relax mentale e fisico, la vita familiare e i contatti sociali. Non è quindi un caso che il diritto del lavoro custodisca gelosamente questo bene sociale. Secondo la legge, il lavoro domenicale può essere autorizzato solo in circostanze eccezionali e a condizioni rigorose. Tuttavia, la borghesia sta cercando di allentare questo regime. Il loro obiettivo è chiaro: estendere gli orari di apertura e costringere il personale a rimanere a disposizione più a lungo, a scapito della salute e della vita sociale.</p><h4><strong>La tattica del salame per normalizzare il lavoro domenicale</strong></h4><p>L’USS denuncia la pericolosa tattica del salame: con interventi come l’iniziativa presentata dal Cantone di Zurigo o l’iniziativa parlamentare <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20160484" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>16.484 “Allentamento delle condizioni di telelavoro”</strong></a> del Consigliere di Stato Burkart, il campo borghese cerca subdolamente di eludere il divieto di lavoro domenicale – nel commercio al dettaglio e anche in altri settori. Con l’ingannevole scusa della “flessibilità” o della “gestione della crisi”, in futuro sempre più professioni saranno costrette a lavorare di domenica – nel commercio al dettaglio o in smart working.</p><h4><strong>Mancato rispetto delle decisioni democratiche</strong></h4><p>Gli autori di tali iniziative ignorano la realtà sul campo: molti cantoni non utilizzano nemmeno le quattro aperture domenicali autorizzate dalla legge. Non c’è quindi una reale necessità, ma solo una corsa alla liberalizzazione per motivi puramente ideologici. Nelle elezioni cantonali, la popolazione si è regolarmente opposta all’estensione delle aperture domenicali. Anche nel Parlamento federale, una proposta simile per il 2021 nella legge COVID-19 è stata respinta. <strong>Ne consegue che la nuova legge, oltre a essere antisociale, non tiene conto della volontà popolare</strong>.</p><p><strong>L’USS chiede oggi al Parlamento di respingere l’iniziativa cantonale 23.325 in seduta plenaria. Le preoccupazioni dei lavoratori non devono più essere sacrificate sull’altare degli interessi economici. La domenica deve rimanere un giorno libero, nell’interesse della salute pubblica, del bisogno di riposo e della solidarietà. L’USS e le sue federazioni si batteranno con tutte le loro forze affinché la domenica rimanga un giorno libero.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_mediathek_coop_supermarkt_13_f5a4d94600.jpeg" length="171290" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10848</guid><pubDate>Tue, 03 Jun 2025 13:33:00 +0200</pubDate><title>No ai falsi professionisti autonomi: il Consiglio nazionale decide a favore della tutela dei lavoratori</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-ai-falsi-professionisti-autonomi-il-consiglio-nazionale-decide-a-favore-della-tutela-dei-lavoratori</link><description>Il Consiglio nazionale si è pronunciato oggi: l’iniziativa parlamentare volta ad aggirare la legge sulle assicurazioni sociali è fallita.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La protezione dei lavoratori e delle lavoratrici è stata quindi mantenuta, anche contro la crescente minaccia rappresentata dai falsi professionisti autonomi. L’Unione Sindacale Svizzera (USS) accoglie con favore questa decisione. Tuttavia, chiede ulteriori misure per rafforzare la protezione dei lavoratori e garantire il rispetto sistematico dei loro diritti.</strong></p><p>L’iniziativa parlamentare che oggi è stata bocciata dal Consiglio nazionale avrebbe portato a considerare come lavoratori autonomi persone che in realtà sono dipendenti, sulla base di accordi formulati in modo fuorviante. Questo pericoloso precedente avrebbe portato a una proliferazione di falsi lavoratori autonomi privati dei diritti sociali e delle condizioni di lavoro regolamentate, spalancando la porta allo sfruttamento e alla riduzione dei salari. La decisione finale del Consiglio nazionale contro questa proposta è una vittoria del buon senso e soprattutto una vittoria dei lavoratori.</p><h4><strong>La sicurezza giuridica deve prevalere sugli espedienti contrattuali</strong></h4><p>Fin dall’inizio, l’USS si è opposta con forza al progetto, in un’ampia alleanza formata con altri sindacati, associazioni di datori di lavoro, cantoni, organi esecutivi e il Consiglio federale. L’attuale prassi di distinguere tra lavoro autonomo e lavoro subordinato ha dimostrato la sua validità. Essa protegge le lavoratrici e i lavoratori sulla base di criteri oggettivi, come l’esistenza di un rapporto subordinato, la dipendenza economica e l’integrazione in un’organizzazione lavorativa, piuttosto che sulla base di mere formalità contrattuali. L’iniziativa respinta oggi avrebbe minato questi principi e permesso ai datori di lavoro di sottrarsi alla loro responsabilità sociale, a spese dei lavoratori e delle autorità pubbliche.</p><h4><strong>Ora più che mai: rafforzare ed espandere in modo coerente la salute e la sicurezza sul lavoro</strong></h4><p>La decisione del Consiglio nazionale è un importante passo avanti, ma non è sufficiente. Il problema del falso lavoro autonomo sta prendendo piede, sia nell’economia delle piattaforme, sia nei lavori precari del settore dei servizi o nelle catene di subappalto basate sulla divisione del lavoro. Qualunque lavoratore merita di essere tutelato, indipendentemente dal modello di business del suo datore di lavoro.</p><p>L’USS è quindi impegnata a rafforzare la tutela dei lavoratori e chiede miglioramenti giuridici mirati:</p><ul><li><strong>Presunzione di lavoro subordinato nel caso di dipendenti di piattaforme</strong>: chi lavora su base salariale non deve dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro, ma l’azienda deve dimostrare il presunto lavoro autonomo.</li><li><strong>Diritto collettivo a una sentenza dichiarativa</strong>: i sindacati dovrebbero avere il potere di ottenere una definizione vincolante del rapporto di lavoro di interi gruppi di lavoratori, in analogia con la prassi consolidata nel diritto della migrazione.</li><li><strong>Responsabilità dei subappaltatori</strong>: i grandi committenti devono assumersi la responsabilità di rispettare i diritti sociali e il diritto del lavoro lungo tutta la catena di subappalto, come già in parte avviene oggi con la legislazione sui lavoratori distaccati.</li></ul>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3213_920_0_c586c3277a.jpeg" length="83206" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10846</guid><pubDate>Tue, 27 May 2025 13:25:00 +0200</pubDate><title>L’Unione sindacale svizzera si oppone all’attacco ai bassi salari e alla democrazia</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lunione-sindacale-svizzera-si-oppone-allattacco-ai-bassi-salari-e-alla-democrazia</link><description>Senza precedenti: il Parlamento vuole legiferare sulla riduzione dei salari (mozione Ettlin).</description><content:encoded><![CDATA[<p>Con l’attuazione della <a href="https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20204738" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>mozione Ettlin</strong></a>, il Parlamento sta cercando, per la prima volta nella storia, di ridurre i salari per via legislativa, a scapito di migliaia di lavoratori e lavoratrici nei settori a basso reddito. Questo progetto di legge non solo porrebbe fine ai salari minimi cantonali decisi mediante democrazia diretta, ma indebolirebbe anche la protezione dei salari legata alla libera circolazione delle persone con l’UE. L’Unione Sindacale Svizzera (USS) utilizzerà tutti i mezzi a sua disposizione per combattere questo progetto di legge sui tagli salariali, qualora venisse accettato dal Parlamento.</p><h4><strong>Un attacco frontale ai redditi bassi e alla volontà del popolo</strong></h4><p>Gli elettori di Ginevra e Neuchâtel hanno introdotto il salario minimo con una votazione popolare. L’impatto è stato notevole: da allora migliaia di lavoratori, in particolare donne, percepiscono salari più alti, senza alcun aumento della disoccupazione. Anche a Zurigo, Winterthur e Lucerna sono stati adottati salari minimi. E gli studi scientifici dimostrano chiaramente che i salari minimi proteggono dalla povertà, aumentano il potere d’acquisto e non mettono a rischio i posti di lavoro.</p><p>Ma queste conquiste sono ora minacciate. In futuro, i contratti collettivi di lavoro (CCL) che prevedono salari inferiori ai salari minimi cantonali potranno beneficiare di una deroga. “Per la prima volta nella storia della Svizzera, il Parlamento, su richiesta delle organizzazioni dei datori di lavoro, intende ridurre i redditi di migliaia di lavoratori e lavoratrici svizzeri attraverso una legge federale, minando così la protezione dei salari”, spiega Daniel Lampart, economista capo dell’USS.</p><p>Questo significherebbe meno soldi alla fine del mese, nonostante il sì del popolo, in particolare per i dipendenti del settore alberghiero e della ristorazione, del commercio al dettaglio e dei saloni di parrucchiere. Vania Alleva, vicepresidente dell’USS e presidente di Unia, spiega: “A Ginevra, un parrucchiere qualificato con tre o più anni di esperienza professionale perderebbe fino a 250 franchi al mese. Un addetto alle pulizie semi-qualificato perderebbe anche più di 350 franchi. E nel settore alberghiero e della ristorazione, una dipendente con un attestato federale di competenza vedrebbe il suo stipendio ridotto di oltre 200 franchi. È scandaloso!”.</p><h4><strong>Attacco alla democrazia diretta e alla tutela dei salari</strong></h4><p>L’USS condanna questo attacco alla democrazia diretta: le decisioni popolari vengono aggirate a posteriori, creando un pericoloso precedente. Pierre-Yves Maillard, presidente dell’USS, ha dichiarato: “Federalismo significa lasciare le decisioni al livello più vicino ai cittadini. Questa legge violerebbe e calpesterebbe la nostra Costituzione e i suoi principi fondamentali. E a quale scopo? Per ridurre i salari dei parrucchieri o dei ristoratori”.</p><p>La proposta è altrettanto controversa in termini di politica europea: i salari minimi cantonali sono uno strumento importante per prevenire il dumping salariale nel quadro della libera circolazione delle persone con l’UE. Se questo strumento venisse eliminato, la Svizzera perderebbe un’efficace misura di protezione.</p><h4><strong>Conseguenze devastanti per le persone colpite</strong></h4><p>Nel 2014 gli oppositori di un salario minimo nazionale sostenevano che a Zurigo non si poteva pagare lo stesso salario minimo che in Ticino. Proprio per questo motivo i cantoni hanno creato soluzioni proprie, adattate al costo della vita locale. Questi salari minimi cantonali funzionano senza problemi. Abolirli sarebbe un attacco frontale a modelli federalisti collaudati. Per Matteo Antonini, presidente di syndicom, una cosa è chiara: “Questa modifica della legge priverebbe gli elettori dei Cantoni della possibilità di decidere su salari minimi che corrispondono alle condizioni locali. Questo precedente deve essere impedito”.</p><p>Se il Parlamento dovesse approvare la legge, migliaia di lavoratori con salario minimo perderebbero il reddito di cui hanno bisogno per mantenersi. Molti dovranno fare affidamento su prestazioni integrative o sull’assistenza sociale: la comunità pagherà il conto, mentre i datori di lavoro verseranno salari più bassi e otterranno maggiori profitti.</p><p>L’USS si opporrà con tutte le sue forze a questo progetto antisociale e antidemocratico. Chi lavora deve poter vivere con il proprio salario.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/mozione-Ettlin.png" length="1555701" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10845</guid><pubDate>Mon, 26 May 2025 13:18:00 +0200</pubDate><title>No alla liberalizzazione del mercato elettrico</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-alla-liberalizzazione-del-mercato-elettrico</link><description>L’USS è favorevole a un accordo con l’Unione europea, a condizione che siano garantiti i livelli salariali ed i servizi pubblici.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un grave problema esiste oggi per quanto riguarda l’elettricità: il servizio pubblico è minacciato dall’accordo tra Svizzera ed Unione europea.</strong></p><p>L’USS respinge pertanto questo specifico accordo in ambito elettrico, in quanto rappresenta una minaccia per la stabilità dei prezzi, la sicurezza dell’approvvigionamento e la riconversione ecologica.</p><p>Oggi le economie domestiche e le piccole e medie imprese svizzere beneficiano di una fornitura sicura di elettricità a prezzi equi e stabili nell’ambito dell’approvvigionamento di base. Certo subiscono anch’esse le fluttuazioni dei prezzi dell’elettricità: ma oggi si cerca di fare in modo che la grande quantità di elettricità prodotta in Svizzera venga fornita a tariffe allineate al prezzo di produzione e non venga ai prezzi di mercato, che possono essere molto più alti.</p><p>I fornitori integrati di energia e le aziende elettriche di distribuzione sono responsabili di questo. Inoltre per poter pianificare e ottimizzare le loro attività, devono essere in grado di riunire distribuzione e produzione, domanda e fornitura.</p><p>La liberalizzazione del mercato elettrico sconvolge l’approvvigionamento di base integrato: i prezzi di mercato sostituirebbero i prezzi regolamentati basati sui costi dei fornitori pubblici senza scopo di lucro. I requisiti relativi alla quota di energie rinnovabili in Svizzera dovrebbero essere aboliti. Anche le conseguenze sul settore idroelettrico svizzero non sono chiare.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Liberalizzazione-elettricita.PNG" length="1734781" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10844</guid><pubDate>Wed, 21 May 2025 13:13:00 +0200</pubDate><title>L’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa contro lo smantellamento dei servizi pubblici!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lunione-sindacale-svizzera-ticino-e-moesa-contro-lo-smantellamento-dei-servizi-pubblici</link><description>La risoluzione dell&#039;Assemblea dei delegati USS-TI del 20 maggio 2025 a sostegno del servizio pubblico.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’assemblea dell’USS Ticino e Moesa – riunitasi il 20 maggio 2025 alla Casa del Popolo di Bellinzona – si batte in maniera convinta e compatta contro le politiche che la maggioranza borghese del Paese sta portando avanti per indebolire ambiti fondamentali per le cittadine e i cittadini, quali il settore delle cure, del socioeducativo, dei trasporti pubblici e dell’informazione, mettendo sotto forte attacco il settore pubblico nel suo insieme.</strong></p><p>Le delegate e i delegati USS Ticino e Moesa affermano perciò con forza:</p><h4><strong>SÌ all’iniziativa per cure sociosanitarie e prestazioni socioeducative di qualità in votazione il prossimo 15 giugno</strong></h4><p>che porterà a un miglior finanziamento e migliori condizioni di lavoro per il personale, a più diritti per i pazienti e a maggiore trasparenza nel settore delle cure e socioeducativo.</p><h4><strong>NO all’iniziativa anti-SSR “200 franchi bastano” in votazione nel 2026</strong></h4><p>che, se dovesse essere accettata, spazzerebbe via la produzione radiotelevisiva nella Svizzera italiana, mantenendo al massimo un ufficio regionale. Tutto ciò che garantisce un servizio pubblico capillare verrebbe trasferito Oltralpe. Sono messi in pericolo migliaia di posti di lavoro nella Svizzera italiana.</p><h4><strong>NO all’ennesima riorganizzazione di FFS Cargo</strong></h4><p>che intende tagliare entro il 2030 almeno un quinto del personale: di tutti i settori, sia in quello operativo (macchinisti, manovratori, verificatori, personale attivo nella manutenzione di locomotive e carri merci) sia in quello amministrativo, in tutte le regioni della Svizzera. Questo equivale ad almeno 440 posti di lavoro. Rimane sottinteso che una drastica riduzione di personale porta con sé un peggioramento dell’offerta ai clienti: è infatti prevista la chiusura di ulteriori punti di carico. FFS Cargo sta insomma calando l’ennesimo colpo di mannaia che andrà a colpire il personale, i clienti e il servizio pubblico.</p><h4><strong>SÌ all’iniziativa “Esplosione premi di cassa malati: ora basta! (Iniziativa per il 10%)”</strong></h4><p>per la quale voteremo in Ticino il prossimo autunno, che chiede che nessuno debba pagare più del 10% del proprio reddito disponibile per i premi cassa malati, compiendo un passo importante verso una maggiore equità del sistema sanitario svizzero.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/4/2/csm_Assemblea-delegati-USS_2_25f0548842.jpg" length="273367" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10843</guid><pubDate>Mon, 19 May 2025 13:07:00 +0200</pubDate><title>Sì all’iniziativa per cure e prestazioni di qualità!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/si-alliniziativa-per-cure-e-prestazioni-di-qualita</link><description>L’iniziativa popolare “Per cure sociosanitarie e prestazioni socioeducative di qualità” è stata promossa dal Sindacato VPOD nel 2022.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il lancio è avvenuto dopo la pandemia, durante la quale il personale è stato lungamente applaudito per i suoi sforzi. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: migliorare le condizioni di lavoro di chi opera nel settore e garantire servizi di qualità a pazienti e utenti. Ricordiamo che il settore sociosanitario e socioeducativo è un pilastro indispensabile per garantire il benessere e la dignità di tutti.</strong></p><h4><strong>Per il personale</strong></h4><p>Oggi il personale sociosanitario e socioeducativo affronta carichi di lavoro sempre più pesanti, turni massacranti e crescenti difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro. Questo porta molte persone ad abbandonare la professione, generando una carenza cronica che rischia di compromettere la qualità delle cure. Il circolo vizioso deve essere spezzato. L’iniziativa prevede una legge quadro che stabilisce principi chiari e condivisi per tutto il settore, sia privato, sia pubblico: le condizioni lavorative minime indicate dalla legge renderanno più attrattive e gestibili le professioni sociosanitarie e socioeducative. Lo stress, il burnout ed il precoce abbandono della professione saranno ridotti in maniera netta.</p><h4><strong>Per i pazienti</strong></h4><p>L’altro elemento cruciale dell’iniziativa è la tutela dei diritti di pazienti e utenti, come pure il sostegno alle loro associazioni. L’iniziativa prevede la definizione dei diritti dei pazienti/utenti e l’introduzione di valutazioni indipendenti della qualità delle prestazioni e della soddisfazione percepita. Inoltre la creazione di organi di mediazione indipendenti e gratuiti potrà risolvere i conflitti tra strutture e utenza/famigliari in modo rapido ed efficace. L’iniziativa non solamente protegge i diritti delle persone più fragili, favorendo il dialogo tra tutti, ma promuove anche un miglioramento continuo delle prestazioni offerte dal settore, rendendo il sistema più trasparente e responsabile.</p><h4><strong>Per la coesione sociale</strong></h4><p>L’iniziativa popolare riguarda l’intera collettività: un settore sociosanitario e socioeducativo solido e ben funzionante è essenziale per garantire la coesione sociale e per rispondere alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede servizi sempre più complessi. L’iniziativa punta ad avviare una graduale riforma del settore: l’applicazione della legge spetterà infatti al Governo ticinese e potrà avvenire progressivamente, senza scossoni, sviluppando un dialogo tra tutti.</p><h4><strong>Mobilitiamoci!</strong></h4><p>Invitiamo quindi a votare e a far votare Sì all’iniziativa popolare ticinese <i>“Per cure sociosanitarie e prestazioni socioeducative di qualità” </i>il prossimo <strong>15 giugno 2025</strong>.</p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/iniziativa_cure_sociosanitarie_e_socioeducative.800x450.jpg" length="106484" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10841</guid><pubDate>Mon, 05 May 2025 11:31:00 +0200</pubDate><title>2’500 persone in piazza per salari giusti e servizi pubblici di qualità</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/2500-persone-in-piazza-per-salari-giusti-e-servizi-pubblici-di-qualita</link><description>Comunicato stampa USS Ticino e Moesa dopo il corteo del 1° maggio 2025.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>2’500 persone hanno manifestato nelle strade di Bellinzona, richiedendo salari giusti e servizi pubblici di qualità.</strong></p><p>Ad aprire la testa del corteo, lo striscione dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa, con lo slogan della giornata: “<strong>Salari giusti e servizi pubblici: nessuna frontiera per i diritti!</strong>”. Il corteo è stato molto partecipato ed è partito alle ore 14.30 dalla Stazione di Bellinzona, snodandosi per le vie della città.</p><p><strong>Dal palco in Piazza Governo, nei loro interventi ufficiali, lavoratrici e lavoratori hanno richiesto a gran voce maggiori diritti e migliori condizioni di lavoro.</strong></p><p><strong>Michela Pedersini</strong>, assistente di studio medico e presidenta VPOD Ticino: “Il 15 giugno, in Ticino si vota per una legge quadro che migliora le condizioni di lavoro nel settore sociosanitario e socioeducativo. Se ne parla dai tempi della pandemia: allora si applaudivano infermiere, OSS, educatori… ma da allora, poco è cambiato. Questa legge non solo riconosce il valore del lavoro di cura e educativo, ma è anche fondamentale per migliorare la qualità dei servizi offerti a tutta la popolazione. Perché non ci possono essere cure di qualità senza condizioni di lavoro dignitose. Fate sentire la vostra voce. Votate e fate votare SÌ.”</p><p><strong>Sabrina Sozzi</strong>, lavoratrice del commercio al dettaglio e militante UNIA: “La Democrazia non è uno sport per spettatori, ricordatevi di questa piazza quando sarete al lavoro, ricordatevi di tutte le persone intorno a voi oggi, quando penserete di essere soli a combattere contro questo mondo del lavoro, ricordatevi che insieme siamo più forti e che insieme i muri non solo si scavalcano, si abbattono”.</p><p><strong>Sabrina Ehrismann</strong>, archivista e presidenta SSM Svizzera italiana: “L’iniziativa per distruggere la RSI, ingannevolmente chiamata “200 franchi bastano”, rappresenta un attacco diretto al servizio pubblico radiotelevisivo. Per la Svizzera italiana, le conseguenze sarebbero drammatiche. Se l’iniziativa dovesse passare, la RSI come la conosciamo oggi non esisterà più. Un intero ecosistema locale verrebbe impoverito. Difendere la SSR e la RSI, difendere il servizio pubblico, significa difendere la nostra capacità di raccontarci, di capirci, di informarci. Significa difendere la coesione del nostro Paese. Diciamo NO all’iniziativa Anti-RSI “200 franchi bastano”.</p><p><strong>Matteo Antonini</strong>, presidente nazionale syndicom: “I media indipendenti svolgono un ruolo fondamentale nel garantire una copertura imparziale e veritiera delle notizie, sfidando i poteri forti e dando voce a realtà spesso ignorate dai grandi conglomerati mediatici. La protezione e il sostegno ai media indipendenti e quelli del servizio pubblico sono quindi essenziali per garantire che le informazioni diffuse siano accurate e verificate, contribuendo a contrastare la disinformazione e a promuovere una società informata e critica”.</p><p><strong>Ma anche durante il corteo, non sono certamente mancati gli interventi per una maggior giustizia sociale.</strong></p><p><strong>Thomas Giedemann</strong>, segretario sindacale SEV: “Le riorganizzazioni in seno a FFS Cargo sono solo frutto di una politica aziendale miope. Il taglio di posti di lavoro è un imperdonabile ed irrecuperabile errore strategico che mette a rischio la futura esistenza dell’azienda. Pertanto, ci opponiamo all’ennesimo doloroso taglio di posti di lavoro, che sia il personale a pagare per gli errori manageriali delle passate e della presente dirigenza, e all’ennesimo taglio nel servizio ai clienti e nel servizio pubblico”.</p><p><strong>Flavia Koral</strong>, operatrice OSC e affiliata al sindacato VPOD: “Il servizio pubblico, pilastro di una società equa e solidale, è sotto attacco. Dai servizi sociosanitari e socioeducativi, dall’istruzione di qualità, del corpo di polizia e per tutte quelle persone, che come me, fanno parte di quella categoria additata come previlegiati, quando in realtà siamo, lavoratori che fanno il proprio lavoro”.</p><p><strong>Ismael Camozzi</strong>, studente e coordinatore del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti: “Oggi siamo in piazza per avanzare due richieste chiare: basta precarietà economica per gli studenti e stop al precariato formativo per apprendiste e apprendisti”.</p><p><strong>Valentina Karakoc</strong>, educatrice e militante VPOD: “Ogni volta che si risparmia su di noi, si manda un messaggio chiaro: che il nostro lavoro vale meno. Ma noi non siamo missionari. Siamo professionisti. Formati, preparati, spesso precari, e sempre in prima linea. Non chiediamo medaglie. Chiediamo ciò che ogni lavoratrice e ogni lavoratore dovrebbe poter pretendere: condizioni dignitose, riconoscimento, investimenti seri”.</p><p>A chiudere la lunga giornata di lotta, ci hanno pensato i concerti dal palco. A scaldare il numeroso pubblico sotto il palco, ci ha pensato il giovane rapper ticinese <strong>Jo-Hell</strong>, mentre poi si sono esibiti gli <strong>Assalti Frontali</strong>, gruppo fare dell’hip hop militante italiano.</p><p><strong>Questa del Primo Maggio è stata una giornata di lotta e di partecipazione, ma non un punto d’arrivo: la mobilitazione per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori continua, con la stessa determinazione e unità che hanno animato il corteo.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/8/1/csm_Primo-maggio.2025_efa485ce27.jpg" length="548355" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10840</guid><pubDate>Mon, 28 Apr 2025 11:19:00 +0200</pubDate><title>Maggiore trasparenza per stipendi migliori</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/maggiore-trasparenza-per-stipendi-migliori</link><description>È online il nuovo calcolatore dei salari!</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 25 aprile 2025, l’Unione sindacale svizzera (USS) ha presentato il suo nuovo calcolatore dei salari. Si tratta di una piattaforma online completamente ridisegnata per determinare i salari vigenti in diversi settori e in quindici mercati del lavoro regionali. Include i salari minimi stabiliti nei contratti collettivi di lavoro (CCL), nonché raccomandazioni salariali perfezionate grazie a un metodo avanzato di analisi dei dati.</strong></p><p>Il calcolatore di stipendio (<a href="https://calcolatore-salariale.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://calcolatore-salariale.ch/</strong></a>) consente ai lavoratori di verificare in modo anonimo e gratuito quale sia lo stipendio a cui dovrebbero avere diritto, in base al loro profilo (ad esempio, professione, settore, istruzione, età, luogo di lavoro). Il calcolatore mostra non solo il salario mediano abituale (metà dei lavoratori guadagna di più, metà di meno), ma anche la forchetta salariale per persone con lo stesso profilo, cioè il 1° e il 3° quartile (un quarto dei salari è inferiore al 1° quartile e un quarto dei lavoratori guadagna più del 3° quartile).</p><p>Il calcolatore di salari si basa sui dati rappresentativi dell’ultima Rilevazione svizzera della struttura dei salari (RSS 2022) dell’Ufficio federale di statistica (UST), che comprende 2,3 milioni di salari pagati da 35’000 aziende. Vengono prese in considerazione anche le recenti tendenze salariali, in modo da poter formulare raccomandazioni in linea con la realtà. Inoltre, forniamo informazioni sui contratti collettivi di lavoro, che in molti settori definiscono i salari minimi in base al profilo o all’esperienza. In questo modo, il calcolatore dei salari non si limita a fornire la trasparenza necessaria per le trattative salariali individuali. Mostra anche ciò a cui ognuno ha diritto come risultato della contrattazione collettiva.</p><p>Il calcolatore di stipendi si differenzia da altre offerte commerciali, che spesso si limitano a raccomandazioni generali senza entrare nel dettaglio. Ad esempio, questi siti commerciali dicono solo quanto guadagna in media una commessa, non quanto guadagnerebbe normalmente una commessa di 30 anni con un CFC in un supermercato di San Gallo. I fornitori di servizi privati non sempre utilizzano dati rappresentativi e non indicano i salari concordati. Il risultato è un’informazione imprecisa e incompleta. Inoltre, i fornitori commerciali non possono vantare la stessa indipendenza, poiché molti di loro sono finanziati da offerte di lavoro pubblicizzate dai datori di lavoro.</p><h4><strong>Il nuovo strumento online consente di fare un ulteriore passo avanti nella trasparenza salariale</strong></h4><p>L’USS ha completamente ridisegnato il suo calcolatore salariale:</p><ul><li><strong>Nuova banca dati</strong>: salari tratti dall’attuale Rilevazione svizzera della struttura dei salari (RSS) del 2022 dell’UST, contenente i salari reali di 2,3 milioni di persone impiegate in 35.000 aziende.</li><li><strong>Previsioni perfezionate</strong>: i dati salariali sono estremamente precisi, grazie al metodo di apprendimento automatico (noto come “Quantile Random Forests”).</li><li><strong>Informazioni aggiuntive</strong>: il calcolatore indica ora se esiste una tredicesima e la durata della settimana lavorativa per un lavoro a tempo pieno nel settore scelto.</li><li><strong>Facilità d’uso</strong>: il sito web completamente ridisegnato è più facile da usare, più veloce e più leggibile.</li></ul><h4><strong>Contributo essenziale alla lotta contro la discriminazione remunerativa</strong></h4><p>La trasparenza salariale è una leva essenziale nella lotta contro la discriminazione salariale. In Svizzera, le donne guadagnano ancora il 16% in meno degli uomini e buona parte di questo divario non ha una spiegazione oggettiva. Il calcolatore dei salari permette di fare confronti con i salari normali e aiuta in particolare le donne a scoprire se sono sottopagate.</p><h4><strong>La conoscenza è un vantaggio per i dipendenti</strong></h4><p>Mentre i datori di lavoro sono generalmente ben informati sui salari, molti lavoratori sono scarsamente informati sui normali salari di mercato. I datori di lavoro spesso ne approfittano per pagarli il meno possibile. Il calcolatore di salari fornisce ora ai lavoratori le conoscenze che mancano: per una retribuzione equa e una negoziazione consapevole.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/lohnrechner_it_1_.jpg" length="63187" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10839</guid><pubDate>Fri, 11 Apr 2025 11:16:00 +0200</pubDate><title>Il 2025 caldo delle lotte sindacali!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-2025-caldo-delle-lotte-sindacali</link><description>Si è tenuto mercoledì 9 aprile il Comitato cantonale dell’Unione sindacale svizzera (USS) Ticino e Moesa, alla presenza di delegati e delegate.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Durante l’incontro sono stati affrontati numerosi temi di stretta attualità sindacale, in vista di un anno che si preannuncia particolarmente intenso sul piano delle rivendicazioni sociali e lavorative.</strong></p><p>Tra i momenti salienti, la presentazione ufficiale della nuova segretaria sindacale di USS Ticino e Moesa, <strong>Nicole Rossi</strong>, in carica da febbraio 2025. Attiva da anni nei movimenti e nelle lotte sindacali, Nicole succede a Samuele Cavalli, assumendo un ruolo centrale nel coordinamento dell’attività sindacale regionale.</p><p><strong>Chiara Landi</strong>, responsabile del settore terziario di UNIA Regione Ticino e Moesa, ha aggiornato i presenti sul dibattito in corso attorno ai <strong>Bilaterali III</strong>, ribadendo l’importanza del ruolo attivo delle sezioni cantonali nel monitorare e sollecitare le federazioni nazionali e USS affinché gli accordi tutelino efficacemente i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, in particolare nelle regioni di confine come il Ticino.</p><p>È poi intervenuto <strong>Raoul Ghisletta</strong>, segretario cantonale di VPOD Ticino, presentando l’<strong>Iniziativa popolare cantonale “Per cure sociosanitarie e prestazioni socioeducative di qualità”</strong>, che sarà sottoposta al voto popolare il prossimo 15 giugno 2025. L’iniziativa mira a garantire condizioni di lavoro regolamentate e di qualità in settori fondamentali per il benessere collettivo.</p><p>Ampio spazio è stato dedicato anche alla presentazione delle principali <strong>battaglie sindacali del 2025</strong>, tra cui: il rinnovo del <strong>contratto collettivo dell’edilizia</strong>; il contrasto al <strong>precariato dei docenti neo-abilitati</strong> al DFA; la <strong>campagna contro la violenza</strong> ai danni del personale dei trasporti pubblici; il movimento contro l’<strong>Iniziativa popolare anti SSR “200 franchi bastano” </strong>che mina le basi dell’esistenza della RSI in Ticino, e la mobilitazione contro la <strong>chiusura degli uffici postali</strong>, presidio importante del servizio pubblico.</p><p>Il Comitato cantonale si è concluso con un chiaro messaggio di determinazione e solidarietà: i<strong>l 2025 sarà un anno cruciale per la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori</strong>. L’USS Ticino e Moesa continuerà ad agire con fermezza per un mondo del lavoro più giusto e inclusivo.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/a/6/csm_MG_6625-scaled_a9b0786d86.jpeg" length="326689" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10838</guid><pubDate>Mon, 07 Apr 2025 11:12:00 +0200</pubDate><title>Salari giusti e servizi pubblici: nessuna frontiera per i diritti! Il 1° maggio scendete in piazza con noi!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/salari-giusti-e-servizi-pubblici-nessuna-frontiera-per-i-diritti-il-1-maggio-scendete-in-piazza-con-noi</link><description>Anche quest’anno, l’appuntamento per il corteo del Primo Maggio è a Bellinzona. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Il ritrovo sarà alle ore 14.00 nel piazzale antistante la stazione, mentre il corteo partirà alle ore 14:30 per sfilare per le vie della città, a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Alle 15.30, con l’arrivo in Piazza Governo, si terranno gli interventi dal palco.</p><p>Alle ore 16:00, invece, la parte musicale della festa del Primo Maggio. A rompere il ghiaccio ci penserà Jo-Hell , il quale con il suo rap teatro scalderà il numeroso pubblico sotto palco. A seguire, grande concerto degli <a href="https://www.assaltifrontali.it/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Assalti Frontali</strong></a>, hip hop old school da Roma, considerati tra i gruppi rappresentanti e pionieri del rap politicizzato in Italia. Assieme a loro, <strong>Ellie Cottino</strong>, giovane rapper di Torino, realtà del rap femminile italiano, <strong>Er Tempesta</strong>, conosciuto da Militant A nei laboratori rap e ormai parte della band dal vivo, e <strong>Piaga</strong>, esponente della nuovissima onda.</p><p>Le amiche e gli amici di <a href="https://www.radiogwen.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Radio Gwen</strong></a>, media partner di USS per il Primo Maggio, animeranno i discorsi e la parte musicale dal palco, e faranno una diretta dalla piazza.</p><p><strong>In piazza, numerose bancarelle e una fornitissima buvette animeranno la giornata.</strong></p><p>Scendere in piazza quest’anno a difesa di salari e servizi pubblici è piu fondamentale che mai: vi aspettiamo quindi numerose e numerosi a Bellinzona il Primo Maggio.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/USS-1-maaggio-2025-post-CP.png" length="1662915" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10837</guid><pubDate>Wed, 02 Apr 2025 11:04:00 +0200</pubDate><title>No a una legge che riduce i salari</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-a-una-legge-che-riduce-i-salari</link><description>La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale attacca i salari minimi.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per molte lavoratrici e molti lavoratori è difficile arrivare a fine mese, pur lavorando a tempo pieno. Per questo motivo, in alcuni cantoni, la popolazione ha votato per l’introduzione di salari minimi legali. Un salario, infatti, dovrebbe essere sufficiente per vivere. La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale vuole invece imporre una revisione legislativa che attacchi frontalmente questi salari minimi cantonali. Ciò porterebbe direttamente a una riduzione degli stipendi per migliaia di lavoratori e lavoratrici. Inoltre, in molti cantoni, le prossime votazioni su iniziative che chiedono un salario minimo sarebbero compromesse preventivamente. Il Consiglio nazionale deve fermare questa offensiva contro i lavoratori e le lavoratrici.</strong></p><h4><strong>Rischio di riduzione dei salari nei settori a bassa retribuzione</strong></h4><p>Se il Parlamento seguirà l’esempio della Commissione, migliaia di persone in diversi settori a basso salario, come quelli della ristorazione e dei parrucchieri, subiranno una significativa perdita di reddito. Il risultato sarebbe un aumento del numero di “<i>working poor</i>” e una maggiore spesa per l’aiuto sociale nei cantoni. Questo perché i salari minimi previsti dai contratti collettivi di lavoro generalmente vincolanti non possono garantire un tenore di vita dignitoso senza ricorrere a prestazioni integrative, soprattutto in cantoni come Ginevra dove il costo della vita è elevato.</p><h4><strong>Attacco al federalismo e alla democrazia diretta</strong></h4><p>Il progetto di legge prevede di porre i Contratti collettivi di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale al di sopra delle leggi cantonali, interferendo così con le competenze cantonali in materia di politica sociale, che comprendono il diritto di fissare i salari minimi. Un CCL di obbligatorietà generale avrebbe quindi la precedenza sugli accordi cantonali, sulle leggi cantonali e persino sulle costituzioni cantonali. Si tratterebbe di un’invasione del sistema federalista e dell’autonomia dei Cantoni. Ciò annullerebbe i referendum svolti in passato nei cantoni, in cui i salari minimi sono stati approvati dalla popolazione come misura di politica sociale. Ma comprometterebbe anche il contenuto dei futuri referendum, dato che molti cantoni sono chiamati a votare sul salario minimo.</p><h4><strong>Il Consiglio nazionale deve correggere il tiro</strong></h4><p>L’emendamento alla legge annullerebbe in modo incostituzionale i salari minimi cantonali adottati in votazione popolare. L’Assemblea plenaria del Consiglio nazionale deve porre fine a questa pericolosa manovra.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/salari-minimi.PNG" length="2486987" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10576</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2025 10:57:00 +0200</pubDate><title>Stop ai tagli ai sussidi di cassa malati</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/stop-ai-tagli-ai-sussidi-di-cassa-malati</link><description>Importante vittoria del Comitato Stop ai tagli!</description><content:encoded><![CDATA[<p class="lead"><strong>Il Comitato Stop ai tagli accoglie con grande soddisfazione il voto del Gran Consiglio, che ha finalmente riconosciuto l’importanza dei sussidi di cassa malati rinunciando al taglio di 10 milioni. Il Comitato auspica che in futuro non sia più necessario ricorrere a manifestazioni o referendum per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie dai costi sanitari crescenti, ma che il Gran Consiglio riconosca sin da subito che tagliare i sussidi in questo momento sia assolutamente incomprensibile.</strong></p><p>Dopo 11’000 firme raccolte per il referendum e mesi di mobilitazione, con 4 voti di scarto il Gran Consiglio ha scelto di rinunciare al taglio di 10 milioni ai sussidi di cassa malati. Il Comitato Stop ai tagli esprime la propria soddisfazione per questa decisione che ritiene giusta e necessaria per evitare di penalizzare ulteriormente le famiglie e il ceto medio del nostro cantone, già alle prese con il continuo aumento dei costi della salute. Questa vittoria dimostra che la società civile, quando si mobilita, può influenzare le scelte politiche e difendere il proprio potere d’acquisto.</p><p>Tuttavia, per il Comitato Stop ai tagli è anche chiaro che il mantenimento dei sussidi non risolve il problema alla radice. Si tratta unicamente un intervento temporaneo: serve quindi un’azione politica più ampia per ridurre i costi della salute e per garantire che il nostro sistema sanitario resti accessibile a tutte le persone. Il Comitato Stop ai tagli chiede quindi al Gran Consiglio e al Consiglio di Stato di avviare al più presto un dibattito serio e concreto su come rendere il sistema sanitario più sostenibile ed equo, senza dover lottare ogni anno contro nuovi tagli ai sussidi.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/non-dimenticatevi-di-noi.jpeg" length="284722" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10577</guid><pubDate>Mon, 31 Mar 2025 10:04:00 +0200</pubDate><title>Sono aperte le iscrizioni per le Colonie dei Sindacati per il 2025!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sono-aperte-le-iscrizioni-per-le-colonie-dei-sindacati-per-il-2025</link><description>Ogni anno, durante tutto il mese di luglio, le Colonie dei sindacati accolgono a Rodi-Fiesso bambine e bambini da 5 fino ai 14 anni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>I campi sono organizzati in due turni di due settimane ciascuno. Nel 2025, i due turni saranno dal <strong>30 giugno al 14 luglio</strong> o dal <strong>16 luglio al 30 luglio 2025</strong>.</p><p>La colonia residenziale permette un distacco dall’ambiente familiare e scolastico, un’esperienza unica per le sue peculiarità e caratteristiche: una vacanza per divertirsi e riposarsi, che consente allo stesso tempo di vivere un’esperienza comunitaria di crescita e di sviluppo sociale e affettivo in un contesto che incoraggia ogni partecipante all’autonomia e alla responsabilità.</p><p>In colonia vengono formati gruppi omogenei per età e genere per la condivisione delle camere, con un monitore o una monitrice di riferimento per tutta la vacanza. Durante la giornata invece si favorisce la creazione di gruppi nuovi e diversificati, in base alle attività svolte, per permettere l’interazione con altri partecipanti e intessere nuove amicizie.</p><p>Il programma di attività per i più piccoli è fatto di giochi all’aperto e a contatto con la natura, gite, sport,… ma anche di attività espressive e artistiche come ateliers creative, teatro, canto e danze. In parallelo con i due turni di colonia montana vengono anche organizzati due turni di campo per adolescenti. In questo contesto, ragazze e ragazzi – affiancati dal personale educativo dedicato – creano il loro programma e gestiscono la loro vacanza in modo collegiale. Le attività svolte dagli adolescenti sono spesso all’esterno della colonia, con gite in tenda o in capanna e spostamenti in diverse zone del Cantone.</p><p>Le famiglie con almeno un membro associato ad una federazione sindacale (UNIA, VPOD, SEV, Syndicom o Garanto) beneficiano di tariffe agevolate.</p><ul><li><strong>Colonia Montana Bambini: chf 400.- (non sindacalizzati chf 500.-)</strong></li><li><strong>Campo Adolescenti: chf 500.- (non sindacalizzati chf 600.-)</strong></li></ul><p>Per maggiori informazioni sulle colonie: <a href="https://coloniedeisindacati.ch/" target="_blank" class="link--icon--external" rel="noreferrer"><strong>coloniedeisindacati.ch/</strong></a></p><p><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSe16BOuZJ1PDElI7-U8FQeM9JvhLXTdymCXk4Cm67UEkY0u7w/viewform" target="_blank" class="button" rel="noreferrer">Qui per registrarsi</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/d/c/csm_2025_adv2-Colonie-Iscrizione_9f80c3a2e8.png" length="718880" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10539</guid><pubDate>Mon, 03 Mar 2025 13:53:00 +0100</pubDate><title>Salari e servizi pubblici devono essere garantiti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/salari-e-servizi-pubblici-devono-essere-garantiti</link><description>Comunicato stampa congiunto di USS e Travail.Suisse</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le delegate e i delegati dell’Unione Sindacale Svizzera (USS) e del Comitato di Travail.Suisse hanno esaminato i risultati del nuovo accordo negoziato con l’UE e hanno adottato una posizione comune in vista dei prossimi negoziati di politica interna. L’accordo raggiunto mette a rischio la protezione dei salari. In particolare, ciò è dovuto alla riduzione del termine di registrazione, all’abolizione de facto del deposito, alla riconsiderazione del divieto di offrire servizi in Svizzera e all’adozione delle norme europee sui costi. L’accordo facilita inoltre l’accesso al mercato svizzero alle imprese dell’Unione Europea.</strong></p><p>Alla luce di queste informazioni, le due organizzazioni sindacali hanno esaminato da vicino, nei rispettivi organi decisionali, i risultati dei nuovi accordi negoziati fra la Svizzera e l’UE.</p><p>La Svizzera è il Paese con i salari più alti d’Europa, ma lo stesso vale per il costo della vita. Per proteggere i salari, la Svizzera ha introdotto 20 anni fa – su pressione dei sindacati – misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Grazie ai Contratti collettivi di lavoro, ai controlli e alle multe, i salari non sono diminuiti nei settori debitamente protetti. Ma l’accordo appena negoziato elimina tutta una serie di meccanismi di protezione. Inoltre, tale accordo facilita l’accesso al mercato svizzero per le imprese dell’Unione europea.</p><h4><strong>Decisione delle delegate e dei delegati dell’USS</strong></h4><p>L’assemblea straordinaria dei delegati dell’USS ha quindi discusso in modo molto critico i risultati ottenuti finora. Nella loro risoluzione, i delegati e le delegate rivendicano certamente una Svizzera aperta e sociale, e riconoscono la reale importanza dell’UE per lo sviluppo dell’Europa e della cooperazione tra gli Stati sotto il segno della pace. A questo proposito, l’USS sostiene l’apertura della Svizzera all’UE, a condizione che vada a vantaggio dei lavoratori e che non li danneggi.</p><p>Però, il deterioramento della protezione dei salari è inaccettabile per i presenti all’Assemblea.</p><p><strong>Pierre-Yves Maillard</strong>,<strong> presidente dell’USS</strong>, nella sua presentazione ha sottolineato come “l’accordo indebolisca la protezione dei salari. Dovremo porvi rimedio e negoziare con fermezza. Il nostro obiettivo è trovare una soluzione che sia utile ai lavoratori, piuttosto che dannosa per loro”.</p><p>Nella votazione, le delegate e i delegati dell’USS hanno chiesto nuove misure per garantire la tutela dei salari e il servizio pubblico. Le loro richieste concrete includono:</p><ul><li>Responsabilità dei committenti e degli appaltatori per le violazioni commesse dai loro subappaltatori;</li><li>Elaborazione più rapida delle notifiche da parte dei Cantoni;</li><li>Rinegoziazione dei regolamenti sui costi;</li><li>Aumento del numero di Contratti collettivi di lavoro vincolanti;</li><li>Una migliore protezione contro il licenziamento per le lavoratrici e i lavoratori impegnati a garantire buone condizioni e sicurezza sul lavoro;</li><li>Un migliore statuto per i lavoratori temporanei;</li><li>Un no alla liberalizzazione del mercato dell’elettricità;</li><li>La garanzia – nel campo del trasporto ferroviario internazionale dei viaggiatori – di una soluzione basata sul diritto svizzero per quel che riguarda le condizioni di lavoro, nonché per il modello di cooperazione, l’assegnazione delle tratte e l’integrazione tariffaria.</li></ul><p>L’elenco completo delle richieste è riportato nella <a href="https://www.uss.ch/fileadmin/redaktion/docs/dv/2025/250131/AD250131F_DL_Resolution_Europe.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>risoluzione dell’USS</strong></a> (in francese).</p><h4><strong>Decisione del Comitato di Travail.Suisse</strong></h4><p>Allo stesso tempo, anche Travail.Suisse, l’organizzazione mantello indipendente delle lavoratrici e dei lavoratori, ha adottato una risoluzione sull’esito dei negoziati con l’UE in occasione di una riunione straordinaria del suo Comitato. L’effetto dell’accordo sarà un massiccio indebolimento della protezione dei salari, dovuto in particolare alla riduzione del periodo di notifica, all’abolizione de facto del deposito e alla messa in discussione del divieto di offrire servizi in Svizzera.</p><p>Affinché Travail.Suisse possa sostenere l’accordo negoziato, è quindi necessario, da un lato, prevedere misure di compensazione e, dall’altro, aggiornare la protezione dei salari. <strong>Adrian Wüthrich</strong>,<strong> presidente di Travail.Suisse</strong>, ha dichiarato chiaramente: “Siamo disposti a impegnarci in discussioni costruttive sulla politica interna e a cercare soluzioni. Ma la protezione dei salari è stata indebolita e senza forti misure di compensazione sul fronte interno, Travail.Suisse non accetterà in nessun caso il risultato negoziato sul fronte della politica estera”.</p><p>Al fine di proteggere i salari e le condizioni di lavoro, il Comitato di Travail.Suisse chiede quanto segue:</p><ul><li>Il principio di “parità di retribuzione per lo stesso lavoro svolto nello stesso luogo” deve essere applicato anche ai costi. Sono necessarie garanzie vincolanti per evitare la mancata applicazione delle normative europee. Sono necessarie garanzie vincolanti nel caso in cui non si applichino i regolamenti europei;</li><li>Occorre mettere in atto strumenti nuovi ed efficaci per garantire l’attuale livello di protezione dei salari;</li><li>Un adeguamento delle quote dei datori di lavoro nei contratti collettivi di lavoro generalmente vincolanti;</li><li>Nei settori in cui non esiste un accordo di contrattazione collettiva, dovrebbe esistere l’obbligo legale di emettere contratti di lavoro standard in caso di abuso e ripetuta riduzione dei salari:</li><li>I datori di lavoro devono impegnarsi chiaramente a favore di un forte partenariato sociale.</li></ul><p>Questo dibattito sull’Europa ha offerto l’opportunità a Esther Lynch, Segretaria generale della Conferenza europea dei sindacati (CES), di esprimere in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=gjRslP63faI" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>messaggio di solidarietà</strong></a> il proprio sostegno all’analisi critica dell’accordo raggiunto tra il Consiglio federale e l’Unione europea. Tramite le sue parole, la CES condivide le preoccupazioni dei sindacati svizzeri per gli effetti nefasti di tale accordo sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori in Svizzera. L’accordo negoziato indebolisce in modo massiccio i meccanismi di protezione esistenti contro la riduzione dei salari. Introduce addirittura nuove regole che consentono la concorrenza sleale a discapito dei lavoratori locali e stranieri impiegati in Svizzera. “La CES è quindi al fianco dei sindacati svizzeri nei loro sforzi per difendere i diritti dei lavoratori e mantenere un servizio pubblico forte”, ha spiegato Esther Lynch.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Maillard-AD.jpg" length="113844" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10835</guid><pubDate>Mon, 03 Mar 2025 10:30:00 +0100</pubDate><title>Misure inutili e unilaterali</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/misure-inutili-e-unilaterali</link><description>I tagli previsti di 3,6 miliardi di franchi messi in consultazione dal Consiglio federale sono enormi e sproporzionati.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Unione sindacale svizzera è molto critica nei confronti di questo programma di austerità. Data la situazione generalmente molto confortevole dei bilanci pubblici in Svizzera, queste misure di risparmio non sono assolutamente necessarie.</strong></p><p>Il 29 gennaio 2025, Il Consiglio federale ha aperto la procedura di consultazione su questo tema, confermando quindi di adottare la stragrande maggioranza delle proposte di risparmio avanzate nel rapporto degli esperti da esso incaricati e, soprattutto, l’incomprensibile principio di “consolidamento” previsto quasi esclusivamente in termini di spesa. Tuttavia, per prima cosa devono essere risolti i problemi strutturali in termini di entrate. Inoltre, come è noto, il freno all’indebitamento non viene applicato secondo la Costituzione: invece di portare all’equilibrio della spesa, produce surplus, a spese della popolazione.</p><p>Risulta altresì evidente che la Confederazione deve assumersi sempre di più i compiti che i Cantoni non svolgono adeguatamente, come ad esempio i sussidi dei premi della cassa malati. La Confederazione dev’essere in grado di dare ai Cantoni i fondi per realizzare questi compiti. Una scelta tanto più sensata se si considera che i Cantoni registrano grandi eccedenze, privando così costantemente la popolazione dei servizi necessari.</p><p>I tagli previsti, pari a circa 3,6 miliardi di franchi, non solo sono sproporzionati, ma danneggeranno in modo permanente la qualità del servizio pubblico svizzero. Inoltre, il personale della Confederazione dovrà sopportare il peso di oltre 300 milioni di franchi di tagli inutili. Questi tagli enormi comprometteranno anche la qualità dei servizi pubblici a lungo termine.</p><p><strong>L’USS commenterà in dettaglio i tagli previsti nel corso del processo di consultazione e continuerà a opporsi a questa inutile e dannosa politica di austerità sia a livello federale che cantonale</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Tagli-confederazione.PNG" length="1895557" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10834</guid><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 10:22:00 +0100</pubDate><title>Consegnato referendum contro i tagli ai sussidi di cassa: raccolte oltre 11’000 firme!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/consegnato-referendum-contro-i-tagli-ai-sussidi-di-cassa-raccolte-oltre-11000-firme</link><description>Il Comitato Stop ai tagli esprime soddisfazione per la raccolta firme del referendum contro il taglio di 10 milioni ai sussidi di cassa malati.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono 11’000 le persone che hanno manifestato la loro opposizione a questa decisione incomprensibile del Gran Consiglio. Ora, dopo il ripensamento pubblico del Centro, l’auspicio è che la maggioranza dei parlamentari decida di annullare questo taglio già durante la prossima sessione del Gran Consiglio di marzo, senza attendere la votazione popolare.</strong></p><p>I 10 milioni di tagli ai sussidi di cassa malati approvati lo scorso dicembre dai partiti del centrodestra in Gran Consiglio rappresentano l’ennesima stangata per le famiglie che vivono in Ticino. Mentre i premi di cassa malati continuano ad esplodere, si decide ditagliare sui sussidi: una decisione incomprensibile, come testimoniano le 11’000 firme vidimate consegnate oggi. Il Comitato Stop ai tagli è quindi pronto ad andare al voto e fiducioso per l’esito.</p><p>Aspettare la votazione significa però attendere diversi mesi, lasciando nell’incertezza numerose famiglie le cui richieste di sussidio sono sospese e che devono nel frattempo anticipare integralmente i premi di cassa malati. Il Comitato Stop ai tagli ha quindi ribadito il suo auspicio che la maggioranza del Gran Consiglio faccia un passo indietro, come è stato il caso del Centro, e decida già nella propria sessione di marzo di ripristinare i sussididi cassa malati. Si tratterebbe di un gesto di responsabilità politica nei confronti delle famiglie ticinesi in difficoltà.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Consegna-firme-referedum-cassa-malati.jpg" length="198095" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10833</guid><pubDate>Mon, 03 Feb 2025 10:18:00 +0100</pubDate><title>Bilaterali III, quello che vogliamo e quello che non vogliamo</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/bilaterali-iii-quello-che-vogliamo-e-quello-che-non-vogliamo</link><description>L&#039;Assemblea dei delegati USS formula una serie di rivendicazioni per la protezione dei salari e la salvaguardia del servizio pubblico.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Bilaterali-III-quello-che-vogliamo-e-quello-che-non-vogliamo-21e49d00?fbclid=IwY2xjawINcThleHRuA2FlbQIxMQABHd90cDPK266oR4nF62ClZ4WOtH-Er1aKO3Nu9iM95iCwVr30xASCYlCWxA_aem_xRG3cz1Lp2mNwd0iG9mmWg" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>La Svizzera deve dotarsi di nuove misure per proteggere i propri livelli salariali e garantire il servizio pubblico per scongiurare il “grave e inaccettabile deterioramento” che in questi ambiti provocherebbe l’adozione dei nuovi accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea, i cui negoziati si sono conclusi in dicembre. Questa, in estrema sintesi è la posizione dell’Unione sindacale svizzera (USS), esposta in una risoluzione adottata oggi dai delegati delle diverse federazioni riuniti a Berna in un’assemblea straordinaria.</strong></p><p>Un’assemblea che non era chiamata ad esprimere un giudizio definitivo sui cosiddetti Bilaterali III (il cui testo non è peraltro ancora stato pubblicato) ma ad analizzare, sulla base delle informazioni disponibili, gli effetti delle previste misure di liberalizzazione del mercato del lavoro, di quello dell’elettricità e dei trasporti e ad elaborare una serie di rivendicazioni da indirizzare alla politica e al padronato. <i>«Siamo qui per dire cosa vogliamo e cosa non vogliamo»</i>, ha sintetizzato il presidente dell’USS <strong>Pierre-Yves Maillard</strong> rinviando alla fine dell’iter parlamentare <i>«una decisione definitiva» </i>da parte del’USS e delle venti organizzazioni sindacali che riunisce.</p><p>L’intesa negoziata dal Consiglio federale presenta dei <i>«passi in avanti rispetto all’Accordo quadro»</i> naufragato nel 2019, ma <i>«restano elementi di arretramento in materia di protezione dei salari»</i>, ha sottolineato Maillard. Essa -si legge nella risoluzione- “rimette in questione parti importanti” della legislazione in vigore. Una questione centrale per un paese con i livelli retributivi più alti d’Europa e su cui si intravvedono “peggioramenti sostanziali” nella nuova intesa con l’UE. Innanzitutto decadrebbe quasi interamente la cauzione a carico delle imprese, che in caso di dumping salariale può essere trattenuta come multa (difficile da andare a riscuotere in un altro paese): <i>«Se scompare la cauzione o viene mantenuta solo nei casi di recidiva, viene meno anche l’effetto preventivo della norma»</i>, ha affermato la presidente di Unia e vicepresidente dell’USS <strong>Vania Alleva</strong>; “seriamente in pericolo” è anche la norma che consente di emanare il divieto di offrire servizi in Svizzera, che attualmente tiene alla larga 500-1000 imprese semi-criminali o non cooperative”; particolarmente “problematica” è poi la regolamentazione europea in materia di spese, perché le imprese estere attive in Svizzera sarebbero tenute a rimborsare ai lavoratori le spese per il vitto &nbsp;e l’alloggio secondo gli standard del paese d’origine e dunque senza tener conto dei costi in Svizzera: “Non solo i lavoratori ci perderebbero molto (fino a 2000 franchi al mese), ma anche le loro condizioni abitative e la sicurezza sul lavoro ne risentirebbero. Se i lavoratori non hanno abbastanza soldi, dovranno dormire e mangiare nei furgoni o nei cantieri”, si sottolinea nella risoluzione; e infine c’è la questione della riduzione da 8 a 4 giorni del termine di notifica dei lavoratori distaccati che svolgono attività lucrativa in Svizzera di breve durata, che “renderebbe i controlli ancora più difficili”.</p><p>Tutto questo, si legge nella risoluzione, “non solo indebolirebbe la protezione dei salari, ma renderebbe anche molto più facile l’accesso al mercato svizzero per le aziende, in particolare per gli imbroglioni e i truffatori”. Cresce dunque il bisogno di agire sul fronte della protezione dei salari, “per rafforzarla e non per indebolirla”. Di qui la rivendicazione di tutta una serie di misure di politica interna per correggere il “grave deterioramento” connesso ai Bilaterali III: si tratta in particolare di fare in modo che in futuro vengano assegnati mandati soltanto alle aziende che pagano salari corretti, introducendo il principio della “responsabilità del cliente”, al quale va dato accesso ai dati sui controlli salariali effettuati; servono poi “strumenti più vincolanti per garantire che le aziende dubbie paghino i salari giusti” accollando per esempio agli appaltatori le multe inflitte alle sue aziende subappaltanti in caso di mancata verifica preventiva; si propone poi di facilitare l’accesso delle commissioni paritetiche alle notifiche dei lavoratori distaccati così che possano “pianificare ed effettuare i controlli necessari in tempo utile”; per quanto riguarda il regime di rimborso delle spese, l’USS chiede al Consiglio federale di rinegoziare questo punto degli accordi con l’UE o di inserire nel diritto svizzero in principio che ai lavoratori vanno rimborsate le spese secondo i prezzi applicati in Svizzera; vanno poi allentate le condizioni per dichiarare un contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale, così come va rafforzata la protezione dal licenziamento, soprattutto nel settore del lavoro temporaneo.&nbsp;</p><p><i>«Purtroppo finora le associazioni padronali si rifiutano di discutere di misure compensatorie. Questo blocco mette a rischio gli accordi»,</i> ha osservato Vania Alleva, sottolineando la <i>«posizione cristallina» </i>dell’Unione sindacale<i> «in favore della libera circolazione e della protezione dei salari e contro la discriminazione»</i>.</p><h4><strong>SERVIZIO PUBBLICO A RISCHIO</strong></h4><p>Ma il nuovo accordo negoziato con Bruxelles prevede anche la liberalizzazione totale del mercato dell’elettricità, che andrebbe a “indebolire seriamente il servizio pubblico: al posto dell’attuale sistema dell’approvvigionamento di base garantito, alle economie domestiche e alle piccole imprese resterebbe un disfunzionale modello di “libera scelta”, scrive l’USS, richiamando il rischio della stabilità dei prezzi sul lungo termine. Di qui l’opposizione del fronte sindacale al progetto e il sostegno alla proposta del Consiglio federale di trattare separatamente il dossier.</p><p>Per quanto riguarda infine l’eventuale apertura del trasporto ferroviario internazionale di passeggeri, l’USS chiede che la Svizzera possa attuare le garanzie negoziate in piena autonomia. “Il modello di cooperazione deve rimanere possibile, l’integrazione tariffaria deve essere debitamente garantita e l’assegnazione delle linee ferroviarie deve rimanere in mani svizzere. Infine, le condizioni salariali e lavorative svizzere devono essere garantite in ogni momento”, si legge nella risoluzione adottata dai delegati, con alcuni adattamenti decisi durante l’assemblea odierna. &nbsp;</p><h4><strong>MAILLARD: LA BASE NON CI CHIEDE DI ESSERE PIÙ MORBIDI</strong></h4><p>Un’assemblea segnata da numerosi interventi. Per esempio per puntualizzare alcune affermazioni contenute nel documento, come ha fatto il vicepresidente dell’USS Ticino e Moesa <strong>Giangiorgio Gargantini </strong>per relativizzare la dichiarata efficacia delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone attualmente in vigore: <i>«Non sono state ugualmente efficaci in tutte le regioni di paese», </i>ha affermato snocciolando alcuni dati significativi sulla situazione economica in Ticino, dove <i>«i salari sono inferiori del 20% rispetto al resto della Svizzera e dove vi lavorano 80.000 frontalieri (su 240.000 lavoratori totali) che percepiscono salari inferiori del 20% rispetto ai residenti».</i> Un quadro che si completa con i dati del recente studio Eurostat, <i>«secondo cui il 35% vive in stato o è a rischio di povertà, come regioni del Sud Italia e del sud della Spagna»</i>, ha osservato Gargantini.</p><p>Dai delegati sono giunte anche numerose proposte (che in parte sono state integrate nella risoluzione) che andavano nella direzione di rivendicare misure più incisive a garanzia della protezione dei salari e del servizio pubblico. <i>«La base non ci chiede di essere più morbidi»</i>, ha concluso il presidente Pierre-Yves Maillard. Un messaggio chiaro rivolto soprattutto all’esterno in vista del confronto dei prossimi mesi e dei prossimi anni.&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Assemblea_straordinaria_Berna-2025_1_.jpeg" length="195405" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10832</guid><pubDate>Mon, 30 Dec 2024 10:11:00 +0100</pubDate><title>Firmiamo il referendum contro i tagli ai sussidi di cassa malati</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/firmiamo-il-referendum-contro-i-tagli-ai-sussidi-di-cassa-malati</link><description>Con la decisione presa dal Gran Consiglio a circa 30’000 persone verrebbe ridotto il sussidio e a 2’500 tagliato completamente.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Negli ultimi 3 anni i premi di cassa malati sono aumentati del 30%, ma nonostante ciò, il Cantone ha deciso di risparmiare sulle spalle delle famiglie e tagliare i sussidi. Si tratta di 10.5 milioni di franchi che verranno a mancare a chi ha bisogno di un sostegno per pagare il premio.</strong></p><p>A fare le spese di questo taglio saranno le famiglie, in particolar modo quelle del ceto medio. E non parliamo di poche persone, ma di decine di migliaia che si vedranno il sussidio diminuito. E questo mentre tutto aumenta: affitti, spese generali, costi per i figli.</p><p>Per le 2’500 persone che perderanno il sussidio, oltre al danno c’è la beffa… perché non avranno solo un premio molto più caro, ma perderanno anche altri diritti collegati al sistema RIPAM, come ad esempio la riduzione dei premi per l’asilo nido! Un vero e proprio salasso per moltissime famiglie.</p><p>Una famiglia del ceto medio, composta da un falegname e una cassiera con due figli, perde più di 2000 franchi all’anno di sussidio. E oltre a questo taglio, l’aumento del 10% del premio per questa famiglia significa altri 1’700 franchi di spese aggiunte. Un salasso da 3’700 franchi, diciamo NO.</p><p>Qui potete scaricare il <a href="https://ps-ticino.ch/wp-content/uploads/2024/12/Formulario-senza-loghi-referendum-cassa-malati-12.24.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>formulario</strong></a>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2024-12-30-alle-11.21.15.png" length="2441550" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10831</guid><pubDate>Thu, 19 Dec 2024 10:06:00 +0100</pubDate><title>Il disastro neoliberista che nessuno vuol vedere</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-disastro-neoliberista-che-nessuno-vuol-vedere</link><description>Il Ticino è tra le regioni europee con il più alto rischio di povertà.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Il-disastro-neoliberista-che-nessuno-vuol-vedere-3d627b00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Oltre alle storture ormai evidenti del modello neoliberista, il nostro cantone paga anche difetti strutturali e vede formarsi nuove categorie di poveri. Intervista all’economista Christian Marazzi.</p><p>Cosa accomuna il Ticino alle colonie francesi d’oltremare, come La Réunion e il caraibico arcipelago della Guadalupa? Non certo la sabbia bianca o la barriera corallina, ma piuttosto il rischio di povertà relativa e di esclusione sociale. L’Ufficio di Statistica dell’Unione Europea, ogni anno, pubblica i dati in tal senso suddivisi per singole regioni – includendovi, quindi, anche le amministrazioni coloniali ben distanti dal Continente –, dai quali risulta che&nbsp;<strong>l’entità Ticino, sulle circa 250 prese in considerazione, è la 19esima peggiore</strong>. Anche se le comparazioni con regioni così lontane sono ovviamente pericolose, col rischio di risultare improprie, i risultati dello studio forniscono comunque elementi a sufficienza per inquietarsi:&nbsp;<strong>il 35% dei ticinesi è a rischio di povertà relativa o di esclusione sociale</strong>&nbsp;(cioè a rischio di grave deprivazione materiale – impossibilitati quindi a pagare l’affitto o le fatture, ad affrontare una spesa imprevista, a concedersi una vacanza o a mangiare carne due volte a settimana – o che vivono in famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa). Il solo rischio di povertà relativa riguarda invece il 27% dei ticinesi.</p><h4><strong>VECCHI PROBLEMI, NUOVI POVERI</strong></h4><p>Al di là della retorica imperante che tende ad attribuire le cause dei peggiori mali a questioni contingenti (“la pandemia, le tensioni internazionali,…”), con l’<strong>economista Christian Marazzi</strong>&nbsp;abbiamo cercato di partire dalle cause strutturali che ci hanno portati, oggi, ad essere un puntino color&nbsp;<i>blu oltremare&nbsp;</i>al centro d’Europa:&nbsp;<i>«Dal secondo dopoguerra abbiamo avuto un rapporto di dipendenza rispetto al resto della Svizzera, simile ai rapporti di sottosviluppo che vediamo nel resto del mondo. Questa logica dipendentista ha fatto sì che svendessimo, per esempio, parti importanti del nostro territorio accrescendo la rendita di intermediari e notabili locali. In questo contesto, le fragilità strutturali non solo si sono consolidate, ma si sono accumulate:&nbsp;<strong>dagli anni ’80 sono nate nuove forme di povertà</strong>&nbsp;generate dai cambiamenti del mercato e del mondo del lavoro. Quest’ultimo si è precarizzato, sono diminuiti i posti a tempo indeterminato con l’aumento, invece, del lavoro interinale e part-time. Abbiamo, inoltre, la più alta percentuale di lavoratori indipendenti (il 17%, rispetto alla media nazionale del 14%), che è un tipo di lavoro – da non confondere con quello della categoria dei medici, degli avvocati o degli architetti – generato dai processi di riorganizzazione aziendale, come per esempio l’esternalizzazione. Sono segnali della&nbsp;<strong>frammentazione del lavoro</strong>&nbsp;– fenomeno manifestatosi ovunque, in Europa – con la specificità però locale, e cioè di essere un cantone che ha sempre fatto leva sul bacino di lavoro a buon mercato del frontalierato. Ciò ha permesso di risparmiare sulle trasformazioni produttive, specie sull’innovazione, con le conseguenze che sappiamo sul livello dei salari, a fronte di un costo della vita che però non si distanzia troppo dal resto della Svizzera e che rende più debole il potere d’acquisto di una fetta importante di popolazione».&nbsp;</i></p><p>Al contesto che vede, quindi, uno&nbsp;<strong>zoccolo duro e strutturale di poveri formato da famiglie monoparentali, working poor, donne, anziani e giovani</strong>&nbsp;vanno ad aggiungersi – per l’economista – anche i lavoratori indipendenti; tutte categorie a cui il sistema economico odierno ticinese, culminato nel 1998 con la codifica del&nbsp;<strong>manifesto neoliberista “‘Ticino 2015. Libro bianco sullo sviluppo economico cantonale nello scenario della globalizzazione”</strong>, non ha saputo dare risposte:&nbsp;<i>«Il Libro Bianco rappresenta, in forma quasi caricaturale, una svolta – direi anche una sorta di rivoluzione dall’alto – di tipo neoliberista, impersonata da Marina Masoni. Si respirava da tempo questo nuovo spirito del tempo avviato negli Stati Uniti e in Inghilterra da Reagan e dalla Thatcher e che aveva i suoi assi d’azione nelle politiche di sgravi fiscali sulle fasce ricche, in modo tale da – come disse un consulente di Bush padre – “affamare la bestia”, lo Stato, e cioè ridurre le entrate fiscali in modo da costringere la classe politica a tagliare la spesa sociale e la spesa pubblica. E così è stato, in nome della promessa che l’aumento del reddito e della ricchezza disponibile indotta da questi sgravi fiscali sarebbe sgocciolata verso il basso e verso l’economia reale. Questo non è accaduto, né qui né in nessuno dei posti in cui questo modello è stato sperimentato: la&nbsp;<strong>ricchezza resta in alto e finisce perlopiù nei mercati finanziari</strong>, dove crea altra ricchezza che resta ai ricchi, aumentando le disuguaglianze. Ed è esattamente ciò che è successo da noi, e che stiamo sperimentando oggi, con esiti a dir poco inquietanti per la nostra società».&nbsp;</i></p><h4><strong>UNA POLITICA SENZA SOLUZIONI</strong></h4><p>Oltre al Ticino, però,&nbsp;<strong>anche il resto della ricca Svizzera vede il tasso di rischio di povertà relativa ed emarginazione sociale non scendere sotto il 15%</strong>&nbsp;– nemmeno nelle regioni storicamente più prospere come la Svizzera centrale e orientale –, con picchi del&nbsp;<strong>20% nella Svizzera occidentale</strong>. E benché il modello fin qui analizzato abbia dimostrato tutte le sue lacune, alternative e soluzioni tardano ad essere discusse, in un contesto che tuttavia lo richiederà sempre di più:&nbsp;<i>«Credo che la nostra classe politica sia ossessionata da una sensibilità e da una visione fiscale, e non reale. È fortemente ideologica e va sempre nella direzione dell’attrattività fiscale e della lotta al disavanzo.&nbsp;<strong>È una classe politica che non vuole affrontare le cause della nostra fragilità socioeconomica</strong>, e che perciò si accanisce sugli effetti di questi fattori strutturali per tenere vivo un conflitto interpartitico tale da legittimare l’esistenza di se stessa. L’opacità indotta dalla crisi in atto dell’Occidente, in una fase che potremmo definire “non più e non ancora”, il punto debole è la nostra moneta rifugio che potrebbe essere destinazione di molte incertezze, provocando l’aumento dei costi d’esportazione. Penso si possa prevedere un ulteriore giro di vite per quanto riguarda il costo del lavoro, e quindi per i i salari, e quindi per il potere d’acquisto. Questo non gioverà alla lotta contro la povertà, sempre che qualcuno abbia voglia di farla».</i></p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2923_475_0_aafe997c57.jpeg" length="17789" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10540</guid><pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:23:00 +0100</pubDate><title>Le casse malati hanno già fin troppo potere</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-casse-malati-hanno-gia-fin-troppo-potere</link><description>Se il 24.11 dovesse passare la riforma EFAS, si darebbe ancora più potere agli assicuratori, rimettendo così in causa il carattere sociale della Lamal</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Le-casse-malati-hanno-gi-fin-troppo-potere-388d8e00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Favorit, Qualimed, Multimed, Flexmed, Benefit plus, Winplus, Multimed, Telmed: sono alcune delle bizzarre denominazioni dei numerosissimi modelli di assicurazione malattie proposti dagli assicuratori e in cui molti di noi si imbattono in queste settimane di caccia alla cassa malati e al premio più conveniente (o meglio: meno sconveniente) per il 2025. È una giungla, che si infittisce anno dopo anno: i modelli si moltiplicano, ogni assicurazione propone i suoi, scorgere le differenze è sempre più complicato, anche perché le informazioni fornite non sono sempre esaurienti. Anzi, sono spesso fuorvianti. Basta farsi un giro sui portali degli assicuratori per rendersene conto. E a mandare in confusione il cittadino comune non è solo la quantità e la poca chiarezza delle offerte assicurative, ma anche l’attitudine delle casse malati, che da un lato esercitano pressioni sull’assicurato affinché questo si assuma il massimo del rischio possibile attraverso una franchigia elevata e dall’altro usano un’assicurazione sociale per vendere assicurazioni private.</p><p>Succede così che all’utente in cerca di un modello di assicurazione di base obbligatoria venga di regola proposto, come opzione principale, un premio relativamente allettante (per il contesto s’intende) ma anche la franchigia massima di 2.500 franchi. Il che significa indurre l’assicurato a “scommettere” sulla sua salute o comunque ad assumersi il rischio, in caso di una malattia minimamente seria, di dover pagare di tasca propria e in un solo colpo tale importo, di cui spesso non dispone. E questo, si sa, già induce molte persone (1 su 5 nel 2023) a rinunciare a visite mediche e a trattamenti necessari mettendosi così in serio pericolo.</p><p>Ancora peggiore è il malcostume degli assicuratori di sfruttare il loro ruolo nella gestione dell’assicurazione sociale obbligatoria (previsto dalla LAMal) per andare a caccia di clienti per le assai lucrative coperture complementari, che sono assicurazioni di carattere privato e che nulla hanno a che fare con la LAMal. Eppure sui siti delle varie casse si viene sistematicamente invitati a “selezionare l’assicurazione complementare”. Una pratica consentita dalla legge, ma che risponde a logiche di mercato in sé estranee ad un’assicurazione sociale.</p><p><strong>Il quadro descritto è solo l’anticamera di quello che succederebbe se il 24 novembre dovesse passare la riforma EFAS, con cui si vorrebbe dare ancora più potere agli assicuratori malattie rimettendo così definitivamente in causa il carattere sociale e universale della LAMal (che garantisce a tutti le medesime prestazioni sanitarie), puntando dritto verso un razionamento delle cure per chi ha solo l’assicurazione di base e garantendo profitti ancora maggiori ad assicurazioni, cliniche private e industria farmaceutica.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/465024414_862841616037072_3289620550777991057_n.jpg" length="192320" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10830</guid><pubDate>Thu, 17 Oct 2024 09:45:00 +0200</pubDate><title> Contro la lobby che vuole aumentare gli affitti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/contro-la-lobby-che-vuole-aumentare-gli-affitti</link><description>Casa dolce casa. Pardon, il detto è cambiato: casa carissima casa. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Contro-la-lobby-che-vuole-aumentare-gli-affitti-71c4dc00" target="_blank" rel="noreferrer">Area</a></p><p><strong>Per questo un’ampia alleanza ieri a Berna ha spiegato i motivi per cui votare 2 X NO all’attacco contro gli inquilini.</strong></p><p>È un&nbsp;<strong>diritto universale</strong>&nbsp;quello dell’<strong>abitazione</strong>&nbsp;e rappresenta uno dei bisogni fondamentali di uomini, donne e bambini: avere un tetto sopra la testa, uno spazio dove essere a casa. Un diritto che oggi in Svizzera appare&nbsp;<strong>minacciato</strong>&nbsp;per le politiche attuate a livello federale. E così gli&nbsp;<strong>affitti</strong>&nbsp;potrebbero&nbsp;<strong>salire ancora di più</strong>, trasformandosi in salassi da sommare ai sempre più alti e folli costi della vita. Aumentare “<i>nonostante gli&nbsp;<strong>inquilini paghino già in media 360 franchi in più al mese</strong></i>” secondo l’Associazione svizzera degli inquilini (ASI).</p><p>«<i>Con una&nbsp;<strong>mossa socialmente irresponsabile</strong>, la maggioranza del Parlamento si è messa al s<strong>ervizio della classe media immobiliare</strong>&nbsp;e sta&nbsp;<strong>attaccando</strong>&nbsp;frontalmente la&nbsp;<strong>protezione degli inquilini</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>aumentare i</strong>redditi del&nbsp;<strong>capitale immobiliare</strong></i><strong>»</strong>.</p><p>Diretto alla questione così&nbsp;<strong>Carlo Sommaruga</strong>, presidente dell’Asi, ieri ha preso parola a Berna in una conferenza stampa che, sostenuta da un’ampia alleanza rosso-verde, ha spiegato la posta in gioco il prossimo<strong>&nbsp;24 novembre</strong> quando si voterà in materia di locazione. Tradotto in soldoni, c’è il&nbsp;<strong>rischio</strong>&nbsp;– se non si rifiutano gli oggetti in votazione – di dover sborsare&nbsp;<strong>centinaia di franchi in più</strong>&nbsp;per chi, non proprietario di una casa, deve pagare l’<strong>affitto</strong>.</p><p>Il&nbsp;<strong>Parlamento</strong>&nbsp;ha&nbsp;<strong>rivisto</strong>, infatti, la&nbsp;<strong>legge sulle locazioni</strong>&nbsp;per contrastare – è questa la motivazione – il subaffitto abusivo e semplificare la rescissione anticipata del contratto da parte del locatore. Un cambiamento legislativo che ha portato le<strong>&nbsp;associazioni degli inquilini a reagire</strong>, lanciando il&nbsp;<strong>doppio referendum</strong>.</p><p>È stato detto forte e chiaro&nbsp;<strong>2 X NO all’attacco contro gli inquilini</strong>, perché di questo si tratta. Il 24 novembre i&nbsp;<strong>cittadini</strong>&nbsp;alle urne si dovranno&nbsp;<strong>esprimere sui due cambiamenti apportati al diritto di locazione</strong>, mediante modifiche al Codice delle Obbligazioni (CO). S<strong>e le modifiche non saranno respinte</strong>, l’ASI prevede&nbsp;<strong>conseguenze “drammatiche”</strong>&nbsp;per chi è in affitto e regali per i padroni di casa.</p><p>Con le previste revisioni sulla sublocazione e sul bisogno personale urgente, la&nbsp;<strong>lobby immobiliare,</strong>&nbsp;guidata dall’<strong>Associazione dei proprietari immobiliari</strong>&nbsp;(HEV) e dai&nbsp;<strong>partiti di destra</strong>,&nbsp;<strong>attacca</strong>&nbsp;in maniera frontale la&nbsp;<strong>protezione degli inquilini</strong>. La verità è che si vuole «<i>facilitare la disdetta dei contratti di locazione per poi riaffittare le abitazioni a prezzi più alti</i>».</p><p><strong>Adriano Venuti</strong>, vicepresidente ASI, ha affermato che è in corso «<i>un&nbsp;<strong>attacco ben orchestrato al diritto di locazione</strong>. Questi referendum sono solo l’inizio di un percorso che, se lasciato proseguire, renderà ancora più difficile prendere alloggi a prezzi giusti e accessibili</i>».</p><p>Da parte sua,&nbsp;<strong>Jacqueline Badran</strong>, membro del comitato ASI, ha replicato che «<i>gli&nbsp;<strong>inquilini</strong>&nbsp;non devono diventare ancora di più la&nbsp;<strong>vacca da mungere della nazione</strong>. Al contrario: dobbiamo imporre un tetto ai redditi come previsto dalla legge</i>».</p><p>Con&nbsp;<strong>42 miliardi di franchi di pigioni</strong>&nbsp;pagate ogni anno, il settore della&nbsp;<strong>locazione</strong>&nbsp;è il&nbsp;<strong>più grande mercato della Svizzera</strong>&nbsp;ed è molto redditizio «<i>anche perché la protezione degli inquilini funziona male. In media, le pigioni rappresentano più di un quarto della spesa delle economie domestiche, il che rende la voce più importante del bilancio</i>». Nel corso della conferenza stampa si è fatto notare che&nbsp;<strong>dal 2005</strong>&nbsp;le&nbsp;<strong>pigioni</strong>&nbsp;sono&nbsp;<strong>aumentate del 24,8%</strong>, mentre, secondo l’Ufficio federale di statistica,&nbsp;<strong>dovrebbero essere diminuite del 5,3%</strong>, se si tiene conto delle variazioni dei tassi ipotecari e dell’inflazione.</p><p>Nel frattempo – è stato pure sottolineato – i&nbsp;<strong>grandi investitori</strong>&nbsp;orientati al&nbsp;<strong>profitto</strong>&nbsp;stanno prendendo sempre più il&nbsp;<strong>controllo del mercato</strong>: per le abitazioni costruite dopo il 2011, la&nbsp;<strong>loro quota</strong>&nbsp;supera già il&nbsp;<strong>56%</strong>. E la tendenza è drammaticamente al rialzo.</p><p>In&nbsp;<strong>Svizzera</strong>&nbsp;– è stato anche detto – ogni anno vengono&nbsp;<strong>prelevati in maniera abusiva miliardi dalle tasche delle economie domestiche</strong>, che vanno poi a svuotare i portafogli delle persone.</p><p>«<i>In un momento di aumento degli affitti e di grandi difficoltà per i locatari, il Parlamento ha minato la loro protezione. Diciamo no a questi piani per scacciare gli inquilini dalle loro abitazioni</i>» ha concluso&nbsp;<strong>Michael Töngi</strong>, co-vicepresidente dell’ASI.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/MV_Mietrecht_WortmarkeRund_RGB_blau_IT1.png" length="88173" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10829</guid><pubDate>Thu, 17 Oct 2024 09:39:00 +0200</pubDate><title>Pagare ancora di più per essere curati peggio? No a EFAS nell’interesse dei malati e dei curanti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/pagare-ancora-di-piu-per-essere-curati-peggio-no-a-efas-nellinteresse-dei-malati-e-dei-curanti</link><description>USS lancia la sua campagna referendaria contro la riforma della LaMal per un finanziamento uniforme delle prestazioni sanitarie in votazione il 24.11.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Pagare-ancora-di-pi-per-essere-curati-peggio-No-a-EFAS-nell-interesse-dei-malati-e-dei-curanti-a6247000" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Una spinta a nuovi ulteriori aumenti dei premi di cassa malati, un peggioramento della qualità delle cure e delle condizioni di lavoro del personale, ma anche un regalo agli assicuratori, che assumerebbero pieno controllo del nostro sistema sanitario. Queste sarebbero le conseguenze della modifica della Legge sull’assicurazione malattie (LaMal) in votazione il prossimo 24 novembre e contro cui l’Unione sindacale svizzera (USS), promotrice del referendum, ha lanciato ieri la sua campagna.</p><p>Una riforma, che introduce un sistema di&nbsp;<strong>finanziamento uniforme delle prestazioni sanitarie</strong>&nbsp;meglio conosciuta con l’acronimo tedesco&nbsp;<strong>EFAS</strong>, che&nbsp;<i>“con il pretesto di semplificare il regime attuale porterebbe a gravi deterioramenti per la popolazione</i>”, è stato spiegato in una conferenza stampa a Berna. Molte sono infatti le implicazioni pratiche per gli assicurati, per i pazienti e per i curanti. EFAS è una&nbsp;<i>«riforma nata con la buona intenzione di incoraggiare lo spostamento delle cure stazionarie (in ospedali e case di cura) verso trattamenti ambulatoriali, dando per assunto che questo sul lungo termine produca una riduzione della spesa sanitaria. Ma una riforma che purtroppo manca il suo obiettivo, perché invece di introdurre dei meccanismi di incentivo, si limita a dei trasferimenti di costi tra Cantoni da una parte e assicuratori malattia dall’altra</i>», ha spiegato la vicepresidente di Unia&nbsp;<strong>Véronique Polito</strong>.</p><p>Trasferimenti di costi che si possono così riassumere: mentre nel regime attuale i trattamenti ambulatoriali (studi medici, ospedali di giorno, spitex) vengono pagati interamente dalle casse malati (con i premi degli assicurati) e le prestazioni stazionarie (che richiedono un ricovero ospedaliero di almeno una notte) sono assunte dai Cantoni nella misura di almeno il 55% e per il resto dagli assicuratori malattie (cioè da noi che paghiamo i premi), con il sistema di finanziamento uniforme previsto da EFAS si introduce una&nbsp;<strong>stessa chiave di ripartizione per tutte le prestazioni</strong>, siano esse stazionarie o ambulatoriali: almeno il 26,9% dei costi complessivi (al netto della franchigia e della quota percentuale pagata dagli assicurati) a carico dei Cantoni e al massimo il 73,1% delle casse malati.</p><p>Una chiave di ripartizione che si applicherebbe inoltre&nbsp;<strong>anche alle cure di lunga durata</strong>&nbsp;(nelle case di riposo o a domicilio), che oggi sono finanziate mediamente per il 46% dai Cantoni e per il 54% dagli assicuratori. Un aspetto questo tra i più delicati della riforma EFAS, tenuto conto che con&nbsp;<strong>l’invecchiamento della popolazione</strong>&nbsp;in questo ambito di cura ci si attendono massicci&nbsp;<strong>aumenti</strong>&nbsp;dei costi, che andrebbero a ricadere sugli assicuratori malattie (il cui onere salirebbe al 73%) e, alla fine, sui pagatori dei premi.&nbsp;<i>«È una bomba a orologeria che farebbe saltare in aria i bilanci delle famiglie»</i>, ha commentato Véronique Polito, ricordando che in Svizzera nei prossimi 15 anni ci si attende un aumento dell’88% delle persone ultraottantenni e che questo richiederebbe 35.000 curanti supplementari.&nbsp;<i>«Già oggi manca personale perché le condizioni di esercizio della professione non sono né attrattive (salari, orari) né adatte ai bisogni. E EFAS non dà alcuna risposta a questa sfida. Anzi, riducendo l’impegno finanziario dei Cantoni,&nbsp;<strong>non si fa che aumentare le pressioni sui costi e sul personale</strong>»</i>, ha ammonito Polito, prevedendo che questa riforma&nbsp;<i>«accelererebbe ulteriormente l’esodo di personale».</i>&nbsp;A farne le spese sarebbero anche i pazienti:&nbsp;<i><strong>«La qualità delle cure si abbasserebbe fatalmente»</strong>,</i>&nbsp;ha ricordato dal canto suo la segretaria generale del sindacato dei servizi pubblici (SSP-VPOD)&nbsp;<strong>Natascha Wey</strong>.</p><p>E il disimpegno dei Cantoni previsto da EFAS significherebbe un trasferimento dei costi verso i premi pagati dagli assicurati:&nbsp;<i>«Un’imposta pro capite al posto di un’imposta proporzionale al reddito»</i>, ha osservato il vicepresidente del Partito socialista&nbsp;<strong>David Roth</strong>&nbsp;prevedendo&nbsp;<i>«una spirale dei premi di ampiezza ancora superiore di quanto già non lo sia»&nbsp;</i>e liquidando EFAS come&nbsp;<i>«un&nbsp;<strong>esperimento di politica sociale a detrimento della popolazione</strong>»&nbsp;</i>e come&nbsp;<i>«cattivo affare»</i>.</p><h4><strong>Pieni poteri alle casse malati</strong></h4><p>Sarebbe invece un buon affare per gli assicuratori malattia, i quali&nbsp;<i>«oltre a gestire i 35 miliardi dei nostri premi attuali, gestirebbero al posto dei Cantoni anche 13 miliardi di franchi all’anno, prodotto delle imposte dei cittadini, senza legittimità democratica e trasparenza»,&nbsp;</i>ha spiegato da parte sua il presidente dell’USS&nbsp;<strong>Pierre-Yves Maillard</strong>, mettendo in guardia dai pericoli legati a una perdita di competenza da parte dei Cantoni.&nbsp;<i>«Le promesse loro fatte circa il mantenimento della pianificazione dell’offerta sanitaria sono già state tradite dal Parlamento ancora prima della votazione popolare»,&nbsp;</i>ha osservato Maillard ricordando la recente decisione del Consiglio degli Stati a favore di una mozione del senatore&nbsp;<strong>Peter Hegglin</strong>&nbsp;(membro del consiglio di amministrazione di Santésuisse) che prevede la&nbsp;<strong>fine del cosiddetto obbligo di contrarre</strong>. Il che significa che sarebbero gli assicuratori malattia, sostituendosi ai Cantoni e ai pazienti, a scegliere gli ospedali e i medici a cui rimborsare le prestazioni.&nbsp;<i>«La competenza di pianificare l’offerta ospedaliera e di definire dei mandati di prestazione verrebbe dunque revocata ai 26 Cantoni e trasferita a sessanta assicuratori privati, ciascuno dei quali allestirà la propria lista di nosocomi e studi medici e cercherà di vendere delle assicurazioni complementari con prestazioni più attrattive dell’offerta di base, che avranno tutto l’interesse a razionare»,&nbsp;</i>ha concluso Maillard, invitando a battersi&nbsp;<i>«con energia e convinzione contro questo progetto funesto».&nbsp;</i>Ciò&nbsp;<i>«nell’interesse del personale sanitario, degli assicurati e dei pazienti».&nbsp;</i>Perché la riforma EFAS, opera della lobby delle casse malati, delle cliniche private e delle organizzazioni di cura a scopo di lucro, darebbe campo libero agli attori del settore privato.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/sgb_efas_logos_it.jpg" length="88043" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10828</guid><pubDate>Mon, 05 Aug 2024 09:35:00 +0200</pubDate><title>Webinar sulla riforma della previdenza professionale (LPP)</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/webinar-sulla-riforma-della-previdenza-professionale-lpp</link><description>Perché è necessario votare NO alla riforma della LPP?</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il webinar presenta gli argomenti e i dati per respingere la riforma della LPP in votazione il 22 settembre 2024.</p><p>Movendo, l’istituto di formazione dei sindacati, e l’USS-TI organizzano un webinar aperto a tutti gli interessati nel corso del quale verranno esposte le ragioni per opporsi alla riforma della LPP. Il link per partecipare sarà trasmesso scrivendo all’indirizzo: info@movendo.ch</p><figure class="table"><table class="contenttable"><tbody><tr><td><strong>Relatrici</strong></td><td><strong>Chiara Landi, sindacalista Unia e Giulia Petralli, sindacalista VPOD</strong></td></tr><tr><td><strong>Data</strong></td><td>Martedì 27 agosto 2024, ore 18.30 – 19.30</td></tr><tr><td><strong>Luogo</strong></td><td>ONLINE, Zoom</td></tr></tbody></table></figure><figure class="table"><table class="contenttable"><tbody><tr><td><strong>Iscrizione&nbsp;</strong>(al più tardi 2 giorni prima del webinar)</td></tr><tr><td>tramite mail a&nbsp;<a href="#" data-mailto-token="thpsav1pumvGtvclukv5jo" data-mailto-vector="7">info(at)movendo.ch</a>&nbsp;∙&nbsp;Telefono 031 370 00 70&nbsp;</td></tr></tbody></table></figure>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-03-31-alle-11.05.25.png" length="464553" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10827</guid><pubDate>Wed, 10 Jul 2024 09:27:00 +0200</pubDate><title>Pensioni, il 22 settembre serve un segnale forte</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/pensioni-il-22-settembre-serve-un-segnale-forte</link><description>La materia è complessa ma vale la pena fare lo sforzo di capirla, perché siamo alla vigilia di un’importante votazione.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Pensioni-il-22-settembre-serve-un-segnale-forte-d91a4300" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Una votazione in cui sono in gioco gli interessi della maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori di questo paese: <strong>parliamo di previdenza professionale e del referendum del 22 settembre sulla revisione di legge LPP21 varata dalla maggioranza borghese del Parlamento seguendo i “diktat” della potente lobby della finanza e degli assicuratori</strong>. E ignorando le urgenze del paese, che sono dei salari e delle pensioni dignitose. È così uscita una riforma che va nella direzione esattamente opposta a quella che si imporrebbe.</p><p>Le rendite del 2° pilastro sono in caduta libera da anni e i futuri pensionati non saranno risparmiati da questa tendenza, perché con lo stesso capitale accumulato durante la vita lavorativa si ottiene una pensione sempre più magra. E tirare avanti, in un contesto di forte inflazione e con i premi di cassa malati in costante ascesa, è sempre più dura per un numero crescente di pensionati. Ma cosa fa il Parlamento di fronte a questa situazione? Decide una riforma con la quale si va ad alleggerire ulteriormente le buste paga dei lavoratori attraverso un aumento dei contributi al 2° pilastro e le tasche dei pensionati con una riduzione delle rendite.</p><p>Una vera e propria mannaia per la stragrande maggioranza delle persone che vive del proprio lavoro e soprattutto per le donne, per le quali la LPP21 è una vera e propria presa in giro. Alla vigilia della votazione del 2022 che ha sancito l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per tutti, la politica aveva propagandisticamente promesso “in cambio” aumenti delle rendite, nel quadro della LPP21. Una riforma in cui sono state inserite alcune apparenti migliorie, come la facilitazione dell’accesso a questa assicurazione sociale per le persone impiegate a tempo parziale, ma combinate con misure di smantellamento delle prestazioni. Il che significa pagare di più a fronte di rendite invariate e persino più basse.</p><p>L’attitudine della maggioranza, allergica a ogni elemento di solidarietà, dimostra ancora una volta come la destra sia soprattutto interessata a preservare gli interessi degli istituti finanziari e assicurativi che fanno enormi profitti sulle nostre pensioni e a indebolire invece un’assicurazione sociale come il secondo pilastro così che le persone siano spinte a investire in un 3° pilastro, assicurazione privata, per loro ancora più redditizia. La sofferenza che colpisce ampie fasce della popolazione in stato o a rischio di povertà, continua invece a essere ignorata dalla maggioranza borghese, come dimostrano per esempio anche le manovre in atto per cercare di sabotare il finanziamento della 13esima AVS, approvata il 3 marzo. Il 22 settembre serve un altro segnale forte.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/logo-fregatura-lpp-no.png" length="45139" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10825</guid><pubDate>Wed, 08 May 2024 09:09:00 +0200</pubDate><title>Salvare le pensioni degli statali è nell’interesse di tutti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/salvare-le-pensioni-degli-statali-e-nellinteresse-di-tutti</link><description>È alta la posta in gioco nella votazione del 9 giugno sulle misure a favore dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. Un appello ai cittadini.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Salvare-le-pensioni-degli-statali-nell-interesse-di-tutti-c5f99900" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>In tutta la Svizzera, i datori di lavoro pubblici o privati hanno compensato a suon di milioni la diminuzione delle rendite causata dalla riduzione tecnica del tasso di conversione. In nessun cantone si è posto il tema se fosse giusto o meno salvare le pensioni dei propri dipendenti. In Ticino il prossimo 9 giugno si dovrà andare a votare su un contributo di 14,6 milioni di franchi l’anno per salvare le pensioni di 17mila lavoratori del settore pubblico. Un’insolita quanto ampia alleanza di forze politiche invita gli elettori a sostenere questa soluzione, nell’interesse del bene pubblico.</p><p>Gli oltre mille istituti di previdenza svizzeri, sia privati che pubblici, hanno dovuto ridurre i tassi di conversione. Un fatto tecnico inevitabile nel sistema pensionistico privato elvetico, dovuto all’aumento della speranza di vita e la generale diminuzione della resa degli investimenti senza rischio.&nbsp;<strong>La quasi totalità dei datori di lavoro ha deciso di compensare</strong>&nbsp;il conseguente danno economico alle future pensioni degli affiliati iniettando milioni di franchi nelle proprie casse per evitare d’impoverire drasticamente i dipendenti al momento della vecchiaia. Lo hanno fatto Migros, Coop, Schindler e altri gruppi industriali nazionali, Raiffeisen al pari degli altri istituti bancari del paese e, in generale, l’insieme dei datori di lavoro elvetici. Discorso identico per i 26 Cantoni e la Confederazione, in qualità di datori di lavoro.&nbsp;<strong>In nessun Cantone si è posta la questione se fosse giusto&nbsp;</strong>o meno salvare le pensioni dei dipendenti. Garantire una pensione dignitosa ai propri lavoratori era un atto dovuto.</p><p>In Ticino, invece, il salvataggio delle pensioni dei 17mila lavoratori affiliati dei vari servizi pubblici, delle case anziani, delle scuole comunali o cantonali, dei poliziotti o guardie carcerarie (solo per citarne alcuni), è diventato un tema politico. Un’anomalia nel panorama confederato che porterà il 9 giugno gli elettori ticinesi a decidere in votazione popolare se approvare o meno il contributo annuo di 14,6 milioni di franchi per compensare le perdite alle rendite derivanti dalla riduzione del tasso di conversione. I contrari, Lega dei Ticinesi e UDC , fanno leva sulle dicerie popolari contrapponendo lavoratori pubblici e privati. Dicerie prive di fondamento nella realtà.</p><p><strong>Implicazioni per tutta l’economia&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p><p>Attualmente, nel confronto con gli altri istituti di previdenza nazionali o cantonali, le<strong>&nbsp;rendite dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPTC)</strong>&nbsp;si situano nella&nbsp;<strong>fascia medio-bassa</strong>. Definire dunque questi lavoratori dei pensionati privilegiati, non ha alcun riscontro nella realtà. Anzi. Nel&nbsp;<strong>privato, le rendite sono generalmente migliori</strong>. Il maggior datore di lavoro privato svizzero, il gruppo Migros, versa rendite equivalenti al 46,6% del salario assicurato del dipendente. IPTC si ferma al 43,1% per una carriera dai 25 anni.&nbsp;<strong>Nel caso fosse bocciata</strong>&nbsp;la misura compensatoria, le&nbsp;<strong>rendite sprofonderebbero</strong>&nbsp;di 6,5 punti percentuali (al 36,8%), collocandosi così tra le peggiori del paese, appena sopra l’obbligo legale (34% secondo il minimo LPP).</p><p>Avere dei pensionati ancor più poveri, aggraverebbe la già compromessa situazione economica regionale. Se a<strong>livello nazionale il tasso di over 65 con un reddito di sotto della soglia di povertà assoluta</strong>&nbsp;(2279 franchi mensili) è del&nbsp;<strong>13,9%,</strong>&nbsp;in&nbsp;<strong>Ticino</strong>&nbsp;è di quasi il 30 e dunque è&nbsp;<strong>una condizione che tocca un anziano su tre</strong>, rivela un recente studio di Pro Senectute. Nel cantone col tasso di popolazione più anziana della Svizzera, peggiorare le pensioni di quasi 17mila residenti, oltre alle conseguenze sui diretti interessati, equivale a indebolire l’economia cantonale. È una logica conseguenza. Se la popolazione avrà meno soldi, meno spenderà nel circuito economico locale.</p><p>Qui va sfatata un’altra fake news. Dei 17mila affiliati a IPCT, 16.300 sono i residenti. Peggiorando notevolmente le condizioni pensionistiche, lavorare nei servizi pubblici sarà meno attrattivo. La penuria di personale obbligherà quindi il datore di lavoro ad allargare il bacino d’assunzione, mentre s’ingrosseranno le file di giovani ticinesi emigranti oltre Gottardo alla ricerca di migliori condizioni d’impiego.</p><p>Data l’importanza della posta in palio,&nbsp;<strong>un’insolita alleanza</strong>&nbsp;partitica sostiene il salvataggio delle pensioni IPCT, negoziato da sindacati e governo. Liberali e socialisti, I Verdi e il Centro, insieme a Più donne, Partito Comunista, ForumAlternativo, Pop, Verdi Liberali e Avanti-Ticino, compongono il comitato favorevole al salvataggio delle pensioni. Insieme, la coalizione conta oltre il 70% dei voti espressi alle ultime elezioni cantonali.&nbsp;<strong>Un patto di paese&nbsp;</strong>di buon auspicio per i favorevoli. Ma l’elettorato ticinese ha già dato prova d’imprevedibilità. Da qui l’appello del Comitato ad&nbsp;<strong>andare a votare nell’interesse del bene pubblico</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/incontro_con_governo.800x450.jpg" length="57670" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10824</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 11:27:00 +0200</pubDate><title>Lanciata la campagna contro l’ingiusta riforma fiscale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lanciata-la-campagna-contro-lingiusta-riforma-fiscale</link><description>Il 9 giugno saremo chiamati ad esprimerci sulla modifica della legge tributaria. </description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Comitato Stop ai tagli ha indetto oggi una conferenza stampa per dire NO a questa ingiusta riforma fiscale che andrebbe a beneficio di chi guadagna oltre 30’000 franchi al mese e indebolirebbe le già fragili finanze del Cantone, causando ulteriori tagli nel sociale.&nbsp;</strong></p><p>Il comitato “Stop ai tagli”, composto da numerose sigle sindacali e partiti progressisti, ha tenuto una conferenza stampa questa mattina per lanciare la campagna contro la modifica della legge tributaria. La riforma, secondo il comitato, favorisce in modo sproporzionato chi ha redditi più elevati, proponendo una significativa riduzione del 20% dell’aliquota per persone con un imponibile di almeno 300’000 franchi. La riforma comporta inoltre una riduzione generale dell’aliquota (-1,66%), che porterà ad aumentare i moltiplicatori comunali.&nbsp;</p><p>Questa riforma fiscale è un regalo per i più ricchi a discapito della qualità del servizio pubblico. La conseguenza saranno ulteriori tagli al settore sociosanitario e formativo, ai sussidi di cassa malati e ai salari dei dipendenti pubblici. La proposta, infatti, comporterebbe una perdita stimata di entrate pari a 96 milioni di franchi all’anno per Cantone e Comuni, mettendo a rischio la capacità del sistema di garantire servizi pubblici essenziali.&nbsp;</p><p>In un momento caratterizzato da crescenti disuguaglianze e difficoltà economiche per molti cittadini, il comitato ha sottolineato l’importanza di una politica fiscale equa e solidale. Proporre una politica fiscale basata sugli sgravi per i redditi più elevati è, non solo incoerente, ma anche dannoso per la coesione sociale e l’equità economica. A fare le spese di questa riforma saranno i cittadini del ceto medio che si vedranno aumentare le imposte comunali</p><p>La votazione del 9 giugno rappresenta un’opportunità cruciale per i cittadini e le cittadine del Cantone di esprimere la propria opinione su questa controversa riforma fiscale e più in generale sulla politica che le nostre istituzioni dovrebbero portare avanti. Il 9 giugno, infatti, sarà una data fondamentale per decidere quale direzione prendere nella politica cantonale: vogliamo davvero continuare con regali fiscali ai più ricchi mentre si taglia nel sociale oppure vogliamo una politica solidale capace di rispondere ai bisogni della cittadinanza e un Cantone in grado di affrontare le nuove sfide, come l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento climatico e la precarizzazione del mercato del lavoro?</p><p><strong>Il comitato Stop ai tagli invita la popolazione a votare NO in maniera convinta a questa ingiusta riforma fiscale.</strong></p><p>Maggiori informazioni: <a href="http://www.stop-ai-tagli.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>www.stop-ai-tagli.ch&nbsp;</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2024-04-24-alle-13.39.04.png" length="194542" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10823</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2024 11:22:00 +0200</pubDate><title>Stop alla follia dei premi di cassa malati: sì all’iniziativa per premi meno onerosi </title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/stop-alla-follia-dei-premi-di-cassa-malati-si-alliniziativa-per-premi-meno-onerosi</link><description>È urgente trovare soluzioni per i premi delle casse malati, che sono più che raddoppiati negli ultimi vent’anni. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://syndicom.ch/it/servizio-soci/rivista/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>syndicom magazine</strong></a></p><p>Allo stesso tempo, i salari e le rendite hanno fatto registrare solo lievi ritocchi. Fermiamo questa tendenza con l’iniziativa per premi meno onerosi.</p><p>Il 9 giugno saremo chiamati a votare sull’iniziativa per premi meno onerosi lanciata dal Partito socialista svizzero insieme ai sindacati e ai Verdi nel 2019. L’iniziativa chiede un tetto massimo per i premi delle casse malati che non potranno ­superare il 10 per cento del reddito disponibile. Votando SÌ all’iniziativa per premi meno onerosi, possiamo così ridurre l’onere per le persone causato dall’esplosione dei premi e proteggere le economie domestiche da futuri aumenti dei premi. Dopo il successo ottenuto con la tredicesima AVS, ­abbiamo l’opportunità di fare un ulteriore passo avanti per rafforzare il potere d’acquisto!</p><h4><strong>I premi esplodono,&nbsp;le riduzioni dei premi invece diminuiscono</strong></h4><p>I premi delle casse malati sono in aumento da anni. Allo stesso tempo, i Cantoni stanno abbassando le riduzioni dei premi finanziate congiuntamente dalla Confederazione e dai Cantoni: mentre la Confederazione adegua ogni anno le riduzioni dei premi (i cosiddetti «sussidi») in base all’andamento dei costi, la maggior parte dei Cantoni fa il contrario e non adempie i propri obblighi. Questo sviluppo a spese della classe media aggrava il problema dei premi pro capite, in quanto un manager paga lo stesso importo per l’assicurazione di base di una commessa. Sono necessarie maggiori riduzioni dei premi per ridistribuire i costi in modo più equo.</p><h4><strong>Situazione internazionale:&nbsp;Svizzera caso speciale</strong></h4><p>Il modo in cui viene finanziato il sistema sanitario svizzero è insolito anche nel confronto internazionale. In nessun altro Paese europeo i cittadini devono contribuire di tasca propria ai costi dell’assistenza sanitaria come in Svizzera. Questo perché non sono solo i premi delle casse malati ad aumentare, ma anche gli importi legati alle franchigie o alla partecipazione ai costi. In quasi tutti i Paesi dell’Unione europea, circa l’80 per cento della spesa sanitaria è finanziata principalmente dalle tasse e dai contributi salariali.&nbsp;</p><p>In Svizzera questa percentuale è solo del 36 per cento. In Svizzera, circa il 42 per cento della spesa è finanziata da premi pro capite non legati al reddito e oltre il 22 per cento dai già citati contributi ai costi.</p><h4><strong>Chi beneficia dell’iniziativa?</strong></h4><p>I premi delle casse malati sono come una tassa che devono pagare tutti. Ma, a differenza di altre tasse, non hanno un tetto massimo e aumentano ogni anno. L’iniziativa per premi meno onerosi prevede un tetto massimo del 10 % del reddito. Così non solo si tutelano le persone con salari bassi dalla perdita di potere d’acquisto, ma anche le famiglie, le coppie di pensionati e le persone con un reddito medio. Una famiglia di quattro persone con un reddito mensile di 9000 franchi risparmierebbe diverse centinaia di franchi al mese grazie all’iniziativa. Anche i singoli individui con un reddito netto fino a circa 5000 franchi beneficerebbero del tetto proposto. L’iniziativa protegge quindi il potere d’acquisto delle persone e rafforza la nostra economia.</p><h4><strong>La classe politica è chiamata ad agire</strong></h4><p>Oggi gli assicurati stanno pagando il prezzo del fatto che le lobby delle aziende farmaceutiche e dell’industria sanitaria stanno facendo valere i loro interessi. Finora hanno impedito ai politici di intervenire sui costi dell’assistenza sanitaria. Questo si traduce in un aumento dei premi per tutti noi. Se l’iniziativa verrà accettata, la pressione dell’aumento dei costi sanitari si sposterà da chi paga i premi ai politici. La Confederazione e i Cantoni avranno un incentivo a fare finalmente dei passi avanti sui prezzi dei farmaci e sulla costosa pseudo-concorrenza tra le varie casse malati.</p><p>Più info:<strong></strong><a href="https://premi-accessibili.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://premi-accessibili.ch</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Logo_IT.png" length="18055" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10822</guid><pubDate>Fri, 12 Apr 2024 11:10:00 +0200</pubDate><title>Primo Maggio 2024 in piazza a Bellinzona</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/primo-maggio-2024-in-piazza-a-bellinzona</link><description>Il programma dell’Unione sindacale Ticino e Moesa per il Primo Maggio 2024.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il programma della giornata:</p><p>ore&nbsp;14.00 ritrovo in Piazzale Stazione</p><p>ore 14.30 corteo in direzione Piazza Governo</p><p>ore 15.30 interventi dal palco</p><p>ore 16.00 concerto con i <strong>Bull Brigade</strong></p><p>Buvette e bancarelle</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/USS-1-maggio-2024-post-quadrato.png" length="736648" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10821</guid><pubDate>Tue, 13 Feb 2024 11:03:00 +0100</pubDate><title>Dieci motivi per sostenere la 13esima AVS</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/dieci-motivi-per-sostenere-la-13esima-avs</link><description>Le giovani generazioni – che forse non hanno voglia (oggi) di pensare alla vecchiaia – sono le prime ad avere interesse a rafforzare l’AVS.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://naufraghi.ch/dieci-motivi-per-sostenere-la-13esima-avs/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Naufraghi.ch</strong></a></p><ol><li>Poveri in un paese ricco. Secondo Pro Senectute, il 13,9 % delle persone con più di 65 anni ha un reddito mensile inferiore alla soglia di povertà (2’279 franchi). In Svizzera 300 mila persone, &nbsp;soprattutto donne, sono minacciate di povertà al momento di andare in pensione.</li><li>L’inflazione colpisce duramente la parte più fragile della società. Aumenta il costo delle casse malati, gli affitti e i tassi ipotecari, le bollette dell’energia. Va rafforzato il potere d’acquisto degli anziani: 2’450 franchi in più all’anno per le persone sole, 3’675 per le coppie: non è un lusso, ma una necessità.</li><li>Il benessere degli anziani dovrebbe essere garantito dalla Costituzione che recita:&nbsp;&nbsp;“La Confederazione prende provvedimenti per una previdenza sufficiente in materia di vecchiaia, superstiti e invalidità”&nbsp;&nbsp;e “Le rendite devono coprire adeguatamente il fabbisogno vitale”.</li><li>Il dettato costituzionale è contraddetto dalla proposta del Consiglio federale di abolire la rendita alle vedove che non hanno figli minori di 25 anni. Una misura, ancora una volta, contro le donne. La cassa dell’AVS e la Confederazione risparmierebbero un miliardo di franchi all’anno. Nota bene: il drastico taglio non vale per i consiglieri federali, donne e uomini, che beneficeranno di 142 mila franchi all’anno di vedovanza…</li><li>Si prevede che la tredicesima AVS costerà circa 5 miliardi di franchi l’anno. Con un piccolo adeguamento dei contributi, aumento dello 0,8% (da dividere tra lavoratori e datori di lavoro) si incasserebbero 4 miliardi di franchi. Poi, volendo, ci sarebbero altre fonti di finanziamento immaginabili: tassa sugli extraprofitti, microimposta sulle transazioni digitali.<br>Nel 2030 si prevedono riserve per 68 miliardi di franchi nelle casse dell’AVS.<br>E inoltre: chi finanzia il raddoppio della spesa militare, da cinque a dieci miliardi di franchi all’anno?</li><li>L’AVS è invisa alle compagnie di assicurazione che hanno lucrato e speculato sulle spalle dei lavoratori grazie al sistema del secondo pilastro. La previdenza professionale obbligatoria traballa ben più dell’AVS, infatti le Camere propongono una riforma che chiede di pagare di più ai lavoratori per poi ricevere meno.</li><li>I detrattori accusano la tredicesima di essere a innaffiatoio. È vero, ma è il principio stesso dell’assicurazione vecchiaia e superstiti, una formula sociale, solidale e intergenerazionale. I ricchi pagano molto, perché i contributi sono in proporzione agli stipendi, ma ricevono come chi ha pagato meno. Esempio per chi finge di non capire. Chi guadagna 50 mila franchi l’anno versa 2’175 franchi di contributi (4,35%). Chi incassa 1 milione versa 43’500 franchi. In trent’anni di lavoro la differenza è notevole: 65’250 contro 1’305’000. Curioso che i liberali che invocano sgravi fiscali per gli alti redditi si preoccupino quando gli stessi ricchi incassano 2’450 franchi all’anno dopo aver pagato centinaia di migliaia di franchi di contributi.</li><li>I partiti borghesi affermano che la tredicesima porterà alla rovina l’AVS. Da sempre predicano che l’AVS non ha futuro. Una previsione infondata. L’aumento dei salari e degli stipendi, assieme alla crescita del numero degli occupati, ha garantito la solidità dell’assicurazione. Matthieu Leimgruber, esperto di assicurazioni sociali, sostiene che: “Tra il 1980 e il 2020, il numero dei beneficiari dell’AVS è quasi raddoppiato, passando da 900 mila a quasi 1,6 milioni di persone. Eppure, nello stesso periodo, il costo annuo delle pensioni erogate dall’AVS, in percentuale sul prodotto interno lordo, non è raddoppiato, ma aumentato solo del 20%.”</li><li>Secondo il sondaggio di metà gennaio il 71% degli intervistati è favorevole alla tredicesima AVS. Tasso analogo fra la base dell’UDC (70%). Solo i liberali sono contrari (52% no). In Ticino, la Lega dei Ticinesi ha deciso di sostenere l’iniziativa invitando a votare sì il 3 marzo. Anche l’Organizzazione cristiano sociale, a differenza dell’alleanza del Centro, la sostiene. La partita sarà impegnativa anche perché sarà necessario ottenere pure la maggioranza dei cantoni.</li><li>L’AVS è un caposaldo dello stato sociale elvetico, in vigore dal 1948. Ha garantito ad ampie fasce di popolazione un reddito indispensabile per sopravvivere dignitosamente. Ora è il momento di rafforzarla, perché è l’assicurazione migliore, più solida ed efficace. Ciò che viene versato da chi lavora viene redistribuito direttamente, senza le spese assurde della burocrazia, i lauti guadagni degli addetti e le speculazioni delle assicurazioni private.<br>Le giovani generazioni – che forse non hanno voglia (oggi) di pensare alla vecchiaia – sono le prime ad avere interesse a rafforzare l’AVS, che da 75 anni dimostra di essere sicura e stabile. Più delle assicurazioni aziendali.</li></ol>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2024-02-13-alle-15.20.40.png" length="3036749" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10820</guid><pubDate>Sun, 28 Jan 2024 10:59:00 +0100</pubDate><title>Webinar sulla 13a mensilità AVS</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/webinar-sulla-13a-mensilita-avs</link><description>Perché è necessaria una 13a mensilità AVS? Il webinar presenta gli argomenti e i dati a favore dell’iniziativa in votazione il 3 marzo 2024.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Movendo, l’istituto di formazione dei sindacati, e l’USS-TI organizzano un webinar aperto a tutti gli interessati nel corso del quale verranno esposte le ragioni per sostenere l’introduzione della 13a mensilità AVS. Il link per partecipare sarà trasmesso scrivendo all’indirizzo <a href="#" data-mailto-token="thpsav1pumvGtvclukv5jo" data-mailto-vector="7">info(at)movendo.ch</a>.</p><figure class="table"><table class="contenttable"><tbody><tr><td><strong>Relatore</strong></td><td><strong>Giangiorgio Gargantini, Segretario UNIA Ticino e vicepresidente USS-TI</strong></td></tr><tr><td><strong>Data</strong></td><td>Mercoledì 7 febbraio 2024, ore 20.00 – 21.00</td></tr><tr><td><strong>Luogo</strong></td><td>ONLINE, Zoom</td></tr></tbody></table></figure><figure class="table"><table class="contenttable"><tbody><tr><td><strong>Iscrizione&nbsp;</strong>(al più tardi 2 giorni prima del webinar)</td></tr><tr><td>tramite mail a:&nbsp;<a href="#" data-mailto-token="thpsav1pumvGtvclukv5jo" data-mailto-vector="7">info(at)movendo.ch</a>&nbsp;∙&nbsp;Telefono 031 370 00 70&nbsp;</td></tr></tbody></table></figure>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/421854598_712000971062236_2693183191510598897_n.jpg" length="79844" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10819</guid><pubDate>Wed, 10 Jan 2024 10:54:00 +0100</pubDate><title>Sabato 20 gennaio 2024 manifestazione a Bellinzona per dire STOP AI TAGLI</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sabato-20-gennaio-2024-manifestazione-a-bellinzona-per-dire-stop-ai-tagli</link><description>Il comitato «Stop ai tagli» invita la popolazione alla manifestazione di sabato 20 gennaio contro i tagli previsti dal preventivo 2024.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>I 130 milioni di Tagli andranno a diminuire i sussidi di cassa malati, tagliare sul sociale, indebolire i salari dei dipendenti pubblici e in fin dei conti la qualità del servizio pubblico. Solo una forte pressione pubblica può spingere i partiti del centrodestra a respingere questo preventivo.</strong></p><p>La commissione della Gestione dovrebbe firmare nelle prossime settimane, con un grave ritardo che mette in difficoltà il buon funzionamento dello Stato, i rapporti sul preventivo 2024 per poterli sottoporre finalmente al voto del Gran Consiglio. L’attuale preventivo del Consiglio di Stato propone 130 milioni di risparmi, con tagli ai sussidi di cassa malati che toccheranno migliaia famiglie, diminuzioni dei contributi per gli enti del sociosanitario intaccando le case anziane, gli istituti per invalidi e i centri per minorenni con difficoltà, nonché una riduzione del salario dei dipendenti pubblici. Tagli ingiusti e pericolosi che nuocciono alla qualità del servizio pubblico.&nbsp;</p><p>Considerando l’imminente voto del Gran Consiglio sul preventivo 2024, il comitato&nbsp;«Stop ai tagli»&nbsp;ha organizzato una manifestazione per sabato 20 gennaio alle ore 14:00 a Bellinzona, che mira a mantenere alta la pressione pubblica sui partiti del centrodestra che finora non si sono distanziati da questi ingiusti tagli. Settori come case anziani, centri per giovani in difficoltà e associazioni per bambini con esigenze speciali saranno infatti colpiti dai tagli. Partecipare alla manifestazione è quindi un modo per far sentire la voce della comunità e schierarsi dalla parte del servizio pubblico.</p><p><strong>Il comitato “Stop ai tagli”, riunito stamattina in conferenza stampa, invita tutte le persone, le famiglie e le associazioni toccate direttamente o indirettamente, personalmente e professionalmente, nonché chi vuole esprimere la propria solidarietà e il proprio sostegno, a partecipare il 20 gennaio. Solo insieme e numerosi si potrà lanciare un chiaro segnale alla politica!</strong></p><p>Potete trovare maggiori informazioni sul sito: <a href="http://www.stop-ai-tagli.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>www.stop-ai-tagli.ch</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3667_1200_0_b939b52fff.jpeg" length="234114" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10818</guid><pubDate>Tue, 21 Nov 2023 10:52:00 +0100</pubDate><title>Le mani nelle tasche del ceto medio, degli anziani, dei disabili</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-mani-nelle-tasche-del-ceto-medio-degli-anziani-dei-disabili</link><description>Dal 2017 al 2025, le riduzioni delle imposte votate dal parlamento ammontano a duecento milioni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Soldi che ora mancano e sono chiamati alla cassa sempre i soliti. Gli sgravi fiscali degli ultimi anni sono andati a beneficio quasi esclusivamente dei redditi alti. Nel 2020 il Cantone ha ridotto il coefficiente cantonale d’imposta dal 100 al 97%. Chi aveva tanto ha risparmiato tanto. Ma la stragrande maggioranza delle famiglie ticinesi ha risparmiato in imposte qualche decina di franchi. Buco totale nelle casse pubbliche: circa 120-150 milioni. Quasi la stessa cifra che oggi si cerca di compensare a spese del ceto medio, degli anziani, dei disabili.</p><p>Saranno 6.400 le persone escluse dai sussidi&nbsp;di cassa malati. Per un risparmio di sedici milioni.&nbsp;Persone appartenenti alla classe media&nbsp;il cui reddito non consentirà più di accedere al sussidio perché supereranno di poco il nuovo limite. Si tratta della famosa classe media che tanti partiti dicono di difendere. Le case per anziani saranno colpite e persino i centri diurni terapeutici Alzheimer. Il personale delle strutture per anziani e per disabili vedrà ancora peggiorare le condizioni di lavoro con preoccupanti conseguenze per la qualità dei servizi e delle cure. Questo in un ambito dove il tasso di abbandono della professione è molto elevato. Inoltre, nel settore dei disabili si taglieranno 11 milioni di franchi bloccando progetti già previsti, andando vergognosamente a intaccare ad esempio i servizi di sostegno alle famiglie con figli autistici. Oltre a ciò, in un periodo di crescita oggettiva del disagio giovanile si va pure a tagliare nei servizi psicoeducativi per adolescenti.&nbsp;</p><p>In generale, tutto il settore pubblico sarà ulteriormente spremuto in una spirale di peggioramenti che trascinerà verso il basso anche il settore privato. Perché i cattivi esempi sono sempre fonte di ispirazione per una parte del padronato. Con il risultato che il Ticino si ritrova sempre in vetta alle classifiche svizzere sulla povertà. Povertà frutto di decenni di pensiero unico che ha immobilizzato la politica.&nbsp;</p><p>Quel pensiero unico,&nbsp;ha scritto recentemente l’economista Christian Marazzi, “che crede di risolvere tutti i problemi con sgravi fiscali ai ricchi, freno all’indebitamento, pareggio di bilancio e, ovviamente, tagli alla spesa sociale. Quante volte si è detto e ripetuto, anche guardando a quanto accaduto in altri Paesi, che non era questa la strada da seguire, che così facendo saremmo andati a sbattere contro il muro, che la maggior ricchezza dei più ricchi non sgocciola nell’economia reale ma va dove crea ancor maggiore ricchezza, che per promuovere la crescita lo Stato deve operare per ridurre le disuguaglianze, che l’indebitamento pubblico non è un male se si traduce in investimenti nella formazione, nella sanità, nella socialità, nella cultura”.</p><p><strong>Per dire NO alla politica che impoverisce il Ticino è prevista una manifestazione il 22 novembre alle ore 17.00 in piazza Governo a Bellinzona.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-10-12-alle-10.08.15.png" length="2033698" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10817</guid><pubDate>Tue, 21 Nov 2023 10:46:00 +0100</pubDate><title>Tredicesima Avs, nell’interesse generale di tutte le generazioni</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/tredicesima-avs-nellinteresse-generale-di-tutte-le-generazioni</link><description>La dolorosa sconfitta nella votazione del 25.09.2022, con una manciata di voti di scarto, ha sancito l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.area7.ch/Tredicesima-Avs-nell-interesse-generale-di-tutte-le-generazioni-4bd80400" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Per il movimento sindacale e la Svizzera sociale iniziano in queste settimane nuove battaglie di capitale importanza per il futuro del nostro sistema di previdenza per la vecchiaia, dunque per le condizioni di vita delle pensionate e dei pensionati di oggi e di domani.</p><p>Battaglie che si concentrano innanzitutto sull’Avs, oggetto di due iniziative popolari di segno opposto in votazione il 3 marzo 2024: quella sindacale per l’introduzione di una tredicesima mensilità e quella della destra ultraliberista per un ulteriore innalzamento per tutti dell’età pensionabile. Una che chiede un regime pensionistico che faccia l’interesse generale della maggioranza della popolazione e l’altra che considera solo gli interessi dei ricchi, che notoriamente hanno l’agio finanziario per scegliersi liberamente l’età della pensione.</p><p>Nella storia della nostra democrazia diretta l’accettazione di un’iniziativa popolare è un evento piuttosto eccezionale, ma non certamente irrealizzabile: dal 1874 a oggi ne sono state accolte solo 25, 13 delle quali però negli ultimi vent’anni. L’iniziativa per una 13esima mensilità Avs (denominata “vivere meglio la pensione”) gode secondo i più recenti sondaggi di un ampio sostegno nella popolazione (il 68% è favorevole) e in modo trasversale ai partiti, il che certo non vuole ancora dire nulla ma è una buona situazione di partenza in una campagna politica. Servirà una mobilitazione senza sosta da qui al 3 marzo per convincere una maggioranza di cittadini a recarsi alle urne per sostenere una proposta che fa l’interesse generale di tutte le generazioni.</p><p>E che offre una risposta, semplice, concreta, facilmente attuabile a un problema contingente che, oggi, qui e ora, investe fasce sempre più ampie di pensionate e pensionati che non ce la fanno a fronteggiare il rincaro generale, gli affitti in ascesa e l’inarrestabile esplosione dei premi dell’assicurazione malattie, cui si aggiungerà nel 2024 anche l’aumento dell’Iva (dall’attuale 7,7 all’8,1%). Si calcola che da qui alla fine del prossimo anno le pensionate e i pensionati perderanno l’equivalente di un’intera rendita mensile in termini di potere d’acquisto. Una perdita che l’introduzione di una tredicesima mensilità Avs (corrispondente a un aumento delle rendite dell’8,3%) andrebbe a compensare nell’immediato.</p><p>E senza porre alcun problema di finanziamento, contrariamente a quanto ci sentiremo dire dagli avversari che torneranno alla carica con la narrazione di un’Avs in difficoltà e a “rischio fallimento” nonostante la realtà dei dati attesti delle finanze in buona salute.&nbsp;D’altro canto l’unico modo per salvaguardare il potere d’acquisto delle cittadine e dei cittadini è quello di mettere o di lasciare qualche soldo in più nelle loro tasche, con salari adeguati durante la vita lavorativa e con pensioni dignitose successivamente. È la stessa logica che andrebbe osservata anche quando si tratta per esempio della questione del turismo degli acquisti all’estero, tornata prepotentemente di attualità in questi ultimi giorni con la notizia che il Consiglio federale intenderebbe creare un disincentivo riducendo da 300 a 150 franchi il limite dell’esenzione dall’Iva per le merci comprate oltre confine.</p><p>Una misura dalla dubbia efficacia (perché facilmente aggirabile, per esempio compiendo più viaggi all’estero con tutto ciò che questo comporta anche a livello di inquinamento) e dal sapore inutilmente punitivo nei confronti di quelle tante persone e famiglie (segnatamente in Ticino) per le quali la spesa&nbsp; all’estero non è un capriccio ma una questione di sopravvivenza, una scelta obbligata. Persone e famiglie di cui la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, tutta intenta nella salvaguardia degli interessi della grande distribuzione, sembra voler ignorare l’esistenza. Persone e famiglie che, lo ripetiamo, necessiterebbero semplicemente di qualche franco in più nel portafogli.</p><p>La votazione del 3 marzo è anche un’occasione per dare forza a questa rivendicazione generale e concretizzarla concedendo agli anziani di oggi e di domani una salutare boccata d’ossigeno. Ma anche per scongiurare un innalzamento generale dell’età pensionabile come chiede l’altra iniziativa dei giovani liberali-radicali sottoposta al voto. E dare un segnale politico chiaro al Consiglio federale e al parlamento, dove già si sta consumando un nuovo assalto all’Avs, con una riforma che mira a sopprimere (ancora una volta nel nome dell’“uguaglianza”) le rendite per le vedove con figli di più di 25 anni.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/13AVS.png" length="253213" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10816</guid><pubDate>Wed, 15 Nov 2023 10:43:00 +0100</pubDate><title>Ricordo di Werner Carobbio, già presidente USS Ticino</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ricordo-di-werner-carobbio-gia-presidente-uss-ticino</link><description>Werner Carobbio era sempre schierato nel campo della difesa dei lavoratori e del servizio pubblico, con coerenza e tenacia.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una caratteristica tanto più apprezzabile se teniamo conto che si è occupato di politica per una vita intera, in Ticino e a livello nazionale.&nbsp;</strong></p><p>Lavorare con Werner era un piacere. Ho condiviso diverse attività. La prima volta a livello del sindacato VPOD, a metà degli anni Settanta: lui era presidente del gruppo docenti e io del gruppo degli impiegati dello Stato. I due gruppi maggiori del sindacato. Ci siamo sostenuti a vicenda: d’un lato per migliorare la scuola e, d’altro lato, per riformare la cassa pensioni degli statali, ottenendo la migliore cassa pensioni della Svizzera.&nbsp;&nbsp;Poi le nostre strade si sono divise. Werner è stato eletto in Consiglio nazionale ed io sono stato eletto segretario della VPOD. I contatti comunque non mancarono, soprattutto a livello politico, un periodo assai movimentato. Nel 1999 siamo stati eletti in Gran Consiglio e abbiamo condiviso per dodici anni molte battaglie. L’anno successivo siamo stati tra i fondatori dell’Associazione per la difesa de servizio pubblico, di cui Werner è stato vicepresidente sin dall’inizio ed io segretario e poi presidente. Anni intensi.</p><p>In queste funzioni ci siamo occupati, qualche volta con successo, altre volte meno, delle misure di risparmio decise dal Consiglio di Stato sui dipendenti del Cantone e degli enti sussidiati, sugli utenti del servizio pubblico, in particolare del settore sociale, sanitario e amministrativo. Alcuni temi erano particolarmente importanti. Penso alla legge federale sulla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, caduta in votazione popolare; al tentativo di privatizzare l’Azienda elettrica ticinese (AET) e la Banca dello Stato; all’introduzione di un maggior controllo del Gran Consiglio su AET, i cui dirigenti privilegiavano le speculazioni all’estero alla garanzia per i cittadini e le aziende di disporre energia in modo sicuro e a prezzi ragionevoli. Sempre in campo energetico, alla riversione dei grandi impianti idroelettrici (OFIMA e OFIBLE), ossia al ricupero della proprietà e della gestione da parte del Cantone.</p><p>Con Werner avevamo un’intesa perfetta. Probabilmente perché eravamo animati dallo stesso spirito di solidarietà, giustizia, equità e della stessa immagine della democrazia. E di un principio fondamentale: prima i lavoratori e la qualità del servizio al cittadino. Poi tutto il resto. Non era necessario predefinire strategie o tatticismi. Ci si trovava comunque sempre in sintonia.&nbsp;&nbsp;</p><p>Poi a Werner fu proposto di assumere la presidenza dell’USS-Ticino e Moesa. E a me quella di vicepresidente. In queste funzioni abbiamo operato affinché i sindacati avessero un ruolo maggiore in campo politico, sociale ed economico. E affinché ci fosse maggiore collaborazione tra le Federazioni sindacali. La politica neoliberale, infatti, condotta da Confederazione e Cantoni, in atto dagli anni Novanta, era sempre imperante e necessitava di una forte risposta e un grande impegno da parte del movimento sindacale. Le proposte governative, malgrado gli avvicendamenti in seno alla compagine governativa erano sempre le stesse: sgravi fiscali per i detentori di altri redditi e di grandi patrimoni, dumping salariale, bassi salari, precarietà, attacchi alle pensioni e al potere di acquisto, tentativi di privatizzazioni. Non c’è stata tregua e Werner era sempre in prima fila.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/werner_carobbio_nuova.800x450.jpg" length="87922" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10815</guid><pubDate>Thu, 26 Oct 2023 10:31:00 +0200</pubDate><title>In piazza contro i tagli salariali e per le pensioni</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/in-piazza-contro-i-tagli-salariali-e-per-le-pensioni</link><description>L’obiettivo di avere finanze pubbliche sane non può comportare una riduzione delle prestazioni alla popolazione e risparmi sul personale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>I risparmi vanno fatti sugli sprechi, non sul necessario!</p><p><strong>Troppo facile pescare nelle tasche dei dipendenti e delle dipendenti!</strong></p><p>Anziché proporre ed attuare misure strutturali per contenere la spesa, ci troviamo nuovamente con i soliti tagli indiscriminati. Il Consiglio di Stato prevede interventi che colpiscono il personale pubblico, che offre importanti servizi alla popolazione nella SCUOLA, nella POLIZIA e nell’AMMINISTRAZIONE CANTONALE. Vengono colpiti anche gli enti sussidiati in particolare gli ENTI SOCIOSANITARI e SOCIOEDUCATIVI, gli ENTI UNIVERSITARI e le aziende di TRASPORTO PUBBLICO.</p><p><strong>Tagli che penalizzano i più bisognosi</strong><br>I premi di cassa malati subiscono anche quest’anno un aumento inaccettabile. La soluzione per un sostegno a chi ha bisogno? Un taglio dei sussidi RIPAM! Non ci stiamo!</p><p><strong>Settori sociosanitario e socioeducativo: dopo gli applausi… i tagli!&nbsp;</strong>Le operatrici e gli operatori dei servizi sociosanitari e socioeducativi da anni lavorano sotto una grande pressione, tanto che in troppi, stremati, abbandonano la professione. Dopo le promesse per un miglioramento delle condizioni, ecco i tagli!</p><p><strong>No alla penalizzazione dei servizi pubblici e sussidiati!</strong><br>Il contributo di “solidarietà” e il mancato adeguamento dei salari al rincaro rappresentano una rilevante perdita di potere d’acquisto e riducono l’attrattiva delle professioni del servizio pubblico. Ed è ancora più assurda questa misura se pensiamo all’aumento dei compiti affidati in numerosi ambiti. Operare tagli o anche solo non aumentare la spesa per gli enti sussidiati in questo momento, significa colpire servizi essenziali per tutta la popolazione, oltre che limitare il sostegno ai più bisognosi.&nbsp;</p><p><strong>Sì alla salvaguardia delle pensioni IPCT</strong><br>17’000 persone affiliate all’IPCT rischiano il taglio del 20% delle pensioni. L’accordo tra Sindacati e Governo per la salvaguardia delle pensioni è stato approvato dal Parlamento e andrà in votazione. Votiamo SÌ alla modifica di legge IPCT!</p><p><strong>MOBILITIAMOCI TUTTE E TUTTI PER:</strong></p><ul><li>l’abolizione di ogni taglio che colpisce il personale;</li><li>migliorare le condizioni di lavoro del personale sociosanitario e socioeducativo;</li><li>far passare in votazione popolare il SÌ alla riforma della Cassa pensione IPCT (inizio 2024).</li></ul><p>Fonte: <a href="https://vpod-ticino.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>vpod</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/basta_tagli.800x450.jpg" length="95061" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10814</guid><pubDate>Thu, 12 Oct 2023 10:22:00 +0200</pubDate><title>Fermiamo la folle deriva neoliberista del Canton Ticino!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/fermiamo-la-folle-deriva-neoliberista-del-canton-ticino</link><description>Risoluzione adottata dall’Assemblea dell’USS-TI, il 10.10.2023.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’assemblea dell’Unione sindacale Ticino e Moesa si oppone risolutamente agli ennesimi sgravi (reddito, sostanza) per ricchi e rivendica una tassazione equa. L’USS-TI denuncia inoltre i tagli sui servizi cantonali e sul personale pubblico, appoggiando il principio della qualità dei servizi pubblici e di eque condizioni salariali e pensionistiche per le/i dipendenti del Cantone e degli enti sussidiati.</strong></p><h4><strong>Politica fiscale scellerata</strong></h4><p>L’Unione sindacale Ticino e Moesa critica la politica fiscale messa in atto a 360 gradi da parte delle forze politiche di centro destra, volta a favorire sempre più i ricchi e i benestanti:</p><ul><li>l’USS-TI critica il messaggio governativo 8303 del 12 luglio scorso, che propone la riduzione dell’aliquota massima sugli utili delle persone giuridiche: a regime (nel 2025) la nuova aliquota massima del 12% comporterà una diminuzione di gettito annuo di 23,3 milioni di franchi per il Cantone e di 18,6 milioni di franchi per i Comuni;</li><li>l’USS-TI si oppone all’iniziativa popolare costituzionale lanciata dal centrodestra lo scorso 18 ottobre 2022 e denominata “<i>Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima</i>”: l’iniziativa vorrebbe ridurre l’aliquota sulla sostanza per neutralizzare l’imposizione dell’aumento del valore commerciale degli immobili, favorendo in modo smaccato i milionari.</li></ul><p>L’USS-TI sosterrà il lancio di referendum contro questa politica fiscale reazionaria, volta a generare situazioni fiscali inique e di fatto a ridimensionare il ruolo dello Stato, sottraendogli risorse e lasciandole nelle tasche dei ricchi e dei benestanti, e invita le federazioni a fare lo stesso. Una politica fiscale irresponsabile e antisociale, che impatta negativamente sulla qualità dei servizi cantonali e sul volume dei sussidi cantonali a favore del ceto medio-basso, come pure sull’ammontare degli investimenti cantonali necessari a garantire progresso e benessere alle generazioni future.</p><h4><strong>Tagli scandalosi</strong></h4><p>L’USS Ticino e Moesa deplora sin d’ora i tagli determinati dal decreto Morisoli, tagli che verranno messi in atto per raggiungere la parità di bilancio entro il 2025: il decreto approvato dal popolo il 15.5.2022 malgrado la ferma opposizione sindacale vieta ogni aumento di entrate cantonali e vuole agire unicamente sulle uscite del Canton Ticino. In questo contesto di penalizzazione della qualità dei servizi cantonali si prospettano pure tagli sul personale pubblico, che non sono sindacalmente accettabili. Per mettere in atto il decreto Morisoli si ridurrà il potere d’acquisto delle/dei dipendenti del Cantone e degli enti sussidiati, oltre che azzoppare l’apparato pubblico cantonale con mancate sostituzioni dei partenti.</p><h4><strong>Pensioni cantonali da salvare</strong></h4><p>L’Unione sindacale Ticino e Moesa saluta positivamente il fatto che un’ampia maggioranza parlamentare sostenga il messaggio 8302, il quale propone di approvare le necessarie modifiche della Legge sull’Istituto di previdenza del Canton Ticino (IPCT), conformemente all’intesa raggiunta tra Governo e Sindacati nel giugno 2023 per impedire il taglio del 20% delle pensioni.</p><p>La modifica parziale della Legge sull’Istituto di previdenza del Canton Ticino (LIPCT) evita a 17’000 assicurate/i (impiegati, docenti cantonali e comunali, poliziotti, operatori sociosanitari, operai, ecc.) la drastica riduzione delle loro rendite di vecchiaia sino ai minimi della Legge sulla previdenza professionale (sull’arco 2025-2031): uno scenario catastrofe inaudito, sinora mai verificatosi presso un datore di lavoro, pubblico o privato, in Svizzera.</p><p>L’USS-TI sosterrà pertanto con convinzione la modifica di legge IPCT nella probabile votazione popolare, che si terrà ad inizio 2025 o per via dell’adozione del referendum finanziario parlamentare o per via di un referendum popolare promosso dalla destra. L’USS-TI auspica infine la creazione di un ampio fronte, che difenda con forza e in modo unitario le misure di compensazione oggetto della modifica parziale della LIPCT, considerando che questa votazione assume un carattere fondamentale per i diritti di tutti i lavoratori del Canton Ticino. L’USS-TI esprime infine solidarietà e sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori che continueranno a mobilitarsi nel corso delle prossime settimane.&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-10-12-alle-10.08.15.png" length="2033698" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10813</guid><pubDate>Thu, 12 Oct 2023 10:17:00 +0200</pubDate><title>Difendiamo il diritto di poter vivere del proprio lavoro</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/difendiamo-il-diritto-di-poter-vivere-del-proprio-lavoro</link><description>Risoluzione adottata dall’Assemblea dell’USS-TI, il 10.10.2023.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 16 settembre a Berna 20mila manifestanti hanno rivendicato salari e pensioni più alti per compensare l’aumento del costo della vita.&nbsp;<strong>I premi delle casse malati, i prezzi degli alimenti, i costi dell’energia e gli affitti continuano a salire.</strong>&nbsp;Ai lavoratori e alle lavoratrici rimane sempre meno a fine mese e molti già non ce la fanno e si indebitano. Ma il padronato si rifiuta di compensare pienamente il rincaro con aumenti salariali adeguati.&nbsp;<strong>Tutto questo peggiora in maniera drammatica la perdita del potere d’acquisto delle famiglie.</strong></p><p>La Svizzera è sempre più ricca, ma&nbsp;<strong>la ricchezza è distribuita in maniera iniqua</strong>&nbsp;e le disparità salariali aumentano sempre di più. Oggi si contano più di 4mila persone con paghe superiori al milione di franchi, il triplo rispetto a vent’anni fa. Per la stragrande maggioranza della popolazione invece i salari sono calati in termini reali per tre anni consecutivi, è la prima volta che succede nel dopoguerra.&nbsp;<strong>Rispetto al 2020, le retribuzioni dei salariati sono diminuite del 3%.</strong></p><p>Il Ticino, dove i salari mediani sono inferiori del 23% rispetto al resto della Svizzera, sarà inoltre flagellato dai<strong>premi di cassa malati che saliranno mediamente del 10,5%</strong>.&nbsp;<strong>Tutto questo avviene in un contesto drammatico che vede il nostro cantone primeggiare negli indici di rilevazione della povertà</strong>, ad esempio:</p><ul><li>La quota di persone che vivono sotto la soglia di povertà assoluta (2’279 franchi al mese per le persone sole e 3’963 franchi per una famiglia di 4 persone), in Svizzera è dell’8,5%, in Ticino del 14,5%.</li><li>Il tasso di povertà assoluta fra gli over 65 è pari al 14,6 in Svizzera, mentre è del 29.5% in Ticino.</li><li>Il 19% della popolazione svizzera non può permettersi una spesa inaspettata di 2’500 franchi, in Ticino il 30%.</li></ul><p><strong>I delegati dell’USS-TI riuniti in assemblea ribadiscono pertanto quanto segue:</strong></p><ul><li>Sono necessari&nbsp;<strong>aumenti salariali del 5%</strong>&nbsp;come rivendicato dall’Unione sindacale svizzera a livello nazionale. Nessun impiego a tempo pieno deve essere retribuito sotto il minimo salariale di 4500.- mensili e di 5000.- per il personale qualificato.<br>In Ticino vanno finalmente applicati salari svizzeri per contrastare la povertà.</li><li>Il sistema di finanziamento della salute fondato sulle logiche di mercato è disastroso. Come primo passo è urgente aiutare la popolazione&nbsp;<strong>fissando al 10% del reddito disponibile l’importo dei premi della cassa malati,</strong>&nbsp;come propone l’iniziativa popolare in votazione l’anno prossimo. È inoltre imperativo&nbsp;<strong>costituire una cassa malati unica</strong>&nbsp;federale con premi proporzionali al reddito.</li><li><strong>Vanno respinti i continui attacchi alle rendite pensionistiche</strong>. Le pensioni come i salari devono aumentare, così come chiede l’iniziativa USS per l’introduzione di&nbsp;<strong>una 13esima AVS a livello federale</strong>. La pessima riforma della LPP va invece rifiutata in occasione della votazione sul referendum promosso da un’ampia coalizione di forze politiche e sindacali.</li></ul>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Cattura.PNG" length="1432559" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10812</guid><pubDate>Sun, 20 Aug 2023 17:25:00 +0200</pubDate><title>Manifestazione a Berna sabato 16 settembre</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/manifestazione-a-berna-sabato-16-settembre</link><description>I premi delle casse malati, i prezzi degli alimenti, i costi dell’energia e gli affitti continuano a salire.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ai lavoratori e alle lavoratrici rimane sempre meno a fine mese. Nonostante ciò, le imprese si rifiutano di compensare il rincaro con aumenti salariali adeguati. Questo peggiora in maniera drammatica la perdita del potere d’acquisto delle famiglie.</strong></p><p>I salari sono diminuiti in termini reali&nbsp; per tre anni consecutivi, è la prima volta che succede nel dopoguerra. A livello nazionale i salari sono inferiori del 3% rispetto al 2020. È stata annunciata una vera e propria esplosione dei premi della Cassa malati, probabilmente attorno al 10% in Ticino. Gli affitti attuali inoltre saliranno del 3% a causa dell’aumento del tasso di interesse.&nbsp;</p><p>Nonostante tutto questo, per l’Unione svizzera degli imprenditori i sindacati chiedono aumenti salariali “irragionevoli” mentre prezzi e profitti crescono.</p><p>L’AVS non viene&nbsp;adeguata all’inflazione e sono previsti ulteriori tagli alle pensioni. Opponiamoci e rivendichiamo una 13esima mensilità a livello federale!</p><h4><strong>I salari e le pensioni devono aumentare, tutte e tutti a Berna il 16 settembre!</strong></h4><p>L’USS-Ticino organizza il trasporto in treno per la manifestazione.&nbsp;</p><p>Annunciati al tuo sindacato. Viaggio e picnic in treno gratuiti.&nbsp;</p><p>Orario del treno, andata e ritorno:</p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/4/1/csm_Kaufkraft-Demo_IT-scaled_9e4c063030.jpg" length="181845" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10811</guid><pubDate>Mon, 15 May 2023 17:20:00 +0200</pubDate><title>Lo shopping 7 giorni su 7 non è modernità</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lo-shopping-7-giorni-su-7-non-e-modernita</link><description>È proprio necessario soddisfare i bisogni di pochi che reputano indispensabile poter fare shopping 7 giorni su 7?</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Lo-shopping-7-giorni-su-7-non-modernit-ed589c00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Prolungare le aperture festive e domenicali dei negozi è un’operazione dannosa per la salute e la qualità di vita delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro familiari, non necessaria per i consumatori, inutile a frenare il fenomeno del turismo degli acquisti oltre frontiera, fortemente penalizzante per i piccoli commerci e, alla fine, per l’intera società. La liberalizzazione giova invece alla grande distribuzione e alla sua progressiva espansione nel mercato della vendita al dettaglio. Sono alcuni dati di fatto che le cittadine e i cittadini ticinesi dovrebbero tenere ben presenti il prossimo 18 giugno, quando saranno chiamati a esprimersi sulla modifica della Legge sull’apertura dei negozi decisa lo scorso anno dal Gran Consiglio e fortemente avversata da un ampio ventaglio di forze sindacali, politiche e della società civile, che, riunite in un comitato unitario, qualche settimana fa hanno lanciato la campagna referendaria.&nbsp;<br><br>Una campagna contro una legge dannosa, non necessaria e inutile, ma anche ingannevole e pericolosa e che non riguarda soltanto le persone impiegate nel ramo della vendita, che sono le vittime principali e più appariscenti della liberalizzazione degli orari dei negozi. Ma non le sole.<br><br>Per quanto riguarda le conseguenze della continua estensione delle aperture dei commerci, in atto ormai da decenni, sul benessere, sulla qualità di vita, sugli equilibri familiari e sulla vita sociale dei dipendenti dei commerci − soprattutto delle donne, che vivono in maniera accresciuta la problematica della conciliabilità tra lavoro e vita privata, oltre a quelle dei bassi salari e della precarietà − invitiamo alla lettura delle illuminanti testimonianze che area ha raccolto. Per le lavoratrici e i lavoratori del ramo diventerebbe insostenibile un’ulteriore dilatazione delle aperture festive e domenicali, su cui peraltro la legge in vigore (solo dal 2020!) già concede grande libertà. Concede libertà a chi fa profitti e la toglie ai salariati della vendita, ma non solo, perché negozi aperti necessitano anche di personale di pulizia, di addetti alla sicurezza, di informatici, di fornitori e di altre figure professionali, cioè di altre persone che dovranno sacrificare la loro vita familiare e sociale.<br><br>E questo per cosa? Per soddisfare i bisogni di pochi che reputano indispensabile poter fare shopping 7 giorni su 7 e che considerano “moderno” spingersi verso una società che vive e produce 24 ore su 24?&nbsp;<br><br>Un modello che del resto rappresenta il fine ultimo delle liberalizzazioni e di leggi come quella in votazione il 18 giugno. Una legge che solo apparentemente introduce cambiamenti poco rilevanti (“Cosa volete che sia una domenica di lavoro in più all’anno? Cosa volete che sia un’ora in più la sera? Cosa volete che sia qualche negozio in più aperto nei giorni di festa?”, è il refrain della destra ultraliberista che non ne ha mai abbastanza): una sua accettazione (e qui sta l’inganno) spalancherebbe infatti le porte a ulteriori passi verso una liberalizzazione totale del lavoro festivo e alla trasformazione della domenica in un giorno come tutti gli altri.<br><br>Una prospettiva certamente non desiderabile dalla maggioranza della popolazione e dei consumatori ticinesi, che evidentemente non hanno nemmeno bisogno di più commerci aperti e più a lungo, come confermano i negozi deserti del giovedì sera nei centri cittadini. Così come non ne ha bisogno nel suo complesso l’economia locale ticinese: è ridicolo affermare che l’estensione degli orari frenerebbe il turismo degli acquisti in Italia, che è un fenomeno strettamente legato al potere d’acquisto delle persone e ai prezzi esorbitanti (spiegabili solo in parte con i costi della manodopera e degli affitti) che garantiscono enormi margini di guadagno, soprattutto ai colossi della grande distribuzione, forti della loro posizione dominante nel mercato.<br><br>Colossi che sarebbero dunque gli unici ad approfittare delle normative in votazione, che per contro metterebbero ancora più in difficoltà i piccoli commerci, sempre più impossibilitati a far fronte alla concorrenza delle grandi catene, interessate ad impossessarsi di tutto.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-05-14-alle-21.33.29.png" length="2736366" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10809</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 17:16:00 +0200</pubDate><title>“La legge deve proteggere le lavoratrici che rivendicano i propri diritti”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/la-legge-deve-proteggere-le-lavoratrici-che-rivendicano-i-propri-diritti</link><description>Pubblichiamo l’intervento dal palco del Primo Maggio di Terry, postina, sindacato syndicom.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Care lavoratrici,&nbsp;Cari lavoratori,&nbsp;</p><p>sono oggi qui in questa giornata in cui si rivendicano i diritti sul posto di lavoro per portare la mia esperienza personale. Nel 2016 lavoravo al 60% in Posta ed ero entrata a far parte della commissione del personale. In quel periodo ho iniziato una battaglia per ottenere degli orari di lavoro che mi permettessero di andare a prendere la bambina all’asilo nido. Si trattava unicamente di rivedere i giri di recapito, a livello organizzativo non vi era alcun problema. La Posta non ha mai voluto entrare nel merito della mia richiesta per non creare un precedente. L’azienda infatti considera i dipendenti a tempo parziale come delle unità estremamente flessibili da impiegare come meglio le conveniva. La possibilità di conciliare famiglia e lavora era prevista da contratto ma poi nella pratica non veniva mai applicata. Per questo diritto ho intrapreso una battaglia che si è conclusa con il mio licenziamento. Grazie al supporto di syndicom ho fatto causa e ho vinto. Due sentenze hanno confermato che il licenziamento era abusivo.&nbsp;</p><p>Dopo la sentenza, ho provato attraverso il sindacato a essere reintegrata in Posta. Purtroppo, l’azienda, nonostante mi abbia licenziato in maniera abusiva, ha deciso di non riassumermi. Per me era fondamentale dopo la lotta intrapresa per i propri diritti avere la possibilità di tornare a svolgere la mia attività. Penso che chiunque porti avanti una lotta per i propri diritti non possa accettare che si venga licenziati ingiustamente senza poi, una volta riconosciuta l’ingiustizia, avere il diritto di tornare sul posto di lavoro.&nbsp;</p><p>Purtroppo la legge svizzera non tutela le persone che si battono per i propri diritti. La legge prevede infatti unicamente un massimo di sei mesi in caso di licenziamento abusivo o antisindacale. Ma nella maggior parte dei casi, per un licenziamento abusivo vengono concessi solo 2-3 mesi di indennità. Inoltre, il diritto del lavoro privato svizzero non prevede il reintegro o la nullità del licenziamento. Questa è una grave lacuna che deve essere colmata.&nbsp;</p><p>Io sono stata licenziata in maniera abusiva dalla Posta, un’azienda che appartiene alla Confederazione. Nel privato questi licenziamenti molto spesso non emergono perché le aziende propongono il pagamento di 2 – 3 mensilità per evitare la procedura giuridica. E i lavoratori e le lavoratrici si trovano costretti a accettare. &nbsp;Questa battaglia l’ho portata fino in fondo perché spero che possa servire per far comprendere cosa può succedere quando mancano le tutele adeguate.&nbsp;</p><p>Per le donne che rivendicano i loro diritti, per tutti coloro che vogliono conciliare famiglia e lavoro, per tutti i membri delle commissioni del personale che lottano per i loro colleghi, per tutte le lavoratrici e i lavoratori che oggi sono qui, diciamo basta a questi soprusi, la legge in Svizzera deve garantire protezione ai lavoratori e alle lavoratrici che si espongono per i propri diritti. Quello che è capitato a me non deve più capitare. Diciamo basta e ancora basta.</p><p><i>Immagine: presidio di solidarietà contro il licenziamento abusivo</i></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/FotoAzioneFlashmob_062017_1.jpg" length="285094" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10808</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 17:13:00 +0200</pubDate><title>“Miglioriamo la pianificazione dei turni di lavoro”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/miglioriamo-la-pianificazione-dei-turni-di-lavoro</link><description>Pubblichiamo l’intervento dal palco del Primo Maggio di Veronica Galster, del sindacato SEV.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il SEV è il sindacato del personale dei trasporti pubblici, un settore nel quale lavorano ancora poche donne (rappresentano circa il 10% del personale), ma nei prossimi anni le imprese si troveranno di fronte alla sfida di dover rioccupare numerosi posti vacanti, perché buona parte del personale andrà in pensione (la cosiddetta generazione dei baby-boomers). Per forza di cose, quindi, più donne dovranno essere incentivate ad intraprendere una professione in questo settore, ma per riuscirci alcune cose dovranno cambiare.</p><p>Una di queste è certamente la pianificazione dei turni di lavoro. Una delle problematiche principali per le lavoratrici dei trasporti pubblici è infatti quella legata al tempo di lavoro e alla difficoltà di conciliazione tra vita professionale e vita privata. Una questione importante per tutte le lavoratrici e i lavoratori, ma in particolare per coloro che, come la maggior parte di chi opera nei trasporti pubblici, lavorano a turni.</p><p>Infatti, se già le lavoratrici con orari che potremmo definire “standard” faticano non poco a conciliare vita professionale e famiglia, con il carico di lavoro non retribuito che sappiamo incombere ancora prevalentemente su noi donne, vi lascio immaginare cosa voglia dire per una lavoratrice a turni. Per chi ha famiglia, l’organizzazione irregolare del lavoro rappresenta una vera e propria sfida: gli orari irregolari e atipici, la sera e nei fine settimana, sono difficili da conciliare con le responsabilità familiari, soprattutto se si hanno figli in età scolastica o più piccoli.&nbsp;</p><p>La qualità di vita di queste lavoratrici e lavoratori, inoltre, dipende molto dalla pianificazione dei turni, ma negli ultimi anni come sindacato siamo sempre più confrontati con aziende che, per evidenti motivi di risparmio, a volte hanno poco personale, con turni sempre più tirati e&nbsp;per la pianificazione dei quali si applica&nbsp;spesso il minimo previsto dalla legge, senza che si cerchi realmente di rendere più semplice la vita alle e ai dipendenti&nbsp;attraverso invece una contrattazione sindacale volta a migliorare la situazione.&nbsp;Il risultato sono lavoratrici e lavoratori sempre più stanchi, che faticano a trovare il tempo sia per riposarsi che per ricaricare le batterie svagandosi, vedendo gli amici o stando con i propri cari.</p><p>Il margine di miglioramento è perciò decisamente ampio e come sindacato del personale dei trasporti intendiamo batterci per condizioni quadro più favorevoli per chi lavora a turni, a beneficio sia delle donne che degli uomini.</p><p>Gli importanti investimenti nelle infrastrutture attuati in questi anni anche in Ticino, non possono che andare di pari passo con adeguate condizioni di lavoro che tengano in considerazione non solo il salario ma anche importanti regole di tutela sul tempo di lavoro.&nbsp;</p><p>Molto lavoro resta da fare. Ne siamo consapevoli e per questo, con le lavoratrici e i lavoratori, siamo pronti a batterci.&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Visual_1406_IT_8acc9fe46d314af68949f1f777df3760.jpg" length="59056" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10807</guid><pubDate>Wed, 03 May 2023 17:10:00 +0200</pubDate><title>“Tagli cantonali: pagano tutti, tranne i ricchi”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/tagli-cantonali-pagano-tutti-tranne-i-ricchi</link><description>Pubblichiamo l’intervento dal palco del Primo Maggio di Flavia Koral, lavoratrice OSC – sindacato VPOD.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tutto il mondo del lavoro è in difficoltà. E particolarmente difficile è la situazione&nbsp; elle donne.</p><p>La recente accettazione della riforma dell’AVS 21 porta le donne a lavorare un anno in più per un salario e delle rendite inferiori. È chiaro che un nuovo sciopero femminista è fondamentale il prossimo 14 giugno. Perché come donne e come lavoratrici abbiamo ancora molto da lottare per raggiungere la parità.</p><p>Rivendichiamo più tempo per noi e per la nostra famiglia.</p><p>Chiediamo rispetto sui posti di lavoro, nelle piazze e nella vita.</p><p>Pretendiamo migliori rendite e salari.</p><p>Oltre all’AVS ci preoccupa il secondo pilastro.</p><p>I sindacati hanno lanciato il referendum contro il peggioramento della legge federale sulla previdenza professionale. In Ticino lottiamo per un rifinanziamento&nbsp;l’Istituto di previdenza del Canton Ticino (IPCT).&nbsp;Un rifinanziamento è necessario per non ridurre del&nbsp;20% il tasso di conversione per il calcolo delle pensioni&nbsp;di 15’000 persone.</p><p>Se non si fa un piano di compensazione, in meno di 10 anni si arriverà a una diminuzione del&nbsp;40% delle pensioni cantonali: scandaloso e vergognoso! Ma il Consiglio d’amministrazione dell’IPCT non può decidere autonomamente un piano di compensazione senza passare dal Parlamento. &nbsp;&nbsp;</p><p>E che&nbsp;Parlamento ci ritroviamo in Ticino?</p><p>Lo stesso&nbsp;Parlamento che&nbsp;a fine&nbsp;2021 con&nbsp;una risicata maggioranza UDC-Lega-PLR-destra PPD ha approvato&nbsp;il decreto Morisoli. Purtroppo, nel maggio del 2022 la maggioranza del popolo ticinese ha accettato il decreto Morisoli e ha creduto alle frottole della maggioranza del Parlamento.</p><p>Un gravissimo errore!</p><p>Non si è capito che il decreto Morisoli risana le finanze cantonali entro il 2025, facendo pagare tutti,&nbsp;tranne che i ricchi! Il decreto Morisoli taglia&nbsp;sul personale, sulle condizioni di lavoro e sulla progettualità del Cantone nel settore della formazione, della sanità e della socialità. I primi tagli sono già arrivati: nel servizio medico psicologico del Cantone, che si occupa di giovani in situazioni di disagio, si taglia del 20% la sostituzione del personale partente.&nbsp;È scandaloso! Dobbiamo indignarci tutti e tutte e mobilitarci&nbsp;contro i tagli del decreto Morisoli, che ammontano a 150 milioni di franchi.</p><p>In conclusione</p><ul><li>Sosteniamo&nbsp;la mobilitazione contro il taglio delle pensioni&nbsp;cantonali&nbsp;del prossimo 10 maggio</li><li>Sosteniamo il&nbsp;nuovo sciopero femminista del 14 giugno 2023</li><li>Prepariamo per l’autunno uno sciopero generale del settore pubblico e sociosanitario contro i tagli</li></ul><p>Viva il primo maggio e viva la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/5/4/csm_281035235_3938561316368520_855369608522363489_n-scaled_70073f7aa2.jpg" length="57434" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10806</guid><pubDate>Wed, 12 Apr 2023 17:08:00 +0200</pubDate><title>Primo Maggio in piazza a Bellinzona</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/primo-maggio-in-piazza-a-bellinzona</link><description>Il programma dell’Unione sindacale Ticino e Moesa per il Primo Maggio 2023</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il programma del Primo maggio 2023 è il seguente:</p><p>ore&nbsp;14.00 ritrovo in Largo Elvezia</p><p>ore 14.30 corteo in direzione Piazza Governo</p><p>ore 15.30 interventi dal palco</p><p>ore 16.00 concerto con i Nabat</p><p>Saranno presenti bancarelle informative e una fornita buvette.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/9/1/csm_USS-1-maggio-fb-_06a38802ad.jpg" length="98761" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10805</guid><pubDate>Wed, 12 Apr 2023 17:05:00 +0200</pubDate><title>“Io, postina licenziata abusivamente”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/io-postina-licenziata-abusivamente</link><description>Nel 2017 la Posta Svizzera SA ha licenziato una giovane donna e madre.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il licenziamento è stato abusivo, come confermato dai tribunali ticinesi (in prima e seconda istanza). Nonostante le clausole in tal senso contenute nel contratto collettivo di lavoro della Posta, il datore di lavoro non è tenuto a reintegrare la donna.&nbsp;Questo esempio del Canton Ticino conferma la debolezza della tutela contro il licenziamento in Svizzera. Le lacune sono enormi, tanto che la Svizzera è persino sulla lista nera dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per questo motivo. È vergognoso! Ed è ancora più vergognoso quando il datore di lavoro è un’azienda della Confederazione come la Posta. Il Consiglio federale deve perciò agire: lo esigono syndicom e USS, che avanzano richieste concrete alla politica e ai datori di lavoro.</strong></p><p>Riproduciamo qui sotto la dichiarazione della postina letta in conferenza stampa.</p><p>“Questa lunga battaglia finalmente si è conclusa con una sentenza a mio favore che lascia però l’amaro in bocca. Una battaglia iniziata nel 2016, quando ho chiesto al mio responsabile di organizzare i giri di recapito per poter terminare il lavoro alle 12:30 e andare a prendere la mia bambina all’asilo nido.</p><p>Lavorando al 60% e iniziando alle 07:00 del mattino potevo tranquillamente svolgere le ore previste dal contratto, quindi conciliare al meglio i miei impegni privati con quelli aziendali. A livello organizzativo non vi erano problemi in quanto nel recapito lettere non vi sono orari fissi, la Posta poteva facilmente venire incontro alle mie richieste. Ma alla Posta non andava bene perché voleva il massimo della flessibilità.</p><p>Ho continuato a insistere perché ritenevo questo punto importante non solo per me, ma per tutte le donne.&nbsp;A quel tempo ero inoltre entrata a far parte della Commissione del personale dei postini di Lugano. Purtroppo, la Posta su questo punto non ha mai voluto trovare alcun tipo di accordo. Questo conflitto mi ha generato problemi di salute. Per poter rientrare a lavorare ho deciso di aumentare la presenza della bambina all’asilo nido. A causa di questa mia decisione, in base a quanto riferisce la sentenza, ho rinunciato per atti concludenti a proseguire con il reclamo per presunta discriminazione di genere. Nonostante la mia decisione di offrire nuovamente la massima flessibilità, la Posta non è stata in grado di propormi un posto di lavoro accettabile e alla fine di un lungo percorso doloroso sono stata licenziata. La Posta non ha potuto dimostrare che vi fosse una ragione obiettiva e per questo motivo ho vinto la causa.</p><p>Dopo che è arrivata la sentenza, ho provato attraverso il sindacato a essere riassunta in Posta. Purtroppo, l’azienda, nonostante mi abbia licenziato in maniera abusiva, ha deciso di non riassumermi. Penso che chiunque porti avanti una lotta per i propri diritti non possa accettare che si venga licenziati ingiustamente senza poi, una volta riconosciuta l’ingiustizia, avere il diritto di tornare sul posto di lavoro.</p><p>Questa battaglia l’ho portata fino in fondo perché spero possa servire da monito per le aziende che con troppa facilità licenziano le persone che si battono per i propri diritti, ma anche per evidenziare le mancanze di tutela legali che oggi esistono in Svizzera”.</p><p>Maggiori info sul sito di <a href="https://syndicom.ch/it/attualita/articolo/licenziamento-abusivo-alla-posta/" target="_blank" rel="noreferrer">syndicom</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/5/0/csm_FotoAzioneFlashmob_062017_2-scaled_792655ea96.jpg" length="168686" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10804</guid><pubDate>Tue, 11 Apr 2023 16:59:00 +0200</pubDate><title>Una riforma che pagano tutti salvo i ricchi</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/una-riforma-che-pagano-tutti-salvo-i-ricchi</link><description>Il presidente di USS Pierre-Yves Maillard spiega perché va combattuta la revisione della Legge sulla previdenza professionale imposta dalla destra.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da<strong></strong><a href="https://www.areaonline.ch/Una-riforma-che-pagano-tutti-salvo-i-ricchi-2ddf4b00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Si riducono sia i salari sia le pensioni.</p><p>«Un&nbsp;<strong>affronto alle donne</strong>&nbsp;e ai lavoratori», «un&nbsp;<strong>attacco frontale</strong>&nbsp;alla qualità di vita dei&nbsp;<strong>pensionati di oggi e di domani</strong>». Questo è la revisione della&nbsp;<strong>Legge sulla previdenza professionale LPP21</strong>&nbsp;adottata dal Parlamento, affermano i rappresentanti dell’ampia coalizione sindacale e politica che contro questa riforma ha promosso il referendum (<a href="https://tagli-alle-pensioni.ch/#firmare" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui si trova il formulario delle firme</a>). Una coalizione di cui fanno parte, oltre a Unia, le federazioni dell’Unione sindacale svizzera (Uss), Travail Suisse, il Partito socialista e i Verdi. Della genesi e dell’impatto di questa revisione legislativa parliamo con il presidente dell’Uss e consigliere nazionale socialista&nbsp;<strong>Pierre-Yves Maillard</strong>.<br><br><strong>Pierre-Yves Maillard, le Camere federali hanno accettato la riforma LPP21, la cui origine è un compromesso tra sindacati e padronato, poi ripreso dal Consiglio federale ma naufragato in Parlamento. Qual è la natura della riforma uscita dai lavori del legislativo e perché è necessario combatterla con un referendum?</strong></p><p>Il&nbsp;<strong>Consiglio federale e la destra del Parlamento</strong>&nbsp;ritengono che con l’attuale tasso di conversione del 6,8% nella parte obbligatoria del 2° pilastro le prestazioni pensionistiche non sarebbero più finanziabili. Secondo loro, ai pensionati si verserebbero fino a 6 miliardi di franchi all’anno in eccesso. Per rimediare a questa situazione,&nbsp;<strong>vogliono</strong>&nbsp;abbassare il tasso di conversione, cioè&nbsp;<strong>ridurre le future pensioni</strong>. È un discorso che portano avanti da 20 anni. Ma durante questo periodo, il capitale delle casse pensioni è più che raddoppiato, passando da 500 miliardi di franchi a oltre 1.000 miliardi. E nel contempo i tassi di conversione nella parte sovra-obbligatoria sono crollati, producendo una riduzione delle rendite dei nuovi pensionati del 20 per cento (a parità di capitale accumulato) rispetto al 2008.</p><p>Abbiamo sempre ritenuto che una riduzione del tasso di conversione obbligatorio fosse sbagliata, ma abbiamo negoziato un&nbsp;<strong>compromesso con i datori di lavoro</strong>&nbsp;che introduceva una componente di solidarietà nel 2° pilastro. Questo avrebbe migliorato le pensioni, soprattutto per i lavoratori a basso salario e per le donne. Questo compromesso, equilibrato e per noi accettabile, era stato accolto anche dal Consiglio federale. Ma la&nbsp;<strong>destra del Parlamento lo ha distrutto</strong>&nbsp;eliminando la componente di ripartizione e solidarietà. Ora ci ritroviamo con una riforma che comporterebbe pensioni più basse e contributi salariali più alti. Il che è inaccettabile.&nbsp;</p><p><strong>Quale era la soluzione trovata dai partner sociali?</strong></p><p>Insieme all’Unione padronale, abbiamo elaborato un meccanismo che compensava la riduzione del tasso di conversione attraverso un immediato miglioramento delle pensioni più basse. Un contributo dello 0,5% sulla massa salariale, fino a 860.000 franchi di retribuzione annuale, garantirebbe le risorse necessarie per finanziare rendite complementari a tutti gli assicurati delle prime generazioni toccate dalla riforma. Grazie a questo contributo, che riguardava gli stipendi elevati, si potevano versare&nbsp;<strong>200 franchi in più a ogni pensionato</strong>&nbsp;per le prime sette generazioni e per quelle successive importi a decrescere, fino a una soglia garantita di circa 100 franchi. Ciò avrebbe permesso di&nbsp;<strong>evitare una riduzione delle pensioni</strong>&nbsp;e di garantire una sovra-compensazione della riduzione del tasso di conversione per i redditi bassi. Inoltre, il compromesso prevedeva il dimezzamento della deduzione di coordinamento, che avrebbe aumentato il salario assicurato e permesso di assoggettare alla Lpp un maggior numero di persone e a costi sopportabili.&nbsp;</p><p><strong>Perché il compromesso non ha avuto successo in parlamento?</strong></p><p>Il compromesso è stato attaccato nella sua essenza: il meccanismo di ripartizione dello 0,5% è stato osteggiato dai Liberali radicali, dal Centro, dai Verdi Liberali e dall’Udc. Per costoro,&nbsp;<strong>chiedere ai ricchi di pagare un po’ di più è fuori discussione</strong>. Si sono dunque rifiutati di introdurre un po’ di solidarietà in un mondo in cui il costo della vita aumenta e le retribuzioni non tengono il passo per le persone con redditi modesti e per la classe media. Per loro vale il principio “<strong>tutti paghino, tranne i ricchi!</strong>”.&nbsp;<br>Per evitare un crollo drastico delle pensioni, hanno deciso di ridurre fortemente la deduzione di coordinamento al 20% del salario assicurato. Ciò comporterà un&nbsp;<strong>aumento brutale dei contributi</strong>&nbsp;per i dipendenti meno pagati, con riduzioni nette dei salari fino al 6%. In totale, si tratta di 2,1 miliardi di contributi aggiuntivi, pagati da dipendenti e datori di lavoro. Gli effetti cumulativi di questo aumento dei contributi e della riduzione del tasso di conversione possono essere illustrati con un esempio concreto: una donna di 50 anni che guadagna 4.500 franchi al mese pagherà 147 franchi in più di contributi mensili e riceverà 8 franchi in meno di pensione. Le persone con uno stipendio più basso potrebbero ottenere una pensione migliore, ma con un forte aumento dei contributi. Il problema è che si tratterebbe di pensioni irrisorie, che non avrebbero alcun effetto sul reddito di molte di queste persone, che dovrebbero comunque richiedere prestazioni complementari.</p><p><strong>Tutti i partiti di destra, così come Economiesuisse e l’Unione svizzera degli imprenditori (Usi), hanno accolto con favore l’adozione della riforma. Per loro si tratta di una “modernizzazione favorevole ai giovani, alle donne, ai lavoratori part-time e alla classe media”. Come replica?</strong></p><p>La LPP21&nbsp;<strong>non è certamente</strong>&nbsp;una riforma&nbsp;<strong>favorevole al ceto medio</strong>, che è anzi il grande perdente. Per i lavoratori a basso reddito, soprattutto donne e giovani, l’unica certezza è che i salari netti diminuiranno in modo massiccio proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di questi soldi, in un contesto di forte inflazione e quando le garanzie pensionistiche restano ipotetiche e modeste.&nbsp;<br>Sono evidenti i limiti del meccanismo di capitalizzazione per un sistema pensionistico: non è in grado di garantire a tutti un minimo vitale. L’unico modo per tenere conto della situazione delle donne, spesso costrette a ridurre l’orario di lavoro per prendersi cura dei figli, sarebbe stato quello di creare un bonus educativo, come nell’Avs. Ma questa proposta è stata respinta, anche dalle sedicenti femministe dei Verdi Liberali! Rifiutando di introdurre un elemento di solidarietà nel 2° pilastro,&nbsp;<strong>la destra vuole preservare</strong>&nbsp;i margini degli&nbsp;<strong>istituti finanziari</strong>, che fanno enormi&nbsp;<strong>profitti sulle nostre pensioni</strong>, con la “quota parte minima” del 10%, gli utili legali sulla cifra d’affari, e i 7 miliardi per i costi di gestione! La destra sta anche cercando di indebolire le prestazioni del 2° pilastro, in modo che le persone investano in un 3° pilastro, che è ancora più redditizio.&nbsp;<br><br><strong>In questo contesto, non si dovrebbe cambiare radicalmente il regime pensionistico di vecchiaia? In Parlamento è stata presentata una proposta di legge che chiede il trasferimento dei fondi del 2° pilastro a una nuova Avs “basata sulla solidarietà, sulla sicurezza e sul rispetto dell’ambiente”.</strong></p><p>Al momento ci sono due progetti sul tavolo: la&nbsp;<strong>nostra iniziativa per una tredicesima Avs</strong>, che dà diritto mediamente a&nbsp;<strong>1.800 franchi in più all’anno</strong>, e la revisione della Lpp, che comporta una riduzione delle pensioni e che costa 2,1 miliardi di franchi. Dove mettere questi soldi? Noi diciamo che è meglio investirli nell’Avs. Non si tratta certamente di una rivoluzione, ma di un riorientamento.&nbsp;<strong>Vogliamo rafforzare l’Avs</strong>&nbsp;e fermare l’erosione delle pensioni del secondo pilastro. Nell’Avs, il 90% della popolazione riceve più di quanto ha versato.&nbsp;<br>Voteremo su questi temi probabilmente nel marzo 2024, quando potrebbero essere sottoposte al giudizio popolare anche l’iniziativa dei giovani Plr per un innalzamento a 66 anni dell’età pensionabile e quella socialista per la limitazione dei premi dell’assicurazione malattie. Sarà una grande domenica di voto! Sarà un “super Sunday” di votazioni federali.<br><strong>&nbsp;</strong><br><strong>Durante la campagna elettorale, i partiti di destra sosterranno che i sindacati stanno esagerando con la questione della riduzione delle pensioni, che soltanto il 15% dei lavoratori ha diritto solo alle prestazioni obbligatorie Lpp e che si sta allarmando la popolazione per nulla…</strong></p><p>Se questa riforma riguardasse solo un piccolo numero di persone e se non avrebbe alcun impatto sulla realtà, perché l’avrebbero fatta? L’abbassamento del tasso di conversione dovrebbe fermare l’indebito trasferimento dai lavoratori ai pensionati, che gli stessi partiti borghesi stimano in diversi miliardi. Ciò dimostra chiaramente che questa riduzione del tasso di conversione avrà un<strong>&nbsp;effetto massiccio sulle pensioni</strong>. Va notato che metà del capitale dei fondi pensione proviene dalla parte obbligatoria della Lpp. Tutti dunque sono interessati da questa riforma.&nbsp;</p><p><strong>Come descrivere l’atteggiamento dell’Unione svizzera degli imprenditori (Usi), che accetta una riforma che non ha nulla a che fare con il compromesso raggiunto con i partner sociali?</strong></p><p>È straordinario. L’Usi aveva accettato il compromesso, mentre l’Usam, l’Unione svizzera delle arti mestieri, lo aveva rifiutato. E ora la&nbsp;<strong>maggior parte dei membri dell’Usam è contraria a</strong>lla versione architettata dalla destra, come ad esempio GastroSuisse, i contadini e i piccoli imprenditori che dovranno sopportare il peso dell’aumento dei contributi sociali. Ma rischiano di doversi mettere sull’attenti agli ordini del mondo finanziario. In tal caso, questi padroni non saranno mai credibili quando ci diranno che non possono indicizzare i salari! Si allineano all’argomentazione fornita dal giornale della setta neoliberale: se la revisione della Lpp fallisce, sarà l’Avs a essere rafforzata. E per loro, l’Avs è il diavolo!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-04-11-alle-15.45.05.png" length="1163251" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10803</guid><pubDate>Fri, 31 Mar 2023 16:56:00 +0200</pubDate><title>Pagare di più per ricevere pensioni più basse? No grazie!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/pagare-di-piu-per-ricevere-pensioni-piu-basse-no-grazie</link><description>Il Parlamento ha deciso la riduzione delle rendite delle casse pensioni e l’aumento dei contributi.</description><content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Tre buone ragioni per firmare il referendum “NO alla riduzione delle rendite LPP”</strong></h4><ol><li>Le rendite delle casse pensioni stanno diminuendo da anni. La riforma provocherà ulteriori riduzioni delle rendite fino a 3’240 franchi all’anno, nonostante già ora il rincaro eroda una rendita mensile.</li><li>Soprattutto chi riceve salari bassi ora dovrà sborsare molto di più. Complessivamente si dovranno pagare 40 miliardi in più, per avere rendite più basse – è un vero scandalo.</li><li>Anziché, finalmente, offrire una maggiore protezione alle donne, per buona parte di loro diminuiscono le rendite. Così facendo non si mantiene la promessa di rendite migliori. Particolarmente colpite sono le donne che andranno in pensione nei prossimi anni.</li></ol><p><a href="https://tagli-alle-pensioni.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Firma qui il referendum</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Screenshot-2023-03-31-alle-11.05.25.png" length="464553" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10802</guid><pubDate>Mon, 27 Mar 2023 16:53:00 +0200</pubDate><title>Una mannaia per i salariati</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/una-mannaia-per-i-salariati</link><description>Un attacco frontale alla qualità di vita delle pensionate e dei pensionati, di oggi e di domani.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Una-mannaia-per-i-salariati-42531c00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Non si può definire altrimenti la revisione della Legge sulla previdenza professionale (Lpp) appena approvata dalle Camere federali. È l’ennesima controriforma in materia pensionistica partorita da un Parlamento lontano dal paese reale e incapace di dare risposte ai bisogni più urgenti della popolazione, ma sempre e solo attento agli interessi dei poteri finanziari. Una controriforma da combattere senza se e senza ma, dapprima contribuendo alla riuscita del referendum lanciato dai sindacati e successivamente affossandola in votazione popolare.</p><p>La revisione aveva in origine tre obiettivi: assicurare le rendite, garantirne il finanziamento e migliorare il trattamento pensionistico delle persone, soprattutto donne, che durante la vita lavorativa sono impiegate a tempo parziale o percepiscono redditi bassi. Obiettivi totalmente ignorati dalla maggioranza borghese del Parlamento, che ha cestinato un progetto di compromesso elaborato dalle parti sociali (e fatto suo anche dal Governo) che introduceva degli elementi di solidarietà in favore delle categorie più fragili e optato invece per una soluzione costosa e dannosa per le salariate e i salariati di tutte le generazioni.</p><p>E questo avviene in un contesto storico segnato dal sensibile e continuo aumento del costo della vita (che ovviamente pesa soprattutto sulle persone più povere), dall’inarrestabile esplosione dei premi dell’assicurazione malattie e dal mancato adeguamento delle rendite al rincaro. Una situazione che per un pensionato o una pensionata significa perdere un’intera rendita mensile da qui al 2024. Una mannaia che va a sommarsi al fenomeno già in atto da anni della diminuzione delle nuove rendite, che dal 2015 a oggi hanno subito un’erosione di oltre il 10 per cento.</p><p>Una tendenza che la revisione della Lpp non solo non&nbsp; contrasta, ma anzi rafforza: la prevista riduzione del tasso di conversione (quel valore percentuale dell’avere di vecchiaia che determina l’ammontare della rendita) dal 6,8 al 6 per cento comporta infatti una riduzione delle future pensioni fino a 270 franchi al mese, ossia di 3.240 franchi all’anno. E a questo si aggiunge una perdita del potere d’acquisto del medesimo ordine di grandezza a causa del costante aumento dei premi dell’assicurazione malattie e l’assenza della compensazione del rincaro nel secondo pilastro. E oltretutto per le lavoratrici e i lavoratori la nuova Lpp comporterebbe aumenti delle trattenute salariali fino al 7 per cento.</p><p>Pagare di più per avere sempre di meno è insomma la “logica” su cui poggia la riforma approvata dal Parlamento dominato dai lobbisti del padronato, della finanza e dei grandi gruppi assicurativi, che sono (ancora una volta) gli unici a guadagnarci. A guadagnarci, amministrando in modo non del tutto trasparente, con una partecipazione agli utili esagerata e fatturando costi amministrativi esorbitanti, i nostri soldi. <strong>Con la riforma decisa dal Parlamento la previdenza professionale resterebbe insomma un lucrativo affare per banche e assicurazioni, mentre per lavoratori e pensionati non farebbe che accentuare il divario tra uomini e donne, giovani e anziani, alti e bassi redditi. Che non è esattamente la missione di un’assicurazione sociale come la previdenza professionale.&nbsp;</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/f/1/csm_AHV21-IT_03_c6dad41b70.png" length="223774" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10799</guid><pubDate>Fri, 03 Feb 2023 16:43:00 +0100</pubDate><title>Partenariato sindacati – Museo Vincenzo Vela</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/partenariato-sindacati-museo-vincenzo-vela</link><description>Dal 2023, ingresso ridotto per gli iscritti ai sindacati ticinesi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei capolavori di&nbsp;Vincenzo Vela è l’altorilievo «Le vittime del lavoro». Dedicato alle vittime della realizzazione del tunnel ferroviario del Gottardo (1872-1882), è uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia: un omaggio ai&nbsp;lavoratori, agli ultimi, ai minatori in particolare. Anche come membro del Gran Consiglio ticinese, Vela si impegnò a sostegno dell’istruzione e della tutela dei lavoratori, favorendo la creazione di società di mutuo soccorso e denunciando le cattive condizioni di lavoro di alcune categorie.</p><p>Proprio per questa vicinanza tra lo scultore e i lavoratori, il Museo avvia un partenariato con i sindacati ticinesi. Dal 2023, tutti gli iscritti al sindacato avranno la possibilità di visitare il Museo beneficiando del biglietto ridotto: la stessa agevolazione sarà valida per l’ingresso agli eventi collaterali. Per ricevere la riduzione si dovrà presentare alla cassa la tessera del sindacato aderente all’iniziativa: quelli appartenenti all’USS (Unione Sindacale Svizzera) sezione Ticino e Moesa (ovvero UNIA, VPOD, syndicom, SEV, SSM e Garanto), ma anche OCST (Organizzazione Cristiano-Sociale Ticinese) e SIT (Sindacati Indipendenti Ticinesi).</p><p>Qui il <a href="https://www.museo-vela.ch/vela/it/home.html" target="_blank" rel="noreferrer">sito</a> del Museo</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Museo_Vela_vittime-c-Mauro-Zeni.jpg" length="428619" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10798</guid><pubDate>Thu, 02 Feb 2023 16:37:00 +0100</pubDate><title>«Una storia di devastazione sociale e umana del territorio»</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/una-storia-di-devastazione-sociale-e-umana-del-territorio</link><description>Nel processo di Novara parla l’Accusa: Una tragedia causata da Stephan Schmidheiny. Nel rapporto tra salute e lavoro ha prevalso il lavoro.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Una-storia-di-devastazione-sociale-e-umana-del-territorio-2cf01400" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>«È una strage dovuta all’amianto? In realtà è&nbsp;<strong>una strage dovuta all’uomo</strong>, che si sarebbe potuta evitare o perlomeno contenere. Una strage il cui&nbsp;<strong>responsabile è Stephan Schmidhein</strong>y». È con questa, tanto amara quanto chiara considerazione che il pubblico ministero&nbsp;<strong>Gianfranco Colace</strong>&nbsp;lunedì scorso ha introdotto la sua requisitoria nel&nbsp;<strong>processo Eternit bis</strong>&nbsp;in corso davanti alla Corte di Assise di&nbsp;<strong>Novara</strong>, dove il miliardario svizzero è imputato per l’<strong>omicidio plurimo aggravato di 392 persone</strong>, morte ammazzate dalla polvere killer dispersa sui luoghi di lavoro e negli ambienti di vita dallo stabilimento&nbsp;<strong>Eternit di Casale Monferrato</strong>, che Schmidheiny ha gestito in prima persona tra il 1976 e il 1986. La richiesta di pena è attesa per il 10 febbraio.&nbsp;</p><p>«Non c’è una vicenda al mondo di malattie asbesto-correlate che sia paragonabile» a quella di Casale Monferrato, la cittadina in provincia di Alessandria con i suoi 34.000 abitanti e 50 nuovi casi di mesotelioma (il tipico cancro da amianto che colpisce soprattutto la pleura) ogni anno. «Una&nbsp;<strong>città martire</strong>&nbsp;– ha proseguito Gianfranco Colace –. Dove non ci sono bombe o sparatorie, ma dove tutti i giorni si consuma una&nbsp;<strong>strage silenziosa</strong>» con cui le cittadine e i cittadini convivono da decenni: «Qui basta un mal di schiena perché il pensiero corra subito al mesotelioma», ha ricordato.</p><p>Quella di Casale è «<strong>una storia di devastazione sociale e umana del territorio</strong>, di contrapposizione tra salute e lavoro e simbolo macabro di una certa imprenditoria che ha le caratteristiche del colonialismo», ha rincarato il pubblico ministero ricostruendo il “periodo di gestione svizzero” di Eternit Italia (precedentemente del “gruppo belga” facente capo alla famiglia Emsens-De Cartier), di cui il magnate elvetico ha assunto il pieno controllo a partire dalla metà degli anni Settanta. Cioè in un’epoca in cui l’abbandono dell’amianto era una decisione «già maturata anche dallo stesso Schmidheiny, che però andò avanti per altri 10 anni» ha sottolineato Colace.</p><p>Il&nbsp;<strong>1975</strong>&nbsp;è infatti stato&nbsp;<strong>«l’inizio del declino»</strong>&nbsp;della lavorazione industriale dell’amianto. L’ultimissimo colpo di coda risale al 1981, grazie ai lavori di ricostruzione resisi necessari dopo il terremoto in Irpinia. Poi la produzione è crollata. «Anche perché diventava preponderante la questione della salute», ha ricordato il pm. Con lo Statuto dei lavoratori adottato nel 1970 viene infatti riconosciuta tutta una serie di prerogative a lavoratori e sindacati anche in materia di salute e sicurezza, il che spiana la strada a una nuova ventata di rivendicazioni di diritti nei luoghi di lavoro. Anche nello stabilimento di Casale Monferrato, dove la Commissione di fabbrica muove i suoi primi passi già nel 1971.</p><p><strong>L’amianto era dappertutto</strong><br>Colace si è soffermato a lungo sulle condizioni igienico-sanitarie della fabbrica, la più grande ma anche la più vecchia e vetusta d’Italia, citando tutta una serie di testimonianze, documenti, memorandum e rapporti agli atti del processo, che dimostrano come grave fosse la situazione e come l’imputato ne fosse perfettamente consapevole e conoscesse i rischi per gli operai e la popolazione. Già nel 1972, in occasione di una prima visita allo stabilimento di Casale, Othmar Wey, un&nbsp;<strong>alto dirigente di Eternit</strong>&nbsp;Svizzera, aveva potuto constatare una&nbsp;<strong>situazione «“catastrofale”</strong>&nbsp;per quanto riguarda l’attività con l’amianto e la protezione dei lavoratori». E anche un altro dirigente Eternit, parlando di «<strong>ambiente seriamente compromesso</strong>», ha descritto una condizione di «inaccettabile» polverosità e conseguente pericolosità per la salute dei lavoratori pure nel 1975, quando l’amianto veniva ancora movimentato a mano e «tirato giù dalle botole con i forconi». E anche l’Inail (l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) nello stesso periodo denunciava una «situazione gravissima» con una «generale dispersione di fibre d’amianto in tutto lo stabilimento» e un&nbsp;<strong>«rischio asbestosi molto elevato».</strong>&nbsp;E persino il professor Robock, scienziato al soldo di Schmidheiny («non certo un amico dei sindacati», ha sottolineato Colace) nel 1976 suggeriva in un rapporto delle misure di contenimento, come l’installazione di aspiratori industriali al posto delle comuni scope che si continuavano a utilizzare provocando ulteriore dispersione di polvere negli ambienti di lavoro. E poi ci sono, tra il 1976 e il 1981, 13 verbali dell’Ispettorato del lavoro (peraltro «intervenuto tardi e generosamente», ha affermato il pm) con decine di prescrizioni relative alla polverosità. Una polverosità favorita anche dal sistema di riscaldamento ad aria, si sottolineava invece in un rapporto dell’Inail del 1981. C’erano insomma&nbsp;<strong>carenze da ogni punto di vista</strong>: dispersione di polvere, stabilimento sporco, impianti di aspirazione assenti o malfunzionanti, manutenzione carente delle macchine e mezzi di protezione personale dei lavoratori del tutto insufficienti. «Il grado di separazione nei confronti del pulviscolo è molto basso. Portarle ha quasi esclusivamente un effetto psicologico», ammetteva candidamente nel 1976 il dottor Robock parlando delle mascherine fornite agli operai. E la situazione non è mai cambiata nel corso degli anni della gestione Schmidheiny: una perizia del 1983 accertava ancora una «<strong>presenza ubiquitaria di polvere di amianto</strong>», nonostante l’ispezione (evidentemente preannunciata) su cui essa si basa era stata preceduta da una pulizia straordinaria della fabbrica. Ci si era però dimenticati delle parti alte dello stabilimento. Significativa è anche un’immagine proiettata in aula che mette a confronto lo stato dell’area di stoccaggio dell’amianto all’inizio degli anni Trenta e nel 1986, anno di chiusura della fabbrica: come si vede non ci sono grandi differenze.</p><p>Quali furono dunque&nbsp;<strong>le risposte di Schmidheiny</strong>&nbsp;durante la sua gestione? «I flussi di denaro provenienti dalla Svizzera andavano a coprire le perdite e non certo a investire in sicurezza», ha sostenuto Gianfranco Colace, illustrando la “<strong>reazione difensiva di fronte agli attacchi contro l’amianto</strong>” approntata da Mister Eternit nell’ambito di una serie di incontri, gestiti da lui personalmente, con i dirigenti di fascia alta della multinazionale del cemento-amianto. Come quello tenutosi a Neuss (in Germania) nel 1976 da cui emerge la piena consapevolezza di costoro circa la correlazione tra&nbsp;<strong>esposizione all’amianto e mesotelioma</strong>&nbsp;(scientificamente provata già all’inizio degli anni Sessanta) e in cui in sostanza si decise «di&nbsp;<strong>non spendere troppo per la salute</strong>&nbsp;dei lavoratori e di optare per standard di sicurezza meno cautelativi», ha spiegato Colace. E di organizzare la&nbsp;<strong>disinformazione degli operai e dell’opinione pubblica</strong>, con direttive contenute in un apposito “manuale” (denominato Hauls 76) redatto pochi mesi dopo il Convegno di Neuss. Un manuale operativo dal taglio molto pratico, per aiutare i dirigenti locali a rispondere alle possibili contestazioni contro l’amianto da parte di operai, sindacalisti, giornalisti, vicini di stabilimento e clienti, con l’intento di far credere che la produzione e il commercio di manufatti in amianto può continuare senza esporre a serio rischio l’integrità fisica delle persone. «Si tratta di un documento che si occupa molto dell’amianto e poco della salute, teso a tutelare gli affari di Schmidheiny e a respingere gli attacchi», ha commentato Colace.</p><p>Succede così che nel 1977 il Servizio di sicurezza e igiene sul lavoro (Sil) della fabbrica di Casale Monferrato emette un “bollettino informativo” per gli operai dai toni rassicuranti in cui si afferma che “l’amianto, considerato semplicemente come materia, non è affatto pericoloso” e che “il contatto manuale con esso non apporta alcun danno”. E in cui si sottolinea invece che è “opportuno tenere presente che l’abitudine al fumo di sigarette può sostanzialmente elevare il pericolo di danni alla salute in concomitanza di altri fattori nocivi”. Questa è l’unica “informazione”, data ai lavoratori durante tutta la gestione svizzera. Un’informazione dunque in contrasto con i dati discussi dai dirigenti riuniti a Neuss un anno prima (le malattie asbesto-correlate «sono ormai un fenomeno conosciuto da tempo», affermava Schmidheiny in quell’occasione).</p><p><strong>Tonnellate di rifiuti nel fiume</strong><br>E se nell’ambiente di lavoro «<strong>nessuna delle precauzioni previste veniva rispettata</strong>», non andava meglio all’esterno della fabbrica, ha incalzato Colace. Eternit scaricava infatti acqua del ciclo produttivo (dunque contenente cemento e amianto) direttamente nell’adiacente Po: 20 tonnellate alla settimana che col tempo sono andate a restringere l’alveo del fiume e a creare una penisola diventata poi una spiaggetta dove la gente di Casale, ignara del pericolo, si godeva le estati in riva all’acqua. E poi c’era la&nbsp;<strong>discarica a cielo aperto</strong>, che era anche un centro di vendita e distribuzione ai cittadini della zona del famigerato “<strong>polverino</strong>”, materiale di scarto della tornitura dei tubi che veniva impiegato come una sorta di cemento con cui si realizzavano marciapiedi, vialetti, cortili, aie, campi sportivi e ogni genere di pavimentazione, oppure (ancora peggio) veniva sparso a secco nei solai e nei sottotetti per isolare abitazioni e condomini. Una pratica che secondo una serie di elementi in mano all’accusa è andata avanti&nbsp;<strong>almeno fino al 1980</strong>&nbsp;e che dunque, contrariamente alla tesi dei legali di&nbsp;Schmidheiny, non è cessata con il suo avvento. E una presunta diffida dal vendere il polverino da parte di Eternit al titolare della discarica (che peraltro nega) del 1979 non cambia il quadro delle responsabilità: «Trattandosi di una discarica aperta dove chiunque poteva andare a servirsi, l’informazione andava data alla popolazione», ha osservato il pubblico ministero. In tutta questa vicenda, ha concluso Gianfranco Colace, «<strong>nel rapporto tra salute e lavoro ha insomma prevalso il lavoro</strong>. E oggi contiamo i morti e il prezzo sociale».</p><p>Sono<strong>&nbsp;392 i morti</strong>&nbsp;al centro del processo di Novara:&nbsp;<strong>62 lavoratori dell’Eternit e 330 familiari o esposti ambientali</strong>. «Tra loro anche una persona che si recava a Casale Monferrato solo per studiare e una donna che vi andava semplicemente in vacanza» ha fatto notare la sostituta procuratrice di Vercelli Mariagiovanna Compare che con Colace sostiene l’accusa. Compare ha dedicato il suo primo intervento a una minuziosa esposizione dei criteri medici e diagnostici&nbsp; che consentono di ritenere con certezza che le 392 vittime sono tutte morte a causa di un mesotelioma. Contrariamente a quanto sostengono i legali di&nbsp;Schmidheiny sulla scorta dei pareri dei loro consulenti tecnici (accusati peraltro da Colace di «eccesso di zelo difensivo» e di «fare scempio della logica e della realtà»), «non vi è nessun dubbio», ha concluso Mariagiovanna Compare. Il&nbsp;<strong>processo riprende il 10 febbraio</strong>, per quando è attesa la conclusione della requisitoria e la richiesta di pena (aggiornamenti su areaonline.ch).</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/1357_475_0_be8f244a8f.jpeg" length="30863" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10797</guid><pubDate>Mon, 21 Nov 2022 16:31:00 +0100</pubDate><title>Il problema è il potere d’acquisto e non gli orari dei negozi</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-problema-e-il-potere-dacquisto-e-non-gli-orari-dei-negozi</link><description>Servono salari corretti: una piena compensazione del rincaro a salvaguardia del potere d’acquisto e aumenti salariali reali. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Il-problema-il-potere-d-acquisto-e-non-gli-orari-dei-negozi-4d391200" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Mentre i salari sono stagnanti da anni, le lavoratrici e i lavoratori devono sborsare sempre di più per fare la spesa al supermercato, per bere un caffè al bar, per mangiare una pizza, per fare un viaggio, per pagare luce, acqua ed elettricità e, se non si hanno alternative al mezzo privato, persino per andare a lavorare. E a questo inesorabile rincaro di beni e servizi (che si stima produca un degrado della situazione finanziaria del 20-30% della popolazione), si aggiunge l’assicurazione malattie, i cui premi nel 2023 raggiungeranno livelli mai visti con costi mensili per una famiglia che supereranno per la prima volta i 1.000 franchi. Risultato: nelle tasche dei salariati ci sono sempre meno soldi per vivere. Di fronte a questa situazione e per evitare che decine di migliaia di persone finiscano in povertà s’impongono adeguate misure di carattere sociale e soprattutto, come da mesi chiede il movimento sindacale, aumenti generali delle remunerazioni. Servono insomma salari corretti: una piena compensazione del rincaro a salvaguardia del potere d’acquisto e aumenti salariali reali. Molte intese sin qui sottoscritte da sindacati e datori di lavoro nell’ambito delle trattative salariali di questi mesi vanno nella giusta direzione, ma la situazione non è dappertutto soddisfacente.</p><p>Non lo è per esempio nel commercio al dettaglio, un settore già estremamente fragile, con quasi un quarto dei dipendenti (soprattutto donne) confrontati con la problematica dei bassi salari, con la precarietà e con una crescente liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi e con tutto ciò che questo comporta per le condizioni di lavoro del personale. Una tendenza quest’ultima che non accenna a placarsi, come dimostra la recente revisione legislativa del Gran Consiglio ticinese che estende ulteriormente il lavoro serale festivo nei negozi e contro cui i sindacati e la sinistra hanno promosso il referendum (il cui formulario per la raccolta delle firme si può scaricare <a href="https://www.areaonline.ch/Referendum-modifiche-LAN-Unia-02a42500?MasterId=g1_8736" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>).</p><p>E se la politica con decisioni di questo tipo dimostra di essere totalmente indifferente ai bisogni del personale, nascondendosi dietro la narrazione secondo cui maggiori aperture favorirebbero i consumi e l’occupazione (balla colossale), il padronato non fa meglio. Un pessimo esempio lo sta dando per esempio il gigante della grande distribuzione Coop, che nelle trattative salariali si è rifiutato di concedere la piena compensazione del rincaro, persino al personale con i salari più bassi. Nonostante oltre mezzo miliardo di franchi di utile conseguito l’anno scorso generato dal duro lavoro dei dipendenti, Coop non garantisce loro il mantenimento del potere d’acquisto. Un affronto. I buoni acquisto offerti dalla direzione del gigante arancione sono certamente apprezzati dal personale, ma non rappresentano un miglioramento dal punto di vista salariale perché con essi non si pagano i premi di cassa malati, la fattura della luce o il pieno di benzina.</p><p>Poi vogliono farci credere che è con le aperture prolungate dei negozi che si stimola la domanda e dunque la capacità di acquisto delle salariate e dei salariati…</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3462_1200_0_80a4d47214.jpeg" length="155912" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10796</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2022 16:26:00 +0100</pubDate><title>Sostegno e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sostegno-e-solidarieta-alle-lavoratrici-e-ai-lavoratori-in-lotta</link><description>Risoluzione adottata dall’Assemblea delle delegate e dei delegati dell’USS-TI, 08.11.2022</description><content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane le strade della capitale del Canton Ticino sono state attraversate da due importanti manifestazioni di lavoratrici e lavoratori in lotta per la difesa dei loro diritti.&nbsp;</p><p>Il 28 settembre scorso 3500 affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino hanno sfilato a Bellinzona a difesa delle loro rendite pensionistiche: rendite che per essere mantenute ai livelli attuali necessitano di un’operazione di rifinanziamento della cassa pensioni, che dipende da una modifica di legge ad opera del Parlamento, virulentemente contrastata da Lega/UDC con una minaccia di referendum.&nbsp;</p><p>Due settimane dopo, il 17 ottobre, più di 2500 lavoratori edili hanno pure sfilato nella capitale, rivendicando nei confronti dei datori di lavoro una serie di miglioramenti del Contratto Nazionale Mantello di settore.&nbsp;</p><p>Accanto a queste grandi manifestazioni, i lavoratori e le lavoratrici di diversi settori si stanno mobilitando, a difesa delle loro condizioni di lavoro e per degli aumenti salariali che possano al minimo compensare gli aumenti del costo della vita.</p><p>Pensiamo ad esempio ai dipendenti del settore orologiero che hanno ottenuto aumenti salariali generalizzati e la compensazione piena del rincaro dei salari reali. O ancora, al settore delle infrastrutture di rete dove nell’ambito del CCL i dipendenti riceveranno aumenti salariali significativi per compensare l’aumento del costo della vita. Ma pensiamo anche alle lotte nel settore della sanità con le infermiere e gli infermieri che chiedono a livello nazionale una rapida e completa applicazione dell’iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti” approvata un anno fa. A livello cantonale, lavoratrici e lavoratori di questo settore e del settore socioeducativo si stanno mobilitando per un miglioramento delle condizioni quadro e di lavoro e hanno lanciato recentemente l’iniziativa “Sì a cure sociosanitarie e a prestazioni socioeducative di qualità!”&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p><p>Inoltre, i dipendenti FFS si stanno battendo in queste settimane contro la precarizzazione dell’impiego, il ricorso sempre maggiore a personale interinale, ad esempio per la pulizia delle carrozze, e le misure di risparmio inaccettabili come l’abolizione dell’invalidità professionale.</p><p>Anche il personale civile della Dogana sta lottando aspramente per salvaguardare i propri diritti, in quanto è in atto una profonda riorganizzazione volta alla loro totale militarizzazione. La lotta si concentra sul mantenimento dei posti di lavoro, in particolare nelle regioni periferiche come il Ticino e contro tutte quelle disposizioni contrarie all’etica, al peggioramento delle condizioni di lavoro ed ai pericoli a cui le collaboratrici ed i collaboratori sono esposti a seguito dell’obbligo dell’uniforme, del porto dell’arma e dei servizi h24 e 7/7 giorni.&nbsp;</p><p><strong>A tutte e tutti loro, per il tramite delle federazioni sindacali che portano avanti queste rivendicazioni al loro fianco, l’USS Ticino e Moesa esprime massimo sostengo e solidarietà.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/148990786_4065913616754087_2601697952449866007_o.jpg" length="131571" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10795</guid><pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:00 +0100</pubDate><title>Iniziativa popolare contro i licenziamenti e sostegno al referendum del personale della vendita</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/iniziativa-popolare-contro-i-licenziamenti-e-sostegno-al-referendum-del-personale-della-vendita</link><description>L&#039;8 novembre si è svolta l’AD dell’USS-TI. I presenti hanno accolto la risoluzione per un’iniziativa per rafforzare la protezione dai licenziamenti.</description><content:encoded><![CDATA[<p>I rappresentanti ticinesi che parteciperanno al prossimo Congresso dell’Unione sindacale svizzera, previsto il 25-26 novembre, sosterranno la proposta del sindacato Unia affinché l’USS nazionale sia incaricata di preparare un’iniziativa popolare federale. Malgrado la ratifica delle Convenzioni dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL), la Svizzera non ha finora voluto impegnarsi a favore di un’adeguata protezione delle lavoratrici e dei lavoratori da qualsiasi forma di discriminazione che pregiudichi il loro diritto di associazione. Anche la tutela dai licenziamenti collettivi è insufficiente. La protezione per i rappresentanti del personale è necessaria ma anche per le lavoratrici e i lavoratori che rischiano di essere esclusi dal mercato del lavoro, come le donne dopo un congedo maternità e il personale più anziano. I licenziamenti abusivi devono essere puniti più severamente, creando le condizioni che ne consentano l’annullamento. Sulla base degli impegni sottoscritti dalla Confederazione, una più estesa protezione deve finalmente diventare realtà.</p><p><strong>Sostegno e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta</strong></p><p>L’Assemblea dell’USS-TI ha inoltre espresso sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta. Nelle ultime settimane le strade della capitale del Canton Ticino sono state attraversate da due importanti manifestazioni. Il 28 settembre scorso 3500 affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino hanno sfilato a Bellinzona a difesa delle loro rendite pensionistiche: rendite che per essere mantenute ai livelli attuali necessitano di un’operazione di rifinanziamento della cassa pensioni, che dipende da una modifica di legge ad opera del Parlamento, contrastata da Lega/UDC con una minaccia di referendum. Due settimane dopo, il 17 ottobre, più di 2500 lavoratori edili hanno pure sfilato nella capitale, rivendicando nei confronti dei datori di lavoro una serie di miglioramenti del Contratto Nazionale Mantello di settore. Accanto a queste manifestazioni, i lavoratori di diversi settori si stanno mobilitando, a difesa delle loro condizioni di lavoro e per degli aumenti salariali che possano al minimo compensare gli aumenti del costo della vita.</p><p><strong>No alle modifiche della legge sugli orari di apertura dei negozi</strong></p><p>Con una ulteriore risoluzione, delegate e delegati hanno approvato il sostegno al referendum contro le modifiche della legge sugli orari di apertura dei negozi. Il personale addetto alla vendita è contrario agli ampliamenti degli orari di apertura. Chi lavora nel settore, infatti, sa bene che la posta in gioco non è soltanto “una domenica in più di apertura” come vorrebbero farci credere, ma la deregolamentazione delle aperture nella maggior parte del territorio cantonale; sa bene che non ci saranno nuove assunzioni, ma solo ulteriore precarizzazione; sa bene che non saranno avvantaggiati i piccoli negozi, ma solo i grandi gruppi; e sa bene che questo progetto di liberalizzazione non riguarda solo il commercio, ma è un piano molto più ampio che sta coinvolgendo e coinvolgerà tutti gli altri settori.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/aktion-rote-linien-action-lignes-rouges-42678609230-omedium_large.2x.1655305246.jpg" length="384660" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10794</guid><pubDate>Thu, 10 Nov 2022 14:57:00 +0100</pubDate><title>Sosteniamo le lavoratrici e i lavoratori del commercio al dettaglio</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sosteniamo-le-lavoratrici-e-i-lavoratori-del-commercio-al-dettaglio</link><description>Risoluzione adottata dall’Assemblea delle delegate e dei delegati dell’USS-TI, 08.11.2022.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane il Gran Consiglio ha approvato a maggioranza il progetto di modifica della Legge sugli orari di apertura dei negozi, che prevede un ulteriore ampliamento degli orari di apertura, senza nessun rispetto per i lavoratori e le lavoratrici del commercio al dettaglio che in questi anni di pandemia hanno lavorato faticosamente, garantendo con il loro sacrificio e a costo della loro stessa incolumità psico-fisica, l’approvvigionamento dell’intero cantone. Il personale di vendita ha lavorato duramente nonostante i salari indecenti, la precarietà e l’oggettiva difficoltà di godere del tempo libero da dedicare alla vita privata e familiare.</p><p>Nonostante questo, la maggioranza del Parlamento ticinese ha deciso di ignorare completamente la voce del personale impiegato nel settore adottando le seguenti modifiche:</p><ol><li>L’aumento da tre a&nbsp;<strong>quattro domeniche all’anno</strong>&nbsp;in cui è concessa l’apertura generalizzata dei negozi senza necessità di autorizzazione;</li><li>Le&nbsp;<strong>aperture generalizzate fino alle ore 19:00</strong>, anche nei giorni festivi parificati alla domenica e nelle domeniche di apertura che precedono il Natale;</li><li>L’aumento delle&nbsp;<strong>superfici di vendita da 200mq a 400mq</strong>&nbsp;per consentire le aperture generalizzate&nbsp;<strong>7 giorni su 7 dalle 06:00 alle 22:30</strong>&nbsp;nelle cosiddette zone turistiche (che rappresentano più di 2/3 del territorio cantonale).</li></ol><p>Queste modifiche, rappresentano uno schiaffo nei confronti di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore, le cui condizioni di lavoro e di vita sono molto peggiorate negli ultimi anni, anche a causa dell’entrata in vigore della legge che solo nel 2020 ha introdotto aperture generalizzate dei negozi per tutti i giorni festivi non parificati alla domenica (+ 5 giorni di apertura all’anno), l’apertura fino alle 19:00 tutti i giorni, fino alle 21:00 al giovedì e fino alle 18:30 e l’apertura indiscriminata dei negozi delle località turistiche, fino a 200mq, 7 giorni su 7 dalle ore 6:00 alle ore 22:30. L’aumento degli orari ha avuto un impatto nocivo sui lavoratori e le lavoratrici, che hanno visto un netto peggioramento delle condizioni di lavoro e pesanti ripercussioni sulla loro vita privata: sono aumentati i contratti su chiamata senza un minimo di ore garantite ed è aumentato il frazionamento della giornata lavorativa, che costringe i venditori e le venditrici ad essere a disposizione un’intera giornata per lavorare poche ore, con turni spezzettati.</p><p>Il personale addetto alla vendita è unanimemente contrario agli ampliamenti degli orari di apertura dei negozi. Chi lavora nel settore, infatti, sa bene che la posta in gioco non è soltanto “una domenica in più di apertura” come vorrebbero farci credere, ma la deregolamentazione delle aperture nella maggior parte del territorio cantonale; sa bene che non ci saranno nuove assunzioni, ma solo ulteriore precarizzazione; sa bene che non saranno avvantaggiati i piccoli negozi, ma solo i grandi gruppi e il grande commercio, che in questi anni hanno fatto profitti stratosferici; e sa bene che questo progetto sociale di liberalizzazione non riguarda solo il commercio, ma è un piano molto più ampio che sta coinvolgendo e coinvolgerà tutti gli altri settori professionali.</p><p><strong>Per questa ragione i delegati e le delegate dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa riuniti in assemblea sostengono convintamente il referendum promosso dai sindacati UNIA e OCST contro le modifiche alla legge degli orari di apertura dei negozi e si oppongono ad&nbsp;ogni tentativo di peggioramento dei diritti, delle tutele e delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.</strong></p><p><a href="https://www.areaonline.ch/Referendum-modifiche-LAN-Unia-02a42500?MasterId=g1_8736" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Scarica e firma il referendum</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/b/3/csm_Schermata-2022-11-09-alle-14.29.34_4ec7d653e0.png" length="310263" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10793</guid><pubDate>Wed, 09 Nov 2022 14:52:00 +0100</pubDate><title>A Berna il 26 novembre per sostenere le rivendicazioni del personale curante</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/a-berna-il-26-novembre-per-sostenere-le-rivendicazioni-del-personale-curante</link><description>Il gruppo promotore della Walk of care Ticino aderisce alla manifestazione promossa da ASI/SBK e i sindacati a sostegno del personale curante.</description><content:encoded><![CDATA[<p>A un anno dall’approvazione dell’Iniziativa per cure infermieristiche forti, il personale curante si ritroverà sulla Piazza Federale il prossimo 26 novembre per lanciare un grido d’allarme all’Autorità politica e per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave situazione che investe la nostra Sanità. La situazione nelle strutture sanitarie resta sempre molto precaria: oltre trecento curanti abbandonano ogni mese la professione, in diverse strutture vengono chiusi i reparti per assenza di personale e le condizioni di lavoro al limite del sostenibile pregiudicano purtroppo la qualità delle cure.</p><p>Purtroppo, i lavori per la concretizzazione dell’Iniziativa per cure infermieristiche forti, che era stata plebiscitata dalla popolazione, avanzano molto lentamente e la scarsa sensibilità della maggioranza delle forze politiche nei confronti del personale sanitario rischia di svuotare l’iniziativa dei suoi principali contenuti. Per porre fine a questa situazione emergenziale che sta mettendo in ginocchio la nostra Sanità è necessario un chiaro cambio di marcia.</p><p>Per questo motivo, nelle scorse settimane ASI/SBK e le organizzazioni sindacali hanno presentato cinque misure urgenti per migliorare le condizioni di lavoro e porre fine alla continua emorragia di personale che lascia la professione perché, dopo anni di lavoro in trincea, è al limite delle proprie risorse e non vede più prospettive. Una situazione oltremodo frustrante che pregiudica la qualità delle cure e sacrifica&nbsp;le relazioni umane con pazienti (che sono una parte integrante delle cure).</p><p>Non si può tergiversare oltre. Si impongono misure quali riduzione del carico orario, aumento delle vacanze e delle indennità, retribuzione di tutto il tempo di lavoro e misure urgenti che favoriscano la conciliabilità tra vita professionale e famigliare.</p><p>Il Gruppo promotore delle Walk of care in Ticino aderisce con entusiasmo alla giornata di mobilitazione del 26 novembre e invita curanti e simpatizzanti interessati a partecipare alla trasferta a Berna a contattarci al seguente indirizzo: <a href="#" data-mailto-token="thpsav1nwdhsrvmjhylapjpuvGnthps5jvt" data-mailto-vector="7">gpwalkofcareticino(at)gmail.com</a>.</p><p>A difesa della nostra Sanità, per buone condizioni di lavoro che favoriscano la qualità delle cure nell’interesse di ogni cittadino.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/2/e/csm_Schermata-2022-11-09-alle-14.37.42_fc9b58ffb2.png" length="1810684" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10792</guid><pubDate>Thu, 27 Oct 2022 14:50:00 +0200</pubDate><title>NO alle modifiche della legge sull’apertura dei negozi!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-alle-modifiche-della-legge-sullapertura-dei-negozi</link><description>NO perché il personale ha già subito pesanti peggioramenti.</description><content:encoded><![CDATA[<p>L’introduzione della nuova legge sugli orari di apertura dei negozi (LAN), risalente a due anni fa, ha già aggravato le condizioni lavorative del personale, consentendo aperture generalizzate per 3 domeniche e per tutti giorni festivi non parificati alla domenica, l’ampliamento degli orari di apertura serali&nbsp;fino alle 19:00 e le aperture 7 giorni su 7 dalle 6:00 alle 22:30 nelle zone turistiche, che rappresentano i tre quarti del Cantone. I lavoratori e le lavoratrici del commercio al dettaglio negli ultimi anni sono quindi già stati confrontati con un pesante deterioramento delle condizioni di lavoro: pressione, ritmi di lavoro insostenibili e bassi salari sono ormai la normalità nel settore.</p><p><strong>NO perché il personale ha diritto a godere del giusto tempo di riposo e della</strong><strong>protezione della propria vita privata e familiare</strong></p><p>Le modifiche alla LAN votate dal Gran Consiglio prevedono: un aumento da 3 a 4 domeniche all’anno di apertura; l’apertura fino alle 19:00 nei giorni festivi e nelle domeniche che precedono il Natale; l’apertura 7 giorni su 7 dalle 6:00 alle 22:30 per i negozi fino a 400mq di superficie nelle zone turistiche, che rappresentano la quasi totalità del territorio cantonale. Queste aperture indiscriminate abbracciano il chiaro progetto politico di liberalizzazione selvaggia volta a smantellare i diritti e le tutele dei lavoratori. La domenica rappresenta l’unico giorno della settimana in cui i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno la possibilità di dedicarsi alla famiglia e alla vita sociale. Gli ulteriori peggioramenti previsti sono un oltraggio nei confronti del personale di vendita, che già non ha la possibilità di godere pienamente del proprio tempo libero.</p><p><strong>NO perché aggrava il frazionamento della giornata lavorativa e non crea posti</strong><strong>di lavoro</strong></p><p>L’esperienza data dall’introduzione della LAN ha chiaramente dimostrato come gli ampliamenti degli orari di apertura abbiano ulteriormente precarizzato e indebolito il personale di vendita. Contrariamente a quanto dichiarato dai promotori dell’iniziativa, nessun posto di lavoro è stato creato nel settore, ma al contempo sono aumentati i contratti a tempo parziale e quelli su chiamata senza ore garantite; di conseguenza è aumentato il frazionamento della giornata lavorativa che costringe i lavoratori a turni spezzati e consente ai datori di lavoro di non assumere nuovo personale. Con le modifiche di legge adottate queste dinamiche si aggraverebbero.</p><p><strong>NO perché il piccolo commercio sarà divorato dai grandi gruppi</strong></p><p>Il raddoppio dei limiti delle superfici di vendita autorizzate all’apertura generalizzata 7 giorni su 7&nbsp;andrà a favorire la grande distribuzione e i grandi gruppi commerciali che spazzeranno via in piccoli commerci, che già oggi faticano a restare aperti e fronteggiare la concorrenza dei giganti. Il grande commercio, che già ha beneficiato enormemente della crisi Covid assicurandosi profitti miliardari,&nbsp;senza per altro ricompensare i lavoratori con dei giusti aumenti salariali, sarà l’unico vincitore di questa manovra che va scapito delle maestranze, dei piccoli commerci e dell’intera società.</p><p><strong>NO perché attraverso la tattica del salame si plasma una società profondamente lacerata</strong></p><p>La portata distruttiva del tessuto sociale ed economico delle liberalizzazioni degli orari dei commerci è una realtà già sperimentata in altri stati. In Svizzera, nel segno di una società dei consumi che lavora e produce 24 ore su 24 e che favorisce unicamente il grande capitale, si sta attuando la seconda fase di un progetto di liberalizzazione selvaggia realizzato attraverso la tattica del salame, che attacca i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e smantella le loro tutele un pezzo alla volta, cercando di non attirare l’attenzione. Ma non illudiamoci che questo progetto riguardi solo il commercio, perché in realtà è&nbsp;un piano molto più ampio che sta coinvolgendo e coinvolgerà tutti gli altri settori professionali.</p><p><a href="https://www.areaonline.ch/Referendum-modifiche-LAN-Unia-02a42500?MasterId=g1_8736" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>SCARICA E FIRMA IL REFERENDUM</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3179_1200_0_821e0bbf9b.jpeg" length="155891" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10791</guid><pubDate>Thu, 27 Oct 2022 14:43:00 +0200</pubDate><title>Sì a cure sociosanitarie e a prestazioni socioeducative di qualità!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/si-a-cure-sociosanitarie-e-a-prestazioni-socioeducative-di-qualita</link><description>Da anni in Ticino si parla di migliorare le condizioni quadro del settore sociosanitario e socioeducativo.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma resta ancora molto da fare per rafforzare le condizioni quadro del settore sociosanitario e socioeducativo.</p><p>L’iniziativa popolare del Sindacato VPOD del personale dei servizi pubblici e sociosanitari vuole inserire 5 principi validi per tutto il settore sociosanitario e socioeducativo:</p><ol><li>Condizioni lavorative minime valide per tutto il settore sociosanitario e socioeducativo in modo da garantire una maggiore attrattività e una maggiore durata delle carriere professionali (evitare l’abbandono precoce). </li><li>Codificare i diritti di pazienti e utenti.</li><li>Valutazione indipendente e trasparente della qualità nelle strutture.</li><li>Organi di mediazione per pazienti, utenti e personale.</li><li>Alta sorveglianza parlamentare sul settore.</li></ol><p><strong>Spiegazione dell’iniziativa</strong></p><p><strong>1. Condizioni di lavoro eque&nbsp;</strong>– Questo punto riprende proposte scaturite dai comitati sociosanitari e socioeducativi VPOD e portate all’attenzione del Parlamento, purtroppo senza esito. Si&nbsp;precisa l’importanza di una definizione trasparente del fabbisogno&nbsp;di personale nei vari ambiti sociosanitari e socioeducativi, che va fatto coinvolgendo le associazioni dei professionisti. Il calcolo del&nbsp;finanziamento pubblico deve essere inoltre fatto sui salari effettivi, per eliminare le penalizzazioni che colpiscono le strutture con personale al massimo della carriera. Il riconoscimento del tempo di lavoro per i picchetti in sede serve ad eliminare la lacuna della legge federale sul lavoro presente per il settore educativo. Viene definito il sistema di calcolo delle indennità festive e notturne,&nbsp;che sono fondamentali per dare il necessario riconoscimento al disagio sopportato dal personale: non si esclude che le indennità possano essere trasformate in tempo libero.</p><p>Il tempo di lavoro, la compensazione delle ore straordinarie, le vacanze, i congedi e le condizioni pensionistiche devono essere uniformati perlomeno a quelle del contratto collettivo di lavoro dell’Ente ospedaliero cantonale, per garantire buone condizioni di lavoro a tutto il personale attivo nei vari ambiti, evitando il perdurare di situazioni penalizzanti.</p><p><strong>2. Diritti dei pazienti&nbsp;</strong>– La definizione dei diritti dei pazienti e utenti&nbsp;va sviluppata nelle leggi che regolano i vari ambiti. Oggi in questo&nbsp;ambito c’è una disomogeneità di approcci. Ci sono ambiti come&nbsp;l’integrazione degli invalidi e la sociopsichiatria dove i diritti sono&nbsp;maggiormente definiti, mentre in altri ambiti ci sono poche norme di legge. Per far applicare questi diritti il Cantone deve sostenere fi- nanziariamente le associazioni dei pazienti e degli utenti dei vari ambiti, mettendo a concorso periodicamente il o i mandati.</p><p><strong>3. Pubblicazione delle valutazioni della qualità&nbsp;</strong>– Oggi le valutazioni di qualità delle strutture pubbliche e sussidiate non sono pubbliche. Si precisa che i risultati devono essere pubblicati per struttura, perché ci sono degli enti che gestiscono diverse strutture.</p><p><strong>4. Organi di mediazione indipendenti&nbsp;</strong>– Chiediamo la creazione di organi di mediazione indipendenti per i pazienti, gli utenti ed il personale. In Svizzera tedesca il settore sociosanitario conosce diffusamente tali organi. Gli organi di mediazione non sostituiscono la Commissione giuridica in materia di assistenza sociopsichiatrica e la Commissione di vigilanza sanitaria.</p><p><strong>5. Pianificazione cantonale e controllo parlamentare&nbsp;</strong>– Il compito della Commissione specifica di controllo parlamentare (già esistente nell’ambito ospedaliero, ma non negli altri ambiti) non è quello di effettuare revisioni dei conti, ma di affrontare le problematiche politiche specifiche o di interesse generale alla luce della pianificazione cantonale, in particolare in caso emergano problemi&nbsp;nel funzionamento delle strutture e nell’adempimento dei mandati conferiti dalle leggi e dalle disposizioni esecutive.</p><p><a href="https://vpod-ticino.ch/downloads/allegati/ip-san/a4-raccoglitori.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>SCARICA IL FORMULARIO E FIRMA L’INIZIATIVA</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/9470670285678924927.jpeg" length="70893" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10790</guid><pubDate>Tue, 14 Jun 2022 13:55:00 +0200</pubDate><title>Una banconota da -1200 franchi per dire NO a AVS21!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/una-banconota-da-1200-franchi-per-dire-no-a-avs21</link><description>Il 14 giugno l’USS-TI ha organizzato una conferenza stampa a Lugano, distribuendo una speciale banconota dal valore di meno 1200 franchi.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>È la cifra che ogni donna si vedrà tagliare ogni anno dalla propria rendita pensionistica se dovesse passare in votazione la riforma AVS21</strong>. Sono 7 i miliardi che si vorrebbero risparmiare così sulle spalle delle donne, sebbene le loro pensioni siano già oggi inferiori di un terzo rispetto a quelle degli uomini.<strong> Per l’USS-TI è chiaro: il 25 settembre è necessario votare un NO convinto all’aumento dell’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni</strong>.</p><p><strong>Lorena Gianolli</strong>, sindacalista VPOD, ha ricordato che “quasi un terzo delle donne attualmente pensionate non percepisce alcuna rendita del 2° pilastro e nei settori professionali a predominanza femminile, le rendite del 2° pilastro variano tra i 500 e gli 800 franchi”. Rendite già basse e che non possono essere ancora abbassate andando a colpire l’AVS. Inoltre, ha proseguito Gianolli, “quattro donne su cinque lavorano a tempo parziale, proprio per fare fronte a tutti gli altri impegni che si sobbarcano, ciò che di conseguenza porta ad avere pensioni indegnamente basse”.</p><p><strong>Françoise Gehring</strong>, sindacalista SEV, ha invitato a lottare contro quella che è “una fregatura per tutti”. Infatti, AVS21 è solo il primo passo verso un aumento dell’età di pensionamento generalizzato a 66 o 67 anni. “Lavorare fino alla tomba? No grazie”. Inoltre, Gehring ha sottolineato come questa riforma porterà ad un incremento del numero di persone in disoccupazione o che dovranno far ricorso all’aiuto sociale. “Il mercato del lavoro espelle sempre più persone over 60”. Solo la metà degli uomini e delle donne oggi esercitano un’attività lavorativa un anno prima dell’età di pensionamento.</p><p><strong>Chiara Landi</strong>, del sindacato Unia, ha denunciato l’ipocrisia di “giustificare questa riforma utilizzando il concetto di uguaglianza. Come se colpire unilateralmente la parte della popolazione già strutturalmente discriminata avesse qualcosa a che vedere con il concetto di parità”. L’AVS è un’assicurazione sociale, non un’azienda che deve massimizzare i profitti: “beneficiare di una pensione dignitosa, finire la propria carriera lavorativa e godere dei frutti del proprio lavoro rientra nel campo dei diritti di ogni cittadino e cittadina. Ma rientra anche nei doveri dello Stato e la politica deve trovare risposte e soluzioni per il bene collettivo e non per il bene di pochi privilegiati”. Landi ha concluso invitando tutte e tutti ad impegnarsi “in una battaglia che non riguarda solo il genere femminile, ma riguarda l’intera società”.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/f/3/csm_IMG_5331-scaled_4ce54241f3.jpg" length="270186" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10789</guid><pubDate>Wed, 25 May 2022 13:50:00 +0200</pubDate><title>Firmiamo l’iniziativa BNS!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/firmiamo-liniziativa-bns</link><description>La Banca nazionale svizzera accumula miliardi di utili. Questi soldi appartengono alla popolazione ed è ora che ritornino finalmente a tutti noi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Questo è esattamente ciò che vuole l’iniziativa BNS. In questo modo rafforziamo l’AVS senza gravare sui portafogli della popolazione attiva.</p><p>Perché l’iniziativa è necessaria?</p><ol><li><p><strong>Le pensioni sono vittime dei tassi d’interesse negativi.</strong></p><p>La politica della Banca nazionale ha messo sotto notevole pressione le casse pensioni. Le rendite sono crollate. Per molti il denaro non è più sufficiente per vivere. Occorre pertanto un rafforzamento dell’AVS con i profitti dei tassi negativi e gli utili della BNS. Tutti ne beneficeranno.</p></li><li><p><strong>Rafforzare l’AVS anziché aumentare l’età di pensionamento.</strong></p><p>Il Consiglio federale e il Parlamento vogliono aumentare a breve l’età di pensionamento e ridurre le pensioni. Invece di un risparmio distruttivo sull’AVS, con l’iniziativa BNS possiamo rafforzare le finanze dell’AVS e fermare i progetti di tagli.</p></li><li><strong>Ridistribuire equamente i miliardi.</strong></li></ol><p>La BNS accumula miliardi di profitti nel suo caveau in Börsenstrasse a Zurigo. La distribuzione degli utili della BNS all’AVS rafforza la previdenza per la vecchiaia senza gravare sui portafogli dei lavoratori. Nota importante: l’attuale quota spettante ai Cantoni degli utili della BNS rimane garantita.</p><p><a href="https://iniziativa-bns.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Firma qui l’iniziativa</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_SNB_Initiative_breit_IT_1200x900_9ebd2d4512.jpg" length="80887" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10788</guid><pubDate>Wed, 27 Apr 2022 13:45:00 +0200</pubDate><title>Un decreto opposto all’iniziativa per cure infermieristiche forti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/un-decreto-opposto-alliniziativa-per-cure-infermieristiche-forti</link><description>Il 28 novembre 2021 è stata accettata da Popolo e Cantoni, con un nettissimo 61 % di SI, l’iniziativa popolare «Per cure infermieristiche forti».</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L'iniziativa chiede che la Confederazione e i Cantoni promuovano le cure infermieristiche come componente importante dell’assistenza sanitaria e provvedano affinché tutti abbiano accesso a cure infermieristiche sufficienti e di qualità.</strong></p><p>È ormai riconosciuto anche dai più scettici che le cure infermieristiche sono un pilastro importante dell’assistenza medica e che il bisogno di queste aumenta costantemente, proporzionalmente all’invecchiamento della popolazione e alla relativa diffusione di malattie croniche. <strong>In Ticino in particolare, la situazione delle condizioni di lavoro e delle remunerazioni nel settore sociosanitario, già complessa perché regolata da più istanze, Cantone, istituzioni private e Legge federale sull’assicurazione contro le malattie, diviene critica per la possibilità di attingere personale dal mercato italiano, spingendo al ribasso le condizioni di lavoro definite dai contratti di lavoro.</strong>&nbsp;</p><p>Il Consiglio federale ha riconosciuto l’impellente necessità d’intervento nell’ambito delle cure ed è ora incaricato di elaborare una proposta di attuazione. In particolare l’introduzione di disposizioni concernenti le condizioni di lavoro, la remunerazione, lo sviluppo professionale e l’autonomia: per tutto questo sono necessari finanziamenti, le intenzioni non sono sufficienti! Il decreto legislativo cantonale sottoposto a referendum, che mira al pareggio di conti con misure prioritariamente di contenimento della spesa, escludendo l’aumento delle imposte, va proprio nella direzione opposta a quanto richiesto dall’iniziativa “Cure infermieristiche forti”: se vogliamo migliorare la situazione anche in Ticino dobbiamo investire nella formazione e nel prolungamento della vita lavorativa dei nostri curanti altrimenti non usciremo mai da questo circolo vizioso.</p><p>Il pareggio dei conti cantonali entro il 2025, implica il plafonamento della spesa con provvedimenti quali il blocco delle sostituzioni di impiegati, docenti e operatori scolastici specializzati. E comporta pure la riduzione di contributi versati agli enti sociosanitari e universitari, ciò che peggiorerebbe sensibilmente la qualità e l’efficacia dei servizi sociosanitari, dei servizi pubblici e della formazione.</p><p>Gli infermieri devono essere ben formati e servono insegnanti e professionisti esperti che lo facciano; occorre poter lavorare in condizioni soddisfacenti e per questo gli organici devono essere sufficienti, gli stipendi adeguati alle responsabilità assunte e gli ausiliari amministrativi disponibili; infine è necessario restare attivi professionalmente il più a lungo possibile, perciò avere prospettive di crescita.</p><p><strong>Per queste ragioni l’Associazione Svizzere Infermieri Sezione Ticino invita a votare contro il decreto legislativo, che ci toglierebbe le risorse per attuare quanto ottenuto con l’iniziativa popolare costituzionale federale: dai principi occorre passare ai fatti!</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Schermata-2022-04-27-alle-20.58.25.png" length="1455171" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10787</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2022 13:41:00 +0200</pubDate><title>Primo Maggio 2022 in piazza a Bellinzona</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/primo-maggio-2022-in-piazza-a-bellinzona</link><description>Il programma dell’Unione sindacale Ticino e Moesa per il Primo Maggio 2022</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il programma della manifestazione:</p><p>ore 11.00 ritrovo in Largo Elvezia</p><p>ore 11.30 corteo in direzione Piazza Governo</p><p>ore 12.00 interventi dal palco</p><p>ore 12.30 pranzo in Piazza Governo e concerto con i <strong>LouDalfin</strong></p><p>ore 17.00 chiusura della manifestazione</p><p>Presenza di Food Truck – buvette – bancarelle</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/9/e/csm_USS-1-maggio-2022-fb_a51cbeecbc.png" length="1681002" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10786</guid><pubDate>Fri, 25 Mar 2022 13:39:00 +0100</pubDate><title>151 782 firme: un forte segnale contro lo smantellamento dell’AVS!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/151-782-firme-un-forte-segnale-contro-lo-smantellamento-dellavs</link><description>Un’ampia alleanza deposita le firme contro l’innalzamento dell’età di pensionamento.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’alleanza ha consegnato oggi alla Cancelleria federale più di 150’000 firme contro la riforma AVS 21. Grazie ad un’eccezionale mobilitazione, è riuscita a raccogliere prima del termine tre volte le firme necessarie! Questa ampia alleanza può quindi lanciare un segnale forte contro un progetto di smantellamento che mira a risparmiare circa 10 miliardi di franchi sulle spalle delle donne.</strong></p><p>Le donne subiscono già ora una perdita di rendita di circa un terzo rispetto agli uomini. Per questo è totalmente inaccettabile peggiorare ancor di più la loro situazione al pensionamento. Ma questo non è l’unico problema: AVS 21 è la prima tappa di un piano di lungo respiro che mira a smantellare la previdenza vecchiaia. L’idea è questa: aumentare per tutti l’età di pensionamento almeno a 66 anni. Anche nel secondo pilastro è previsto un progetto di riduzione delle prestazioni pensato soprattutto nell’interesse delle persone che guadagnano di più e favorevole alle banche e alle assicurazioni.</p><p>In altre parole: si dovrà lavorare di più per una rendita più bassa. La banche e le assicurazioni hanno tutto l’interesse ad indebolire l’AVS, sulla quale non guadagnano, e a sviluppare invece la previdenza privata, molto più lucrativa. Ma la stragrande maggioranza delle persone che lavorano beneficiano di un’AVS forte, non di un 3° pilastro, troppo costoso. Una ragione in più per fermare ora questo progetto con un secco NO ad AVS 21.&nbsp;</p><p>Un finanziamento solido dell’AVS, per esempio facendo capo agli utili della Banca nazionale, è essenziale per scongiurare l’aumento dell’età di pensionamento.</p><p>Il grande successo di questa raccolta firme è un forte segnale del sostegno di cui questo referendum gode.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/AVS2020.PNG" length="2213790" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10785</guid><pubDate>Wed, 09 Mar 2022 13:34:00 +0100</pubDate><title>Iniziativa sugli asili nido</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/iniziativa-sugli-asili-nido</link><description>In Svizzera i posti nelle strutture di accoglienza per l’infanzia scarseggiano. E spesso sono troppo costosi per le famiglie.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le conseguenze a carico delle donne sono un lavoro a tempo parziale e redditi più bassi. L’iniziativa sugli asili nido chiede che sia creata un’offerta sufficiente di posti di accoglienza per l’infanzia in tutta la Svizzera. Con condizioni di lavoro e salari buoni per il personale, che corrispondano alla responsabilità della professione. E i genitori dovrebbero pagare un massimo del 10% del loro reddito per la cura dei loro figli.</strong></p><h4><strong>Perché l’iniziativa è necessaria?&nbsp;</strong></h4><ul><li><strong>Più parità</strong><br>A causa della mancanza di posti negli asili nido o del costo eccessivo, molte donne riducono la loro percentuale lavorativa oppure rinunciano del tutto a un’occupazione retribuita. L’iniziativa sugli asili nido pone le basi per una maggiore parità<br>&nbsp;</li><li><strong>Asili nido accessibili</strong><br>I posti nelle strutture di accoglienza per l’infanzia sono molto costosi per i genitori. L’iniziativa sugli asili nido provvede a che i genitori paghino un massimo del 10% del loro reddito per la custodia di bambine e bambini in aiuto alla famiglia. Tutta la famiglia beneficia di posti negli asili nido a prezzi accessibili.<br>&nbsp;</li><li><strong>Buone condizioni di lavoro</strong><br>Le operatrici e gli operatori socio-educativi per l’infanzia hanno una grande responsabilità, ma le condizioni di lavoro e i salari non rendono giustizia ai loro compiti. L’iniziativa sugli asili nido assicura condizioni di lavoro migliori e quindi una migliore presa a carico di bambine e bambini.</li></ul><p><a href="https://asili-nido-per-tutti.ch" target="_blank" rel="noreferrer">Firma qui l’iniziativa</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_SGB_Logo_Kita_IT_w_b85c2934c9.png" length="74109" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10784</guid><pubDate>Fri, 04 Feb 2022 09:33:00 +0100</pubDate><title>La bufala dei No media</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/la-bufala-dei-no-media</link><description>Nelle campagne di votazione occorre fare attenzione alle cifre: ognuno ha le sue e tende spesso all’esagerazione per tirare acqua al proprio mulino.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Nel caso della votazione per la legge sui media, però, si è andati oltre. Il volantino dei contrari parla senza ritegno di “sovvenzioni pari a un importo di 178 miliardi all’anno”. <strong>È una fake news colossale!</strong> Il pacchetto su cui si voterà il 13 febbraio è chiaro, non può dare adito a interpretazioni di sorta. La riforma prevede vari aiuti (soprattutto sovvenzioni indirette tramite la riduzione delle tariffe d’invio postale) per un massimo di 151 milioni di franchi annui. Il tutto per una durata limitata a sette anni. I referendisti parlano di miliardi, ma si tratta di milioni. Storpiare in questo modo le cifre è rivoltante. Chi ha messo la faccia su questo volantino – i presidenti nazionali di Udc, Alleanza del Centro, Plr e Verdi liberali – dovrebbe vergognarsi. Va bene il dibattito e le divergenze. Ma in questo caso si è arrivati all’esagerazione.</p><p>Nello stesso volantino si afferma anche che gli aiuti ai media sono un “saccheggio delle casse dello Stato”. Il caso vuole che il tema sia in votazione con un’altra riforma: quella sull’abolizione della tassa di bollo. Ora, quelli che parlano di saccheggio delle casse dello Stato sono gli stessi che, promuovendo l’abolizione della tassa di bollo (pagata soprattutto da banche e multinazionali), svuoteranno le casse della Confederazione di 250 milioni di franchi all’anno. In questo caso, però, gli indefessi rappresentanti del blocco borghese (salariati dalle associazioni economiche) ci dicono che tanto quei 250 milioni sono solo lo zero e virgola del budget federale. Insomma, in un caso o nell’altro le cifre sono usate a piacimento (e a fuffa) da chi ha tutto l’interesse a veder morire chi, le cifre, le usa correttamente e le contestualizza.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Schermata-2022-02-04-alle-13.39.27.png" length="929319" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10783</guid><pubDate>Wed, 19 Jan 2022 09:19:00 +0100</pubDate><title>Sì al pacchetto di misure a sostegno dei media</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/si-al-pacchetto-di-misure-a-sostegno-dei-media</link><description>Syndicom si batte da sempre per migliorare le condizioni lavorative e salariali dei giornalisti e dei professionisti del settore dei media.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Da almeno un decennio la categoria professionale soffre soprattutto a causa del drastico calo degli introiti pubblicitari. In questi anni la riduzione delle entrate ha avuto un effetto diretto sull’aumento dei carichi di lavoro, sul peggioramento delle condizioni lavorative e sulla qualità dell’informazione generale. E costretto alla chiusura alcune piccole redazioni locali. Di fatto peggiorando la pluralità d’informazione e, di conseguenza, il livello democratico del nostro Paese.</p><p>Il pacchetto di misure a sostegno dei media in votazione il 13 febbraio, seppur alcune rivendicazioni importanti non siano state prese in considerazione (ad esempio l’obbligo di un Ccl per le redazioni che ricevono aiuti pubblici oppure le restrizioni/vincoli sulla distribuzione dei dividendi), va nella giusta direzione poiché prevede alcuni importanti progressi:</p><ul><li>Verrà introdotta una legge a sostegno dei media online che prevede un supporto fino a 30 milioni di franchi all’anno. Ciò incoraggerà la diversità dei media nonché il pluralismo dell’informazione.</li><li>La stampa associativa e piccole aziende locali del settore trarranno vantaggio dal maggiore sostegno alla riduzione delle tasse postali tramite una distribuzione dei giornali più economica.</li><li>Verrà garantito un maggiore sostegno alla formazione, al Consiglio svizzero della Stampa e alle agenzie di stampa nazionali come Ats, ovvero istituzioni comuni che supportano tutti i media; aspetto necessario per garantire la qualità del contenuto giornalistico.</li><li>Verrà aumentata dal 6% all’8% la quota del canone radiotelevisivo ai media locali e regionali al fine di preservare meglio la loro diversità.</li><li>Il sussidio alla distribuzione mattutina, incluso l’obbligo di negoziare un Ccl per le aziende che operano nel settore della distribuzione, aiuterà a mantenere il volume della distribuzione dei giornali e quindi assicurare i posti di lavoro.</li></ul><p>Questo pacchetto di misure saprà dunque rafforzare la libertà dei media e diminuire la loro dipendenza dagli introiti pubblicitari. Inoltre, aspetto non trascurabile per i più scettici, le piccole aziende del settore, proporzionalmente, trarranno maggiore vantaggio rispetto a quelle più grandi.</p><p><strong>Il 13 febbraio sarà dunque necessario votare un Sì convinto.</strong></p><p>Info supplementari sul sito di <a href="https://syndicom.ch/it/lenostretematiche/campagne/pacchettoinfavoredeimedia/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>syndicom</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_Logo-Medienpaket-2-IT_w_01c3cf2904.jpg" length="37866" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10782</guid><pubDate>Mon, 17 Jan 2022 09:05:00 +0100</pubDate><title>Il self-service dei più ricchi deve finire: firma il referendum!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-self-service-dei-piu-ricchi-deve-finire-firma-il-referendum</link><description>L’USS sostiene il referendum contro l’abolizione dell’imposta preventiva sulle obbligazioni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tutte/i sono tenuti a pagare l’imposta preventiva. Ora però il Parlamento ha deciso di abolirla, ma soltanto per i titolari di obbligazioni, mentre le lavoratrici e i lavoratori, che hanno un semplice conto di risparmio, continueranno a pagarla.</p><p><strong>A beneficiarne sono esclusivamente coloro che percepiscono redditi elevati e chi detiene grossi patrimoni, cioè coloro che negli scorsi anni hanno già approfittato di forti sgravi. Questo self-service praticato dai più ricchi deve finire.</strong></p><h4><strong>Agevolazioni per i grossi patrimoni a scapito dei piccoli risparmiatori? No!</strong></h4><p>Dall’imposta preventiva sarebbero d’ora in poi liberati soltanto gli utili generati dalle obbligazioni, mentre i conti di risparmio continuerebbero ad essere tassati come finora.</p><h4><strong>Nuovi tagli ai servizi pubblici? No!</strong></h4><p>Alla Confederazione e ai Cantoni verrebbero a mancare ogni anno introiti fiscali per diverse centinaia di milioni di franchi. Se i tassi d’interesse dovessero tornare a crescere, i costi raggiungerebbero fino a mezzo miliardo di franchi. Provocando nuovi tagli.</p><h4><strong>Sovvenzionare la frode fiscale? No!</strong></h4><p>L’imposta preventiva è un deterrente contro la frode fiscale. Ai contribuenti onesti viene restituita. Abolirla significherebbe incentivare in maniera diretta la frode fiscale!</p><h4><strong>Defiscalizzare le transazioni finanziarie e le speculazioni? No!</strong></h4><p>Il progetto parlamentare prevede altresì la soppressione dell’aliquota dell’1.5 per mille sul commercio di obbligazioni. L’abolizione di questa imposta, tutto sommato moderata, va esclusivamente a beneficio del settore finanziario.</p><p><a href="https://self-service-no.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>FIRMA QUI IL REFERENDUM</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/it.400x240.png" length="59594" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10781</guid><pubDate>Tue, 04 Jan 2022 17:04:00 +0100</pubDate><title>AVS 21: Firma il referendum</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/avs-21-firma-il-referendum</link><description>Con la controriforma AVS 21, i partiti borghesi inaugurano una nuova fase di attacchi alle nostre pensioni.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vogliono far pagare alle donne, che hanno già pensioni molto basse, lo smantellamento dell’AVS.</strong></p><p>AVS 21 significa tagli alle pensioni! Innanzitutto per le donne: dovrebbero lavorare un anno di più senza ottenere niente in cambio. Questo significa una diminuzione della pensione di 1200 franchi all’anno!</p><p>Anche le pensioni degli uomini sono in pericolo, poiché AVS 21 è l’inizio di un attacco al sistema pensionistico nel suo complesso. Come prossimo passo incombe la minaccia di un furto pensionistico nel 2° pilastro con peggioramenti per tutti gli assicurati. E l’iniziativa assurda dei giovani liberali che vuole far lavorare tutti fino ai 67 anni!</p><p><a href="https://www.rendite-delle-donne.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>FIRMA QUI IL REFERENDUM</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/AVS-2020.PNG" length="757607" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10780</guid><pubDate>Fri, 17 Dec 2021 16:53:00 +0100</pubDate><title>Giù le mani dalle nostre pensioni: NO ad AVS 21!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/giu-le-mani-dalle-nostre-pensioni-no-ad-avs-21</link><description>Lo scandaloso divario tra le pensioni delle donne e degli uomini è di circa un terzo.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Invece di migliorare questa situazione una volta per tutte, il Parlamento vuole far pagare alle donne il prezzo del progetto di smantellamento dell’AVS (AVS 21) riducendo le loro pensioni di 1’200 franchi all’anno. L’Unione sindacale svizzera (USS), nel quadro di un’ampia alleanza, lancerà un referendum contro questo imbroglio.</strong></p><p>È anche chiaro che AVS 21 non è che l’inizio. I sindacati combatteranno fermamente lo smantellamento del secondo pilastro deciso dal Consiglio nazionale, che sfavorisce le donne, come pure qualsiasi tentativo di aumento dell’età pensionabile.</p><p>Il Parlamento si rifiuta di vedere qual è la situazione pensionistica delle donne. La metà delle donne che andranno in pensione nel 2019 dovranno cavarsela con meno di 1’770 franchi al mese di rendita AVS. Quasi un terzo delle attuali pensionate non beneficia di alcuna rendita del 2° pilastro. Il valore delle pensioni per le donne è la metà di quello per gli uomini. Nei settori professionali a predominanza femminile, poi, le pensioni del 2° pilastro variano tra i 500 e gli 800 franchi al mese. Queste pensioni sono evidentemente troppo basse ed è quindi inaccettabile che scendano ancora di più.</p><p>Nonostante tale contesto le donne si troveranno di fronte a uno smantellamento delle loro rendite AVS. Il Parlamento vuole aumentare la loro età di pensionamento, il che significherebbe, per la rendita AVS mediana, una riduzione di 1’200 franchi all’anno. Quindi saranno proprio le donne con pensioni insufficienti a subire riduzioni drastiche e permanenti. Il progetto AVS 21 non contiene nessuno dei miglioramenti di cui le donne hanno urgente bisogno. In realtà solamente nell’ambito dell’AVS è possibile rafforzare le pensioni femminili, migliorando la situazione di tutti. E anche le misure decise per la generazione di transizione sono un imbroglio, poiché AVS 21 fa diminuire le pensioni di più della metà delle donne di questa categoria.</p><p>Contrariamente a quanto proponeva il Consiglio federale il Parlamento vuole consentire il pensionamento anticipato solamente a partire dai 63 anni e non più a partire da 62 anni (il mantenimento della pensione anticipata a 62 anni per le donne era una proposta sostenuta da molti ed era finanziariamente neutra per l’AVS). Così il Parlamento punisce doppiamente le donne. Per gli uomini, invece, non cambia nulla in questo senso rispetto allo statu quo. Tuttavia anche loro saranno colpiti dai tagli alle pensioni, attraverso i quali il Parlamento vuole incoraggiare le persone a lavorare più a lungo.</p><p>In un momento in cui la crisi del coronavirus torna di attualità, il Parlamento ne approfitta per accelerare lo smantellamento delle pensioni. Di fatto, oltre al progetto di riforma dell’AVS, il Consiglio nazionale ha adottato il modello bancario e assicurativo per la riforma della LPP. Invece di introdurre miglioramenti per le donne, questo modello porterà a costi più elevati e a rendite di secondo pilastro più basse. L’obiettivo della destra è evidente: far lavorare tutti più a lungo, con un reddito da pensione inferiore. Prima per le donne, poi per tutti.</p><p>Questa politica non tiene conto della realtà. All’inizio dell’anno più di 300’000 donne e uomini hanno firmato l’appello contro l’AVS 21 in soli cinque giorni. A metà settembre, più di 15’000 manifestanti hanno scandito “Giù le mani dalle nostre pensioni” davanti al Palazzo federale. Sulla base di questa opposizione chiara contro lo smantellamento delle pensioni e di un deciso impegno per un’AVS forte, l’USS, insieme a un’ampia alleanza, lancerà il referendum contro l’AVS 21.</p><p>Prenota <a href="https://www.rendite-delle-donne.ch/sostenete-il-referendum/" target="_blank" rel="noreferrer">QUI</a> la tua lista per la raccolta firme!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/donne-frauenkongress.PNG" length="1484781" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10779</guid><pubDate>Wed, 15 Dec 2021 16:48:00 +0100</pubDate><title>Giù le mani dalle nostre pensioni! Sarà referendum contro AVS 21</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/giu-le-mani-dalle-nostre-pensioni-sara-referendum-contro-avs-21</link><description>NO all’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni!</description><content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Prosegue l’attacco alle donne.</strong></h4><p>Lavorare più a lungo e avere meno soldi per vivere? È una vergogna! Già oggi le rendite delle donne sono di un terzo inferiori. E ora per il progetto di smantellamento dell’AVS dovrebbero pagare solo le donne? Noi non lo accettiamo.</p><h4><strong>«AVS 21» non è che l’inizio.</strong></h4><p>Il prossimo passo è già noto: pensionamento a 67 anni per tutti. «AVS 21» non è che l’inizio.</p><h4><strong>Diamo un segnale forte.</strong></h4><p>Verosimilmente la raccolta firme a favore del referendum sarà avviata all’inizio dell’anno nuovo. Per non trovarsi impreparati, <a href="https://www.rendite-delle-donne.ch/sostenete-il-referendum/" target="_blank" rel="noreferrer">ordinate subito</a> le liste delle firme. Ve le spediamo a casa gratuitamente, compresi i costi di rispedizione.</p><h4><strong>Meno soldi per vivere…</strong></h4><p>Il progetto di smantellamento dell’AVS costa alle donne 7 miliardi. Non è assolutamente accettabile.</p><h4><strong>Le donne pagano ancora…</strong></h4><p>Le donne ricevono già oggi pensioni di un terzo inferiori a causa dei salari più bassi e del lavoro di accudimento e cura. E ora dovrebbero perdere ancora di più? No, è una totale mancanza di rispetto.</p><h3><strong>Diciamo NO ad «AVS 21»</strong></h3><p>Ordina <a href="https://www.rendite-delle-donne.ch/sostenete-il-referendum/" target="_blank" rel="noreferrer">QUI</a> la tua cartolina di raccolta firme</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_210918_SEV_Rd21_MFR8189-c-Manu-Friedrich_2a531c61b4.jpg" length="74958" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10778</guid><pubDate>Thu, 18 Nov 2021 16:45:00 +0100</pubDate><title>Conosco i miei diritti: la guida per gli apprendisti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/conosco-i-miei-diritti-la-guida-per-gli-apprendisti</link><description>La banca dati “Diritti degli apprendisti” è online.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Quante novità, durante la formazione o al primo impiego. Molte cose sono del tutto nuove: si muovono i primi passi in una professione, si incontrano molte regole, sorgono domande e dubbi mai affrontati in passato. Ecco perché è importante conoscere i propri diritti. È il motivo che ha spinto la gioventù sindacale a creare <a href="https://www.diritti-degli-apprendisti.ch" target="_blank" rel="noreferrer">questa pagina</a>.</p><p><strong>Dalla A alla Z, puoi trovare tutte le risposte alle domande più importanti che si pongono gli apprendisti, i giovani lavoratori, ma anche i giovani senza impiego o che stanno affrontando un anno di transizione.</strong></p><p>Più informazioni <a href="https://www.diritti-degli-apprendisti.ch" target="_blank" rel="noreferrer">qui</a>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/0/3/csm_ikmr-it-some_522dbcda19.png" length="115978" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10777</guid><pubDate>Wed, 17 Nov 2021 16:42:00 +0100</pubDate><title>Alle frontiere della violenza</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/alle-frontiere-della-violenza</link><description>La violenza di genere colpisce tutte, ogni giorno. Anche le donne migranti.</description><content:encoded><![CDATA[<p>La rete nate il 14 giugno – in collaborazione con Comundo e Soccorso operaio Ticino – accende i riflettori sulla realtà delle donne migranti, organizzando per il <strong>1° dicembre 2021, dalle ore 18.00 la serata dal titolo «Alle frontiere della violenza»</strong>. E lo farà con personalità di primo piano&nbsp;<i>a livello cantonale, nazionale e europeo </i>che si occupano direttamente e quotidianamente del tema:</p><p><strong>Corinne Sala</strong>, Direttrice Sede Svizzera italiana dell’ONG Comundo;<br><strong>Mario Amato</strong>, Direttore di Soccorso operaio Ticino;<br><strong>Monica Marcionetti</strong>, Responsbile del servizio MayDay;<br><strong>Anne Schmid</strong>, collaboratrice FIZ, e coordinatrice della piattaforma svizzera contro la tratta degli esseri umani;<br><strong>Rosemarie Weibel, </strong>avvocata e membra del FRI istituto svizzero per le scienze giuridiche femministe e gender law.</p><p>E con la speciale partecipazione di <strong>Simona Lanzoni</strong>, partecipante dal 2015 del Gruppo di esperti sulla violenza contro le donne e la violenza domestica (GREVIO) che ha il compito di vigilare e valutare, attraverso rapporti periodici forniti dagli Stati, le misure adottate dalle parti contraenti al fine dell’applicazione della Convenzione di Istanbul, inoltre è vice presidente della Fondazione Pangea Onlus.</p><p>Più info <a href="https://nateil14giugno.ch/2021/11/13/alle-frontiera-della-violenza/" target="_blank" rel="noreferrer">qui</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Alle_frontiere.jpg" length="113582" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10776</guid><pubDate>Mon, 25 Oct 2021 16:38:00 +0200</pubDate><title>Salario, rispetto, solidarietà: Ora tocca a noi!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/salario-rispetto-solidarieta-ora-tocca-a-noi</link><description>Il Ticino è ormai terra di dumping, povertà e arroganza padronale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Salari del 20% più bassi rispetto al resto del Paese, tasso di povertà relativa al 12%, quasi un abitante su cinque disoccupato o sottoccupato.</p><p>Allo stesso tempo, gli indicatori economici sono positivi e le cifre d’affari tornano a livelli pre-pandemici. <strong>Negli ultimi 18 mesi la Confederazione ha investito miliardi a sostegno dell’economia: sostegno necessario e reso possibile dalle enormi risorse economiche del Paese, che devono ora essere condivise anche con noi lavoratori e lavoratrici che questa ricchezza l’abbiamo creata</strong>.</p><p>Invece, nella realtà, succede il contrario con inaccettabili tentativi da parte del padronato, in diversi settori, di peggiorare le condizioni di lavoro.</p><p>Il 30 ottobre tutte e tutti a Bellinzona per rivendicare:</p><ul><li>Aumenti salariali in tutti i settori economici, per una miglior ridistribuzione delle ricchezze e un aumento del potere d’acquisto!</li><li>Più rispetto per il lavoro, gli applausi non bastano. Chiediamo sicurezza del lavoro e sicurezza sul lavoro, e sosteniamo l’iniziativa “Per cure infermieristiche forti” in votazione il 28 novembre prossimo.</li><li>Solidarietà tra noi lavoratrici e lavoratori, NO all’aumento dell’età di pensionamento delle donne.</li></ul>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/2/8/csm_0001_01c493e728.jpg" length="189364" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10775</guid><pubDate>Tue, 19 Oct 2021 16:30:00 +0200</pubDate><title>Assemblea USS-TI: Salario, rispetto, solidarietà! Il 30 ottobre manifestazione a Bellinzona!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/assemblea-uss-ti-salario-rispetto-solidarieta-il-30-ottobre-manifestazione-a-bellinzona</link><description>Si è svolta lo scorso 14 ottobre a Bellinzona l’Assemblea delle delegate e dei delegati dell’Unione sindacale svizzera, sezione Ticino e Moesa.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il benvenuto ai delegati da parte del Presidente Renato Minoli, l’economista Spartaco Greppi ha tenuto una conferenza sulla situazione del mercato del lavoro ticinese. Evidenziando le fragilità che spesso si nascondono dietro ai dati e sottolineando le trasformazioni in atto che sfociano nella precarizzazione del lavoro. Tematiche che sono al centro di una ricerca condotta in collaborazione tra USS-TI e SUPSI di imminente pubblicazione. I lavori assembleari sono proseguiti con l’adozione delle risoluzioni riguardanti le votazioni federali del 28 novembre, l’opposizione alla riforma AVS21 e la manifestazione prevista a Bellinzona il 30 ottobre.</p><p>Per quanto riguarda l’iniziativa “Per cure infermieristiche forti”, lanciata dall’Associazione svizzera Infermieri (ASI), l’Assemblea si è espressa per un chiaro sostegno. L’iniziativa fornisce risposte concrete a un problema enorme del sistema sanitario elvetico: la carenza di personale e l’abbandono precoce della professione. Attualmente a livello svizzero oltre 11.500 posti di lavoro sono vacanti nel ramo delle cure e si calcola un fabbisogno di altre 70.000 nuove leve entro il 2029. Quattro infermieri su dieci abbandonano prematuramente la professione e un terzo di loro prima dei 35 anni. A causa essenzialmente di condizioni di lavoro e salariali insoddisfacenti. A cui si aggiunge la difficile conciliazione tra turni di lavoro e vita familiare. Fra il personale sono frequenti le situazioni di burnout. È ora di intervenire con decisione. Con le misure previste dall’iniziativa (migliori condizioni retributive e di lavoro e un adeguato finanziamento delle prestazioni infermieristiche che assicuri personale sufficiente in tutti i reparti) si potranno garantire un numero sufficiente di curanti per fronteggiare i bisogni (invecchiamento della popolazione). Buone condizioni di lavoro hanno come conseguenza diretta maggiore qualità nelle cure erogate.</p><p>I delegati hanno anche espresso il sostegno alla modifica della legge sul Covid 19, in quanto l’evoluzione della pandemia rimane imprevedibile e il Consiglio federale deve poter prendere le necessarie misure a tutela della salute, della vita sociale, culturale ed economica del Paese, ma anche per evitare una nuova crisi nel settore delle cure ospedaliere. Se la modifica della legge Covid 19 fosse bocciata dal Popolo cadrebbero ad esempio le indennità giornaliere supplementari per le persone disoccupate, l’estensione dell’indennità per lavoro ridotto e l’indennizzo per gli organizzatori di manifestazioni. Aiuti sociali necessari che invece la destra economica e NO-Vax vorrebbe abolire invitando a votare no alla Legge Covid 19.</p><p>L’Assemblea ha ricordato la grande manifestazione tenutasi a Berna il 18 settembre per ribadire l’opposizione alla controriforma dell’AVS che prevede l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni. Un progetto di lungo periodo che vuole aumentare l’età di pensionamento per tutti, partendo dalle donne. Nel settore privato in Svizzera le donne guadagnano in media 1’532 franchi in meno rispetto agli uomini, ogni singolo mese. Un furto che proiettato sulla durata dell’anno, per l’intera popolazione femminile che vive e lavora in Svizzera, si traduce in miliardi di franchi. I delegati e le delegate sosterranno in modo deciso il referendum contro questa svendita dei diritti di tutti.</p><h4><strong>Il 30 ottobre manifestazione a Bellinzona</strong></h4><p>Il Ticino è ormai terra di dumping, povertà e arroganza padronale. Salari più bassi del 20% rispetto al resto della Svizzera; tasso di povertà relativa al 12%; quasi un abitante su cinque disoccupato o sottoccupato. Ma paradossalmente, gli indicatori economici sono positivi e le cifre d’affari tornano a livelli pre-pandemici. Negli ultimi 18 mesi, durante la pandemia, la Confederazione ha investito decine di miliardi per sostenere l’economia. Sostegno necessario e reso possibile dalle enormi risorse economiche del Paese. Risorse che devono essere condivise con tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, veri artefici di questa ricchezza, e che giustamente rivendicano: “Ora tocca a noi!”</p><p>Invece, nella realtà, succede il contrario. Per questo l’USS Ticino e Moesa denuncia gli inaccettabili e incomprensibili tentativi da parte del padronato, in diversi settori, di voler peggiorare le condizioni di lavoro; denuncia i vuoti contrattuali, il mancato rispetto dei salari minimi contrattuali e purtroppo anche legali. A questa deriva l’USS Ticino e Moesa non ci sta. Pertanto, a tutti è stato dato appuntamento il 30 ottobre a Bellinzona (ritrovo alle 13.00 in Piazzale Stazione, alle 13.30 partenza della manifestazione in direzione viale Portone e Piazza Governo) per la manifestazione cantonale in favore di aumenti in tutti i settori economici. Salario, rispetto, solidarietà!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_2021-Kampagnenseite_2000x832-2_ohne_text_67ccc575b8.png" length="578448" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10774</guid><pubDate>Mon, 18 Oct 2021 16:23:00 +0200</pubDate><title>Prendiamoci cura di chi ci cura</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/prendiamoci-cura-di-chi-ci-cura</link><description>«Questi lunghi mesi di pandemia ci sono passati sopra come un rullo compressore. Abbiamo visto colleghi esausti, uno dopo l’altro, fino alla malattia&quot;</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Prendiamoci-cura-di-chi-ci-cura-ff635800" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Mentre sul fronte della lotta alla pandemia si assiste a un’evoluzione positiva circa l’incidenza del virus, i ricoveri e i decessi e gli sforzi sono ora concentrati per migliorare un tasso di vaccinazione ancora insufficiente per evitare una ripresa delle infezioni con l’arrivo della stagione fredda, la situazione è sempre più preoccupante sul fronte del servizio sanitario, confrontato con una crescente penuria di personale e con condizioni di lavoro insostenibili. È un problema che esiste (e viene denunciato) da anni e che la pandemia ha ulteriormente aggravato e reso ancora più evidente. Evidente come l’urgenza d’intervenire con misure adeguate, perché in gioco c’è la qualità delle cure in Svizzera.</p><p>Solo nell’ultimo anno e mezzo le strutture sanitarie lamentano una perdita del 10-15 per cento di capacità operativa dovuta all’abbandono della professione, alla riduzione del tempo di lavoro delle infermiere e degli infermieri o all’insorgere di malattie dovute all’eccessivo carico di lavoro e al cumulo di stress. Il personale non ha solo assicurato cure e assistenza ai malati in un contesto difficilissimo sia dal punto di vista lavorativo sia da quello emotivo. Dopo aver dovuto in una prima fase fare i conti addirittura con la penuria di materiale protettivo, ha subito un aumento sensibile delle ore di lavoro e della durata dei turni e di riflesso una riduzione dei tempi per recuperare forze e serenità. E pagando inevitabilmente un prezzo anche in termini di qualità di vita sociale e familiare.</p><p>La situazione è quella testimoniata da un’operatrice al fronte: «Questi lunghi mesi di pandemia ci sono passati sopra come un rullo compressore. Abbiamo visto colleghi esausti, uno dopo l’altro, fino alla malattia. Alcuni si dimettono, altri vanno altrove ma si rendono conto che la mancanza di personale e la pressione ad andare sempre più di corsa è un fenomeno ormai diffuso. La situazione è critica in molti reparti: i tassi di assenteismo sono in aumento, i colleghi hanno sviluppato Long Covid e rischiano di subire conseguenze mediche a lungo termine. La nostra salute, e a sua volta la salute dei nostri pazienti e residenti, è in gioco». Sì, perché con l’aumento del carico di lavoro a livelli così estremi, aumenta anche il rischio di errore e diventa complicato mantenere la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti.</p><p>Sono concetti ribaditi anche l’altro giorno a Berna in occasione dell’avvio della campagna sull’iniziativa “per cure infermieristiche forti” in votazione il prossimo 28 novembre. Un’iniziativa che fornisce risposte concrete a un problema enorme del sistema sanitario elvetico, con i suoi attuali oltre 11.500 posti di lavoro vacanti nel ramo delle cure (6.500 riguardanti il personale infermieristico) e il previsto fabbisogno di altre 70.000 nuove leve entro il 2029, con quattro infermieri su dieci che abbandonano prematuramente la professione e un terzo di loro prima dei 35 anni.&nbsp;<br>Soltanto con le misure previste dall’iniziativa (maggiore attrattività della professione, migliori condizioni retributive e di lavoro e un adeguato finanziamento delle prestazioni infermieristiche che assicuri personale sufficiente in tutti i reparti) è pensabile poter garantire sul lungo termine un numero sufficiente di curanti per fronteggiare i bisogni della società. Una società che, complici l’invecchiamento della popolazione e dunque la continua crescita di persone con malattie croniche, ha sempre più bisogno di essere curata. E bene. &nbsp;</p><p>L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato il 2021 Anno internazionale degli operatori sanitari e assistenziali in segno di riconoscimento della dedizione e del sacrificio nel combattere la pandemia da Covid-19 e nell’assicurare la prosperità e la salute di tutti. Pagando oltretutto un prezzo elevato anche in termine di vite umane: l’Oms calcola che la pandemia finora abbia ucciso 115.000 professionisti della salute. Ma i riconoscimenti, gli omaggi e gli applausi non bastano. È tempo di dare risposte e il 28 novembre prossimo si presenta una ghiotta occasione alle svizzere e agli svizzeri, che in un recente sondaggio dell’Associazione degli ospedali H+ hanno confermato (nella misura dell’88 per cento) di considerare «molto importante» il contributo dato da ospedali e cliniche nell’affrontare la pandemia, ma anche di riconoscere un problema di carenza di personale.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/242732630_116410867443977_3611849810952058721_n.jpg" length="294589" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10773</guid><pubDate>Thu, 07 Oct 2021 16:11:00 +0200</pubDate><title>Poro Tisin!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/poro-tisin</link><description>Tutti a Mendrisio per dire no al dumping sociale!</description><content:encoded><![CDATA[<p>NO al dumping salariale. NO allo sfruttamento. NO alla deriva sociale. NO a chi calpesta la dignità dei lavoratori. NO a chi bara facendo finta di essere in buona fede. NO a chi approfitta di vuoti legislativi, e specula su un territorio industriale ed economico fragile e facile preda di indegni appetiti. NO a chi se ne frega delle leggi, della volontà popolare, della costituzione, della solidarietà tra esseri umani prima, e tra lavoratori poi. NO NO NO. Cento volte NO!</p><p>È per questo che l’Unione sindacale svizzera – Ticino e Moesa sostiene la&nbsp;<strong>manifestazione popolare “PORO TISIN” di sabato 9 ottobre alle ore 10 al Mercato Coperto di Mendrisio, organizzata in collaborazione dai sindacati OCST e UNIA</strong>, a cui tutti sono invitati.</p><p>Con questa manifestazione, il mondo sindacale, quello vero, vuole denunciare e lottare contro maldestri (e farlocchi fin che si vuole), ma pericolosissimi pseudo “contratti collettivi di lavoro” che hanno invece quale unica finalità quella di aggirare la Legge sul salario minimo, manipolare e ricattare i lavoratori con un esplicito aut-aut: o accetti questo contratto o sei licenziato! Aprendo la porta ad una spregiudicata spirale al ribasso, inaccettabile socialmente, e dannosa per tutto il tessuto economico del territorio. È ora di dire basta a questa indegna e pessima cultura aziendale del massimo profitto sulle spalle dei lavoratori. Una cultura che non solo compromette il mercato del lavoro, ma danneggia anche gli imprenditori onesti e corretti, vittime pure loro di questo infame dumping.</p><p>L’USS Ticino e Moesa invita tutti al Mercato Coperto di Mendrisio, sabato prossimo. Perché tutto il mondo sindacale deve sostenere l’azione ferma e decisa di OCST e UNIA in difesa soprattutto dei lavoratori più deboli e indifesi. Perché solo uniti possiamo fermare questa perniciosa deriva che non fa onore al Ticino.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Schermata-2021-10-07-alle-09.35.20.png" length="373276" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10772</guid><pubDate>Thu, 16 Sep 2021 16:08:00 +0200</pubDate><title>In pensione a 70 anni. Non vediamo l’ora!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/in-pensione-a-70-anni-non-vediamo-lora</link><description>Tutte a Berna il 18 settembre!</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Andando avanti di questo passo, in pensione ci andremo a 70 anni. Abbiamo solo da guadagnarci. Spaccandoci la schiena, chiudendo il mercato ai/alle giovani, subendo la disparità salariale, lavorando quindi gratuitamente, compromettendo la salute in una fase della vita che dovrebbe essere dettata da altri ritmi. In fondo servire l’economia con tutti questi privilegi, dovrebbe renderci cittadine più responsabili e orgogliose di essere prese per i fondelli.</strong></p><p>Ma sì, dai. In fondo se i nostri stipendi sono più bassi perché i lavori delle donne sono svalutati – anche se essenziali per il funzionamento della società e dell’economia – va benissimo e rispecchia perfettamente i valori di un sistema giusto che riconosce alle donne il principio della parità, così a caso garantito dalla Costituzione.&nbsp;</p><p>Se nel 2018, considerando solo il divario salariale inspiegabile di 8’200 franchi all’anno, le donne hanno perso quasi 13 miliardi di franchi, è un fatto del tutto trascurabile. Peanuts. E se nel 2016 le donne hanno svolto 5.700 milioni di ore di lavoro non retribuito – che corrisponde a un valore monetario di 244 miliardi di franchi – non c’è proprio di che lamentarsi. Il sistema continua a funzionare perfettamente. La discriminazione non esiste. E solo nella testa di qualche squinternato.</p><p>L’orario di lavoro ridotto – perché la maggior parte del lavoro domestico, educativo e di cura è a carico delle donne – è solo una questione aneddotica. Il tempo parziale è infatti una scampagnata. A ben vedere, non trovare lavoro o a lavorare a percentuali risibili, è un invito a nozze. In fondo il salario è una componente totalmente insignificante del sistema produttivo. Perché essere pagate giustamente o lavorare a percentuali decenti, se si può fare la fame e vivere nella precarietà. Tenuto conto che anche da pensionate questa mancanza di risorse inciderà sulle condizioni di vita, tanto vale sprofondare fino in fondo. Palombare tutta la vita.&nbsp;</p><p>Le pensioni delle donne sono in media il 37% più basse rispetto a quelle degli uomini. Perché scriverlo. Dove è il problema? Anche qui il sistema dimostra di funzionare benissimo, in base al principio di equità. La pensione media dell’AVS è di soli 1860 franchi al mese e un terzo delle donne in pensione non ha un secondo pilastro. E ci lamentiamo? Tout va bien, Madame la Marquise…</p><p>Lamentarsi di dover andare in pensione a 65 anni – come vuole il Parlamento – quando potremmo andare a 70, è davvero un autogol. Dovremmo, anzi, rivendicare l’innalzamento perpetuo dell’età della pensione. Fino ad esaurimento delle scorte, fino ad esaurimento del proprio percorso di vita. Sai che bello servire fino alla fine le logiche economiche liberiste. Eroine «a gratis»!</p><p>Quindi a Berna, il prossimo 18 settembre, dovremmo tutte rivendicare la nostra orgogliosa condizione. La parità è solo una farsa.</p><p>Al netto dell’ironia di questo contributo – volutamente provocatorio per denunciare una situazione nettamente discriminante e per nulla esilarante – le donne scenderanno in piazza ancora una volta per esprimere la propria collera.</p><p>Contro la mancata parità salariale, le discriminazioni nella previdenza vecchiaia, il peso sproporzionato del lavoro non remunerato, le percentuali occupazionali fragili, gli ostacoli professionali, i pregiudizi stigmatizzanti, le forme di violenza sociali e private, gli attacchi all’autodeterminazione, la restaurazione culturale.</p><p><strong>Diremo no all’aumento dell’età di pensionamento a 65 anni, diremo no alle politiche di austerità, diremo no a un futuro che nega la piena parità, diremo no alle prese in giro del Parlamento che dimostra di NON considerare minimamente le rivendicazioni delle donne.&nbsp;Diremo no a chi vuole costringere le donne al silenzio, alla rassegnazione, all’esasperazione, alla negazione.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/logo_nate_280.png" length="15765" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10771</guid><pubDate>Tue, 07 Sep 2021 16:04:00 +0200</pubDate><title>2 x NO al referendum finanziario obbligatorio</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/2-x-no-al-referendum-finanziario-obbligatorio</link><description>Venerdì 3 settembre si è svolta la conferenza stampa per presentare la posizione del Comitato SOS sanità socialità scuola.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato SOS sanità, socialità e scuola ha sempre difeso le condizioni quadro del settore dalle minacce di tipo finanziario.</p><p>L’ultima battaglia fu la raccolta di ben 12’500 firme contro la legge che tagliava i sussidi alla sanità, socialità e scuola: il Comitato vinse nella votazione popolare del 12 marzo 2006, che respinse i tagli.</p><p>Negli ultimi anni il Comitato ha sostenuto varie azioni volte a migliorare le condizioni di lavoro e la qualità nel settore delle cure e della scuola.</p><h4><strong>2 x NO al referendum finanziario obbligatorio</strong></h4><p>Il 26 settembre 2021 ci attende un’altra votazione sulla quale dobbiamo dire la nostra per impedire che si blocchino i tanto attesi miglioramenti nel settore sociosanitario e nella formazione.</p><p>L’iniziativa “<i>Basta tasse e basta spese; che i cittadini possano votare su certe spese cantonali</i>” è molto pericolosa, perché sottoporrà al voto obbligatorio popolare ogni aumento di spesa e ogni investimento che superi un determinato limite, ostacolando il processo di approvazione degli investimenti necessari allo sviluppo cantonale e l’approvazione di aumenti di spesa nel campo sociale, sanitario e formativo.</p><p>Naturalmente l’iniziativa per l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio nella Costituzione ticinese è molto strabica: non prevede il referendum obbligatorio in caso di sgravi fiscali, che diminuiscono risorse del Cantone per gestire i servizi sanitari, sociali e formativi importanti per la popolazione.</p><p>Effetti pesanti sul settore sociosanitario e della formazione</p><p>Questa iniziativa ha il chiaro scopo di frenare il già difficile processo decisionale per il varo di investimenti e per il finanziamento dei miglioramenti dell’intervento sociale, sanitario e formativo del Cantone.</p><p>Si pensi al fatto che assicurare un limitato miglioramento nelle condizioni di lavoro presso l’Ente ospedaliero cantonale, le case anziani e in altri settori sociosanitari implica una crescita della massa salariale di almeno due decine di milioni di franchi annui per 4 anni (e più).</p><p>Per farle entrare in vigore bisognerebbe passare sempre voto del popolo, come pure ogni volta si dovrebbe passare davanti al popolo se si facessero interventi minimamente consistenti a favore della qualità della scuola o del miglioramento del tenore di vita delle persone in difficoltà finanziarie.</p><p>Votare due volte NO</p><p>Per respingere questo meccanismo perverso occorrerà votare 2 x NO il prossimo 26 settembre:</p><p><strong>No al testo costituzionale elaborato conforme all’iniziativa</strong>, che prevede come limite una spesa unica (investimento) superiore a 20 milioni di franchi o una spesa annua superiore a 5 milioni di franchi per almeno quattro anni.</p><p><strong>No al controprogetto costituzionale elaborato dalla maggioranza del Parlamento</strong>, che prevede come limite spesa unica superiore a 30 milioni di franchi o una spesa annua superiore a 6 milioni di franchi per almeno quattro anni (il voto deve essere chiesto da 1/3 dei deputati presenti, al minimo 25 deputati).</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Schermata-2021-09-07-alle-09.48.15.png" length="787724" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10770</guid><pubDate>Fri, 03 Sep 2021 16:00:00 +0200</pubDate><title>Votazioni cantonali: 3 NO e un SÌ</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/votazioni-cantonali-3-no-e-un-si</link><description>2 x NO al referendum finanziario obbligatorio in Ticino!</description><content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione sindacale svizzera – Ticino e Moesa è molto preoccupata per <strong>l’impatto che avrà l’iniziativa costituzionale della destra menostatista ticinese, denominata “Basta tasse e basta spese, che i cittadini possano votare su certe spese cantonali”</strong>: un nome e un programma chiarissimi! L’iniziativa chiede di introdurre il referendum finanziario obbligatorio per tutte le decisioni del Parlamento ticinese, che comportano un investimento superiore a 20 milioni di franchi oppure una spesa annua di 5 milioni di franchi per almeno quattro anni. Non molto dissimile dall’iniziativa è il pasticciato controprogetto, voluto da una risicata maggioranza del Parlamento, che crea solamente confusione.</p><p>L’iniziativa e il controprogetto si guardano bene dal chiedere la medesima procedura per gli sgravi fiscali ovviamente: c’è una distorsione ideologica di base. Non è possibile credere che si tratti di un’iniziativa che aumenta la democrazia in Ticino. Siamo di fronte unicamente a un’iniziativa che ha come scopo bloccare le decisioni che favoriscono lo sviluppo sociale, perdipiù in un periodo storico drammatico dove le diseguaglianze aumentano. L’iniziativa avrà pure come effetto di mettere a rischio gli investimenti nelle regioni meno ricche e a favore di strutture d’interesse pubblico a carattere sociale.</p><p>L’iniziativa creerà numerose votazioni, obbligando il fronte progressista a ripetute campagne per informare la cittadinanza prima di ogni voto, mentre ogni volta il fronte conservatore del NO partirà avvantaggiato nella campagna, senza nemmeno dover raccogliere una firma. L’USS Ticino e Moesa e le sue federazioni invitano a votare 2 x NO al referendum finanziario obbligatorio.</p><h4><strong>SÌ al formulario ufficiale a inizio locazione</strong></h4><p>L’Unione sindacale svizzera – Ticino e Moesa invita a votare SÌ all’iniziativa popolare cantonale “NO alle pigioni abusive, SÌ alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale a inizio locazione”, lanciata dall’Associazione inquilini, dai sindacati e dalla sinistra nel 2018, che ha raccolto le firme di 7’600 cittadine e cittadini. L’iniziativa vuole permettere ai nuovi inquilini di accedere all’informazione sull’affitto pagato dall’inquilino precedente: si tratta di una proposta molto moderata, che fu avanzata a livello nazionale dal Consiglio federale nel 2014 e poi bocciata dalle Camere federali nel 2016. L’inquilino è la parte debole di chi stipula il contratto di locazione, così come il salariato è la parte debole di chi stipula il contratto di lavoro. L’inquilino va quindi informato sulla situazione per poter contestare gli aumenti immotivati di affitto.</p><h4><strong>No a una giustizia fai da te</strong></h4><p>Il popolo ticinese è stato nuovamente chiamato alle urne il prossimo 26 settembre 2021, per un vizio di forma, a proposito dell’iniziativa “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa”. Il nuovo opuscolo informativo del Governo ribadisce i precedenti argomenti contrari, precisando che l’iniziativa introduce possibili disparità di trattamento e che l’estensione anche a casi semplici e bagatellari, (per i quali il diritto federale nega rimborsi da parte dello Stato) desta perplessità ed è di dubbia compatibilità con il diritto superiore.</p><p>Ribadiamolo allora forte e chiaro: questa proposta va combattuta già solo per come è formulata. L’iniziativa è in ogni caso un malsano incentivo alla giustizia privata. Sappiano anche gli indecisi che essa non si applica a favore di chi, reagendo, magari anche indotto da questa legge, dovesse eccedere con l’uso della forza. L’Unione sindacale svizzera – Ticino e Moesa invita quindi a votare NO.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2581_1200_0_a88b9a29b9.jpeg" length="64227" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10769</guid><pubDate>Sun, 29 Aug 2021 15:54:00 +0200</pubDate><title>Uno strumento per combattere gli aumenti abusivi delle pigioni</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/uno-strumento-per-combattere-gli-aumenti-abusivi-delle-pigioni</link><description>Il prossimo 26 settembre avremo la possibilità di rinforzare il diritto di locazione in favore delle inquiline e degli inquilini.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Uno-strumento-per-combattere-gli-aumenti-abusivi-delle-pigioni-3b6aac00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Avremo infatti l’occasione di introdurre anche in Ticino, in caso di penuria di alloggi, il <strong>Formulario ufficiale e obbligatorio a inizio locazione</strong>, un mezzo pratico che consente di impedire gli aumenti abusivi delle pigioni abitative.</p><p>Vediamo come funziona. Al momento della sottoscrizione di un nuovo contratto di locazione, il locatore – il padrone di casa o l’amministratore – deve dichiarare l’ammontare della pigione concordata tramite il contratto precedente. Ogni variazione deve essere motivata, quindi non sarà più possibile applicare degli aumenti senza che questi siano giustificati da importanti lavori di miglioria svolti nell’appartamento.Se nonostante tutto degli aumenti dovessero comunque essere applicati, gli inquilini avranno a disposizione un importante ed efficace strumento per contestare la pigione iniziale, con grandi possibilità di poi ottenere la giusta riduzione.</p><p><strong>Attualmente, le pigioni sono troppo alte</strong>. Dal 2009 vi sono state complessivamente nove diminuzioni del tasso ipotecario di riferimento. Se tutti noi avessimo chiesto la corrispondente riduzione della pigione, gli affitti sarebbero dovuti diminuire, in totale per tutta la Svizzera, di circa 8,5 miliardi di franchi, invece aumentano in continuazione.</p><p>Spetterà alle autorità cantonali dichiarare obbligatorio il formulario, ciò dovrà avvenire in caso di penuria di alloggi. Questa possibilità esiste già oggi, ma essendo solo facoltativa, il Cantone non vi ha mai fatto capo. Approvando la nostra iniziativa, il Consiglio di stato non avrà più scuse e il formulario ufficiale sarà una realtà.</p><p>Oggi il formulario ufficiale e obbligatorio è già in uso in sette cantoni (Basilea Città, Ginevra, Lucerna, Neuchâtel, Vaud, Zugo e Zurigo). Qui il suo utilizzo è risultato semplice, non ha generato inutile burocrazia e ha contribuito a limitare le controversie tra inquilini e locatori.</p><p>Ha limitato le controversie perché permette di impostare il rapporto tra locatore e locatario su una base di fiducia reciproca determinata da un gesto di trasparenza che va a favore di entrambi. Il locatore si dimostra fin da subito una persona onesta a beneficio della relazione che per evidenti motivi contrattuali dovrà nascere tra le parti.</p><p>L’iniziativa popolare “No alle pigioni abusive, Sì alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale ad inizio locazione”, oltre che dall’Associazione Svizzera Inquilini, è stata promossa e sostenuta anche da diversi partiti, da varie associazioni e da quasi tutti i sindacati. Nel dettaglio troviamo: Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite, ForumAlternativo, Giso, Montagna Viva, Ocst, Pc, Ps, Unia, Uss, I Verdi, Vpod, Acsi, Caritas Ticino, Mps, Ssm e Sit. Nel 2018 è stata sottoscritta da 7.606 persone. <strong>Ora tocca a noi sostenerla nell’urna, votando e chiedendo ad amici e parenti di votare Sì, con convinzione</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/foto_2.800x450.jpg" length="113978" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10768</guid><pubDate>Thu, 26 Aug 2021 15:43:00 +0200</pubDate><title>Stop all’abolizione della tassa di bollo!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/stop-allabolizione-della-tassa-di-bollo</link><description>Nonostante le votazioni perse, il consigliere federale Ueli Maurer fa un nuovo tentativo per favorire i ricchi e la piazza finanziaria.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://syndicom.ch/it/servizio-soci/rivista/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>syndicom rivista</strong></a></p><p>Ora ci prova con l’abolizione della tassa di bollo, una vecchissima rivendicazione di banche e assicurazioni.</p><p>Finora tutti i tentativi in Parlamento hanno potuto essere respinti, anche perché il progetto comporta perdite fiscali nell’ordine di 2-3 miliardi di franchi. Il Parlamento e il consigliere federale Maurer puntano ora su una tattica volta a essere la meno trasparente possibile: hanno suddiviso l’abolizione in diverse tappe nella speranza che le singole fasi passino inosservate. L’USS ha però lanciato il referendum contro la prima tappa.</p><h4><strong>Fumo negli occhi</strong></h4><p>La prima tappa comprende l’abolizione della tassa d’emissione sulle azioni e sul capitale proprio generando così perdite per 200-250 milioni di franchi. La seconda parte comprende l’abolizione della tassa di negoziazione sulle obbligazioni e la soppressione dell’imposta preventiva sugli interessi obbligazionari. Qui la Confederazione calcola perdite per 200 milioni di franchi mentre l’USS ne stima oltre 500. In una terza fase si intendono sopprimere le altre tasse di negoziazione nonché la tassa di bollo sulle assicurazioni generando così un buco di ulteriori 2 miliardi di franchi.</p><h4><strong>Una sorta di imposta sostitutiva</strong></h4><p>Questo programma di riduzione delle tasse serve solo alla piazza finanziaria, ai ricchi e a chi percepisce redditi elevati. Poiché sono soprattutto le famiglie con un patrimonio di diversi milioni di franchi a possedere grandi partecipazioni azionarie e altri titoli. I 50mila contribuenti più ricchi della Svizzera possiedono circa tre quarti di tutte le azioni in possesso delle famiglie svizzere. Il valore dei titoli è nettamente superiore al loro conto in banca. Lo dimostrano alcuni studi sulle tasse patrimoniali condotti in diversi Cantoni.</p><p>La tassa di bollo sostituisce oggi in parte la mancante imposta sugli utili da capitale. Se viene abolita, vengono privilegiati i possessori di titoli. E se viene abolita l’imposta&nbsp;&nbsp;preventiva sui rendimenti obbligazionari, gli investitori abbienti potranno sottrarsi all’obbligo fiscale grazie al segreto bancario.</p><p>I lavoratori dovrebbero invece continuare a pagare l’imposta preventiva sui loro conti correnti bancari. Abolendo la tassa di bollo verrebbe privilegiato anche il settore finanziario. Molte prestazioni di banche e assicurazioni non sono soggette&nbsp;&nbsp;all’imposta&nbsp;&nbsp;sul valore aggiunto. La tassa di bollo serve oggi come una specie di imposta sostitutiva.</p><h4><strong>Perdite fiscali sottostimate</strong></h4><p>Come già avvenuto nelle precedenti riforme fiscali, la Confederazione sottostima le perdite fiscali. Lo scorso anno, la tassa di bollo da sola ha portato alla Confederazione 2,42 miliardi di franchi che verrebbero meno in caso di una totale abolizione. Nel caso dell’imposta preventiva sulle obbligazioni vi si aggiungono perdite nell’ordine di diverse centinaia di milioni di franchi.</p><p>Inoltre: l’abolizione della tassa sulle emissioni potrebbe comportare perdite anche presso i Cantoni e i Comuni. A causa della tassa sulle emissioni, le aziende dichiarano, ad esempio al momento della fondazione, un valore basso per gli investimenti materiali.&nbsp;</p><p>Di conseguenza possono ammortizzare di meno e pagano un po’ più di imposte sugli utili. Senza la tassa sulle emissioni, per le aziende diventa più allettante sovrastimare il valore degli investimenti materiali con conseguenti ammortamenti più elevati e pertanto imposte sugli utili più basse.</p><h4><strong>Riduzioni da troppo tempo</strong></h4><p>Già dalla metà degli Anni Novanta le tasse per chi guadagnava bene e per i benestanti sono state ridotte in diverse fasi. I Cantoni hanno ridotto fortemente le imposte sul reddito. In molti Cantoni le tasse patrimoniali per milionari sono state addirittura dimezzate. Nella Svizzera centrale le aliquote si attestano oggi nel frattempo all’1-2 per mille.</p><p>La riforma dell’imposizione delle imprese II ha ridotto le imposte per il capitale di ulteriori 1,5-2,2 miliardi di franchi all’anno. Gli oneri per i cittadini sono invece aumentati, soprattutto a causa dell’aumento dei premi delle casse malati. Un’abolizione della tassa di bollo favorirebbe ulteriormente i ricchi.</p><p><a href="https://fregatura-no.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Firma il referendum</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Fregatura-no-e1624956746267.png" length="195338" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10767</guid><pubDate>Thu, 26 Aug 2021 15:39:00 +0200</pubDate><title>Comensoli e la solidarietà sindacale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/comensoli-e-la-solidarieta-sindacale</link><description>In occasione della mostra alla Casa del Popolo di Bellinzona, giovedì 16 settembre alle 17.30 in programma un incontro per ricordare l’artista.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Dal mese di giugno, presso la Casa del Popolo, sono ospitate le illustrazioni di Mario Comensoli pubblicate sulla stampa sindacale svizzera tra gli anni ‘70 e ’90. Lavori nei quali possiamo rispecchiarci ancora oggi e che ripercorrono una pagina storica e sociale del nostro Paese.&nbsp;</p><p>Nell’ambito dell’esposizione e in vista del centenario dalla nascita dell’artista, l’Unione Sindacale di Bellinzona e dintorni con la Fondazione Mario e Hélène Comensoli hanno il piacere di invitarvi ad un incontro per ripercorrere insieme le sfaccettature della solidarietà illustrate da Mario Comensoli.</p><p><strong>Giovedì 16 settembre alle ore 17.30</strong>&nbsp;presso la Casa del Popolo a Bellinzona, interverranno <strong>Linda Cortesi&nbsp;</strong>(Impresa sociale Sostare),&nbsp;<strong>Saverio Lurati </strong>(Unione Sindacale di Bellinzona e dintorni), <strong>Mario Barino </strong>(Fondazione Mario e Hélène Comensoli) e <strong>Renzo Ambrosetti</strong>, presidente emerito UNIA.&nbsp;</p><p>Seguirà un aperitivo. L’incontro si terrà nel rispetto delle misure di protezione della salute.</p><p>Info: <a href="https://casadelpopolo.ch/blog/2021/05/27/pasqua-alla-casa-del-popolo-copy-2/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Casa del Popolo</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_Locandina_mostra_Comensoli_CdP_2021_c94124c80c.jpg" length="76570" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10766</guid><pubDate>Thu, 15 Jul 2021 15:33:00 +0200</pubDate><title>Giù le mani dalle nostre pensioni!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/giu-le-mani-dalle-nostre-pensioni</link><description>Ancora oggi le donne ricevono rendite di vecchiaia inferiori di circa un terzo alle rendite degli uomini. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Le donne si assumono gran parte del lavoro di accudimento, cura e assistenza, eppure il calcolo delle rendite non ne tiene conto, poiché questo lavoro è poco o non è affatto retribuito. Di conseguenza, pur avendo lavorato una vita intera spesso le donne <strong>arrivano alla pensione con rendite insufficienti.</strong></p><p>Invece di migliorarle, con <strong>l’aumento dell’età di pensionamento a 65 anni</strong> il Parlamento si appresta a fare esattamente il contrario: <strong>ridurre le rendite delle donne. </strong>Già in questa sessione autunnale il Parlamento intende approvare «AVS 21», una riforma che si farà a loro spese. <strong>Ecco perché dobbiamo scendere in piazza.&nbsp;</strong>Dopo le manifestazione locali del 14 giugno, ora ci vuole un segnale forte davanti a Palazzo federale!</p><p>Non solo l’AVS, ma tutte le rendite stanno andando nella direzione sbagliata: anche le casse pensioni versano rendite sempre più esigue, mentre in Svizzera il costo della vita cresce. <strong>Non possiamo andare avanti così: il nostro lavoro merita delle buone pensioni.</strong></p><p>Il 18 settembre tutte e tutti a Berna per dire NO <strong>a una riforma delle pensioni a spese delle donne!</strong></p><p><strong>13:30 Schützenmatte:</strong> ritrovo e manifestazione</p><p><strong>15:00 Piazza federale:</strong> comizio finale e concerti</p><p>A breve seguiranno le info sul trasporto dal Ticino</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Online-Plakat_IT.png" length="426519" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10765</guid><pubDate>Tue, 29 Jun 2021 15:28:00 +0200</pubDate><title>No alla fregatura della tassa di bollo</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-alla-fregatura-della-tassa-di-bollo</link><description>Il Parlamento ha deciso di abolire gradualmente la tassa d’emissione sul capitale proprio.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>È solo l’inizio di ulteriori riduzioni fiscali su azioni e obbligazioni. Questo nuovo privilegio fiscale è ingiusto. Lanciato il referendum.</strong></p><h4><strong>Benefici solo per chi ha tratto profitti dalla crisi e chi guadagna molto.</strong></h4><p>Solo i ricchi e le aziende che hanno potuto trarre profitti dalla crisi beneficeranno dell’abolizione della tassa di bollo. Per le PMI che hanno bisogno di nuovo capitale per risanare i conti esiste già ora un’esenzione fiscale.</p><h4><strong>I lavoratori rimarranno a mani vuote.</strong></h4><p>Nella crisi del secolo dovuta al coronavirus, molti hanno perso il lavoro o hanno dovuto subire tagli di stipendio. Ora il Parlamento vuole fare regali fiscali agli alti guadagni e alle aziende redditizie. I lavoratori e i pensionati non otterranno un centesimo.</p><h4><strong>Privilegio fiscale per il settore finanziario.</strong></h4><p>Sulle transazioni finanziarie non viene riscossa alcuna imposta sul valore aggiunto. Oggi la tassa di bollo compensa questa situazione, anche se in modo parziale. Se viene abolita, il settore finanziario otterrà un inutile privilegio fiscale che non è giustificato.</p><h4><strong>Soldi che mancheranno per ospedali, trasporti pubblici e scuole.</strong></h4><p>La perdita di entrate ammonterà a diverse centinaia di milioni di franchi. Questo aumenterà la pressione al risparmio sui servizi e sulle strutture fondamentali. Per far sì che pochi ne beneficino, tutti pagheranno il conto.</p><p><a href="https://fregatura-no.ch" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>FIRMIAMO IL REFERENDUM</strong></a></p><p>Info: <a href="https://fregatura-no.ch" target="_blank" rel="noreferrer">https://fregatura-no.ch</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Fregatura-no-e1624956746267.png" length="195338" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10764</guid><pubDate>Sat, 19 Jun 2021 15:24:00 +0200</pubDate><title>19 ragioni di disparità</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/19-ragioni-di-disparita</link><description>Pubblichiamo il testo letto dal Gruppo Donne USS-TI in occasione del 14 giugno 2021.</description><content:encoded><![CDATA[<ol><li><strong>Le donne sono discriminate a livello salariale.</strong></li></ol><p>Nonostante sia sancita dalla Costituzione federale dal 1981, la parità tra donna e uomo non è ancora raggiunta: le donne guadagnano mediamente il 19 per cento meno rispetto agli uomini, pari a Fr. 1’512 al mese. Il 45,4% di questo divario retributivo non è dovuto né all’età, né al livello di formazione o anzianità, né alla posizione o al settore occupato: è pura discriminazione.</p><p>2. <strong>Le donne pagano il prezzo della pandemia</strong></p><p>A fine 2020 in Ticino il Covid-19 aveva inghiottito 3’000 posti di lavoro del terziario occupati da donne e solo un centinaio occupati da uomini. Lo dicono le statistiche sull’impiego in Ticino nel 2020. Se si allunga l’orizzonte oltre il 2020 e si prende anche il quarto trimestre 2019 i posti diventano quasi 5’000!</p><p>3. <strong>Le donne sono penalizzate nel mercato del lavoro</strong></p><p>Le donne sono penalizzate a tutte le età. Proprio loro che, in maggioranza, si sono prese cura dei malati negli ospedali, nelle case anziani e negli istituti sociali, adattandosi a ritmi pressanti e a uno stress psicologico fortissimo; loro che, in maggioranza, hanno tenuto aperti i negozi per consentire l’approvvigionamento dei beni essenziali.</p><p>4. <strong>Le donne sempre confrontate con tempi parziali</strong></p><p>In Svizzera il lavoro a tempo parziale è una caratteristica dell’impiego femminile. Il modello “uomo a tempo pieno – donna a tempo parziale” ha sostituito il modello tradizionale “uomo sostegno della famiglia – donna casalinga”. Le donne sono oggi sempre più qualificate e sono la maggioranza negli studi universitari. Il tasso di attività delle donne aumenta, ma esse continuano a lavorare per lo più a tempo parziale. Il tempo parziale è una scelta imposta e tra le donne aumenta la sottoccupazione e il rischio povertà.&nbsp;</p><p>5. <strong>Le donne tracciate dal sistema previdenziale</strong></p><p>Il sistema di previdenza per la vecchiaia svizzero ha un’ottima memoria e non dimentica nulla. Si ricorda quindi benissimo di chi lavora a tempo parziale. Chi, come molte donne, lavora per lungo tempo a una percentuale inferiore al 50% rischia, dopo il pensionamento, di dover vivere con il minimo vitale o in una condizione di forte dipendenza finanziaria.&nbsp;</p><p>6. <strong>Le donne devono accontentarsi di pensioni misere</strong></p><p>Nel complesso le donne ricevono una pensione del 37% rispetto a quella degli uomini. La disuguaglianza proviene principalmente dal 2° pilastro, dove il divario di genere è del 63%. Gli stipendi più bassi, la prevalenza del lavoro part-time per le donne, i percorsi di carriera più frammentati, il “soffitto di vetro”, le condizioni difficili di molti lavori femminili, la distribuzione ineguale dei compiti domestici: sono tutte disuguaglianze che si sono accumulate durante la vita lavorativa e che hanno inevitabilmente un impatto sulle pensioni, molto più basse per le donne. Per questa ragione diciamo NO all’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 ani.</p><p>7. <strong>Le donne sono sotto pressione economica in caso di divorzio</strong></p><p>Il divorzio fa aumentare molto chiaramente il tasso di attività delle madri (ciò che è verosimilmente attribuibile al forte aumento dei bisogni dopo un divorzio, e, dunque, alla pressione economica), mentre ha un impatto solo marginale sull’impiego dei padri. L’impatto della combinazione lavoro a tempo parziale e divorzio è più significativo per i salari relativamente bassi, categorie nelle quali si trovano essenzialmente delle donne.</p><p>8. <strong>Le donne che divorziano colpite da un grande rischio previdenziale</strong></p><p>Le ripercussioni del divorzio sulla previdenza per la vecchiaia sono spesso particolarmente gravose per le donne, ma anche sottovalutate. In Svizzera più del 25% delle donne divorziate in pensione deve ricorrere alle prestazioni complementari all’AVS. Dovendosi dedicare ai figli, molte donne divorziate lavorano con grado di occupazione ridotto. Pertanto, soprattutto negli anni successivi allo scioglimento del matrimonio, si producono spesso lacune previdenziali che non vengono colmate. Di conseguenza, anche molto tempo dopo il divorzio e quando cessa la necessità di accudire i figli, emergono spesso notevoli lacune previdenziali, con ripercussioni negative sulla libertà di scelta finanziaria delle donne nella terza età.</p><p>9. <strong>Le donne si sobbarcano la stragrande maggioranza del lavoro non remunerato</strong></p><p>Nel 2020 le donne hanno compiuto il 50% di lavori domestici e familiari in più degli uomini. Sommando il lavoro retribuito e quello non retribuito, nel 2020 le madri che vivevano in economie domestiche composte da una coppia con almeno un figlio al di sotto dei 15 anni hanno lavorato mediamente 69,7 ore alla settimana, di cui 52,3 ore per i lavori domestici, 16,1 ore per il lavoro remunerato e 1,3 ore per attività di volontariato.</p><p>10. <strong>Le donne vittime del bodyshaming</strong></p><p>Una donna su due ne è vittima. Sui social sono le donne ad essere le principali vittime dell’odio: criticate per fisico, i vestiti e il trucco. Attacchi camuffati da frecciatine e battute che mirano a distruggere le persone, vengono tutti racchiusi nel cosiddetto fenomeno del “body shaming”. In particolare, si tratta di preconcetti riguardo al fisico, al modo di presentarsi, vestirsi e truccarsi. Un incubo per il 48% delle donne. Secondo diverse ricerche la maggior parte degli episodi di body shaming avvengono nei confronti delle donne, per le quali le offese vengono accompagnante da commenti sessisti.</p><p>11. <strong>Le donne colpite dai commenti di odio</strong></p><p>L’UNESCO ha lanciato una compagna contro la violenza online e l’hate speech (linguaggio d’odio) di carattere sessista nei confronti delle donne, in particolar modo politiche e giornaliste.&nbsp;&nbsp;Il contenuto dei messaggi d’odio è un insieme di misoginia, razzismo e bigottismo, spesso collegato a stereotipi culturali che trovano facile eco nel pubblico. Il linguaggio d’odio sessista è un fenomeno quotidiano per molte donne; per contrastarlo non bastano iniziative legali, sono necessarie azioni positive di contrasto agli stereotipi di genere, che si preoccupino anche del linguaggio quotidiano.</p><p>12. <strong>Le donne sono sottorappresentate in politica</strong></p><p>Sebbene siano stati compiuti passi avanti, le donne sono ancora sottorappresentate in politica. In Ticino il Consiglio di Stato è tutto al maschile, mentre nei Municipi la presenza delle donne è ancora troppo timida, se non inesistente. A 50 anni dal diritto di voto delle donne sul piano federale, c’è ancora molto da fare.</p><p>13. <strong>Le donne confrontate con una medicina non abbastanza attenta al genere</strong></p><p>Dati alla mano, l’OMS lo spiega chiaramente: i sistemi sanitari a livello globale sono sorretti da donne. Esse rappresentano il 70 per cento della forza lavoro, ma soltanto il 25 per cento di loro ricopre ruoli dirigenziali. La gestione dell’emergenza Covid-19, dove in una prima fase le donne sono state quasi totalmente assenti a livelli istituzionali di vertice, ha messo in evidenza che non basta la competenza femminile ma occorre anche la loro presenza ai vertici delle organizzazioni ed istituzioni.</p><p>14. <strong>Le donne vittime di violenza domestica</strong></p><p>Ogni due settimane una persona muore a causa della violenza domestica; in media 25 l’anno, tra cui quattro bambini (2009-2018). Ogni settimana la polizia registra un tentato omicidio (in media 50 l’anno). Tra il 2009 e il 2018 sono stati commessi 249 omicidi.&nbsp;&nbsp;Il 74,7% delle vittime sono donne e ragazze, il 25,3% sono uomini e ragazzi.</p><p>15. <strong>Le donne stentano ad aver giustizia</strong></p><p>Il Tribunale federale ha accolto il 27 per cento dei ricorsi interposti in virtù della legge sulla parità dei sessi. Questo il risultato di uno studio commissionato dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo. Dallo studio emerge inoltre che due terzi dei casi giudicati avevano per oggetto la discriminazione salariale e che oltre la metà riguardavano professioni del settore sanitario o della formazione. In futuro, in caso di discriminazioni basate sul sesso, andrebbe esteso il diritto di azione delle organizzazioni o alleviato l’onere della prova nei casi di molestie sessuali e discriminazione nelle assunzioni.&nbsp;</p><p>16. <strong>Le donne sono più esposte al rischio di povertà</strong></p><p>Nel nostro paese – e in particolare in Ticino – la povertà non è un fenomeno così marginale come molti potrebbero pensare e colpisce in modo diverso le persone non solo secondo il sesso, ma anche in base ad altri fattori come l’età o la tipologia di famiglia. In Svizzera il tasso di povertà assoluta e il tasso di rischio di povertà risultano essere più alti per le donne. In Svizzera le famiglie più esposte alla povertà sono le monoparentali, nelle quali l’unico membro adulto è quasi sempre una donna. Le donne in generale lavorano e guadagnano di meno, il che spiega in parte la loro maggiore esposizione alla povertà.</p><p>17. <strong>Le donne pagano con il licenziamento la gravidanza</strong></p><p>Una gravidanza su sette porta al licenziamento. La maternità non dovrebbe portare a una discriminazione sul posto di lavoro. Ma spesso accade diversamente. Nel 15% dei casi una nascita porta infatti alla disoccupazione involontaria. Di solito a causa di un licenziamento oppure per l’impossibilità di ridurre la percentuale di lavoro. Un ulteriore 4% si ritrova invece costretto a lasciare il posto di lavoro per la mancanza di posti negli asili nido. Altre donne vengono licenziate perché rifiutano il demansionamento. Un’analisi delle sentenze dei tribunali cantonali relative alla legge sulla parità dei sessi tra il 2004 e il 2015 mostra che un terzo di tutte le discriminazioni è in relazione a gravidanza o maternità e in molti casi si tratta di licenziamenti avvenuti dopo il congedo maternità. In questi casi, le possibilità per le ricorrenti di ottenere ragione in tribunale sono molto limitate.</p><p>18. <strong>Le donne migranti raddoppiano le discriminazioni</strong></p><p>Essere donna nella nostra società espone già di per sé a una serie di discriminazioni, ma quando a questo si aggiunge un percorso di migrazione, le cose si complicano ulteriormente dando origine a una doppia discriminazione. Le donne rappresentano circa la metà della popolazione migrante in Europa: fuggono dalle guerre, dalla povertà e da situazioni fatte di violenza e sottomissione: la discriminazione di genere può essere una concausa della loro partenza, durante il loro viaggio subiscono spesso prevaricazioni e violenze e non è detto che queste finiscano una volta giunte nel paese d’accoglienza, dove le forme di discriminazione possono essere molteplici.</p><p>19. <strong>Le donne nella trappola del telelavoro</strong></p><p>Con il telelavoro si lavora di più e si è condannati a una perenne connessione.&nbsp;&nbsp;L’emergenza trasformata in normalità ci costringe a pensare all’home-working come a un fatto positivo, creativo, conciliativo. Ma non è così. Laddove le comunità di lavoro si atomizzano e si frammentano, si compromettono irrimediabilmente i legami solidaristici. Il pericolo è che in futuro milioni di persone conosceranno soltanto il modello del lavoro in solitudine.&nbsp;Un’analisi basata su dati reali e testimonianze sul telelavoro che ha trasformato le nostre case in uffici, ha portato alla luce ruoli e rapporti tra sessi che pensavamo molto più evoluti e maturi per il raggiungimento di quella parità di genere che la quarantena ha invece mostrato essere ancora molto lontana. Lavorare da casa è stata un’impresa di extreme working per molte donne, ha evidenziato l’esistenza di una disparità di ruoli, ancora fortemente radicata nel nostro tessuto sociale.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/5/a/csm_201837086_944025556170924_4604179122301897498_n_96a0857d33.jpg" length="579218" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10763</guid><pubDate>Fri, 18 Jun 2021 15:18:00 +0200</pubDate><title>14 giugno 2021: Assedio al castello dei privilegi. Conquistiamo la parità!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/14-giugno-2021-assedio-al-castello-dei-privilegi-conquistiamo-la-parita</link><description>Pubblichiamo l’intervento introduttivo al flash mob organizzato dal Gruppo Donne USS-TI in occasione del 14 giugno 2021.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Sono le&nbsp;<strong>15:19</strong>&nbsp;e da questo momento tutte le donne che lavorano in Svizzera smettono di essere retribuite rispetto al loro collega di sesso maschile.</p><p>Anche due anni fa, il 14 giugno 2019, giornata del grande sciopero femminista, sciopero delle donne, ci eravamo fermate per la stessa ragione, però allora erano le 15:24.</p><p>Questo perché la disparità salariale invece che diminuire è aumentata! Le donne in Svizzera percepiscono il 19% in meno rispetto ad un uomo che corrisponde a&nbsp;<strong>1’512</strong>&nbsp;franchi al mese per ogni singola donna che lavora.</p><p>Sapete cosa significa? Che ogni donna viene derubata in media di&nbsp;<strong>18’144</strong>&nbsp;fr. all’anno e di&nbsp;<strong>362’880</strong>&nbsp;per 20 anni! Ogni singola donna.</p><p>E questo per parlare del solo lavoro salariato!</p><p>Cosa dire, invece, del&nbsp;<strong>lavoro totalmente GRATUITO</strong>&nbsp;che svolgono le donne per la cura domestica e dei bambini? Sono le donne a svolgerlo per circa il 70% e sapete quanto vale?</p><p><strong>408 miliardi di franchi all’anno</strong>!</p><p>Ma nonostante tutto questo valore, oggettivo e materiale, il lavoro delle donne è invisibile, sottopagato, sfruttato e precario.</p><p>Eppure, senza il lavoro femminile, indispensabile per la sopravvivenza di tutti, la società in cui viviamo collasserebbe. All’istante.</p><p>Ce ne siamo accorti solo lo scorso anno, all’apice della pandemia, ma a quanto pare lo abbiamo già dimenticato.</p><p>Due anni fa eravamo in 10’000 in questa stessa piazza per rivendicare uguaglianza di diritti, uguaglianza di opportunità, libertà e rispetto; ma dopo due anni, pochissimo si è mosso.</p><p>E invece di progredire ci troviamo ad affrontare venti tempestosi e contrari che vogliono arrestare la nostra lotta di emancipazione e di liberazione.</p><p>A due anni dal grande sciopero delle donne il Parlamento ancora si dibatte per aumentare l’età di pensionamento delle donne!</p><p>Quante volte ve lo dobbiamo dire? Il nostro NO rimane NO!</p><p>Vi abbiamo sconfitto nel 2004 e nel 2017 e lo faremo anche questa volta!</p><p>Non pagheremo ancora noi il prezzo di una politica ingiusta e cinica!</p><p>C’è addirittura chi osa appellarsi al principio dell’uguaglianza per sostenere l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne.</p><p>COME OSATE? Come osate appropriarvi degli argomenti della nostra lotta per schiacciarci ancora una volta nel vostro sistema discriminatorio e oppressivo!</p><p>Ricordatevelo bene: noi&nbsp;<strong>INDIETRO NON TORNIAMO</strong>!</p><p>E combatteremo sempre l’una accanto all’altra per distruggere il castello dei privilegi che avete costruito per voi stessi e in cui vi siete trincerati spalleggiandovi l’uno con l’altro.</p><p><strong>NON STAREMO ZITTE PER FARVI SENTIRE COMODI E A VOSTRO AGIO!</strong></p><p>Noi combatteremo ancora e ancora, fino a conquistare la parità, fino a cambiare radicalmente questa società, fino a che non ci saranno più sfruttate e sfruttati né oppresse e oppressi.</p><p>Noi non ci spezziamo e partiamo al contrattacco!!</p><p>Ma di cosa è fatta questa disparità?</p><p>Mettiamoci comode e capiamolo insieme a Françoise e Francesca, con le quali ci addentreremo nelle <a href="https://uss-ti.ch/19-ragioni-di-disparita/" target="_blank" rel="noreferrer">19 ragioni di cui è fatto quel 19% di disparità.</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/199623128_1255217511602290_1969574934986108695_n.jpg" length="156532" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10762</guid><pubDate>Fri, 04 Jun 2021 15:15:00 +0200</pubDate><title>14 giugno 2021. Donne in sciopero: indietro non torniamo</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/14-giugno-2021-donne-in-sciopero-indietro-non-torniamo</link><description>La rete Nate il 14 giugno e il collettivo Io l’8 ogni giorno rioccupano lo spazio pubblico e chiamano alla mobilitazione.</description><content:encoded><![CDATA[<p>A 40 anni dall’inserimento del principio della parità dei sessi nella costituzione federale, a 30 anni dal primo storico Sciopero delle donne svizzere e a 2 anni dallo straordinario Sciopero delle donne, sciopero femminista del 2019, che ha visto la mobilitazione e la partecipazione di più di mezzo milione di persone, spirano venti di restaurazione intenti ad arrestare l’avanzata verso una vera parità di genere.</p><p>La disparità salariale tra uomo e donna e la disoccupazione femminile sono aumentate; le condizioni di lavoro sono sempre più precarie; il lavoro di cura svolto principalmente dalle donne pilastro su cui si regge la società è svalutato economicamente e socialmente invisibile; l’età di pensionamento delle donne è nuovamente sotto attacco; il consenso non è ancora il perno su cui ancorare i reati sessuali, nonostante i tentativi di miglioramento del diritto penale.</p><p>Per questi e altri motivi, la piena affermazione e la realizzazione delle donne restano un miraggio!</p><p>Per la giornata di sciopero femminista del 14 giugno 2021, indetto dalle Assisi femministe&nbsp;nazionali, la rete <strong>Nate il 14 giugno</strong>&nbsp;e il collettivo <strong>Io l’8 ogni giorno </strong>rioccupano lo spazio pubblico e chiamano alla mobilitazione tutte le donne* e gli uomini alleati per difendere i nostri diritti, costantemente sotto minaccia, e per lanciare il contrattacco.</p><p><strong>PROGRAMMA DELLA GIORNATA:</strong></p><p>RISPETTO! SALARI MIGLIORI, PENSIONI MIGLIORI. Dalle ore 10:00 alle ore 12:00. Viale Stazione, Bellinzona. <i>Sindacato Unia</i></p><p>BATTIAMOCI ANCORA PER LA PARITÀ. Azione cantonale di sensibilizzazione rivolta alle giovani ed ai giovani delle Scuole Medie Superiori. <i>OCST donna-lavoro</i></p><p>PIC NIC FEMMINISTA. Porta con te il tuo pranzo e (perché no) anche una sedia o una coperta per un momento di condivisione femminista. Dalle ore 12:00 alle ore 14:00. Piazza del Sole, Bellinzona</p><p>“CUCÙ, SONO A CASA!” UNO SGUARDO NELLA VIOLENZA DOMESTICA. Di e con Katya Troise e Francesco Mariotta. La loro casa è come quella delle pubblicità. Accogliente? La loro coppia è come tante. Felice? Ascoltiamo la loro stessa musica. Ma ecco… una nota stonata. Dalle ore 12:00 alle ore 14:00. Piazza del Sole, Bellinzona. <i>Nate il 14 giugno</i></p><p>READING FEMMINISTA. Momento di lettura collettiva di poesie e testi femministi. Microfono libero: Scegli anche tu un testo o un estratto da leggere o condividi con noi una tua esperienza di vita. Dalle ore 12:00 alle ore 14:00. Piazza del Sole, Bellinzona</p><p>ALLESTIMENTO DEL PERCORSO AD OSTACOLI. Performance per la realizzazione dell’attività ludico esperienziale. Ore 14:00 – 15:00. Piazza del Sole, Bellinzona. <i>Collettivo Iol’8 ogni giorno</i></p><p>ASSEDIO AL CASTELLO DEI PRIVILEGI. CONQUISTIAMO LA PARITÂ. Flash mob di denuncia: alle ore 15:19 ogni donna in Svizzera smette di essere retribuita rispetto al suo collega di sesso maschile. Ore 15:19. Piazza del Sole, Bellinzona. <i>Donne dell’Unione sindacale svizzera</i></p><p>LA VITA DELLE DONNE: UN PERCORSO AD OSTACOLI. Attività ludico-esperienziale. Dalle ore 16:00 alle ore 18:00. Piazza del Sole, Bellinzona. <i>Collettivo Iol’8 ogni giorno</i></p><p>CORTEO E MANIFESTAZIONE UNITARIA. Ore 18:00. Partenza da Piazza del Sole e arrivo in Piazza Governo, Bellinzona</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/post-14giugno-2021-def.jpg" length="612284" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10761</guid><pubDate>Sat, 29 May 2021 15:09:00 +0200</pubDate><title>Tutti sospetti e sorvegliati? No a una legge pericolosa!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/tutti-sospetti-e-sorvegliati-no-a-una-legge-pericolosa</link><description>Il 13 giugno voteremo NO alla nuova “Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo”. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo questa denominazione verrebbe da dire istintivamente: certo, la lotta al terrorismo è importante. Ma se andiamo a vedere di cosa si tratta capiamo che quanto proposto è inutile e pericoloso.</p><p>Lo affermano gli esperti del settore: diverse decine di giuristi, magistrati e procuratori pubblici si stanno mobilitando in questi giorni in tutta la Svizzera per renderci attenti. Secondo l’ex procuratore generale ticinese John Noseda, citato dal quindicinale Area: “<strong>Siamo di fronte a misure pericolose perché non necessiteranno di un mandato dell’autorità giudiziaria, si introducono norme che potrebbero fare perseguitare persone che non c’entrano nulla con il terrorismo</strong>".</p><p>È uno stravolgimento dello Stato di diritto: obbligo di presentarsi in polizia, cavigliere elettroniche, arresti domiciliari, intercettazioni e divieti di movimento anche per bambini dai 12 anni! Potrebbero essere queste le decisioni a discrezione della polizia senza più un mandato da parte di un giudice. Ciò a partire da una definizione di “terrorismo” giudicata vaga e imprecisa dagli stessi esperti di diritto. Chiunque potrebbe essere sospettato, basta che un’attività come un distratto “like” su facebook contribuisca a diffondere “paura e timore”. Questo è terrorismo? Suvvia. Addirittura, Norman Gobbi ha affermato che “gli animalisti” sono un esempio di organizzazioni che potrebbero essere oggetto delle misure previste dalla nuova legge. Assurdo. E poi si arriverà anche ai giovani che chiedono giustizia sociale e giustizia climatica? Tutti sospetti e tutti sorvegliati? Non si aumenta di certo la sicurezza trasformando la Svizzera in uno stato di polizia e tornando ai tempi delle schedature politiche. I settori della Giustizia e della sicurezza vanno sostenuti investendo nel personale e nelle competenze, non con leggi caotiche.</p><p>Inoltre, nell’opuscolo informativo che accompagna il materiale di voto si afferma che “oggi la polizia può intervenire solo quando una persona ha già commesso un reato”. Una menzogna pura e semplice, scritta per spaventare i cittadini e spingerli a votare sì. In realtà il codice penale prevede già che su segnalazione della polizia il pubblico ministero deve intervenire quando c’è il sospetto di preparazione di reati. Ci mancherebbe altro. L’affermazione contenuta nell’opuscolo ha fatto mettere le mani nei capelli a moltissimi esperti che hanno depositato una serie di ricorsi contro questa propaganda di bassa lega. Nell’attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi, votiamo NO.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/175401293_4386412908059615_2713040211281214226_n.jpg" length="73235" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10760</guid><pubDate>Thu, 20 May 2021 14:58:00 +0200</pubDate><title>Il Consiglio federale manca di coraggio!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-consiglio-federale-manca-di-coraggio</link><description>Il Consiglio federale ha annunciato l’adozione di una Strategia nazionale per la parità di genere, che rischia però di rimanere una vaga promessa.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.area7.ch/Il-Consiglio-federale-manca-di-coraggio-66066100" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Ne abbiamo discusso con la segretaria centrale dell’Unione Sindacale Svizzera, <strong>Regula Bühlmann.</strong></p><p>Udite, udite: <strong>il Consiglio federale</strong>&nbsp;adotta una strategia nazionale per la parità tra donne e uomini. Nel comunicato stampa che lo annuncia (del 28 aprile)&nbsp;<strong>scrive con orgoglio che si tratta della prima strategia nazionale che mira a promuovere la parità dei sessi in tutti i suoi aspetti</strong>, focalizzandosi su quattro temi: promozione della parità nella vita professionale, miglioramento della conciliabilità tra famiglia e lavoro, prevenzione della violenza e lotta alla discriminazione. <strong>L’obiettivo</strong>, si legge ancora,&nbsp;<strong>è “che donne e uomini partecipino con le stesse opportunità alla vita economica, familiare e sociale, fruiscano per tutta la vita della stessa sicurezza sociale e possano realizzare le proprie aspirazioni in un ambiente improntato al rispetto e privo di discriminazioni e violenza”</strong>. Il tutto&nbsp;<strong>da raggiungere entro il 2030</strong>, con dei <strong>provvedimenti più urgenti</strong>&nbsp;da concretizzare&nbsp;<strong>entro il 2023</strong>. Alla fine del 2025 è previsto il primo bilancio.</p><p>Fin qui tutto molto bello e tutti molto fieri, ma c’è un ma.<strong> C’è sempre un ma quando le cose sono così belle e sembra così facile raggiungerle</strong>, anche se in un paese dove da soli 50 anni le donne hanno il diritto di voto, dove la parità salariale sta regredendo invece di migliorare, dove al momento del pensionamento le rendite delle donne sono ancora più basse di quelle degli uomini, dove la pandemia ha pesato soprattutto sulle spalle delle donne che spesso svolgono lavori precari e con salari bassi, dove mettere al mondo un figlio può ancora essere motivo di licenziamento, ma in ogni caso se puoi continuare a lavorare come madre devi fare i salti mortali e la legge prevede 14 misere settimane di congedo maternità.</p><p>Siamo quindi andati a leggere la dichiarazione d’intenti tanto declamata e ne abbiamo discusso con Regula Bühlmann, segretaria centrale dell’Unione Sindacale Svizzera (Uss): «Si tratta di un documento vago e poco coraggioso in generale, ma&nbsp;<strong>l’affronto più grosso da parte del Consiglio federale è stato osare inserire in una strategia per la parità tra uomini e donne l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne</strong>, questo è veramente troppo! Sappiamo qual è la posizione del Consiglio federale in merito all’età di pensionamento, ma&nbsp;<strong>non c’era assolutamente bisogno di metterla come strategia per la parità</strong>, è fuori luogo», commenta la sindacalista, che si sarebbe piuttosto aspettata un aumento delle rendite Avs per le donne in un’ottica di maggiore parità di genere.</p><p>Inoltre, il Consiglio federale <strong>concentra le sue misure sulle donne svizzere della classe media</strong>, senza tenere in considerazione la situazione né delle donne con un passato migratorio, né di coloro che sono occupate in professioni con salari bassi, né di quelle che non si riconoscono in una rappresentazione binaria maschio/femmina. «<strong>Non sono, ad esempio, prese in considerazione misure che vadano nella direzione di salari minimi&nbsp;nei lavori che hanno salari bassi&nbsp;né migliori condizioni di lavoro, che sarebbero invece necessari per una reale parità salariale</strong>. Sicuramente anche dei controlli come prevede il Consiglio federale sono utili, ma non bastano». Il lavoro precario e i bassi salari&nbsp;sono infatti una realtà che colpisce in particolare le lavoratrici e molte di quelle professioni che si sono rivelate indispensabili durante questa pandemia, un occhio di riguardo sarebbe perciò stato particolarmente auspicabile nella stesura di una Strategia per la parità in questo contesto, mentre invece ci si è limitati ad elencare obiettivi e misure&nbsp;che per la maggior parte sono&nbsp;già in fase di realizzazione.</p><p>«È positivo che <strong>il Consiglio federale</strong>&nbsp;attui delle misure, ma non basta. Avendo posto il 2030 come termine per il raggiungimento degli obiettivi <strong>avrebbe potuto essere più coraggioso,</strong>&nbsp;sia negli obiettivi stessi che nelle misure per raggiungerli», prosegue Bühlmann, contrariata anche dagli&nbsp;<strong>obiettivi volti semplicemente a ridurre problemi gravi</strong>&nbsp;come la&nbsp;<strong>povertà delle famiglie monoparentali</strong>&nbsp;o la&nbsp;<strong>violenza domestica</strong>: «<strong>Bisognerebbe invece lottare contro la povertà delle donne</strong>, lottare&nbsp;<strong>contro la violenza domestica</strong>, avendo l’<strong>obiettivo di azzerarle</strong>. Chiaramente si è coscienti che difficilmente si arriverà ad annullare questi fenomeni, ma bisogna almeno provarci, poi man mano si vede cosa fare per diminuire, ma non si può partire già con un&nbsp;<strong>obiettivo monco</strong>&nbsp;che&nbsp;<strong>si accontenta di ridurre dei fenomeni così gravi e intollerabili</strong>». A suo modo di vedere occorre poi una&nbsp;<strong>politica familiare coerente</strong>&nbsp;a livello nazionale, che&nbsp;<strong>sgravi le lavoratrici e i lavoratori con obblighi familiari</strong>, mettendo loro a disposizione delle strutture d’accoglienza extrafamiliare che siano accessibili a tutti e di qualità.<br><strong>Nella stessa ottica</strong>&nbsp;di mancanza di coraggio,&nbsp;<strong>contro il sessismo</strong>&nbsp;e le&nbsp;<strong>molestie sessuali sul lavoro</strong>, secondo la sindacalista la Svizzera dovrebbe&nbsp;<strong>ratificare la Convenzione</strong>&nbsp;dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro&nbsp;<strong>(Ilo)</strong>&nbsp;n.190 senza porsi altre domande: «Mi ha scioccata il fatto che nella&nbsp;<strong>strategia si preveda solo l’esame dell’eventuale ratifica</strong>&nbsp;di questa Convenzione: va ratificata, abbiamo analizzato abbastanza, ora bisogna agire. Perché non scriverlo in una strategia?», conclude Bühlmann, secondo la quale con questa mancanza di coraggio&nbsp;<strong>il Consiglio federale ha perso un’occasione per fare qualcosa di realmente utile verso la parità di genere</strong>&nbsp;e difficilmente, con questo atteggiamento timoroso, raggiungerà l’obiettivo dichiarato.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/unadjustednonraw_thumb_176c.480x270.jpg" length="60874" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10759</guid><pubDate>Mon, 03 May 2021 14:55:00 +0200</pubDate><title>Il sindacato siete voi!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-sindacato-siete-voi</link><description>Pubblichiamo il discorso di Graziano Pestoni, Presidente USS-TI, tenuto in occasione del Primo Maggio.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Care lavoratrici, cari lavoratori, cari giovani, cari anziani, care tutte, cari tutti</p><p>Siamo nel 2021. Ho tenuto il primo discorso del 1. Maggio nel 1978, a Biasca, al Politeama, ora demolito. Sono passati 43 anni. Quello odierno è probabilmente il mio ultimo discorso, perché fra pochi giorni lascerò la presidenza dell’USS-TI. Mi direte che in tutti questi anni ho già detto tutto quanto si poteva dire. Ed è sicuramente vero.</p><p>Vorrei tuttavia approfittare di questa ultima occasione per parlare del sindacato. Non è un testamento. Ma ci sono domande che molti mi pongono e che necessitano risposte. Per esempio: il sindacato è utile? Lo è stato in passato? Lo sarà in futuro?</p><p>Il sindacato è nato più di cent’anni fa. A quel tempo si lavorava, per pochi soldi, dalle stelle alle stelle. Le pensioni non esistevano. Se ti ammalavi non prendevi un centesimo. Le vacanze non esistevano. Ogni miglioramento delle condizioni di lavoro è stato il risultato di un grande impegno da parte di tutti, di manifestazioni e di scioperi. Nessuno si chiedeva se il sindacato fosse utile.&nbsp;</p><p>Le conquiste sono state numerose. I salari sono aumentati, l’orario di lavoro ridotto. Grazie al sindacato abbiamo ottenuto l’AVS, la protezione in caso di malattia e di infortunio, le vacanze, i contratti collettivi. Abbiamo bocciato la costruzione di nuove centrali nucleari. Impedito la privatizzazione delle centrali idroelettriche. E tanto altro ancora.</p><p>Grazie al sindacato abbiamo quindi ottenuto più sicurezza sociale, migliori condizioni di vita, più diritti e più dignità nei rapporti di lavoro.</p><p>Purtroppo, nessun miglioramento è definitivo. Il padronato appena possibile tenta di ricuperare quanto ha dovuto concedere. È successo e sta succedendo con il sopravvento della politica neoliberale. Il padronato, come il mondo politico, è preoccupato solo di realizzare il massimo profitto. L’avidità è diventata la sua caratteristica.</p><p>Questa avidità è emersa anche durante la pandemia. Per disporre della giusta quantità di vaccini, e prezzi ragionevoli, occorreva solo permettere a tutti i gruppi farmaceutici di qualsiasi paese di produrre il vaccino. Bastava sospendere i brevetti. L’Organizzazione mondiale del commercio, competente per una simile decisione, con la complicità del Consiglio federale, ha tuttavia respinto la proposta. Ciò ha avuto gravissime conseguenze sulla salute, sull’economia e sulla società.</p><p>Anche in altri campi, purtroppo, la situazione è preoccupante. Siamo confrontati con nuovi attacchi al servizio pubblico. Continua lo smantellamento degli uffici postali; il servizio delle FFS è insoddisfacente e i prezzi sempre eccessivi. Come se non bastasse il CF intende privatizzare Postfinance, la gallina dalle uova d’oro. Continuano le trattative tra la Svizzera e l’Unione europea sull’accordo quadro. La sua adozione porterebbe a un peggioramento delle condizioni di lavoro, al dumping sociale, alla privatizzazione dei servizi pubblici, a una perdita di diritti per i cittadini.</p><p>Un vero disastro. Dobbiamo prepararci al lancio di un referendum. Infine, non va dimenticata l’ennesima proposta che vorrebbe aumentare l’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni.</p><p>Torniamo dunque alla domanda. A che serve il sindacato oggi?</p><p>Oggi, come ieri, serve per costruire un mondo migliore. Per far si che il progresso possa essere a beneficio di tutti.&nbsp;&nbsp;Non solo a produrre dividendi per gli azionisti, spesso miliardari. Altrimenti non lo si può chiamare progresso. I guadagni realizzati con l’evoluzione e lo sviluppo tecnologico dei processi produttivi devono servire a tutti coloro che lavorano. Per ridurre gli orari e gli anni di lavoro, per guadagnare un po’ di più, per avere una sanità meno gravosa per le famiglie, per garantire pensioni dignitose e servizi efficienti e accessibili. Non ad ingrassare pochi straricchi.</p><p>Il sindacato serve oggi, come sempre, per unire le forze. Per rimanere consapevoli che nessun uomo può cambiare il mondo da solo. Ma ogni persona lo può fare se condivide forze, idee, speranze e la visione del futuro con gli altri.</p><p>Il sindacato è specchio della nostra capacità di essere solidali, di fare insieme, della volontà di battersi per la giustizia, per il rispetto di ogni cosa, per una vita dignitosa in un mondo sano e rigenerato.</p><p>Il sindacato servirà anche in futuro. I suoi obiettivi sono chiari.</p><p>Per il sindacato il lavoro e la dignità valgono più dei profitti.&nbsp;</p><p>Per il sindacato la salvaguardia dell’ambiente vale più dei profitti.</p><p>Per il sindacato la salute vale più dei profitti.</p><p>Care colleghe, cari colleghi, voglio dirvi un’ultima cosa. Non dimenticate mai che il sindacato non sono i funzionari, il sindacato siete tutti voi.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/f/b/csm_180899745_3982318748493533_8885505966909320643_n_6792f45ea2.jpg" length="162333" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10758</guid><pubDate>Fri, 30 Apr 2021 13:34:00 +0200</pubDate><title>Si scelga il campo della giustizia sociale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/si-scelga-il-campo-della-giustizia-sociale</link><description>Anche in Svizzera la pandemia ha peggiorato le condizioni di lavoro e d’impiego: l’USS chiede misure per i salari e contro disoccupazione e precariato</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.area7.ch/Si-scelga-il-campo-della-giustizia-sociale-a2066300" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>Disoccupazione e sottoccupazione crescono</strong>, gli&nbsp;<strong>impieghi precari</strong>&nbsp;<strong>proliferano</strong>, il rispetto delle norme legali in materia di salari e condizioni di lavoro viene meno e&nbsp;<strong>a pagarne il prezzo più elevato sono le persone fragili</strong>, in termini sia economici sia di salute. Sono gli&nbsp;<strong>effetti</strong>&nbsp;deleteri di&nbsp;<strong>14 mesi di pandemia</strong>&nbsp;e soprattutto del mancato ascolto del celebre appello che udiamo sin dal marzo 2020 “Nessuno va lasciato indietro”. La situazione è «<strong>preoccupante anche per i mesi a venire</strong>», denuncia l’<strong>Unione sindacale svizzera</strong>&nbsp;(Uss), formulando tutta una serie di rivendicazioni tese a&nbsp;<strong>ricomporre la frattura sociale</strong>: a partire da quella di un&nbsp;<strong>salario minimo</strong>&nbsp;legale di&nbsp;<strong>22 franchi l’ora</strong>.&nbsp;<br>«Il mondo della fine della pandemia è più ingiusto e più pericoloso, soprattutto per le&nbsp;<strong>persone a basso reddito, le donne e i giovani</strong>», sintetizza il presidente dell’Uss&nbsp;<strong>Pierre-Yves Maillard</strong>, auspicando, «come dopo la Seconda guerra mondiale», l’apertura «di una&nbsp;<strong>nuova era di sicurezza sociale e di condivisione dei frutti della crescita</strong>&nbsp;per ricreare fiducia». In Svizzera la lotta contro la pandemia non ha portato a limitazioni delle libertà civili ed economiche tanto severe come nei paesi vicini, ma i&nbsp;<strong>danni sono «impressionanti» per i salariati</strong>: «Basti pensare – sottolinea Maillard – che oggi ci sono più di&nbsp;<strong>550.000 persone</strong>&nbsp;che dipendono dall’<strong>assicurazione contro la disoccupazione</strong>, ossia&nbsp;<strong>450.000 in più rispetto a inizio 2020</strong>».</p><p>Sul fronte occupazionale, sono i&nbsp;<strong>giovani</strong>&nbsp;e i&nbsp;<strong>lavoratori anziani</strong>&nbsp;a essere&nbsp;<strong>più colpiti</strong>. Si assiste infatti alla sparizione dal mercato del lavoro o al&nbsp;<strong>crollo del tasso d’impiego</strong>&nbsp;di molti attivi fra i&nbsp;<strong>15 e i 24 anni</strong>: ragazze e ragazzi che hanno perso quei piccoli lavoretti, fondamentali sia per il loro equilibrio finanziario sia come porta d’ingresso nella vita professionale. Di qui le prevedibili crescenti difficoltà nel vivere questa transizione. D’altro canto la&nbsp;<strong>disoccupazione</strong>&nbsp;cresce in maniera sproporzionata anche tra le lavoratrici e i lavoratori in fine carriera: per gli&nbsp;<strong>ultrasessantenni</strong>&nbsp;la tendenza è addirittura «<strong>inquietante</strong>», ma il fenomeno non risparmia nemmeno la fascia 55-60.</p><p>Sono poi le&nbsp;<strong>salariate e i salariati</strong>&nbsp;con un&nbsp;<strong>reddito inferiore a 4.000 franchi</strong>&nbsp;a subire un’importante erosione del potere d’acquisto: secondo le stime dell’Uss, oggi mediamente dispongono di&nbsp;<strong>300 franchi in meno al mese</strong>, mentre le classi salariali&nbsp;<strong>superiori a 10.000</strong>&nbsp;franchi di&nbsp;<strong>300-400 in più</strong>. &nbsp;<br><br><i><strong>Un esercito di precari</strong></i><br>La parziale sospensione delle attività economiche ha dal canto suo favorito la proliferazione di impieghi precari. La chiusura dei ristoranti ha per esempio prodotto un&nbsp;<strong>boom</strong>&nbsp;dei servizi di consegna pasti a domicilio, i cui&nbsp;<strong>corrieri</strong>&nbsp;sono generalmente&nbsp;<strong>mal pagati</strong>, lavorano senza orari e non godono delle coperture sociali dovute. Sul fronte dei negozi, invece, le restrizioni hanno prodotto un’esplosione degli acquisti online, che nel 2020 ha raggiunto l’11,8% della cifra d’affari del commercio al dettaglio, circa il doppio di quanto era 5 anni fa. E con questo il rafforzamento sul mercato delle varie&nbsp;<strong>piattaforme di vendita</strong>(da Zalando e Amazon a Galaxus e Brack), vere e proprie&nbsp;<strong>centrali di lavoro temporaneo e precario</strong>.</p><p>Ma anche per il&nbsp;<strong>personale</strong>&nbsp;rimasto a lavorare nei&nbsp;<strong>negozi</strong>&nbsp;la pandemia non è stata indolore: oltre a ricevere&nbsp;<strong>salari «miserabili»</strong>, subire&nbsp;<strong>orari «flessibilizzati all’estremo</strong>», tassi d’occupazione minimi e lavoro su chiamata, le venditrici e i venditori sono spesso stati obbligati a nuovi sacrifici e nuove mansioni di supporto al commercio online e hanno subito «un degrado delle loro condizioni di lavoro», ricorda la presidente di Unia&nbsp;<strong>Vania Alleva</strong>, facendo presente come queste persone, «di cui le autorità e il padronato preferiscono non parlare», abbiano giocato un ruolo centrale nella primavera 2020 garantendoci dei servizi essenziali venuti meno con le misure di contenimento e assurgendo a “eroi”.</p><p>Al pari del personale di cura e di quello della logistica, sottolinea Vania Alleva tornando a&nbsp;<strong>denunciare</strong>&nbsp;il caso «esemplare» degli autisti che lavorano al servizio del “gigante dei pacchi” francese&nbsp;<strong>Dpd</strong>, vittime di un&nbsp;<strong>sistema</strong>&nbsp;che si regge sul&nbsp;<strong>subappalto</strong>, su retribuzioni da fame, ritmi di lavoro infernali e sulla «sistematica violazione del diritto del lavoro».</p><p><i><strong>Le rivendicazioni</strong></i><br>A fronte di questa situazione, per l’<strong>Uss</strong>&nbsp;s’impone una serie di&nbsp;<strong>misure</strong>&nbsp;se si vuole impedire che il Covid-19 lasci in eredità un aumento durevole della disoccupazione, impieghi sempre più precari e un ulteriore allargamento del divario retributivo. Se si vuole insomma&nbsp;<strong>superare una «crisi sociale</strong>» che peraltro&nbsp; fa «da sfondo alle manifestazioni di rabbia e disperazione che si registrano anche nella nostra Svizzera solitamente tranquilla», sottolinea Maillard.</p><p>In particolare l’<strong>Uss chiede</strong>:<br>• Un&nbsp;<strong>salario minimo di 22 franchi</strong>&nbsp;all’ora, condizioni di lavoro regolamentate e Contratti collettivi di lavoro di forza obbligatoria anche per le nuove figure professionali che si sono create nell’ambito dei servizi di corriere e del commercio online.<br>• La&nbsp;<strong>restituzione alla popolazione di 5 miliardi</strong>&nbsp;di franchi di riserve eccedentarie dei&nbsp;<strong>premi dell’assicurazione malattie</strong>&nbsp;per rafforzare il potere d’acquisto e stimolare l’economia nazionale.<br>• L’<strong>abbandono</strong>&nbsp;dei programmi di&nbsp;<strong>austerità</strong>, soprattutto a livello federale.<br>• Una&nbsp;<strong>politica monetaria proattiva</strong>&nbsp;contro la sopravvalutazione del franco per stabilizzare l’economia d’esportazione.<br>• Garanzie di lavoro nelle aziende e sostegno nella ricerca di un’occupazione per i giovani che hanno completato la loro formazione.</p><p>«<strong>È tutta una questione di volontà politica</strong>», commenta la presidente di Unia&nbsp;<strong>Vania Alleva</strong>, insistendo in particolare sulle necessità di una piena compensazione salariale per chi si trova in regime di lavoro ridotto e percepisce meno di 5.000 franchi netti al mese e di un’imposizione accresciuta delle imprese. «<strong>In Svizzera ci sono abbastanza soldi per finanziare il riequilibrio sociale che s’impone con urgenza</strong>». Di qui «nuovamente» la richiesta che la Svizzera «non cerchi di approfittare della crisi privilegiando gli interessi di qualche super ricco» e che si posizioni «nel campo della giustizia sociale, nei dibattiti in corso relativi a un tasso minimo mondiale d’imposizione degli utili delle multinazionali, e prendere essa stessa coraggiosamente l’iniziativa», conclude Vania Alleva.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3213_920_0_c586c3277a.jpeg" length="83206" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10757</guid><pubDate>Fri, 16 Apr 2021 13:29:00 +0200</pubDate><title>Primo Maggio: le nostre vite valgono più dei loro profitti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/primo-maggio-le-nostre-vite-valgono-piu-dei-loro-profitti</link><description>Appello dell’Unione sindacale Ticino e Moesa per il Primo Maggio 2021</description><content:encoded><![CDATA[<ol><li>In questi giorni dove purtroppo il virus dimostra ancora la sua forza e la sua presenza sul territorio, la priorità resta quella della&nbsp;<strong>protezione della salute delle lavoratrici e dei lavoratori</strong>. Dei piani di protezione condivisi con le maestranze e le loro rappresentanze sindacali sono necessari, così come necessaria è la condivisione dei risultati dei controlli svolti dalle autorità competenti. Solo un impegno collettivo condiviso tra tutti gli attori in presenza può garantire la sicurezza di tutte e tutti.</li><li>Come uscire dalla crisi generata dalla pandemia? Anche il Fondo Monetario Internazionale propugna la necessità di&nbsp;<strong>tassare maggiormente i redditi più alti e le aziende&nbsp;</strong>che hanno fatto profitti grazie alla pandemia, allo scopo di aiutare i Paesi e le classi sociali più colpiti dalla crisi sanitaria, facendo ripartire l’economia. La crisi pandemica impone la necessità di ripensare il modello di sviluppo economico capitalistico. Nel contempo il movimento sindacale ribadisce la&nbsp;<strong>necessità di una svolta ambientale&nbsp;</strong>per contrastare l’emergenza climatica e solidarizza con i movimenti giovanili per il clima. Per questo, parteciperemo alla mobilitazione lanciata dal movimento “Sciopero per il futuro” prevista per il 21 maggio prossimo. Per attuare queste svolte è necessaria una forte redistribuzione delle ricchezze, oggi sono assurdamente e scandalosamente concentrate nelle mani di milionari/miliardari e di società capitalistiche, che non sanno più come impiegare il denaro.</li><li>In Svizzera durante la pandemia il movimento sindacale è intervenuto presso le autorità federali a&nbsp;<strong>tutela dei redditi della classe lavoratrice</strong>. Rispetto all’inizio della pandemia in Svizzera le persone in cerca di impiego sono aumentate di 40’000, raggiungendo le 254’000 unità (dati marzo 2020 – marzo 2021): l’Unione sindacale svizzera stima inoltre la sotto- occupazione al 10% del volume di impieghi. In Ticino, la situazione è ancora peggiore, disoccupazione e sottoccupazione toccano quasi un quinto degli attivi. Il movimento sindacale ha rivendicato durante l’anno di pandemia, oltre alla protezione della salute dei dipendenti, una copertura integrale dei salari medio-bassi: sia con una maggiore copertura da parte dell’assicurazione disoccupazione per il lavoro ridotto, sia con un’estensione della durata delle indennità di disoccupazione. Alcuni risultati sono stati ottenuti, ma la Confederazione e i Cantoni devono fare di più. Il movimento sindacale chiede in particolare che il pagamento del 100% delle indennità di lavoro ridotto sia garantito fino a un’indennità minima di 5’000 Fr. mensili. Al Canton Ticino si chiede di aumentare la velocità di erogazione degli aiuti ai lavoratori indipendenti: è inammissibile che vi siano persone che attendono da oltre 6 mesi questi aiuti!</li><li>L’USS Ticino sostiene&nbsp;<strong>i diritti delle donne</strong>, che sono particolarmente colpite dalla pandemia: sono in effetti i lavori precari quelli ad essere più facilmente rimessi in questione, lavori spesso occupati da donne. L’USS Ticino si oppone ancora più convintamente al peggioramento delle pensioni per le donne, segnatamente al disegno di innalzare l’età pensionabile per le donne da 64 a 65 anni: finché ci saranno enormi disparità salariali legate al genere una parificazione dell’età pensionistica è inaccettabile. L’Unione sindacale rivendica a livello nazionale il riconoscimento del lavoro domestico di cura (svolto prevalentemente dalle donne), l’introduzione di un congedo parentale da suddividere tra i genitori e il rafforzamento delle misure legali e preventive per la lotta contro i femminicidi, contro la violenza domestica e contro le molestie sul posto di lavoro. Necessaria in Ticino è inoltre la creazione di Ufficio per la parità di genere, come esiste in tanti altri cantoni, per dare un impulso alle politiche cantonali per la parità.</li><li>L’USS Ticino è fortemente&nbsp;<strong>preoccupata dal disagio giovanile</strong>. In particolare, essa rivendica un forte impegno degli enti pubblici e delle aziende per l’impiego e la formazione professionale delle giovani generazioni, confrontate con una forte situazione di incertezza e con un mercato del lavoro destabilizzato, che va ad incidere in modo importante sul disagio giovanile che si rende visibile negli assembramenti illegali. L’USS Ticino sostiene inoltre la creazione di spazi culturali e sociali autogestiti per consentire alla cultura alternativa di esprimersi in tutte le realtà urbane del Cantone, così come la difesa degli spazi già esistenti sul territorio.</li><li>L’USS Ticino infine ribadisce le seguenti rivendicazioni settoriali:<br>– Sostiene nel settore privato le battaglie contro i tentativi di deregolamentazione del lavoro, in particolare domenicale, e contro i peggioramenti dei contratti collettivi di lavoro e dei regolamenti aziendali con il pretesto della crisi; e denuncia il fatto che in vari settori assistiamo a degli attacchi assolutamente inaccettabili, ad es. il vuoto contrattuale al quale sono confrontati i falegnami;<br>–&nbsp;Respinge gli attacchi contro il servizio pubblico, che proprio e anche nei momenti di crisi è centrale per garantire la coesione sociale:<br>a) il trasporto pubblico, parte della soluzione dell’emergenza climatica, deve continuare ad essere sostenuto nella sua globalità, comprese le condizioni di lavoro e di assunzione;<br>b) la rete degli uffici postali deve essere conservata intatta e Postfinance non deve essere svenduta;<br>c) la cultura deve rimanere un elemento centrale nella programmazione della RSI;<br>d) nel settore sociosanitario occorre riconoscere alle lavoratrici e i lavoratori migliori condizioni di lavoro e al sistema maggiori risorse per la qualità dei servizi;<br>– Si oppone ad un Accordo quadro tra la Svizzera e l’Unione europea, che porti ad un indebolimento delle già limitate possibilità di intervento pubblico e sindacale sulle condizioni di lavoro e contro il dumping sociale.</li></ol><h4><strong>Interventi in Piazza Governo e diretta online</strong></h4><p>L’USS Ticino e Moesa ha previsto da tempo l’organizzazione di un evento per il&nbsp;<strong>Primo Maggio in Piazza Governo a Bellinzona</strong>, per altro riservata a questo scopo già da diverse settimane. Portare fisicamente preoccupazioni e rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori nel cuore politico del Cantone è infatti essenziale oggi più che mai! Questa presenza si svolgerà nel pieno rispetto dei dispositivi di sicurezza definiti e aggiornati mercoledì dal Consiglio federale. Sono previsti degli interventi da parte di lavoratrici e lavoratori, rappresentanti sindacali, esponenti di realtà politiche, associative e culturali. La manifestazione verrà trasmessa in&nbsp;<strong>diretta online a partire dalle 11.00&nbsp;</strong>(sul sito www.uss-ti.ch e sulla pagina Facebook “USS Ticino e Moesa”) per permettere a tutte e a tutti di seguirne lo svolgimento.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/b/1/csm_USS-1-maggio-2021-e1619620698904_b483c28193.png" length="1996322" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10756</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2021 13:24:00 +0100</pubDate><title>Ticino bocciato per la sua statistica positivi Covid-lavoro</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ticino-bocciato-per-la-sua-statistica-positivi-covid-lavoro</link><description>Area ha ottenuto i dati ticinesi dei contagiati in base alla professione. «Metodologia errata, inutilizzabili» dice l’epidemiologa della Task Force.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.area7.ch/Ticino-bocciato-per-la-sua-statistica-positivi-Covid-lavoro-de398700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Area ha ottenuto i dati ticinesi dei contagiati in base alla professione. «Metodologia errata, inutilizzabili» dice l’epidemiologa della Task Force.</p><p>La relazione <strong>contagi-lavoro </strong>è destinata a rimanere un <strong>buco nero </strong>nelle <strong>conoscenze scientifiche</strong>. In Svizzera, perché negli altri Paesi europei quei dati esistono e sono facilmente consultabili. Dopo mesi di lotta con l’autorità cantonale per entrare in possesso di quei dati, una volta ottenuti, si scopre che così come sono stati raccolti non hanno alcuna utilità scientifica.&nbsp;<br><br>Una speranza svanita e una fatica inutile. È il sentimento di chi vi scrive dopo mesi di “lotta” con l’autorità cantonale per ottenere le <strong>statistiche dei contagiati in base alle professioni</strong>. La doccia fredda è arrivata col giudizio tranciante di <a href="https://www.ispm.unibe.ch/about_us/staff/low_nicola/index_eng.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Nicola Low</strong></a><strong>, </strong>professoressa di epidemiologia all’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna e membro della Task Force federale Covid-19: «<strong>I dati ticinesi sono inutilizzabili</strong>».</p><p>Facciamo un passo indietro al mese di giugno, quando era arrivata la notizia che l’<strong>Ufficio del medico cantonale</strong>&nbsp;aveva iniziato a registrare i dati delle persone positive, aggiungendo oltre a età, sesso e residenza, anche la professione. Stabilire se vi siano eventuali categorie professionali più a rischio di altre nel contrarre il virus, è una cosa logica nella lotta preventiva alla sua propagazione. Infatti, lo si fa in tutta Europa e i dati sono a disposizione di ognuno. Permette inoltre di evitare speculazioni delle&nbsp;<strong>associazioni padronali</strong>&nbsp;come viste in Svizzera negli ultimi mesi, del tipo «<strong>da noi nessuno si ammala, per cui dobbiamo restare aperti</strong>».</p><p>A giugno i contagi, fortunatamente, erano in netto calo. Troppo pochi per essere significativi, aveva risposto l’Ufficio del medico cantonale, negandoci l’accesso ma garantendo che qualora i contagi fossero malauguratamente ripresi, ci avrebbero informati. A ottobre purtroppo la seconda ondata è arrivata, mentre l’<strong>accesso ai dati continuava a essere negato</strong>.</p><p>Abbiamo dunque avviato una <strong>vertenza legale </strong>con le <strong>autorità cantonali </strong>sulla base della legge trasparenza, risultata poi <strong>vittoriosa a metà febbraio</strong>. Pur non essendo degli eminenti epidemiologi come la professoressa Low, dalla prima occhiata avevamo intuito che i dati raccolti dal Ticino avessero ben poche utilità. Invece di registrare le <strong>professioni</strong>, l’autorità cantonale le ha catalogate in settori economici: <strong>primario, secondario e terziario</strong>. Potrete comunque farvi un’idea <a href="https://www.areaonline.ch/La-statistica-cantonale-dei-Positivi-Covid-Ticino-in-relazione-al-tipo-di-lavoro-7fdcd300" target="_blank" rel="noreferrer noopener">leggendoli qui</a>.</p><p>La nostra&nbsp;<strong>delusione</strong>&nbsp;è stata condivisa anche dai membri della <strong>Task Force</strong>, che si erano subito dimostrati <strong>molto ansiosi</strong>&nbsp;di vedere le statistiche ticinesi sulle professioni. «I dati che le sono stati forniti dal Cantone, <strong>non hanno nessuna utilità per le misure preventive</strong>» ha risposto l’epidemiologa Low. Ma voi della Task Force, avete mai visto dei dati sulle professioni? «A livello nazionale, mai. Sapevamo che in base alle disposizioni federali sul Contact tracing, ogni cantone aveva avviato una sua raccolta dati. Abbiamo quindi inviato ai Cantoni una metodologia minima comune, utile ai fini statistici scientifici. I Cantoni avevano risposto positivamente, ma quei dati non sono mai arrivati all’Ufficio federale della sanità pubblica. I dati li leggiamo sui media. La stampa ha molte più informazioni di noi» risponde l’epidemiologa della Task Force. Forse certa stampa, ma non quella che ha per scelta editoriale di raccontare i fatti partendo dal punto di vista dei lavoratori. Tant’è.</p><p>Eppure&nbsp;<strong>una raccolta su contagi e professioni è scientificamente utile per tentare di contenere il virus</strong>. «L’aspetto professionale è importante ai fini della lotta alla propagazione del virus. Personalmente, sono fortunata, potendo lavorare in modalità telelavoro da casa. Il rischio di contagiarmi è basso. Chi lavora nella costruzione, ad esempio, è obbligato ad andare sul cantiere, correndo dei rischi maggiori di contrarre il virus. È un’ineguaglianza sociale che si può ridurre investigando meglio quali siano i reali potenziali rischi a seconda dei mestieri e le misure possibili per attenuarli». Si dice sovente che sia più facile ammalarsi sul posto di lavoro durante le pause, perché i dipendenti allentano le precauzioni. È vero? «Sì, è una possibilità. Per verificarla, va investigata con degli studi». Non esistono degli studi specifici? «In Svizzera no, ma non ho visto molti studi su questi aspetti nella letteratura scientifica mondiale».</p><p>Cosa può dirci dei registri sui contagi legati alla professione negli <strong>altri Paesi</strong>? «Conosco bene l’esempio inglese, dove il sistema della sanità pubblica ha un’ottima metodologia – spiega la professoressa Low –. Contabilizzano i test positivi e negativi delle varie professioni, con cadenza regolare a campione. Ad esempio, sono in grado di stabilire se i docenti siano più esposti al rischio di contrarre il virus dei medici, attuando delle misure preventive specifiche».</p><p>L’epidemiologo <strong>Marcel Salathé</strong>&nbsp;ha motivato la sua recente uscita dalla Task Force ritenendo che l’amministrazione federale abbia “due decenni di ritardo” nell’uso delle tecnologie moderne. A suo avviso, la <strong>Svizzera naviga “alla cieca”</strong>&nbsp;in materia di dati. «È vero, ma solo in parte» commenta Low. «Il problema è la <strong>mancanza di volontà</strong>&nbsp;di raccogliere i dati. Per noi, sarebbe molto utile avere una fotografia nazionale, frutto della condivisione dei dati cantonali. I Cantoni invece la considerano uno spreco di energie. E se gli organismi preposti non lo vogliono fare perché non ne vedono la necessità, non c’è digitalizzazione che tenga» conclude Low.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3172_676_0_715a9c5478.png" length="265926" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10755</guid><pubDate>Fri, 05 Mar 2021 13:21:00 +0100</pubDate><title>“8 marzo: “La festa” la lasciamo a voi. Le lotte le portiamo avanti noi!”</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/8-marzo-la-festa-la-lasciamo-a-voi-le-lotte-le-portiamo-avanti-noi</link><description>Partiamo dall’attualità. Che da anni non cambia: le disparità tra donne e uomini, non solo persistono, ma aumentano. </description><content:encoded><![CDATA[<p>Salari, previdenza vecchiaia, violenza, sessismo, occupazione, sono territori spesso ostili per le donne. Se è vero che la crisi economica legata alla pandemia colpisce tutti, le donne pagano un prezzo più alto. La pandemia sta infatti portando a galla un mercato del lavoro fragile e precario. Quando gli ammortizzatori sociali e gli aiuti d’urgenza per tamponare la crisi saranno finiti, ci ritroveremo a fare i conti con le macerie. Già ora sono tangibili i segni dell’ampliamento delle disparità.</p><p>Cominciamo dal classico annuncio dell’Ufficio federale di statistica che ogni precede l’8 marzo, Giornata internazionale della donna. A livello salariale le disparità aumentano: le donne ora prendono mediamente il 19% in meno rispetto agli uomini. Tra il 2014 e il 2018 il divario tra uomini e donne è aumentato ed è in particolare cresciuta la parte chiaramente discriminatoria. Mentre nel 2016 le donne guadagnavano in media il 18,3% in meno degli uomini, nel 2018 tale percentuale è salita a 19%.</p><p>Queste disparità si ripercuotono inevitabilmente anche al momento del pensionamento. Pensionamento che in base al progetto di Riforma AVS 21, per le donne sarà un altro rospo da ingoiare. E non intendono farlo! Non solo le disparità salariali pesano nella vita attiva delle donne, ma si ripercuotono drammaticamente anche al momento del pensionamento. Senza contare l’impatto del tempo parziale sulle rendite.</p><p>Nel 2019, 800 mila donne hanno lavorato meno del 70%. Quindi il prezzo della discriminazione è doppio. E si moltiplica persino, poiché una parte consistente della politica è schierata per l’aumento dell’età di pensionamento delle donne. Un obiettivo che, se raggiunto, spalancherà le porte alla soglia dei 67 anni per accedere alla pensione. Donne e uomini, senza distinzione. L’opposizione al progetto di AVS 21 si è concretizzata con una petizione che nel giro di una settimana ha raccolto oltre 300 mila adesioni. Ed è solo una prima forma di resistenza.</p><p>Con l’aumento dei prezzi e il continuo innalzamento dei premi di cassa malati, la rendita AVS non permette più a molti pensionati e a molte pensionate di vivere una vecchiaia dignitosa senza correre il rischio di cadere nella povertà. Il Gruppo Donne USS ricorda che in Svizzera non solo le donne svolgono ancora due terzi del lavoro non retribuito, ma le loro pensioni e sono di oltre il 30% più basse rispetto a quelle degli uomini.</p><p>I movimenti femministi e sindacali non ci stanno e l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, lo ribadiranno in modo chiaro: un’inversione di rotta è urgente e fondamentale. E la voce delle donne non potrà mai più essere messa a tacere. Il femminismo è chiaramente una delle forze sociali ineludibili della società. E la sua voce è in continua crescita, tanto più che la pandemia e la crisi sanitaria stanno esacerbando le disuguaglianze sociali, economiche e di genere. Senza dimenticare l’impegno delle donne nella crisi climatica. L’attuale sistema produttivo continua non solo a distruggere il pianeta, ma a nutrirsi dello sfruttamento del lavoro delle donne.</p><p>Parafrasando il titolo della nuova pubblicazione della celebre fumettista italiana Anarkikka: “Smettetela di farci la festa” con mimose e buoni sconti, svilendo una Giornata internazionale a mera merce consumistica e a una ricorrenza commerciale nel calendario. Stefania Anarkikka Spanò, femminista prima ancora che vignettista, nell’ottantina di tavole disegnate negli ultimi anni denuncia in particolare gli stereotipi di genere e la violenza sulle donne, una realtà in crescita anche in Svizzera durante la pandemia.</p><p>Il Gruppo Donne USS è solidale con tutti i movimenti e i collettivi che l’8 marzo sciopereranno in diverse parti del mondo. Ci sono voluti secoli per conquistare una vera libertà. E questa libertà dobbiamo difenderla fino in fondo.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/31676785_1928215260546469_1144217873640587264_n.jpg" length="128938" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10754</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2021 13:16:00 +0100</pubDate><title>Per una strategia della solidarietà</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/per-una-strategia-della-solidarieta</link><description>Molte  associazioni padronali stanno orchestrando una campagna mediatica per smantellare al più presto possibile le misure di protezione sanitaria.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Eppure, questi provvedimenti hanno dimostrato con chiarezza di avere un effetto di attenuazione sul livello dei contagi, sulla saturazione dei servizi ospedalieri e quindi sul numero di decessi.</p><p>La situazione sanitaria resta tuttavia estremamente incerta e aleggia lo spettro di una terza ondata: le vaccinazioni richiedono più tempo del previsto, la comunità scientifica è allarmata per le nuove varianti e gli operatori sanitari sono in uno stato di esaurimento mentale e fisico senza precedenti. Nel momento peggiore, la carenza strutturale di personale viene accentuata da personale che si licenzia o si ammala. Le conseguenze sono drammatiche: vi sono stati datori di lavoro che hanno scelto di aggirare le quarantene del loro personale o lo hanno fatto lavorare anche in caso di un test positivo. Pazienti in ospedale e residenti fragili nelle case per anziani sono stati contagiati e vi sono stati così dei decessi che potevano essere evitati. Un circolo vizioso per un sistema sanitario vittima di successivi programmi di risparmio.</p><p>L’attacco padronale alle misure sanitarie di protezione in vigore espone non solo il sistema sanitario, ma anche le imprese stesse e il loro personale al reale rischio di una devastante terza ondata. È&nbsp;difficile immaginarnel’effettosulmoraledella popolazione,sullasalute dellelavoratrici e dei&nbsp;lavoratori, sulla sicurezza dei pazienti e dei residenti delle case per anziani e sull’insieme dell’economia!</p><p>Non è un mistero che questa pandemia ha ampliato le disparità sociali: a pagare la fattura sono soprattutto i più precari e le loro famiglie. A livello economico, a causa delle riduzioni salariali inflitte al personale in lavoro ridotto, ma anche a livello sanitario, perché si risparmia anche sulle cure che non vengono prestate.</p><p>Noi chiediamo al Consiglio federale di mettere in atto una strategia della solidarietà che non comprometta la salute della popolazione.</p><p>Concretamente chiediamo al Consiglio federale di impegnarsi adottando i provvedimenti sanitari come pure misure sul piano sociale ed economico:</p><h4><strong>Misure sanitarie</strong></h4><p>Le decisioni su delle riaperture non devono essere dettate dalle lobby padronali, ma essere prese sulla base di conoscenze scientifiche e volte a minimizzare il costo umano della pandemia.</p><p>In tutti i cantoni noi rivendichiamo concetti di protezione in tutti i luoghi di lavoro e un controllo rigoroso dei provvedimenti adottati. È imperativo che le lavoratrici e i lavoratori siano coinvolti nella definizione delle misure di protezione e nel controllo.</p><p>La garanzia del deficit da parte di cantoni e Confederazione degli ospedali riconosciuti d’interesse pubblico per gli anni 2020 e 2021. Gli ospedali devono concentrarsi prioritariamente sulla cura dei pazienti invece che sui risultati finanziari.</p><p>Piani d’investimenti pubblici in questi ospedali, nelle case per anziani e nelle cure domiciliari che devono permettere di aumentare gli effettivi.</p><h4><strong>Misure sociali ed economiche</strong></h4><ul><li>Compensazione al 100% del lavoro ridotto fino ad un salario netto di 5000 franchi per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e prolungamento a 24 mesi.</li><li>Prolungamento del diritto alle indennità dell’assicurazione disoccupazione per evitare un aumento delle persone che ne esauriscono il diritto in seguito alla pandemia.</li><li>Nessuna sanzione se si ricorre all’aiuto sociale, indipendentemente dal permesso di soggiorno.</li><li>Un tetto massimo dei contributi a fondo perso per stabilimento (e non per impresa) per impedire le perdite di impieghi.</li><li>Divieto di licenziamento nelle imprese che hanno beneficiato di un aiuto statale.&nbsp;</li><li><p>Copertura da parte dell’a</p><p>ssicurazione infortuni delle malattie da coronavirus del personale del settore sanitario.</p><p>&nbsp;</p></li></ul><p><i>SSP: Katharina Prelicz-Huber, presidente</i></p><p><i>ASI: Pierre-André Wagner, responsabile del servizio legale</i></p><p><i>Unia: Vania Alleva, presidente</i></p><p><i>SVBG: Claudia Galli, presidente</i></p><p><i>Syna: Migmar Dhakyel, segretaria centrale</i></p><p><i>Labmed: Antoinette Monn, presidente</i></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/148990786_4065913616754087_2601697952449866007_o.jpg" length="131571" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10753</guid><pubDate>Fri, 12 Feb 2021 13:12:00 +0100</pubDate><title>L’AVS va rafforzata non smantellata!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/lavs-va-rafforzata-non-smantellata</link><description>La Commissione degli Stati sferra un nuovo attacco ai diritti pensionistici delle donne. I sindacati lanciano un appello: 300&#039;000 firme in una settima</description><content:encoded><![CDATA[<p>«Lo sapeva che ancora oggi le donne ricevono un terzo in meno di rendita di vecchiaia rispetto agli uomini? Sono le donne ad assumersi gran parte del lavoro di accudimento, di cura e assistenza, ma questo lavoro non viene praticamente preso in considerazione nel calcolo delle rendite. Pur lavorando una vita intera, spesso le donne arrivano alla pensione con rendite insufficienti. È vergognoso!».</p><p>Si apre così, con un interrogativo sarcastico, con un’amara constatazione e con parole di rabbia, l’<a href="https://www.unia.ch/it/campagne/appello-riforma-avs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Appello</a>&nbsp;urgente che centinaia di migliaia di donne e di uomini stanno trasmettendo in questi giorni ai 46 Consiglieri agli Stati, affacendati con la riforma dell’AVS, nell’ambito del progetto cosiddetto Avs 21.Un appello, che in pochi giorni ha già ottenuto quasi 310mila sottoscrizioni, a fare «marcia indietro» rispetto alle recenti decisioni della sua Commissione della sicurezza sociale e della sanità che vanno a colpire pesantemente le donne.</p><p>Oltre a confermare l’innalzamento da 64 a 65 anni della loro età pensionabile, che da solo comporta la perdita di ben 1.200 franchi all’anno, la commissione ha ulteriormente indebolito le (già largamente insufficienti) misure di compensazione previste dal progetto del Consiglio federale a favore della generazione che raggiungerà l’età della pensione negli anni successivi all’entrata in vigore della riforma (prevedibilmente nel 2024): in particolare con una riduzione del periodo transitorio da 9 a 6 anni e portando a 63 anni (contro i 62 proposti dal Governo) l’età a partire dalla quale può essere riscossa la pensione anticipata. Pensione anticipata che peraltro comporta una sostanziale diminuzione della rendita.</p><p>«Se la cosa non fosse così grave, si potrebbe parlare di farsa», commenta in una presa di posizione l’Unione sindacale svizzera (Uss), definendo «surreali», «indecenti» e «un’ammissione di disprezzo in materia di politica di uguaglianza» le modifiche proposte dalla Commissione degli Stati e dalla sua maggioranza di destra. Con questo modello le donne, in particolare quelle con i redditi più bassi, subiscono infatti una triplice penalizzazione: l’età ordinaria di pensionamento viene aumentata da 64 a 65 anni, la pensione anticipata è prevista al più presto dai 63 anni (oggi 62) e le rendite subiscono un’erosione. Una prospettiva inaccettabile tenuto conto che i salari delle donne (e di riflesso le loro rendite pensionistiche) sono già più bassi di quelli degli uomini. È insomma una riforma dell’Avs interamente a spese delle donne quella che sta prendendo forma al Consiglio degli Stati, il cui plenum ne dibatterà nella sessione primaverile che si apre il 1° marzo prossimo.</p><p>È in vista di questo appuntamento che è stato lanciato l’appello sindacale, con cui si segnala l’indisponibilità delle donne a farsi carico del risanamento dei conti dell’Avs e si invitano i senatori a riparare all’«affronto» fatto dalla Commissione. Le rivendicazioni sono chiare: per garantire la sicurezza economica al termine della vita lavorativa le rendite delle donne vanno aumentate e non diminuite e l’età di pensionamento non va innalzata perché le donne subiscono discriminazioni durante tutta la vita professionale. Insomma, l’Avs va rafforzata, non smantellata, gridano gli oltre 310.000 firmatari dell’<a href="https://www.unia.ch/it/campagne/appello-riforma-avs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Appello</a>, che se messi in fila uno accanto all’altro andrebbero a formare una catena umana più lunga della distanza tra Davos e Ginevra. Presto sapremo se i senatori avranno saputo ascoltare.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/144942042_23846983898780718_8330561360845761956_n.png.jpg" length="24718" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10752</guid><pubDate>Fri, 05 Feb 2021 13:08:00 +0100</pubDate><title>Privatizzare il passaporto elettronico sarebbe un errore fatale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/privatizzare-il-passaporto-elettronico-sarebbe-un-errore-fatale</link><description>Nient’altro che la privatizzazione di una funzione pubblica: lo prevede la legge sull’identità elettronica la cui votazione è prevista per il 7 marzo.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che serva un’identificazione online sicura e attendibile è indiscutibile. Ma affidare questa funzione ad aziende orientate al profitto non è accettabile, poiché si tratta di servizi ufficiali e sensibili.</strong><br><br>In questo modo si spianerebbe la strada alla formazione di un oligopolio o addirittura di un monopolio privato – e soprattutto di una società a tre classi per l’identità elettronica, senza il benché minimo controllo, in particolare per quanto riguarda i prezzi per gli utenti. Questo pessimo progetto deve essere bocciato: la Confederazione non può vendere ai privati uno dei suoi compiti principali e i dati. Occorre piuttosto sviluppare un servizio pubblico digitale trasparente e sicuro che sia accessibile allo stesso modo per tutti.</p><p>Il servizio pubblico è un modello di successo svizzero. È merito tra l’altro dei sindacati il fatto che a differenza di quasi tutti i paesi europei non sia stato privatizzato. La stessa logica deve essere applicata anche al mondo digitale. Si tratta della parità di accesso ai servizi fondamentali, come ad esempio la possibilità di poter dimostrare la propria identità nei confronti dei terzi. «Ciascuno accetta nel frattempo che la penetrazione commerciale della nostra privacy da parte di multinazionali, che accumulano e commercializzano i nostri dati, comporti infiniti pericoli che nel frattempo intaccano addirittura le fondamenta morali della nostra democrazia. A questo proposito la privatizzazione della nostra identità digitale sarebbe una follia», afferma il presidente dell’USS Pierre-Yves Maillard.</p><p>I dati personali di cui dispone lo Stato sono di immenso valore per il loro carattere ufficiale e garantito. Se si affida il loro utilizzo e il rilascio dell’equivalente digitale del passaporto ad aziende private, si va minare la fiducia necessaria in un sistema di questo tipo e minaccia concretamente la parità di accesso per tutti, poiché ad esempio il prezzo per i diversi livelli di sicurezza non è in alcun modo regolamentato dalla legge. «Lo Stato non può delegare la digitalizzazione all’economia privata. Al contrario, esso deve assumerne il controllo al servizio del bene comune e non per il profitto privato», afferma Natascha Wey, segretaria generale supplente dell’SSP/VPOD.</p><p>Questo vale in particolare per il settore sanitario dove si lavora all’ulteriore sviluppo del dossier sanitario elettronico. SwissSign Group, il consorzio pronto ad assumere i servizi privati di IE qualora passasse la legge, ha tra le proprie fila diverse casse malati. Natascha Wey: «Chi affida alle casse malati l’utilizzo delle identità elettroniche, aumenta il rischio di abuso dei dati altamente sensibili e dà un segnale catastrofico. La digitalizzazione dei dossier dei pazienti deve basarsi su soluzioni che siano nell’interesse pubblico e di pubblica utilità. Altrimenti viene a mancare la fiducia necessaria.»</p><p>La votazione del 7 marzo è di importanza strategica. Demandare lo sviluppo dell’infrastruttura Internet di base al settore privato sarebbe un gravissimo errore che aumenterebbe le disparità nell’accesso alla tecnologia digitale e consentirebbe nuove scappatoie nella protezione dei dati. A detta del presidente di syndicom Daniel Münger, «dobbiamo al contrario cogliere l’opportunità di implementare un servizio di identità digitale elettronico che risponda alle esigenze attuali e future. E mantenere in questo modo il controllo su un compito fondamentalmente statale, anziché venderlo ad attori orientati al profitto.»</p><p>Già oggi moltissime prestazioni sono accessibili online, una dimostrazione del fatto che Confederazione, Cantoni e Comuni sono assolutamente in grado di garantire la digitalizzazione. La Svizzera può essere un precursore di un servizio pubblico digitale. Essa dispone delle risorse e conoscenze tecniche necessarie. Per percorrere questa strada serve innanzitutto un chiaro «no» alla privatizzazione pianificata.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Schermata-2021-02-04-alle-10.43.43.png" length="1940651" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10751</guid><pubDate>Mon, 25 Jan 2021 13:05:00 +0100</pubDate><title> «Liberarsi del passato per liberarsi dalla crisi» </title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/liberarsi-del-passato-per-liberarsi-dalla-crisi</link><description>L’economista e ricercatore Christian Marazzi su Covid, Trump, capitalismo, povertà, crisi in Svizzera e Stato sociale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.area7.ch/Liberarsi-del-passato-per-liberarsi-dalla-crisi-64802e00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><i>«L’occupazione del Congresso negli Stati Uniti da parte dei sostenitori di Trump è il risultato delle politiche scellerate liberiste degli ultimi decenni». </i>La capacità di leggere l’attualità stringente, inserendola nelle dinamiche storiche, è una delle opportunità offerte nell’ascoltare o leggere <strong>Christian Marazzi</strong>, economista e ricercatore sociale attualmente docente alla Supsi, con un passato in diverse università svizzere e internazionali e autore di numerosi saggi. E allora, leggiamo insieme con lui l’attualità pandemica nel mondo e in Svizzera, le sue ricadute sulla popolazione e le scelte dei governanti per superare le difficoltà.&nbsp;</p><p>«<i>C’è una linea retta tra le misure d’austerità condite da politiche monetarie che non hanno fatto altro che gonfiare le borse e la finanza, e l’invasione dello sciame sciamanico del Campidoglio</i>» spiega Marazzi. La pandemia sta svelando lo stato precario della società dopo anni di politiche liberiste. «<i>La crisi accelera l’implosione di una società da anni fortemente orientata alla crescita delle diseguaglianze sociali e alla polarizzazione dei redditi</i>» argomenta il professore.&nbsp;</p><p>I dati sulla&nbsp;<strong>crescita della diseguaglianza</strong>&nbsp;economica sono innegabili, anche in Svizzera. Stando alle cifre pubblicate dall’<a href="https://www.estv.admin.ch/estv/fr/home/allgemein/steuerstatistiken/fachinformationen/steuerstatistiken/gesamtschweizerische-vermoegensstatistik-der-natuerlichen-person.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Amministrazione federale delle contribuzioni</strong></a>&nbsp;pubblicate lo scorso anno, dal 2012 al 2017&nbsp;<strong>i patrimoni dei più abbienti</strong>(0,3% dei contribuenti) sono cresciuti del&nbsp;<strong>48%</strong>. Nello stesso periodo, i <strong>due terzi dei contribuenti elvetici</strong>&nbsp;(64%), che possiedono un patrimonio inferiore ai 100mila franchi, lo hanno visto crescere unicamente del&nbsp;<strong>5%.</strong> Le cifre lo indicano in modo chiaro:&nbsp;<strong>i ricchi diventano sempre più facoltosi, mentre la netta maggioranza della popolazione è quasi ferma al palo.</strong></p><p>L’<strong>anno pandemico</strong>&nbsp;ha ulteriormente accresciuto il divario economico nella popolazione. Uno studio pubblicato in ottobre da&nbsp;<strong>Ubs e Pwc</strong>&nbsp;(Billionairs Report) che analizza periodicamente lo stato dei super-ricchi, le sostanze dei&nbsp;<strong>37 miliardari</strong>&nbsp;in Svizzera sono salite a 124 miliardi di dollari, con una&nbsp;<strong>crescita del 29%</strong>&nbsp;da aprile a luglio dell’anno scorso. Risultati simili si riscontrano in tutto il pianeta, in particolare negli Stati Uniti, dove si concentra il maggior numero di miliardari al mondo. Stando agli analisti, hanno potuto approfittare della ripresa dei mercati azionari succeduta al crollo dovuto alle conseguenze dell’epidemia. Solo da aprile i loro patrimoni sono saliti del 28%.&nbsp;</p><p><i><strong>Capitalismo al bivio</strong></i></p><p>La&nbsp;<strong>disperazione economica</strong>&nbsp;in cui stanno sprofondando sempre più&nbsp;<strong>ampie fasce della popolazione</strong>, rende la situazione politica&nbsp;<strong>esplosiva</strong>. L’occupazione del Campidoglio americano potrebbe esserne un primo assaggio. «<i><strong>In gioco c’è il capitalismo</strong>, la sua sopravvivenza</i>» commenta Marazzi. «<i>Ne sono consapevoli gli stessi vertici delle istituzioni mondiali come il Fondo monetario, la Banca centrale europea, l’Ocse o la stessa Ue. Vi è un consenso unanime in queste istituzioni sulla&nbsp;<strong>necessità</strong>&nbsp;di un impellente&nbsp;<strong>cambio di rotta</strong></i>».</p><p>Sul banco, tra i principali imputati vi è la&nbsp;<strong>politica monetaria ultra espansiva</strong>, con quelle iniezioni mensili di miliardi di liquidità, condotta dalle banche centrali, di cui ha approfittato il capitalismo finanziario, il capitalismo della rendita, che&nbsp;<strong>ora potrebbe volgere alla fine</strong>.&nbsp;«<i>La politica monetaria che da sola ha retto le sorti dell’economia mondiale dalla crisi dei subprime del 2008 in poi, ha aumentato in modo impressionante le diseguaglianze sociali, facendo lievitare i debiti pubblici e privati in maniera improduttiva, generando rendita finanziaria ma non crescita reale. Tra il 1980 e il 2019 i volumi dei debiti pubblici e privati sono raddoppiati mentre nel medesimo periodo c’è stata addirittura una diminuzione degli investimenti</i>» dice Marazzi. Sono indicatori che attestano lo stato cancerogeno del capitalismo.</p><p>Il&nbsp;<strong>Recovery fund europeo</strong>&nbsp;di 750 miliardi (390 miliardi di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti) per rilanciare l’economia europea dalla grave crisi pandemica, potrebbe rappresentare il&nbsp;<strong>punto di svolta</strong>. È la prima volta infatti che l’Ue opta per un indebitamento comune per rilanciare la crescita. «<i>Non c’è dubbio che sia un cambio di rotta rispetto alle politiche monetarie del passato. È assolutamente imperativo muoversi verso un rilancio delle politiche fiscali e delle politiche d’investimento pubblico che facciano da contraltare alle politiche monetarie, le uniche attivate dalla crisi finanziaria del 2008 e farcite di politiche d’austerità risparmiste, politiche rivelatesi deleterie sotto tutti i punti di vista. D’altronde,&nbsp;<strong>siamo a un bivio</strong>. O si cambia o si continua sull’onda di politiche monetarie ultra espansive che stanno gonfiando in modo assolutamente irrazionale le borse. Se non si cambia rotta, andremo diritti verso una&nbsp;<strong>bolla epica</strong>, come l’hanno definita degli analisti di Wall Street</i>».</p><p><i><strong>L’avarizia liberista elvetica</strong></i></p><p>Nonostante questa consapevolezza, i sostenitori delle politiche liberiste sono lungi dal darsi per vinti. «<i>Oggi la visione neoliberale è superata nei fatti dalla questione emergenziale. Si assiste però a soggetti che si ostinano a difenderla a oltranza, che sferrano colpi di coda nel tentativo di resistere a questa evidenza storica, un po’ come Trump che rifiuta l’evidenza della sua sconfitta</i>».</p><p>L’esempio lo troviamo anche a casa nostra. «<i>In&nbsp;<strong>Svizzera</strong>&nbsp;le misure prese, rispetto ai paesi che ci circondano, sono state molto timide, e questo per paura di un aumento del debito pubblico. Ci vuole invece una visione d’insieme, ci vuole coraggio, occorre cogliere l’opportunità data dalla crisi, attuando delle scelte d’investimento strutturali a medio-lungo termine nei settori fondamentali quali sanità, socialità, formazione, ricerca, cultura e ambiente</i>» osserva Marazzi.&nbsp;</p><p>«<i>La gestione della&nbsp;<strong>pandemia governata in modo taccagno</strong>&nbsp;in Svizzera, ha messo in evidenza la mentalità&nbsp;<strong>politica</strong>dominante tuttora ancorata al&nbsp;<strong>liberismo</strong>, con le inevitabili conseguenze. L’<strong>incitazione all’indebitamento</strong>&nbsp;delle piccole e medie imprese (<strong>Pmi</strong>) obbligherà queste ultime a trascinarsi il&nbsp;<strong>peso del debito</strong>&nbsp;per molti anni a venire visto che ci aspetta un lungo periodo di&nbsp;<strong>stagnazione economica</strong>. Il congelamento dei licenziamenti con il lavoro ridotto, finanziato – è bene ricordarlo – dai contributi prelevati sui salari dell’assicurazione disoccupazione, ha contenuto il disastro sociale. Ma solo temporaneamente.&nbsp;<strong>Il disastro non tarderà a emergere</strong></i>».</p><p><i><strong>Stato sociale vitale</strong></i></p><p>Lo&nbsp;<strong>Stato sociale</strong>&nbsp;reggerà all’urto? «<i>Lo Stato sociale è arrivato già&nbsp;<strong>fragile</strong>&nbsp;all’appuntamento con la crisi. Nell’ultimo trentennio le politiche liberiste lo hanno costantemente delegittimato, imponendogli pesanti misure di risparmio. Ma la radice della sua fragilità sta nell’<strong>impalcatura</strong>&nbsp;stessa dello Stato sociale,&nbsp;<strong>imperniata</strong>&nbsp;sulla forma del lavoro a&nbsp;<strong>tempo indeterminato</strong>, quando nella realtà odierna il mondo del lavoro si è radicalmente modificato. Gli&nbsp;<strong>indipendenti</strong>, la cui importanza sociale è diventata evidente con la crisi,&nbsp;<strong>incarnano una tendenza</strong>&nbsp;in atto da tempo nei&nbsp;<strong>cambiamenti</strong>&nbsp;nelle forme di lavoro, ma&nbsp;<strong>scontano</strong>&nbsp;un&nbsp;<strong>ritardo</strong>&nbsp;sul fronte delle tutele assicurative dello&nbsp;<strong>Stato sociale</strong>. In questa&nbsp;discrasia fra politica sociale neoliberista e realtà oggettiva del mondo lavorativo, c’è il rischio che si inseriscano dinamiche rivendicative di tipo corporativo</i>».&nbsp;&nbsp;</p><p>Infatti, negli ultimi tempi si è assistito a un&nbsp;<strong>fiorire di rivendicazioni</strong>, certo legittime,&nbsp;<strong>di categorie professionali</strong>&nbsp;o imprenditoriali alla ricerca di aiuti statali per contenere i danni economici patiti dalla propagazione del virus. In alcuni casi, l’esser riusciti ad ottenerli è dipeso soprattutto dalla forza politica della lobby che le rappresenta. «<i>Il&nbsp;<strong>rischio</strong>&nbsp;è quello della&nbsp;<strong>corporativizzazione dello Stato sociale</strong>, dove dei gruppi rivendicano protezioni sociali entrando in conflitto tra di loro. Ci vuole invece una visione d’insieme. Riprendendo l’esempio degli indipendenti, bisogna accettare che la realtà di questa forma di lavoro è definita strutturalmente, benché composta da soggetti tra loro molto diversi. Ma&nbsp;<strong>anche i salariati</strong>&nbsp;sono dentro questa tendenza alla&nbsp;<strong>frammentazione</strong>, con l’estremizzazione della flessibilità oraria, l’espansione del lavoro gratuito e la coazione alla disponibilità lavorativa nei tempi di vita. In questa epoca di “capitalismo della sorveglianza”, assistiamo alla messa al lavoro della vita, all’estrazione di valore da ogni poro della nostra esistenza, senza alcun riconoscimento, senza alcun risarcimento. Per questo occorre lottare per uno Stato sociale che investa sulla vita, sulla cura delle persone, che distribuisca un reddito all’altezza della dignità umana. Lo&nbsp;<strong>Stato sociale</strong>&nbsp;andrebbe&nbsp;<strong>ripensato</strong>&nbsp;sulla realtà presente e futura, non sul passato… che non passa. Uno Stato sociale che,&nbsp;<strong>come la vita</strong>, può solo avere una forma&nbsp;<strong>universale</strong></i>».</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2923_475_0_aafe997c57.jpeg" length="17789" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10750</guid><pubDate>Fri, 22 Jan 2021 13:00:00 +0100</pubDate><title>No allo smantellamento della Posta</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/no-allo-smantellamento-della-posta</link><description>Il Consiglio federale propone al Parlamento una privatizzazione di PostFinance. Quest’idea rappresenta un pericolo per il servizio pubblico svizzero.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La proposta del Consiglio federale equivale a un rifiuto della prestazione lavorativa. syndicom vuole opporsi con tutti i mezzi, in ultima istanza anche con un referendum.</strong></p><p>La proposta di privatizzazione è un vano tentativo di liberarsi della discussione sulla garanzia dello Stato per PostFinance e sull’abolizione del divieto di credito e di ipoteca. Così facendo una garanzia sul capitale garantirebbe a lungo termine il futuro di PostFinance. Evidentemente il Consiglio federale si oppone però a questa discussione per motivi ideologici.</p><h4><strong>Pericolo per la Svizzera: tariffe più alte a fronte di un servizio peggiore</strong></h4><p>PostFinance è indispensabile per garantire a tutte le aziende e a tutte le persone in Svizzera di accedere ai pagamenti e partecipare così alla vita economica. Se PostFinance dovesse essere privatizzata, la politica non potrà più garantirlo. Clienti meno redditizi dovranno prevedere di non poter più accedere a diversi servizi oppure di poterlo fare solo a fronte di tariffe elevate. Già ora le banche non prendono più in considerazione da tempo tutti i clienti, bensì mandano le persone con basse prospettive di reddito a PostFinance. Con la soppressione di PostFinance la spirale di tasse potrebbe intensificarsi.</p><h4><strong>Pericolo per tutta la Posta</strong></h4><p>Per garantire il servizio universale, il gruppo della Posta necessita di operazioni diversificate. Se con PostFinance viene privatizzata una delle parti lucrative, il servizio universale viene compromesso nel suo complesso. Di questo ne risentirebbe in particolare la delicata rete logistica della Svizzera. Le perdite del gruppo della Posta comporterebbero un peggioramento delle condizioni di lavoro. Ancora nella procedura di consultazione della scorsa estate persino il Consiglio federale aveva osservato: «<i>Un simile passo comporterebbe l’abolizione dell’art. 14 comma 2 della LOP e non sarebbe conciliabile con le vigenti normative dei mandati di servizio universale della Posta risp. PostFinance in particolare in materia di pagamenti.»&nbsp;</i>Come il Consiglio federale giunga ora alla posizione contraria mettendo deliberatamente in pericolo il servizio universale, è pura negligenza proprio in considerazione delle esperienze degli ultimi mesi.</p><h4><strong>Pericolo per il personale</strong></h4><p>A partire dal 1° gennaio 2021 entrerà in vigore il nuovo contratto collettivo di lavoro di PostFinance. I dipendenti potranno contare sulle più avanzate condizioni di lavoro nel settore bancario. Questioni relative a separazione di lavoro e tempo libero, sconfinamento del lavoro, sicurezza sul posto di lavoro e perfezionamento diventano anche nel settore bancario dei temi sempre più importanti che hanno subito dei miglioramenti nel nuovo CCL. Con una privatizzazione queste condizioni di lavoro vengono messe gravemente a rischio.</p><h4><strong>Strada inadeguata</strong></h4><p>L’intera privatizzazione di PostFinance riuscirebbe difficilmente a raccogliere una maggioranza. E anche se il Parlamento dovesse consentirlo, la prospettiva di tariffe aumentate e servizi limitati indurrà i 2.4 milioni di clienti di PostFinance, così come tutta la popolazione svizzera, a dire «no». Poiché uno smantellamento del gruppo della Posta comporterebbe un deterioramento dei servizi postali. Di conseguenza syndicom è fiduciosa di vincere un eventuale referendum. Con questa strategia il Consiglio federale rischia di perdere del tempo prezioso. syndicom farà pertanto di tutto per far sì che sarà già il Parlamento a richiedere delle nuove proposte.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_PostFinance_Hauptsitz_Internet_1_e0d080c3c8.jpg" length="62397" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10749</guid><pubDate>Thu, 21 Jan 2021 12:47:00 +0100</pubDate><title>Le esternalizzazioni: un modello affascinante solo in apparenza</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-esternalizzazioni-un-modello-affascinante-solo-in-apparenza</link><description>Le esternalizzazioni consistono nella cessione a un’azienda privata, da parte di un ente, del compito di fornire ai cittadini determinate prestazioni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni è stato fatto largo uso di questa possibilità. Sono stati ceduti trasporti pubblici regionali, servizi di pulizia di uffici e ospedali, servizi di collaudo degli autoveicoli, la sorveglianza delle carceri e tante altre attività. Le agenzie postali, che stanno sostituendo gli uffici postali, oppure la cessione ad una filiale di Ho Chi Minh City (la vecchia Saigon) del compito di far decifrare gli indirizzi dei pacchi che risultano illeggibili e dunque difficili da recapitare, sono altri esempi di esternalizzazioni.</p><p>La delega di compiti istituzionali rientra pure in questo tipo di politica. Ad es. se un cittadino ha una vertenza con una cassa malati, non sarà il giudice ordinario a decidere se l’importo contestato è dovuto. Saranno le casse malati stesse, le quali hanno ricevuto una delega da parte del Consiglio federale. Esse svolgono quindi un doppio ruolo: quello di giudice e quello di parte interessata. Un’assurdità giuridica e istituzionale.</p><p>Cedere ai privati lo svolgimento di compiti particolari può comunque sembrare affascinante. Confederazione, cantoni o comuni potrebbero concentrarsi sui compiti più importanti, delegando ad altri il compito di fornire determinate prestazioni. In realtà le esternalizzazioni riducono il controllo democratico, sono fonti di iniquità e di ingiustizie, mentre i controlli sono complessi, burocratici e inefficienti. Inoltre la qualità della prestazione ai cittadini non è garantita. Questo sistema non comporta nessun vantaggio, né per il cittadino, né per il personale. Anche per questa ragione molti cantoni e comuni, confrontati con malumori e proteste, hanno già ripristinato parte di quanto avevano esternalizzato in precedenza.</p><p>Nel prossimo futuro, quante altre istituzioni dovranno fare marcia indietro, per andare incontro ai cittadini?</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/copertina_libro_graziano_pestoni_privatizzazioni.jpg" length="111252" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10748</guid><pubDate>Wed, 20 Jan 2021 12:43:00 +0100</pubDate><title>Per una polizia democratica: ricordo di Silvano Sulmoni</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/per-una-polizia-democratica-ricordo-di-silvano-sulmoni</link><description>Nei primi giorni di gennaio un malvagio virus si è portato via Silvano Sulmoni, malgrado la sua forte fibra.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Silvano era in pensione da tempo. Ma il ricordo di quanto ha fatto e di quanto abbiamo fatto assieme è sempre molto vivo. Dopo un apprendistato di meccanico e alcuni anni di lavoro in quel mestiere, Silvano, un po’ per caso entrò in polizia. Divenne presto ufficiale e per tanti anni svolse la funzione di delegato (comandante di zona) di Bellinzona e Valli. Lo conobbi tanti anni fa. Era già presidente del gruppo polizia della VPOD, carica che occupò dal 1975 a l 1992. Fu uno dei primi ad aderire al gruppo, fondato nel 1957. Una scelta coraggiosa fatta in piena guerra fredda e con molte dittature, quando l’autorità politica desiderava che i poliziotti fossero ubbidienti e acritici, un po’ come i militari.</p><p>Silvano fu in prima fila nell’elaborazione del progetto di modifica della legge sulla polizia allo scopo di democratizzarla attraverso – tra l’altro – la smilitarizzazione della stessa. Con questa legge i funzionari di polizia avrebbero perso lo statuto di corpo “paramilitare”, in cui i suoi componenti sono tenuti ad ubbidire ciecamente ai loro superiori. Avrebbero invece acquisito lo statuo di funzionario, con i rispettivi diritti e doveri. Si trattava di una legge esemplare dal punto di vista dei diritti e dei rapporti tra cittadino e Stato. Una legge di avanguardia dal profilo della democrazia. La legge fu approvata dal Gran Consiglio tredici anni dopo, nel 1989, superando numerose opposizioni e tergiversazioni.</p><p>Nella stessa logica Silvano diede un suo importantissimo contributo all’elaborazione del “codice deontologico” della polizia. Riteneva infatti che la legge doveva essere accompagnata da regole deontologiche, alle quali il funzionario di polizia avrebbe dovuto attenersi scrupolosamente. Non fu mai riconosciuto dal Comando o dal Dipartimento, ma esso ha costituito una traccia fondamentale di comportamento. Lo stesso testo è poi stato accettato dalla Commissione nazionale della polizia VPOD, creata su proposta del gruppo di polizia VPOD presieduto da Silvano. Nel codice deontologico elaborato dal sindacato, tra l’altro, si poteva leggere:&nbsp;<i>“il funzionario di polizia ha il diritto di disubbidire agli ordini allorquando sono in netta contraddizione con i diritti dell’uomo”.</i></p><p>Silvano non trascurava evidentemente i problemi derivanti dalle condizioni di lavoro. Ma i suoi convincimenti, le sue energie e la sua tenacia erano rivolti principalmente ai diritti, alla dignità del mestiere e alla democratizzazione della polizia, nel momento in cui, sovente, le autorità politiche erano tentate di utilizzare in modo abusivo le forze dell’ordine. Dopo il pensionamento Silvano non cessò l’attività sindacale. Fu co-fondatore e presidente del MODAP, il movimento dei pensionati dell’Unione sindacale del Cantone Ticino.</p><p>Dobbiamo essere riconoscenti a Silvano, per il rigore, la tenacia e il coraggio con il quale ha saputo e voluto affrontare le sfide poste dalla società e, soprattutto- per il valore delle scelte effettuate.</p><p>Di Lui serberemo un caro ricordo. Alla famiglia le più sentite condoglianze.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/schermata_2021-01-19_alle_16_56_03.480x270.png" length="199264" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10747</guid><pubDate>Wed, 16 Dec 2020 12:25:00 +0100</pubDate><title>Troppi contagi, troppi morti. Il lockdown è necessario.</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/troppi-contagi-troppi-morti-il-lockdown-e-necessario</link><description>Nel nostro cantone assistiamo a una rapida diffusione del virus con il conseguente quotidiano bollettino di nuovi decessi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Durante l’estate il Consiglio federale e le principali organizzazioni economiche sembravano rassicurare tutti, come se il virus fosse scomparso. Il tema principale non era più la protezione della salute ma lo scongiurare ad ogni costo un nuovo lockdown. Dal mese di ottobre il brusco risveglio, con la ripresa delle ospedalizzazioni. Il discorso dominante puntava tutto sulla responsabilità individuale, guai a interferire di nuovo con le attività commerciali. La Svizzera è diventata così, nel corso di un paio di mesi, uno dei Paesi in Europa con la maggiore presenza del virus e con una proporzione inaccettabile di ricoveri e decessi.</p><p>I cantoni dell’arco lemanico hanno deciso in novembre di fermare per un mese, soprattutto bar, ristoranti e altri luoghi di assembramento. Il contagio è fortemente rallentato. In Ticino si è continuato a dire che si stava facendo molto ma in realtà si scaricava la responsabilità su Berna. I Sindacati chiedevano da tempo interventi decisi: una diminuzione delle attività economiche, per permettere una reale diminuzione della circolazione delle persone, una maggiore protezione sui posti di lavoro, con il coinvolgimento dei lavoratori stessi nella definizione dei protocolli da adottare, e nel loro controllo. Poco è stato fatto, dicendo che i luoghi di lavoro non sono veicolo di contagio, favorendo questa narrazione con il rifiuto di comunicare qualsiasi dato relativo alle realtà lavorative ma citando incessantemente soltanto nuclei familiari, ristoranti e discoteche.</p><p>A nessuno fa piacere ritrovarsi in una situazione simile a quella di marzo. Quando si chiudeva tutto. <strong>Il personale di cura sta provando ad aprire gli occhi alla politica. Infermieri e medici sono sotto pressione, così come tutto il sistema sanitario</strong>. In alcuni ospedali si rimandano a casa pazienti che necessitano di interventi per patologie tumorali, come riferito dai direttori degli ospedali zurighesi.&nbsp;<strong>I posti letto scarseggiano. Dalle strutture ospedaliere si segnala inoltre il rischio di dimissioni del personale ormai esausto.&nbsp;</strong>In Ticino sembriamo aver dimenticato che praticamente due ospedali si dedicano a pazienti Covid.</p><p>Paesi a tradizione liberale come la Germania e l’Olanda hanno optato per un lockdown drastico. L’unico metodo che ferma le pandemie. I dirigenti di questi Paesi affermano che ogni morto è un morto di troppo. Garantendo aiuti certi alle attività chiuse. Ogni imprenditore e ogni lavoratore è al corrente di quale sostegno riceverà. Da noi sembra ancora regnare il caos. Eppure siamo uno dei Paesi più ricchi al mondo. Ma non riusciamo a elaborare un vero e proprio piano di sostegno economico e sociale nazionale. Facendo ad esempio capo agli 80 miliardi di riserve immediatamente distribuibili della Banca nazionale svizzera (BNS). Denaro che dovrebbe servire per far fronte alla peggiore crisi degli ultimi cinquant’anni. I Sindacati sottolineano da tempo l’urgenza del pagamento dell’integralità dell’indennità per lavoro ridotto ai salari più bassi così come la copertura tramite ILR o IPG di tutte e tutti i lavoratori e lavoratrici salariati. Sostegno che deve valere anche per i titolari di SA e gli indipendenti.</p><p><strong>Questo sostegno è necessario così come lo è un immediato lockdown perlomeno sul modello di quanto fatto dai cantoni Romandi in novembre. Bisogna fermarsi subito. Ci sono troppi contagi e ci sono troppi morti. E bisogna riaprire non quando lo decidono le lobby economiche ma solo quando lo permettono i dati epidemiologici. Il Ticino ritrovi il coraggio che aveva dimostrato in marzo.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/langzeitpflege_fotolia_192232094_m_c_mickyso.480x270.jpg" length="46051" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10746</guid><pubDate>Tue, 15 Dec 2020 12:15:00 +0100</pubDate><title>Uffici postali: l’USS Ticino e Moesa chiede di rivedere immediatamente la strategia aziendale!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/uffici-postali-luss-ticino-e-moesa-chiede-di-rivedere-immediatamente-la-strategia-aziendale</link><description>USS Ticino e Moesa condanna la decisione di ridurre la presenza di personale negli uffici postali nel periodo di maggiore affluenza.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Code che continuano ad allungarsi fuori dagli uffici postali, tempi d’attesa sempre più lunghi e personale stressato. Questo è il prezzo che clienti e dipendenti devono pagare in questo periodo prenatalizio per permettere ai manager di presentare per il 2020 bilanci migliori e ricevere il corrispettivo bonus.&nbsp;&nbsp;</p><p>Questa strategia porta con sé un altro obiettivo: peggiorare il servizio agli sportelli per disincentivare i clienti dal recarsi agli uffici postali e spingerli a utilizzare l’online.&nbsp;Diminuendo l’affluenza della clientela la Posta potrebbe infatti giustificare ulteriori chiusure degli uffici postali. Una politica aziendale che sta portando avanti già da diverso tempo con ripercussioni negative sul servizio pubblico e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti.&nbsp;</p><p>L’USS Ticino e Moesa chiede pertanto ai vertici della Posta di interrompere immediatamente la diminuzione dei saldi ore dei dipendenti in modo da permettere un’adeguata distribuzione dei carichi di lavoro e un servizio adeguato alla clientela. L’USS ricorda infine ai manager della Posta, visto che sembrano essersene dimenticati, che stanno gestendo un’azienda di proprietà della Confederazione e che hanno quindi un mandato pubblico e una responsabilità sociale da rispettare.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_Post_Wankdorf_Symbol_1016c209de.jpg" length="75858" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10745</guid><pubDate>Thu, 10 Dec 2020 12:11:00 +0100</pubDate><title>Proteggere la salute e sostenere chi ha bisogno</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/proteggere-la-salute-e-sostenere-chi-ha-bisogno</link><description>Il Ticino registra una situazione da primato svizzero nella diffusione del coronavirus. Il tasso di incidenza è il più elevato fra tutti i Cantoni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>La Romandia che solo un mese fa si trovava in una situazione ben peggiore, dopo aver fermato per qualche settimana alcuni settori, ora ha notevolmente ridotto i numeri dei contagi. Nel nostro cantone la politica ha optato per un’impostazione generale diversa, limitandosi ai richiami alla responsabilità individuale, e non proponendo nessuna misura supplementare relativa al mondo del lavoro. Conseguentemente, si continuano a constatare dei tassi di mortalità inaccettabili che colpiscono le categorie di popolazione più fragili. Una situazione che inoltre mette fortemente sotto pressione il sistema sanitario e tutto il personale di cura.&nbsp;</p><p>In molti cantoni sono state prese delle misure troppo blande per avere un reale impatto sul controllo dei contagi. Da tempo i Sindacati chiedono interventi più decisi: una maggiore protezione sui posti di lavoro, che coinvolga i lavoratori stessi nella definizione dei protocolli da adottare, e nel loro controllo, e un maggior sostegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.<br>Ricordiamo anche che da parte dei Cantoni, tra cui il Ticino, erano state espresse delle richieste per un maggior intervento della Berna federale, ad esempio tramite il coordinamento delle decisioni da parte delle autorità federali.&nbsp;<strong>Il fatto che il Consiglio federale si muove attualmente in questa direzione va accolto positivamente. Un intervento che poteva arrivare prima. Le nuove misure messe in consultazione vanno sicuramente accettate da parte del Canton Ticino, senza esitare.</strong></p><p>L’attuazione delle misure proposte dal Consiglio federale deve accompagnarsi da un importante e rapido intervento di sostegno alle realtà che ne subiranno delle conseguenze economiche negative. Tra queste, i Sindacati sottolineano da tempo l’urgenza del pagamento dell’integralità dell’indennità per lavoro ridotto ai salari più bassi così come la copertura tramite ILR o IPG di tutte e tutti i lavoratori e lavoratrici salariati. Questo sostegno deve valere anche per i titolari di SA e gli indipendenti.&nbsp;</p><p>Non è possibile che in un paese ricco come la Svizzera e in una situazione di emergenza come questa non si voglia ad esempio elaborare un vero e proprio piano&nbsp;di sostegno economico e sociale nazionale. Facendo capo agli 80 miliardi di riserve distribuibili della Banca nazionale svizzera (BNS). Denaro delle cittadine e dei cittadini svizzeri.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/l_-sicurezza-controllo-lavoratori-riaperture-attivita-l508.jpg" length="579068" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10744</guid><pubDate>Wed, 09 Dec 2020 12:05:00 +0100</pubDate><title>«L’economia prevale sulla salute»</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/leconomia-prevale-sulla-salute</link><description>La testimonianza di un operaio della pavimentazione sul rispetto delle norme nella seconda ondata.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/L-economia-prevale-sulla-salute-767d4700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>«Quando abbiamo ripreso a lavorare dopo il lockdown, ci era stata prescritta una lunga serie di <strong>norme sanitarie da rispettare</strong>. Ma sono <strong>durate poco</strong>. Mascherine e disinfettante ci vengono regolarmente forniti, ma il lavoro a bassi ritmi quale logica conseguenza del rispetto delle norme sanitarie, non esiste più da tempo. Anzi, <strong>dalla ripresa stiamo facendo molte più ore dello scorso anno</strong>, quando il Covid non c’era e già si pedalava un sacco. Non c’è dubbio che nella seconda ondata autunnale, <strong>l’economia prevalga sulla salute</strong>. Di facciata le regole esistono, ma nella pratica quel che conta è lavorare. Di chiudere non se ne parla più. L’unica cosa da chiudere velocemente è il cantiere per passare a quello successivo, che ancor prima d’iniziarlo è già in ritardo». racconta Claudio*, operaio a contratto indeterminato e attivo da decenni nella pavimentazione ticinese.</p><p>Claudio non colpevolizza la ditta per cui lavora. «Sono contento dell’impresa per cui lavoro. È una ditta in ordine e ben organizzata. <strong>La responsabilità</strong>&nbsp;di quanto sta succedendo non è sua, ma dei committenti». E nella pavimentazione, nella stragrande maggioranza dei casi i <strong>committenti</strong>&nbsp;sono&nbsp;<strong>pubblici</strong>. «Dai funzionari comunali, cantonali o dell’Ustra, non c’è nessun rispetto per gli operai. Pretendono solo il rispetto di calendari di lavoro pattuiti prima del Covid, senza considerare che in mezzo c’è stato il blocco delle attività o l’inevitabile rallentamento dovuto all’osservanza delle norme sanitarie. Siamo molto&nbsp;<strong>delusi</strong>&nbsp;dal trattamento che riceviamo dall’<strong>ente pubblico</strong>, dove non c’è nessuna comprensione per noi. Umanamente, è triste».</p><p>Ritmi folli che non sono una novità, denunciati regolarmente dal sindacato negli ultimi anni. «Contro i committenti pubblici, le aziende hanno pochi margini di manovra. Pur di non perdere il lavoro, accettano tutto. È comprensibile, solo che ad andarci di mezzo sono gli operai. E così noi si fa gli straordinari, sabati e si lavora di notte. Ma non potrà durare all’infinito. Fra trasferte e ore di cantiere, puntualmente allungate dagli straordinari,<strong>siamo esauriti fisicamente</strong>. Ma anche <strong>psicologicamente</strong>, non avendo più una vita sociale ed essendo sempre sotto stress per i ritmi imposti. Per fare un lavoro, non ci si può mettere il tempo che ci vuole. Devi aver già finito prima di iniziare. Ed è così tutti i giorni, non è l’eccezione. Sono decenni che faccio questo lavoro e posso garantirle che la corda si sta tirando da troppo tempo e presto rischia di spezzarsi. <strong>Siamo delle arance spremute in cui non c’è più succo</strong>».</p><p>*nome di fantasia, la cui identità è nota alla redazione</p><h4><strong>Controlli inesistenti e scarsi i tracciamenti</strong></h4><p>Sono i punti salienti del sondaggio condotto da Unia Ticino tra l’11 e il 17 novembre in 132 cantieri relativo alle cinque principali misure di prevenzione della salute degli edili.</p><p>In tre quarti dei cantieri il disinfettante è presente, quasi sempre solo nelle baracche (69%), dunque poco accessibile ad altri soggetti quali artigiani o fornitori. Sul fronte delle mascherine, si registra un 15% delle imprese che si rifiuta di mettere a disposizione del dipendente il basilare strumento di protezione.</p><p>Ancor più problematico il tracciamento delle persone (un registro dei dati personali tipo quello in vigore nei bar e ristoranti), in particolare nei grandi cantieri dove il flusso di persone è elevato tra fornitori, artigiani, subappaltanti o tecnici. «La situazione da questo punto di vista è pessima. Solo nel 22,73% dei cantieri visitati, ossia in 30 su 132, è stato introdotto un sistema di tracciamento. E solo in 6 cantieri è stato tenuto in vigore, seriamente, per almeno 4 mesi» annota il sindacato.</p><p>Drammatica la situazione dei controlli del rispetto delle norme sanitarie. In tutti i cantieri gli operai hanno confermato la totale latitanza degli organi di controllo, gli ispettori della Suva. Operai costretti a scegliere tra salute e reddito in assenza di verifiche esterne, interamente delegate ai datori di lavoro.</p><p>Amara la conclusione del sindacato: «La questione è sapere se la salute pubblica è un bene fondamentale che deve prevalere sugli interessi economici: quesito che dovrebbe far riflettere la sezione ticinese della Società Svizzera degli Impresari Costruttori che dopo la fine del lockdown si è preoccupata di chiedere deroghe al Contratto collettivo cantonale dell’edilizia, di pretendere aiuti dallo Stato e di minacciare, davanti al rifiuto dei sindacati di usare la pandemia per attaccare i disposti contrattuali, di non rinnovare il Ccl cantonale perché non abbastanza foriero di flessibilità».</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3121_1200_0_0297ef1f67.jpeg" length="107801" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10743</guid><pubDate>Tue, 08 Dec 2020 11:57:00 +0100</pubDate><title>Rete Due, no allo smantellamento!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/rete-due-no-allo-smantellamento</link><description>Il Sindacato svizzero dei mass media SSM Ticino è preoccupato da tempo per i progetti di “ridefinizione” dei programmi radiofonici RSI.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://ssmticino.ch/blog/2020/12/06/rete-due-no-allo-smantellamento/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>SSM Ticino</strong></a></p><p>SSM Svizzera italiana ha appreso (purtroppo non dalla Direzione RSI, come sarebbe stato opportuno) che per la Rete Due è prevista, a corto termine, <strong>la riduzione del parlato al 10% del tempo di antenna</strong>, corrispondente a soli 6 minuti ogni ora (appena sufficienti ad annunciare i titoli dei brani trasmessi). Tale percentuale attualmente è oltre il 40%.</p><p>Una simile misura non soltanto mette in pericolo, ancora una volta, numerosi posti di lavoro, ma lede il mandato della Concessione e riduce sostanzialmente l’offerta al pubblico di programmi di qualità.</p><p>L’SSM sostiene l’impegno delle colleghe e dei colleghi della Rete Due a difesa del proprio lavoro, e invita tutto il personale dell’azienda, il pubblico e il mondo della cultura e della politica ad attivarsi per&nbsp;<strong>chiedere alla direzione RSI di ripensare la drastica misura di riduzione dei programmi d’attualità e di approfondimento culturale</strong>, e per scongiurare la perdita dell’importante apporto di Rete Due alla vita culturale della Svizzera italiana.</p><p>SSM chiede che la direzione generale SSR-SRG-RSI non smantelli la Rete2 della RSI (Radiotelevisione della Svizzera italiana), una rete radiofonica culturale di grande qualità: <a href="https://act.campax.org/petitions/salviamo-la-rete2-della-radiotelevisione-svizzera-italiana-rsi-1?bucket=&amp;source=whatsapp-share-button&amp;utm_campaign=&amp;utm_source=whatsapp&amp;share=757aef33-a1ea-4d6b-a8e8-336ec8bb5df7" target="_blank" rel="noreferrer">FIRMA QUI LA PETIZIONE</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Radio_Besso_P2050292_web.jpg" length="144007" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10742</guid><pubDate>Thu, 26 Nov 2020 11:41:00 +0100</pubDate><title>Controlli e controllori del tutto insufficienti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/controlli-e-controllori-del-tutto-insufficienti</link><description>La pandemia ha reso ancora più evidenti le lacune in materia di protezione dei dipendenti nelle aziende. La Svizzera non rispetta le direttive OIL.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Controlli-e-controllori-del-tutto-insufficienti-a1db5300" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Piani di protezione insufficienti, autorità federali e cantonali troppo passive e gravi lacune nell’ambito dei controlli sui luoghi di lavoro per quanto attiene al rispetto delle misure di tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori. È in queste condizioni che la Svizzera sta gestendo la seconda violenta ondata della pandemia di coronavirus. Di qui il moltiplicarsi degli appelli delle organizzazioni sindacali affinché vengano adottati provvedimenti a vari livelli per&nbsp;<strong>ridurre il rischio di contagio in ambito professionale</strong>.&nbsp;</p><p>A partire da un rafforzamento degli ispettorati cantonali del lavoro, che risultano gravemente sottodotati di mezzi finanziari e di personale e dunque non in grado di garantire gli standard minimi previsti dal diritto nazionale e internazionale, come conferma una perizia giuridica realizzata dall’Uss in collaborazione con l’Università di Basilea. area ne ha parlato con&nbsp;<strong>Luca Cirigliano</strong>, Segretario centrale Uss e coautore dello studio.</p><p>La Legge sul lavoro e la Convenzione numero 81 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) – sottoscritta dalla Svizzera – prescrivono che lo Stato svolga dei controlli “effettivi” nell’ambito della protezione della salute. Controlli che spettano soprattutto agli Ispettorati cantonali del lavoro, competenti per circa 2,6 milioni di impiegati (altri 1,4 sono sotto la Suva), e che presuppongono tra l’altro un numero di ispettori sufficiente a “garantire un’attuazione efficace dei compiti di vigilanza”, si legge nella Convenzione dell’Oil. Come indicatore è stato stabilito il rapporto di&nbsp;<strong>un ispettore ogni 10.000 lavoratori</strong>, che in Svizzera viene&nbsp;<strong>rispettato solo dal Canton Neuchâtel. Tutti gli altri sono fuori norma</strong>&nbsp;e solo quattro (Basilea Città, Ginevra, Giura e il piccolo Obvaldo) si avvicinano allo standard Oil. Il Ticino, con un ispettore ogni 22.000 lavoratori, è nella media svizzera (uno ogni 22.900). Ancora peggio sono messi per esempio Zurigo (uno ogni 29.800), Argovia (uno ogni 35.000), Sciaffusa (uno ogni 44.300) e Turgovia (uno ogni 58.000).</p><p>Con la crisi del coronavirus la sottodotazione di personale degli ispettorati si è resa ancora più evidente. Tanto che – si legge nella perizia giuridica – la Suva nell’ambito della legislazione speciale sul Covid è stata designata dal Consiglio federale quale organo di controllo per le misure di prevenzione sui cantieri e nell’industria, che secondo l’ordinamento giuridico toccherebbe agli Ispettorati. «Alla luce della situazione straordinaria questo trasferimento di competenze può anche essere stato doveroso e giusto, ma ragionevolmente può essere spiegato solo col fatto che gli ispettorati cantonali non dispongono del personale necessario ad assolvere i loro compiti», scrivono gli autori dello studio (<a href="https://www.areaonline.ch/Perizia-giuridica-sugli-ispettorati-del-lavoro-557df000?MasterId=g1_8148" target="_blank" rel="noreferrer">clicca qui per leggerlo – in tedesco</a>)&nbsp;<strong>Lukas Schaub e Luca Cirigliano</strong>. Di qui la necessità che i Cantoni «provvedano urgentemente a mettere a disposizione i mezzi necessari» per colmare le lacune. E anche la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), come alta autorità di vigilanza sugli ispettorati cantonali, deve fare uso della sua competenza, concessa dalla legge da quasi vent’anni ma di cui non ha mai fatto uso, di “emanare direttive circa il numero delle persone preposte alla vigilanza da impiegare per ogni Cantone in funzione del numero delle aziende, dei compiti legali da adempiere e della loro complessità”.&nbsp;<strong>Se i Cantoni non si muovono, lo faccia Berna</strong>&nbsp;ricorrendo al suo potere, affermano in sostanza gli autori dello studio, suggerendo anche una soluzione per aumentare a lungo termine le risorse finanziarie a disposizione: l’introduzione nell’ambito della legge sull’assicurazione invalidità di un premio supplementare a carico dei datori di lavoro per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, equivalente a quello previsto dalla Lainf, la legge sull’assicurazione contro gli infortuni.</p><p><i><strong>Non solo Covid</strong></i><br>Il rafforzamento degli ispettorati del lavoro, tengono infine a sottolineare Schaub e Cirigliano, è «particolarmente urgente non solo nell’ottica di questa seconda o di un’eventuale terza ondata della pandemia, ma anche perché per esempio i rischi per la salute psichica, per la cui prevenzione sono responsabili gli ispettorati, negli ultimi anni sono aumentati sensibilmente. Secondo recenti statistiche delle compagnie assicurative le assenze dal posto di lavoro per cause psichiatriche (soprattutto depressione e burnout) sono cresciute del 70 per cento dal 2012 a oggi». Con tutto ciò che questo comporta anche dal punto di vista finanziario, tenuto conto che queste patologie producono un’incapacità lavorativa di durata doppia rispetto ad altre e spesso portano al licenziamento e riducono le chance di un reinserimento professionale.&nbsp;<strong>«Più ispettrici e più ispettori del lavoro</strong>&nbsp;– conclude dunque lo studio – non soddisferebbero soltanto le prescrizioni del diritto internazionale, ma potrebbero&nbsp;<strong>alleviare la sofferenza individuale di lavoratrici e lavoratori</strong>&nbsp;e dare così un contributo a un’economia più sana».</p><p><i><strong>L’intervista. Cirigliano: «Mancano informazioni chiare delle autorità»</strong></i></p><p>Pochi controlli dei cosiddetti piani di protezione contro il coronavirus da parte dei Cantoni e tante mancanze per quanto riguarda la loro attuazione. A fotografare questa situazione non sono solo i sindacati che operano sul terreno ma anche i&nbsp;<strong>dati di monitoraggio pubblicati a intervalli regolari dall’Ufficio federale della sanità pubblica</strong>&nbsp;(Ufsp), che danno conto del numero delle ispezioni settimanali e delle mancanze riscontrate in particolare negli esercizi e nelle strutture accessibili al pubblico e in aziende che lavorano con derrate alimentari. Come si evince dai&nbsp;<a href="https://www.areaonline.ch/Frequenza-dei-controlli-covid-sui-luoghi-di-lavoro-b54ba400?MasterId=g1_8148" target="_blank" rel="noreferrer">grafici allegati sulla frequenza dei controlli</a>(che si riferiscono al periodo luglio-ottobre), almeno&nbsp;<strong>ogni quattro controlli di un piano di protezione si riscontra una mancanza</strong>. Le curve verdi mostrano inoltre come gli ispettorati cantonali non abbiano dato seguito alle richieste di Berna di moltiplicare gli sforzi di vigilanza. Anzi, nel corso del mese di settembre si nota addirittura un vistoso calo del numero di controlli rispetto ai mesi precedenti e ancora a fine ottobre, nel pieno della seconda ondata di contagi, si è controllato meno che a fine luglio quando la situazione era nettamente migliore.</p><p>«Questo dimostra che&nbsp;<strong>la Svizzera non sta facendo il suo dovere</strong>&nbsp;nella protezione dal Covid sui luoghi di lavoro, un rischio nuovo che imporrebbe la ricerca di soluzioni nuove», commenta Luca Cirigliano, Segretario centrale dell’Uss, ribadendo la problematica della carenza di personale degli ispettorati ma anche puntando il dito contro la Seco, rea di «non aver mai fatto nulla per indurre i Cantoni a rispettare le direttive dell’Oil». «Siamo nella situazione paradossale che con la Legge Covid – aggiunge il sindacalista – la Confederazione finanzia completamente i controlli dei Cantoni, ma questi non fanno uso se non in minima parte di questa possibilità».</p><p><i><strong>Quello dei controlli è l’unico problema?</strong></i><br>Sono un aspetto fondamentale, perché si possono avere le migliori misure di protezione ma se non vengono applicate e fatte applicare non servono a nulla. Ma ci sono anche altri deficit. Già&nbsp;<strong>il fatto che non tutte le ditte debbano avere un piano di protezione (necessario solo per i luoghi di lavoro considerati accessibili al pubblico) è un problema fondamentale.</strong>Trovo piuttosto preoccupante che il legislatore non ci abbia pensato a creare un obbligo. Da parte delle autorità manca poi oggettivamente un accompagnamento adeguato di datori di lavoro e lavoratori nella messa in atto dei concetti di protezione e delle direttive dell’Ufficio federale della sanità e della Seco per proteggersi dal virus, le quali spesso sono complicate da capire e cambiano abbastanza rapidamente. Laddove manca un piano di protezione elaborato dalle associazioni di categoria (dove possibile con la collaborazione dei sindacati), il problema è maggiore. Anche perché né&nbsp;<strong>Seco né autorità cantonali danno informazioni chiare.</strong></p><p><i><strong>In che senso?</strong></i><br>Tutto quello che hanno fatto è un documento di spiegazione dell’articolo della legge sul lavoro che sancisce l’obbligo per il datore di tutelare la salute dei propri dipendenti da cui deriva anche l’adozione di misure contro il coronavirus, un testo per esperti e incomprensibile ai più sulla ventilazione dei locali di lavoro e un piccolo vademecum per i cantieri. Questo non basta.&nbsp;<strong>Una persona che non capisce nulla di virus ed epidemiologia non trova risposte nei documenti</strong>&nbsp;delle autorità. E questo problema trova riscontro nella pratica: le misure anti-Covid vengono messe in pratica male e la gente non le capisce. Certamente, un sistema efficace di controlli aiuterebbe molto anche a dare consigli pratici su come comportarsi, ma questi purtroppo mancano.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2940_1024_0_29ca19dede.jpeg" length="898991" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10741</guid><pubDate>Tue, 17 Nov 2020 11:29:00 +0100</pubDate><title>Le ombre della virilità che fanno paura</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-ombre-della-virilita-che-fanno-paura</link><description>Conferenza online sabato 21 novembre 2020, ore 17.00</description><content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di violenza di genere si tende a ricondurre il fenomeno alla violenza fisica, alla sua espressione visibile e documentabile, che in taluni casi diventa letale per le vittime. Una lettura del fenomeno che troppo spesso esclude le componenti culturali e sociali di discriminazione di genere. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne partiremo dalla radice del fenomeno, coinvolgendo gli uomini nella riflessione, senza additare e colpevolizzare ma piuttosto per poter far luce su quei meccanismi alla base della violenza, non solo fisica.</p><p>Alla conferenza ci saranno&nbsp;<strong>Graziella Priulla </strong>e <strong>Lorenzo Gasparrini&nbsp;</strong>per ragionare con noi sulla responsabilità maschile all’origine della violenza sulle donne.</p><p>Evento organizzato da Comundo e la rete nateil14giugno</p><p>Per poter partecipare alla discussione accedere alla videoconferenza in zoom iscrivetevi al seguente indirizzo: <a href="#" data-mailto-token="thpsav1zjpvwlyvGuhalps8+npbnuv5jo" data-mailto-vector="7">sciopero(at)nateil14giugno.ch</a></p><p>Sarà possibile seguire la diretta facebook sulle pagine @scioperofemminista e @comundobellinzona</p><p>Maggiori info: <a href="http://nateil14giugno.ch" target="_blank" rel="noreferrer">http://nateil14giugno.ch</a></p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/125492851_1116891605434882_7852323891396004115_o.jpg" length="316526" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10740</guid><pubDate>Mon, 16 Nov 2020 11:12:00 +0100</pubDate><title>La crisi da Covid dimostra che ci vuole più giustizia</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/la-crisi-da-covid-dimostra-che-ci-vuole-piu-giustizia</link><description>Il 29.11 voteremo sull’iniziativa Multinazionali responsabili, che chiede che le imprese con sede in Svizzera rispettino i diritti umani e l’ambiente.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://syndicom.ch/it/servizio-soci/rivista/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>syndicom rivista</strong></a></p><p>L’ex consigliere agli Stati <strong>Dick Marty</strong> spiega perché il tema è ora più importante che mai, in tempo di crisi da pandemia.</p><p><i><strong>Cosa chiede l’iniziativa?</strong></i></p><p>L’iniziativa Multinazionali responsabili – spiega il suo co-presidente Dick Marty – chiede una cosa semplice ma fondamentale: la messa in atto di un principio essenziale in qualsiasi società civilizzata e cioè che ognuno risponda delle proprie azioni. Anche le multinazionali, che spesso agiscono in paesi fragilissimi dove lo Stato è inesistente e/o corrotto. Qui sta uno dei paradossi dell’economia globalizzata odierna: i paesi più ricchi di sostanze preziose sono spesso poverissimi, devastati dalla violenza e governati da autocrati. Ad esempio, il Congo è virtualmente uno dei paesi più floridi del mondo tante sono le ricchezze del suo sottosuolo (come il coltan e il cobalto, sostanze senza le quali nessun computer o telefonino potrebbe funzionare); eppure, la gente vive nella miseria e nella violenza. Questo è un problema causato dalla distrofia dello sviluppo: l’economia non conosce più confini, è mondializzata, mentre il diritto è rimasto rinchiuso entro i confini nazionali. Le multinazionali hanno ormai assunto un potere enorme che sovrasta quello della maggior parte degli Stati. Nel nostro paese, ogni anno il tabacco uccide 9.500 persone, altro che Covid! Eppure, tutti i tentativi di bloccarne la pubblicità (non la vendita!) sono stati respinti dal parlamento su pressione della Philip Morris. Immaginiamoci l’influsso e il potere che tali società sono in grado di esercitare in altri paesi, in Africa o America Latina!</p><p><i><strong>Su cosa andremo quindi a votare?</strong></i></p><p>Ci siamo riallacciati a una raccomandazione ONU e del Consiglio dei ministri del Consiglio d’Europa (di cui è pure membro la Svizzera) del 2016 che invita gli Stati a legiferare per stabilire il principio di responsabilità delle multinazionali con sede nel proprio paese e operanti in paesi fragili quando ci sono violazioni dei diritti dell’uomo e degli standard internazionali in materia di protezione dell’ambiente. Purtroppo, gli esempi sono numerosi. Glencore ha avvelenato fiumi togliendo sostentamento a migliaia di persone che vivevano di pesca. Syngenta esporta pesticidi cancerogeni, peraltro proibiti in Svizzera ed Europa, raffinerie svizzere si riforniscono di oro da miniere in cui lavorano bambini… Possiamo veramente chiudere gli occhi dinanzi a tali realtà in cui, tra l’altro, è in gioco anche la nomea del nostro paese?</p><p><i><strong>Glencore non è mai stata ritenuta responsabile della contaminazione da piombo delle sue miniere in Perù. In futuro sarà più facile dimostrarlo?</strong></i></p><p>Non significa che dei procuratori svizzeri andranno sul luogo a fare inchieste. Non siamo nel campo penale, ma civile, ovvero nell’ambito della riparazione del danno indebitamente subito. Si applicano, cioè, le norme della responsabilità civile del diritto svizzero. Proprio come chi va a spasso con il cane deve tenerlo al guinzaglio o eventualmente mettere la museruola se sappiamo che può essere pericoloso. Se qualcuno viene morsicato, la vittima ha la possibilità di rivolgersi al tribunale per il risarcimento del danno subito. Ed è quello che chiediamo con l’iniziativa. La vittima di una violazione dei suoi diritti fondamentali o delle norme riconosciute internazionalmente in materia di protezione dell’ambiente (e solo per queste!) da parte di un’azienda con sede in Svizzera, ha la facoltà di rivolgersi a un tribunale svizzero per chiedere il risarcimento del danno patito. Questo presuppone che sarà la vittima a dover documentare il danno subito, con filmati, testimonianze e perizie, e a provare che l’azienda è stata negligente e non ha preso i provvedimenti ragionevolmente esigibili relativi al suo tipo di attività. E, infine, è necessario che sia stabilito un nesso di causalità tra danno e negligenza. Si tratta di un’azione difficile e costosa (per ottenere le prove e pagare le spese processuali, che vanno sempre anticipate). Non ci sarà, come dicono gli avversari, una pioggia di denunce perché solo alcuni casi clamorosi potranno essere portati avanti, con l’aiuto di ONG. Questa misura avrà tuttavia soprattutto un effetto di prevenzione sulle aziende, che sceglieranno di prendere precauzioni piuttosto che pagare risarcimenti.</p><p><i><strong>Qualcuno dice che con tutti i problemi legati alla crisi del Covid, non è il caso di occuparsi di queste cose: come risponde?</strong></i></p><p>Anzi, è il periodo buono. Il Covid mette drammaticamente in luce le ingiustizie, anche all’interno del nostro Paese e sono i più deboli a essere maggiormente colpiti; a livello internazionale è la stessa cosa. Questi squilibri non fanno che alimentare sfiducia nelle istituzioni, crisi e vio- lenza nonché un’accelerazione della migrazione. Per la prima volta, il mondo intero è confrontato allo stesso pericolo nel medesimo momento. Dimostra in modo evidente che viviamo davvero in un mondo dove un battito di farfalla può causare effetti a migliaia di chilometri. Mi piace ricordare una frase di Martin Luther King: “Un’ingiustizia in qualsiasi parte del mondo è una minaccia per tutti noi”. Se ci sarà più giustizia, nei paesi poveri (ma ricchi di materie prime) la migrazione verrà ridimensionata (nessuno abbandona a cuor leggero il proprio paese, i Ticinesi dovrebbero saperlo se pensano ai loro avi), vi sarà più pace e benessere. E ciò è anche a beneficio dell’economia e dei lavoratori.</p><p><i><strong>Lavoratori e natura di paesi lontani, questioni apparentemente distanti da noi, dalla Svizzera: perché chiedere un cambio delle nostre leggi?</strong></i></p><p>Innanzitutto, la Svizzera ha la più alta concentrazione al mondo di sedi di multinazionali rispetto alla popolazione. E poi il nostro paese ha valori etici espressi nella costituzione che devono essere attuati. Ciò che capita in Congo ci interessa direttamente, non è semplice altruismo, facciamo i nostri interessi. La vicenda mi ricorda perfettamente quanto accaduto negli Anni 70. In quel periodo, entravano quotidianamente nelle banche elvetiche miliardi di lire, milioni di franchi francesi e di marchi. C’erano vere e proprie industrie di trasferimento di denaro. Un gruppo di giovani procuratori pubblici, di cui facevo parte, pose l’attenzione sul fatto che i soldi entrati in questo modo possono pure contrabbandare una certa cultura del malaffare. Non erano, infatti, tutti risparmi di onesti cittadini ma pure di attività criminali. Eravamo del parere che fosse urgente dotarsi di norme che permettessero di identificare l’origine di tali enormi quantità di denaro anonimo. Fummo tacciati di nemici della piazza finanziaria. 25 anni dopo il Parlamento votò all’unanimità la legge contro il riciclaggio; quanti scandali, che tanto male fecero alla Svizzera, avrebbero potuto essere evitati! Allora come oggi, Consiglio federale e maggioranza del Parlamento ritengono che spetti alle aziende regolarsi fra loro. Allora, fu elaborata una convenzione di diligenza tra le banche ma non ha funzionato e c’è voluta finalmente una legge sul riciclaggio. Nonostante questa esperienza disastrosa, Consiglio federale e Parlamento propongono oggi ancora l’autoregolamentazione per le multinazionali. Assurdo! Certo, la maggioranza delle imprese si comporta correttamente. Sono le altre, la minoranza, quelle che mirano esclusivamente alla massimizzazione del profitto, che sono il problema. Arrecano un grave danno all’immagine della Svizzera e della sua piazza economica (oltre a procurarsi un vantaggio concorrenziale rispetto a chi si comporta bene).</p><p><i><strong>Non c’è il rischio che le multinazionali lascino la Svizzera con perdita di posti di lavoro?</strong></i></p><p>Scommetto che in caso di accettazione dell’iniziativa nessuna multinazionale lascerà la Svizzera come nessuna multinazionale ha lasciato la Francia, dove c’è una legge in vigore dal 2019, limitata alle aziende con più di 5mila dipendenti, anche con strumenti penali più efficaci dei nostri. Ad esempio, Lafarge Holcim aveva un cementificio in Siria nella zona del Califfato che ha continuato a lavorare pagando mazzette ai jihadisti e per questo è ora perseguita per il reato di finanziamento del terrorismo. Per le multinazionali, ci sono aspetti ben più importanti: oltre a quello fiscale, penso alla logistica che funziona, alla qualità di vita, alla certezza del diritto, alla presenza di scuole di alto livello… Indurrà piuttosto le aziende a chiedersi quali sono i pericoli legati alla loro attività. Faccio tutto il necessario perché nelle mie miniere non lavorino bambini? Ci sono filtri per non inquinare i fiumi? E si renderanno conto, come molti hanno già fatto, che il rispetto dei diritti dell’Uomo e dell’ambiente possono anche essere importanti fattori di marketing e di riconoscenza da parte del mercato.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/120447204_174254637528356_5104764712455288395_n.jpg" length="101099" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10739</guid><pubDate>Thu, 29 Oct 2020 11:07:00 +0100</pubDate><title>Hanno diritto a un riconoscimento!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/hanno-diritto-a-un-riconoscimento</link><description>Il personale sociosanitario, ancora provato, è già chiamato ad affrontare la seconda ondata pandemica. Questa volta non si accontenta degli applausi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Hanno-diritto-a-un-riconoscimento-22db2700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>Non hanno ancora ricevuto</strong>&nbsp;il dovuto&nbsp;<strong>riconoscimento</strong>&nbsp;<strong>per il grande sforzo</strong>&nbsp;fatto durante la prima ondata pandemica, e&nbsp;<strong>già sono chiamati ad affrontare la seconda, con gli ospedali che in alcuni Cantoni sono già vicini al collasso.&nbsp;</strong>Stiamo parlando del&nbsp;<strong>personale sociosanitario</strong>, per il quale gli&nbsp;<strong>applausi non bastano più</strong>: per continuare a far fronte a questa pandemia e alle future crisi sanitarie bisogna urgentemente&nbsp;<strong>migliorare le loro condizioni di lavoro</strong>&nbsp;e rendere&nbsp;<strong>più attrattive</strong>&nbsp;tutte le professioni del settore.</p><p>Con la&nbsp;<strong>crisi sanitaria</strong>&nbsp;scatenata dalla pandemia ci siamo resi conto di quanto il&nbsp;<strong>servizio pubblico</strong>&nbsp;sia&nbsp;<strong>fondamentale per il sistema sanitario</strong>&nbsp;e quanto sia importante che questo sia&nbsp;<strong>forte ed efficace</strong>, in&nbsp;<strong>controtendenza</strong>&nbsp;con quanto invece si è fatto negli&nbsp;<strong>ultimi anni</strong>&nbsp;<strong>smantellandolo</strong>&nbsp;e spingendo verso una&nbsp;<strong>privatizzazione</strong>&nbsp;sempre più generalizzata, e&nbsp;<strong>condizioni di lavoro difficili</strong>, che inducono molti a lasciare la professione. Perciò, i mestieri del settore sociosanitario vanno rivalorizzati al più presto e le condizioni di lavoro migliorate, lo si attende da tempo e alla luce di quanto vissuto la scorsa primavera e ci apprestiamo purtroppo a rivivere, non è ammissibile aspettare oltre.<br>Quindi, il sindacato dei servizi pubblici Vpod-Ssp, con l’Associazione infermiere/i, il sindacato Syna e un’alleanza di sindacati e organizzazioni, di cui fa parte anche Unia, stanno in questi giorni portando avanti una&nbsp;<strong>settimana di manifestazioni in sostegno del personale sociosanitario</strong>. Settimana che dovrebbe concludersi con una mobilitazione nazionale a&nbsp;<strong>Berna sabato 31 ottobre</strong>, restrizioni anti-Covid permettendo.</p><p>La crisi legata al Covid-19, tutt’altro che terminata, ha visto e sta vedendo il&nbsp;<strong>personale sanitario fortemente sotto pressione</strong>, sia dal punto di vista&nbsp;<strong>fisico</strong>&nbsp;che&nbsp;<strong>psichico</strong>. Personale che ha dovuto far fronte a turni di lavoro massacranti, giornate e settimane interminabili e un’estrema flessibilità, il tutto con l’angoscia di essere contagiati e/o far ammalare i propri cari, senza quasi sentirsi in diritto di essere stanchi, estenuati. Un&nbsp;<strong>enorme sforzo</strong>&nbsp;che, soprattutto nella fase più acuta, è stato ampiamente riconosciuto dalla popolazione, la quale ha espresso il proprio sostegno con lunghi ed accorati applausi dai balconi di casa. In Ticino, dove la situazione era particolarmente drammatica, sono stati anche raccolti dei soldi: oltre cinque milioni e mezzo di franchi per il personale sanitario, che però l’Ente ospedaliero cantonale ha deciso di impiegare in un concorso di idee (vedi area n.15 del 9 ottobre scorso). Per il momento però, da questa solidarietà e riconoscenza i lavoratori “al fronte” non ne hanno tratto vantaggio se non a livello umano.&nbsp;<strong>Nessun riconoscimento</strong>&nbsp;è infatti arrivato, fino ad ora, a&nbsp;<strong>livello remunerativo</strong>&nbsp;o di miglioramento delle&nbsp;<strong>condizioni di lavoro</strong>&nbsp;(salvo rare eccezioni nel Canton Friburgo).<br>Una situazione che&nbsp;<strong>non aiuta a risollevare il morale</strong>&nbsp;a chi, ancora&nbsp;<strong>stremato</strong>&nbsp;dagli sforzi della prima ondata, si appresta a viverne una seconda: «Sicuramente oggi gli ospedali sono più organizzati rispetto a quanto non lo fossero la scorsa primavera e il personale più tutelato, ma percepiamo una grossa preoccupazione oltre alla stanchezza. Il ricordo di quanto appena vissuto tra marzo e aprile lascia il personale un o’demoralizzato all’idea della nuova ondata», spiega Fausto Calabretta, sindacalista di Vpod Ticino, responsabile del settore ospedaliero.</p><p><strong>Altrove in Europa le cose sono andate diversamente</strong>: Francia, Italia, Spagna, Quebec e Regno Unito hanno ad esempio&nbsp;<strong>concesso premi o bonus straordinari a</strong>l personale sanitario attivo durante la prima ondata pandemica, riconoscendo che la loro esposizione fisica e psichica è stata sufficientemente estrema e pericolosa da meritare una compensazione.&nbsp;<strong>In Svizzera no</strong>. Eppure anche La Posta svizzera e le Ffs hanno distribuito un premio al proprio personale “in prima linea”. Negli&nbsp;<strong>ospedali invece niente,</strong>&nbsp;anzi: sono già stati annunciati deficit importanti per il 2020 e la&nbsp;<strong>minaccia di piani di risparmio a spese del personale</strong>&nbsp;aleggia un po’ in tutti i cantoni, dove le autorità si sono mostrate in gran parte sorde alle rivendicazioni del settore sanitario.<br>«Adesso bisogna veramente dare una svolta per rendere attrattive le professioni infermieristiche – prosegue Calabretta – Questo per due motivi: da un lato fare in modo che più giovani si avvicinino a questa professione e dall’altro per cercare di mantenere attive il più a lungo possibile le persone formate». Questo, secondo il sindacalista, deve passare da un&nbsp;<strong>miglior finanziamento pubblico agli enti sociosanitari</strong>, senza il quale è impensabile migliorare le condizioni di lavoro. «I miglioramenti non devono essere solo a livello salariale, ma occorre intervenire anche con misure specifiche a favore della conciliabilità tra lavoro e famiglia, non solo per le professioni infermieristiche, ma per tutti i mestieri del settore sociosanitario», conclude.</p><p>Al momento è ancora pendente l’iniziativa federale «Per cure infermieristiche forti», promossa dall’Associazione Svizzera infermieri (Asi), ma dal dibattito alle camere sta uscendo un controprogetto che non convince: tiene infatti conto della formazione e dell’autonomia degli infermieri, ma non del miglioramento delle condizioni del personale. Secondo l’Asi, è fondamentale intervenire per&nbsp;<strong>migliorare la formazione e le condizioni di lavoro</strong>&nbsp;nel settore sanitario, questo&nbsp;<strong>per combattere la penuria cronica di personale infermieristico</strong>. Le Svizzera, infatti, forma meno della metà di quella che è la domanda di infermieri, e una grossa percentuale di personale qualificato lascia la professione. Per l’alleanza che sostiene la manifestazione nazionale del 31 ottobre, delle cure affidabili e sicure dipendono direttamente dal personale in dotazione e dalla sua formazione, inoltre, affinché le persone formate restino in questo settore, le condizioni di lavoro devono essere migliorate, perciò rivendica:</p><ul><li><strong>Un premio per l’impegno profuso durante l’emergenza coronavirus pari a un salario mensile e finalmente un aumento salariale;</strong></li><li><strong>Più diritti sul posto di lavoro, più partecipazione e una migliore tutela;</strong></li><li><strong>Migliori condizioni di lavoro, occorre applicare la legislazione sul lavoro e porre fine al minutaggio delle cure;</strong></li><li><strong>Più protezione garantita da contratti collettivi di lavoro.</strong></li></ul><p>Giovedì della scorsa settimana&nbsp;<strong>Amnesty International</strong>&nbsp;ha inoltre consegnato al Consiglio federale una lettera aperta per chiedere una&nbsp;<strong>valutazione indipendente dell’impatto della crisi</strong>&nbsp;del coronavirus per il&nbsp;<strong>personale sanitario</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/san_giovanni.800x0.jpeg" length="161188" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10738</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2020 11:05:00 +0100</pubDate><title>Servono misure forti, efficaci e immediate a tutela della popolazione e dei lavoratori!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/servono-misure-forti-efficaci-e-immediate-a-tutela-della-popolazione-e-dei-lavoratori</link><description>Gli appelli alla responsabilità individuale non bastano!</description><content:encoded><![CDATA[<p>Servono misure forti, efficaci e immediate a tutela della popolazione e dei lavoratori!</p><p>Non potrà essere la sostenibilità economica il criterio per stabilire se sarà necessario decretare un nuovo lockdown per contrastare l’esplosione dei contagi da Coronavirus, come invece sta succedendo nel dibattito di queste ultime settimane. Il Sindacato Unia Ticino e Moesa ricorda che quello a cui siamo confrontati è un problema sanitario grave che va affrontato con misure di protezione sanitaria e non con calcoli economici. Misure forti, efficaci e immediate, a tutela della popolazione. E delle lavoratrici e dei lavoratori, troppo spesso dimenticati: come se i luoghi di lavoro non fossero luoghi di contagio e di trasmissione del virus. Di qui la necessità che politica e padronato si assumano le loro responsabilità: gli appelli (peraltro giusti e giustificati) alla responsabilità individuale non bastano!</p><p>La politica, a livello cantonale come federale, deve chiarire rapidamente e in modo incontrovertibile che la salute della popolazione viene prima di ogni altra preoccupazione e che il nostro paese dispone di tutti i mezzi necessari (compresi quelli finanziari) per salvaguardarla. Alle lavoratrici e ai lavoratori vanno garantiti sostegno economico e sicurezza sociale. Per esempio, assicurando il 100 per cento del salario anche in regime di lavoro ridotto (come il movimento sindacale chiede da mesi) e, in Ticino, attuando rapidamente la prestazione ponte per il Covid in favore dei precari, degli indipendenti e dei salariati esclusi dal lavoro ridotto.</p><p>Il padronato deve dal canto suo fornire le necessarie risposte in materia di protezione della salute sui luoghi di lavoro e di trasparenza. La condivisione degli sforzi è fondamentale perché le misure adottate siano realmente efficaci. La trasparenza è invece indispensabile per poter svolgere un’attività professionale nelle migliori condizioni possibili. È inaccettabile ricevere informazioni dettagliate relative a classi scolastiche, discotecari o squadre di calcio in quarantena, ma mai nessuna informazione dai luoghi di lavoro. Serve un salto di qualità sia nella prevenzione sia nella gestione dei contagi all’interno di uffici, fabbriche e negozi.</p><p>La situazione impone di fissare una linea chiara di lotta al Coronavirus. Una lotta fatta di misure sanitarie, ma anche di sostegno a tutti coloro che non possono svolgere la loro attività professionale ed economica. Solo così si può immaginare di scongiurare una crisi sociale senza precedenti.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/123105420_2467568976881022_7148196840721226202_n.jpg" length="8183" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10737</guid><pubDate>Wed, 07 Oct 2020 10:59:00 +0200</pubDate><title>Come le lobby in Parlamento hanno ostacolato l’iniziativa multinazionali responsabili</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/come-le-lobby-in-parlamento-hanno-ostacolato-liniziativa-multinazionali-responsabili</link><description>Il 29 novembre si voterà sull’Iniziativa multinazionali responsabili.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/La-legge-dettata-dalle-multinazionali-7f909700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Oggi il <strong>Consiglio federale</strong>&nbsp;ha ribadito il suo mantra: estendere <strong>la responsabilità delle imprese svizzere attive all’estero</strong>&nbsp;anche alle loro filiali e ai fornitori economicamente dipendenti è eccessivo e rischia di mettere a repentaglio posti di lavoro. La posizione espressa dal Governo non sorprende se consideriamo tutto quanto è successo <strong>dietro le quinte del processo parlamentare</strong>. Di rado un’iniziativa popolare ha avuto un iter così lungo, travagliato e caratterizzato da <strong>manovre d’ostruzionismo</strong>, come questa che chiede alle più grosse imprese svizzere di rispettare anche all’estero i diritti umani e le norme ambientali. Eccone un resoconto.</p><p>Di lui non esiste una foto senza cravatta. <strong>Ruedi Noser</strong>, consigliere agli Stati (Plr, Zh), incarna alla perfezione il doppio ruolo di politico e uomo d’affari: patron dell’omonimo Noser Group, membro del Cda di varie società, tra cui Credit Suisse, è l’esempio tipico del deputato che, sotto la Cupola, porta avanti le rivendicazioni del mondo economico. Non c’è sessione delle Camere federali in cui Ruedi Noser non offra i suoi due pass per l’accesso al parlamento a <strong>Lorenz Furrer </strong>e <strong>Andreas Hugi</strong>, fondatori e proprietari della <strong>più nota agenzia di relazioni pubbliche della Svizzera</strong>, la <strong>furrerhugi Ag</strong>.</p><p>A pochi passi da Palazzo federale, questa società possiede il raffinato ristorante L<i>a Clé</i>&nbsp;de Berne, sorta di&nbsp;<i>club privé</i>&nbsp;dove avvengono quelli incontri informali che possono, magicamente, trasformarsi in mozioni o interpellanze. Come rivelato da&nbsp;<a href="https://www.letemps.ch/suisse/furrer-hugi-lobbyistes-montent-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><i>Le Temps</i></a>, nel giugno 2014, <strong>il controverso gigante del commercio di materie prime Glencore</strong>&nbsp;ha incaricato l’agenzia di migliorare la propria immagine in un settore che, complice anche i numerosi scandali, stava per essere regolamentato. Per raggiungere questo obiettivo, Lorenz Furrer e Andreas Hugi, con la regia dell’amico Ruedi Noser, hanno invitato alcuni parlamentari nel loro ristorante. Una riunione colloquiale, per far conoscere ad alcuni politici la direzione di Glencore e che ha preceduto di qualche settimana l’annuncio della strategia del Consiglio federale sulle esigenze in materia di trasparenza per le società di trading.</p><h4><strong>Operazione SuccèSuisse</strong></h4><p>Oltre a coprire gli interessi politici di Glencore, furrerhugi si sta occupando di contrastare l’Iniziativa multinazionali responsabili: lo fa su mandato di <a href="https://succesuisse.ch/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SuccèSuisse</a>, un’associazione che vuole «<i>riunire le forze liberali che si oppongono alle visioni di coloro che vogliono mettere a repentaglio la nostra prosperità e sicurezza sociale</i>». Come reso noto da <a href="https://www.republik.ch/2020/01/29/lesen-sie-auch-unseren-faktencheck-dazu" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><i>Republik</i></a>, SuccèSuisse è all’origine di un sito Internet (<a href="https://guter-punkt.ch/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://guter-punkt.ch/</a>) che compare come pubblicità occulta a fianco degli articoli online dei giornali di Tamedia e che toccano l’argomento dell’iniziativa multinazionali responsabili.</p><p>Il sito si spaccia per essere un fact-checking indipendente e intende «<i>contribuire a sdrammatizzare l’importante dibattito sull’iniziativa multinazionali responsabili e a promuovere una cultura del dibattito</i>». In realtà si tratta di un portale di parte, colmo di fake news, il cui dominio Internet, così come quello del suo mandante SuccèSuisse, è detenuto dalla furrerhugi. Dietro a tutta questa operazione c’è quindi la più potente agenzia di relazioni pubbliche della Svizzera. Se il segretariato di SuccèSuisse presso la furrerhugi di Berna è gestito da Andreas Hugi, il comitato direttore è affidato al sempre presente Ruedi Noser.</p><p>Non è quindi un caso se, nel settembre 2019, il senatore zurighese è stato il promotore di una&nbsp;<a href="https://www.parlament.ch/it/services/news/Pagine/2019/20190926124205560194158159041_bsi070.aspx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mozione</a>&nbsp;che ha stralciato dall’ordine del giorno il dibattito che il Consiglio degli Stati avrebbe dovuto affrontare in merito al controprogetto all’iniziativa elaborato dal Consiglio nazionale. Una mossa, quella di Noser, che ha avuto un duplice effetto: ritardare per mesi l’iter parlamentare dell’iniziativa (evitando ai senatori di mostrare la loro posizione poco prima delle elezioni federali) e dare slancio al nuovo, inconsistente, controprogetto promosso dal Consiglio degli Stati.</p><h4><strong>Il primo controprogetto</strong></h4><p>Depositata tre anni fa e sostenuta da oltre cento organizzazioni della società civile, tra cui Unia, l’<a href="https://iniziativa-multinazionali.ch/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iniziativa multinazionali responsabili</a>&nbsp;ha da subito smosso gli animi della politica federale. D’altronde in questi anni gli scandali si sono succeduti a ritmo incessante: da quelli che hanno coinvolto la citata Glencore, ai pesticidi tossici vietati in Svizzera ma venduti da <strong>Syngenta&nbsp;</strong>in giro per il mondo, gli esempi di imprese elvetiche implicate in vicende poco degne sono davvero tanti. Ciononostante, Consiglio federale e parlamento hanno subito respinto un testo giudicato troppo vincolante. Tuttavia, coscienti del potenziale dell’iniziativa e del forte impatto emotivo che avrebbe alimentato la campagna, il Consiglio nazionale ha scelto di opporvi un solido controprogetto. Un testo promosso grazie anche al lavoro di esponenti borghesi, come i consiglieri nazionali&nbsp;<strong>Hans-Ueli Vogt</strong>&nbsp;(Udc, Zh) e&nbsp;<strong>Christa Markwalder</strong>&nbsp;(Plr, Zh).</p><p>Un controprogetto che, nonostante fosse una versione blanda dell’iniziativa, era stato giudicato favorevolmente dagli stessi iniziativisti al punto che, qualora fosse stato accettato dal parlamento, avrebbero ritirato la propria proposta. Questo controprogetto, sostenuto anche da una parte del mondo padronale – soprattutto da quello romando e dai giganti del commercio al dettaglio&nbsp;<strong>Migros</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Coop</strong>&nbsp;– restava però troppo forte per altri attori economici, rappresentati da economiesuisse e Swissholdings. Ecco così entrare in scena Ruedi Noser che, con la sua mozione d’ordine sostenuta poi dalla maggioranza dei senatori, è riuscito a fare slittare il dibattito di mesi. «<i>Ogni tattica di ostruzione immaginabile è stata usata contro questa iniziativa! (…) non ho mai visto niente del genere. Tutto ciò rasenta lo scandalo</i>» aveva tuonato all’occasione il senatore Robert Cramer (Verdi, Ge).</p><h4><strong>La controproposta alibi</strong></h4><p>Se Noser ha fatto gol è perché, qualche settimana prima, aveva ricevuto un assist dalla consigliera federale <strong>Karin Keller-Sutter</strong>. Dopo aver specificato che la Svizzera non poteva restare inattiva in questo ambito, la ministra sangallese aveva messo sul tavolo una proposta che prevede d’imporre alle grosse multinazionali di redigere un rapporto annuale sul loro obbligo di dovuta diligenza in materia di diritti umani e rispetto dell’ambiente. Una proposta ultraminimalista che, come svelato dal settimanale <a href="https://www.woz.ch/-a6f3" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><i>Woz</i></a>,&nbsp;<strong>porta la firma di Swissholdings</strong>, l’associazione mantello di multinazionali quali Glencore, Syngenta o Nestlé.</p><p>Vediamo di riassumere. A marzo 2019, <strong>Denise Laufer</strong>, membro di direzione di Swissholdings, scrive una mail a <strong>Heidi Gmür</strong>, assistente personale di Karin Keller-Sutter. Si chiede uno scambio di vedute sull’iniziativa multinazionali responsabili. Gmür suggerisce una conversazione telefonica e accenna al fatto che, sull’argomento, è già previsto un incontro tra l’associazione e la ministra. Due settimane dopo, Laufer e Gmür si incontrano nella caffetteria della Banca cantonale bernese, un luogo noto per colloqui confidenziali nella Berna federale. Da allora si susseguono gli scambi tra l’ufficio della Keller-Sutter e Swissholdings che propone l’adozione di una «<i>terza via</i>» per «<i>uscire dall’attuale impasse</i>». L’idea iniziale della potente associazione è quella di dissuadere il Consiglio nazionale dal suo controprogetto, spingendo sul fatto che il Governo potrebbe fare qualche passo nello spirito dell’iniziativa. Ma la strategia non ha funzionato: la Camera del popolo è infatti andata avanti con il suo controprogetto. Due mesi dopo, il 14 agosto 2019, Karin Keller-Sutter toglierà dal cilindro la “sua” proposta. Un progetto in linea con quanto richiesto da Swissholdings: la condizione di un rapporto annuale specifico, ma nessuno obbligo vincolante.</p><p>Con la sua manovra, la ministra sangallese ha strizzato l’occhio al Consiglio degli Stati. L’obiettivo era evitare che la Camera dei Cantoni approvasse il controprogetto del Consiglio nazionale. In vista delle elezioni federali, l’esito della scelta dei senatori era in bilico: con la proposta di Karin Keller-Sutter sul tavolo, però, era più facile per i senatori avere un’alternativa. Tanto più che, proprio col pretesto della proposta della ministra, Ruedi Noser è riuscito a ritardare il dibattito. È così che, in dicembre, <strong>il senatore Beat Rieder</strong>&nbsp;(Ppd, Vs), ha ripreso la proposta di Swissholdings trasformandola <strong>nel nuovo controprogetto</strong>&nbsp;del Consiglio degli Stati.</p><h4><strong>La battaglia finale</strong></h4><p>Rinviato tutto a causa del coronavirus, la partita parlamentare su questo dossier la si è giocata nella recente sessione di giugno 2020. E anche qui non sono mancati i giochi sporchi e i colpi di scena. In primis, quello orchestrato <strong>dietro le quinte da Nestlé</strong>&nbsp;e raccontato da <a href="https://www.republik.ch/2020/06/04/das-endspiel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><i>Republik</i></a>. La grande multinazionale, membra anche della Federazione delle industrie alimentari svizzere (Fial), un’associazione che a maggio si è schierata a favore del controprogetto del Consiglio nazionale, ha messo sul tavolo la sua proposta. Temendo forse che il blando controprogetto degli Stati potesse far passare l’iniziativa, Nestlé ha fatto una proposta dell’ultimo minuto proponendo una versione light del controprogetto del Nazionale. Un’offerta che toglieva un punto scomodo alle imprese – quello dell’inversione della prova in caso di processo – e che avrebbe avuto anche il sostegno degli iniziativisti, pronti a ritirare il testo se questa versione fosse passata. Ma così non è andata.</p><p>A ben cinque anni dal lancio dell’iniziativa, dopo infiniti dibattiti parlamentari, ore di lavoro in commissione, ad inizio giugno tutto era ancora incerto. Entrambe le Camere hanno mantenuto le loro posizioni. Si è dovuto così convocare una conferenza di conciliazione, cosa che avviene quando i due consessi non riescono a risolvere le divergenze neanche dopo tre riunioni consecutive. È questo gremio composto da 26 deputati, 13 senatori e 13 consiglieri nazionali, che stabilisce quale controprogetto dovrà essere scelto. Se a sinistra le posizioni erano chiare, al centro e a destra vi era più incertezza: tutto sarebbe dipeso, insomma, dai deputati scelti. Le pressioni su Udc, Plr e Ppd si sono così fatte sentire affinché inviassero le “persone giuste”. Ecco così che l’Udc non ha inviato Hans-Ueli Vogt, responsabile del dossier per il partito, ma promotore del controprogetto vincolante; stesso discorso per il Plr che, al posto di Christa Markwalder, ha inviato <strong>Christian Lüscher</strong>, grande oppositore di qualsiasi norma e membro di SuccèSuisse. Alla fine ad imporsi è stato il controprogetto light del Consiglio degli Stati: 15 a 11, con i due voti mancanti di Vogt e Markwaler a fare la differenza (in caso di parità, il voto del presidente, un deputato Ps, sarebbe valso il doppio).</p><p>Fatta questa scelta, le due Camere hanno poi seguito la linea del controprogetto soft. Un semplice rapporto su carta patinata che entrerebbe in vigore qualora l’Iniziativa venisse respinta il prossimo 29 novembre. Basterà questa operazione di facciata? Al popolo la scelta.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3054_640_0_b3bd7f5e3f.jpg" length="100015" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10736</guid><pubDate>Tue, 06 Oct 2020 10:53:00 +0200</pubDate><title>Iniziativa per multinazionali responsabili: necessaria la responsabilità globale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/iniziativa-per-multinazionali-responsabili-necessaria-la-responsabilita-globale</link><description>Ciò che cambia con l’iniziativa: Glencore dovrebbe immediatamente smettere di avvelenare i bambini e gli adulti di Cerro de Pasco con metalli pesanti.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://sev-online.ch/it/aktuell/kontakt.sev/2020/iniziativa-per-multinazionali-responsabili-necessaria-la-responsabilita-globale-2020092206-23/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Giornale SEV</strong></a></p><p>Condizioni lavorative catastrofiche nelle fabbriche tessili in Asia, lavoro minorile nelle piantagioni di cacao dell’Africa Occidentale, contadini cacciati con forza dalle loro terre in Perù: troppo spesso multinazionali con sede in Svizzera sono coinvolte in scandali perché violano i diritti umani e inquinano l’ambiente. Con l’Iniziativa per multinazionali responsabili vogliamo porre fine a queste pratiche.</p><p>Da decenni ci sono multinazionali che sfruttano i vuoti legislativi oppure la debolezza del sistema giudiziario di taluni paesi del Sud del mondo per violare sistematicamente i diritti umani e gli standard ambientali. Tranne qualche caso di scandalo mediatico o tentativo di azione legale, la maggior parte delle volte le imprese in questione la fanno franca e continuano impunite a distruggere la vita delle persone in questi paesi: tra di esse ci sono anche diverse multinazionali con sede in Svizzera, come Glencore, Syngenta e LafargeHolcim.</p><p>Per porre fine a queste pratiche commerciali inaccettabili, nel 2015 è stata lanciata l’Iniziativa per multinazionali responsabili che ha rapidamente raccolto oltre 120’000 firme. Dopo una lunga odissea parlamentare, in cui la lobby delle multinazionali ha sfruttato tutti i mezzi a propria disposizione per respingere un controprogetto vincolante, l’Iniziativa approderà finalmente al voto il prossimo 29 novembre.</p><p>Il principio che risiede nel cuore dell’Iniziativa è un’ovvietà: se imprese come Glencore inquinano l’acqua potabile oppure avvelano bambini con metalli pesanti, devono rispondere delle loro azioni assumendosi le proprie responsabilità. Nel concreto ciò significa che le multinazionali aventi sede in Svizzera sono responsabili, in virtù del diritto civile, delle violazioni dei diritti umani o delle norme ambientali perpetrate dalle imprese che esse controllano all’estero, a meno che riescano a dimostrare di aver compiuto il proprio obbligo di dovuta diligenza. Una regola equa nei confronti di quelle multinazionali che effettuano i controlli in modo corretto, che hanno quindi la possibilità di liberarsi da ogni responsabilità.</p><p>Non sorprende quindi che l’Iniziativa sia sostenuta da un’ampia coalizione, di cui fanno parte 114 organizzazioni provenienti dall’ambito della politica di sviluppo, dei diritti umani, dei diritti delle donne, della protezione dell’ambiente, delle Chiese, ma anche da federazioni sindacali e da gruppi di azionisti. Non essendo legata a nessun partito politico, l’Iniziativa per multinazionali responsabili dipende dall’impegno di migliaia di volontari della società civile, che appendendo la bandiera al proprio balcone, scrivendo una lettera ai giornali oppure informando i propri conoscenti della votazione renderanno possibile un SI all’Iniziativa: una storica vittoria il 29 novembre.</p><h4><strong>Bambini avvelenati</strong></h4><p>A Cerro de Pasco (Perù) l’aria e l’acqua sono contaminate da metalli pesanti. Questo è dovuto ad una gigantesca miniera controllata da Glencore. L’avvelenamento da piombo ha ripercussioni drammatiche soprattutto per i bambini: anemia, disabilità, paralisi. L’aria, il suolo, l’acqua, tutto è contaminato. L’aspettativa di vita degli abitanti è di cinque anni inferiore alla media, con una mortalità infantile superiore a quella di altre città peruviane. I bambini sono particolarmente colpiti dal momento che, a parità di contaminazione ambientale, i loro organismi assorbono molto più piombo rispetto agli adulti. Ci sono 2000 bambini nella regione che presentano un’intossicazione cronica da metalli pesanti. Contrariamente a quanto sostenuto da Glencore, l’inquinamento non rappresenta solo una parte della storia del sito. Un’analisi di laboratorio sui capelli dei bambini mostra che la concentrazione di piombo ha continuato ad aumentare negli ultimi anni.</p><p>Ciò che cambia con l’iniziativa: Glencore dovrebbe immediatamente smettere di avvelenare i bambini e gli adulti di Cerro de Pasco con metalli pesanti. L’iniziativa per multinazionali responsabili chiede che Glencore sia ritenuta responsabile di questi inquinamenti e avvelenamenti.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/cerro_de_pasco_googlemap.850x510.jpg" length="146294" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10735</guid><pubDate>Mon, 05 Oct 2020 10:49:00 +0200</pubDate><title>Glencore: doppia condanna per la miniera di Cassis!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/glencore-doppia-condanna-per-la-miniera-di-cassis</link><description>La multinazionale dovrà risarcire le vittime delle emissioni tossiche in Zambia e dovrà pagare 13 milioni di dollari a questo Stato africano.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Glencore-doppia-condanna-per-la-miniera-di-Cassis-3e589e00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Ricordate il polverone sollevato nel 2019 dal <strong>viaggio di Ignazio Cassis in Zambia</strong>? Il Consigliere federale era stato criticato per la sua visita alla&nbsp;<strong>miniera di rame della Glencore </strong>a Mufilura e per un suo tweet dove si era detto impressionato dagli sforzi per la modernizzazione dell’impianto. Un commento euforico che la stessa controversa multinazionale ha poi utilizzato per farsi pubblicità. Di recente, dallo Zambia, sono giunte <strong>due notizie di carattere giudiziario&nbsp;</strong>che rendono ancor più imbarazzante il siparietto promozionale organizzato da Ignazio Cassis.</p><p>Il 24 agosto scorso, la Corte suprema dello Zambia ha respinto un ricorso della Glencore e imposto al&nbsp;gigante di Baar (Zg) il pagamento di un risarcimento di un milione di Kwacha zambiani (l’equivalente di 47’000 franchi) alla famiglia di una vittima dei gas di scarico tossici rilasciati dalla miniera. La vittima era la politica <strong>Beatrice Mithi</strong>, che circa sei anni fa aveva avuto un attacco d’asma ed era morta dopo aver inalato i fumi di scarico dell’impianto di fusione del rame di Mufulira.</p><p>Secondo quanto riportato dalla Srf, la Corte ha affermato nella motivazione della sentenza che ci sono “<i>prove schiaccianti</i>” secondo cui <strong>la miniera di proprietà di Mopani Copper Mines </strong>(Mcs), società controllata da Glencore, “<i>ha ignorato per anni i limiti di anidride solforosa fissati dalle autorità, mettendo così in pericolo il diritto alla vita di un’intera comunità</i>“. La sentenza, definitiva, apre ora la strada alle cause civili di altre famiglie.</p><p>Sempre la Corte suprema dello Zambia ha statuato in maggio a riguardo di un’altra vicenda che riguarda la Glencore. Diversi anni fa, l’Ong svizzera <strong>Public Eye</strong>&nbsp;(allora chiamata la Dichiarazione di Berna) e altre associazioni avevano rimproverato al gigante delle materie prime di manipolare la sua compatibilità in Zambia per ridurre le tasse in questo Paese. Un audit ha poi dimostrato che il rame prodotto qui era venduto dalla Msc alla stessa Glencore a prezzi inferiori a quelli di riferimento sui mercati internazionali. Ciò che viola i principi della concorrenza dell’Ocse che indicano che le transazioni infragruppo devono essere conformi ai prezzi di mercato. Una violazione che è infine stata riconosciuta dall’ultima istanza giudiziaria dello Zambia chiamata ad esprimersi dopo due ricorsi della Glencore. La filiale locale del gigante svizzero dovrà così versare 13 milioni di dollari.</p><p>Queste due condanne significano che <strong>l’Iniziativa multinazionali responsabili</strong>, su cui si voterà il prossimo 29 novembre, non è più necessaria? “<i>Purtroppo no. Certo, per una volta è stato possibile mettere Glencore di fronte alle proprie responsabilità in Zambia, ma, in altri casi come in Congo, Ciad o in Perù, la multinazionale non è chiamata a rispondere delle sue violazioni</i>” spiega <strong>Andreas Missbach&nbsp;</strong>di Public Eye. In un articolo apparso sull’ultimo numero del magazine dell’Ong, l’esperto spiega che “<i>in numerosi Paesi in via di sviluppo, un processo giusto resta impossibile” e che “anche in Zambia, Beatrice Miti non è stata la prima vittima delle attività di Mopani: altre persone e famiglie non hanno i mezzi per rivolgersi ai tribunali</i>”. La vicenda è semmai un esempio di come una multinazionale svizzera possa causare dei gravi danni alla popolazione locale:&nbsp;<i>“Un sì all’Iniziativa il prossimo 29 novembre permetterà d’impedire che tali ingiustizie possano riprodursi in futuro</i>” conclude Andrea Missbach.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/3052_1200_0_7ef3e9adea.jpg" length="96198" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10734</guid><pubDate>Mon, 14 Sep 2020 10:34:00 +0200</pubDate><title>Salario minimo, la lista delle aziende contrarie </title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/salario-minimo-la-lista-delle-aziende-contrarie</link><description>Il ritratto delle undici ditte che hanno ricorso contro la Legge cantonale al Tribunale federale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Salario-minimo-la-lista-delle-aziende-contrarie-2bd84f00" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><strong>La legge sul salario minimo</strong>, frutto della volontà popolare col voto favorevole cinque anni fa all’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino”, fu approvata lo scorso dicembre dal Gran Consiglio. La Legge è stata poi <strong>impugnata al Tribunale federale </strong>da <strong>due ricorsi </strong>inoltrati da altrettanti avvocati in rappresentanza di <strong>undici ditte</strong>, come aveva riferito il quotidiano LaRegione ad aprile.</p><p>Essendo la misura d’interesse pubblico <a href="https://www.areaonline.ch/Salario-minimo-una-misura-di-politica-sociale-urgente-a837dc00" target="_blank" rel="noreferrer noopener">toccando migliaia di lavoratori attivi in Ticino</a>, area pubblica la lista delle imprese che, legittimati dal diritto, hanno deciso di ricorrere al Tf rappresentate dagli avvocati Gianluca Padlina e Costantino Delogu. Una lista che non desta particolari sorprese negli ambienti sindacali, poiché diverse sono “vecchie conoscenze” del sindacato Unia. Tranne una, sono tutte affiliate all’Associazione industrie ticinesi (Aiti). Benché la piaga dei bassi stipendi sia ormai diventata una pratica diffusa in molti rami professionali, soprattutto nel terziario, ad opporsi è stata una parte del padronato industriale ticinese. <strong>Vediamo chi sono.</strong></p><ol><li>La<strong>&nbsp;Gipienne </strong>di Stabio ha già avuto l’onore di apparire due volte sulla black list del sito di Unia (<a href="http://www.denunciamoli.ch/?s=gipienne" target="_blank" rel="noreferrer noopener">denunciamoli.ch).</a>&nbsp;Nata nel 2005, è una ditta che sostanzialmente lavora per conto terzi, come si deduce dallo scopo aziendale definito al registro di commercio cantonale. «Si è specializzata nell’eseguire una serie di lavorazione a basso valore aggiunto che le altre ditte preferiscono esternalizzare per comprimere ulteriormente i costi di produzione», spiega il sindacato nel descrivere la ditta. Il problema principale per la cinquantina di dipendenti della Gipienne, si legge nell’articolo pubblicato nel 2014, sono le “indecenti paghe”. «La prassi vuole che nei primi tre mesi di prova le persone siano assunte con salario di 1.800 franchi lordi, per poi passare, se sono donne, a 2.100 franchi lordi mensili e, se uomini, a 2.400 franchi lordi mensili (per arrivare a un massimo di 3.100 lordi)». Allegate al testo, le buste paga. I salari attuali non si discosterebbero molto da quelli descritti allora. Oltre al problema degli stipendi indecenti, il sindacato denunciò il pessimo clima di lavoro che regna all’interno dell’azienda e l’assoluto disprezzo dei diritti dei lavoratori. Quando nel 2012 la ditta lasciò intendere di voler ridimensionare la tredicesima, operaie e operai chiesero l’intervento di Unia. In risposta, l’azienda licenziò cinque operai iscritti a Unia.</li><li><strong>Exten </strong>è una seconda vecchia conoscenza del sindacato, ma conosciuta anche al grande pubblico. Nel 2015, i suoi operai scrissero una pagina importante della storia del lavoro ticinese. Con la fine del cambio fisso franco euro per tre anni e mezzo artificiosamente tenuto in vita dalla Banca nazionale, la ditta impose ai dipendenti un taglio del 26% del salario ai frontalieri e del 16% ai residenti. Gli stipendi base d’entrata alla Exten corrispondevano a 3.200 franchi, ma nei due anni precedenti erano scesi a 2.700 franchi. Sostenuto dal sindacato, il centinaio di dipendenti entrò in sciopero presidiando sotto la neve, la pioggia e i venti invernali per otto lunghi giorni la loro fabbrica, perché così la sentivano. Lo sciopero si concluse con un accordo sotto l’egida del governo cantonale con la «sospensione» del taglio salariale subordinato alla verifica dei conti aziendali entro il 30 aprile da parte di un consulente esterno. L’azienda ingoiò il rospo, ma mise in atto una subdola vendetta nei confronti delle maestranze ribelli, ma anche dei nuovi arrivati. Oggi i salari d’entrata si attestano a 2.360 franchi, esattamente la decurtazione desiderata nel 2015.</li><li>Altra ditta ben conosciuta dal sindacato è la ex Mes Sa di Stabio, diventata <strong>Cebi Micromotors</strong>&nbsp;dopo l’acquisizione nel 2010 del gruppo internazionale Cebi, presieduto dalla famiglia lussemburghese Elvinger. Ironia della sorte, nel Lussemburgo da anni esiste il salario minimo più elevato d’Europa, circa 2.600 euro per qualificati. La famiglia Elvinger, politicamente attiva a livello europeo, si è dichiarata favorevole al salario minimo recentemente proposto dalla Commissione europea. Pochi anni dopo l’acquisizione, Cebi ha disdetto il Ccl aziendale che era in vigore da 37 anni. Con le mani padronali libere dai vincoli contrattuali, la nuova dirigenza iniziò l’opera di decurtazione delle retribuzioni dei circa 350 lavoratrici e lavoratori quasi esclusivamente frontalieri. I tagli portarono a una riduzione complessiva stimabile a un quinto (circa il 20%) delle retribuzioni della manodopera, distribuita sui tre turni per coprire le 24 ore.</li><li>Scorrendo la lista, ci si imbatte in una ditta sovente portata ad esempio sui media quale azienda familiare «con un radicamento nel territorio che si manifesta anche con una responsabilità sociale verso i propri dipendenti e il territorio» (<a href="https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/millevoci/In-diretta-dalla-Plastifil-di-Mendrisio-12188620.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rsi, 16.10.2019</a>). È la <strong>Plastifil</strong>&nbsp;di Mendrisio, dove lavorano 140 dipendenti, di cui circa la metà in produzione, in grande maggioranza frontalieri. Stando a quanto affermano i vertici aziendali, il 20% avrebbe una paga inferiore al salario minimo. Da prove documentate in nostro possesso, vi sono dipendenti la cui paga base ammonta a 13 franchi lordi l’ora, poco più di 2.400 mensili, a cui si aggiunge la tredicesima. Altri operai si sono visti persino ridurre la paga rispetto a una decina di anni fa, passando da 18 franchi l’ora agli attuali 16,50 franchi lordi. Suscitano inoltre parecchi interrogativi le condizioni dei bagni e spogliatoi aziendali, giudicate scandalose. Il Ceo di Plastifil, Martino Piccioli, è membro del Consiglio di presidenza di Aiti.</li><li>L’ennesima ditta dei ricorrenti situata a ridosso del confine è la <strong>Ligo Electric</strong>. Conosciuta oggi soprattutto col marchio Valera (asciugacapelli), l’azienda fu originariamente fondata a Milano da Gustavo Soresina. A fine anni 70 varcò il confine per insediare lo stabilimento a Ligornetto. Il legame con l’Italia resta però alto, in quanto sono principalmente mani italiane a produrre gli asciugacapelli “made in Switzerland”. L’attività delle mani femminili in produzione è retribuita con la paga base di 15,98 (circa 2.750 lordi mensili) e beneficiano della tredicesima. Gli uomini invece hanno retribuzioni che variano tra 18 e 21 franchi, ma la retribuzione mensile può variare a dipendenza del cambio. La Ligo Electric infatti è una delle ultime ditte in Ticino dove è ancora in vigore la variazione della retribuzione legata al cambio franco-euro, introdotta nel lontano 2011, ben prima dell’abbandono del cambio fisso da parte della Banca nazionale.</li><li>La <strong>Montanstahl</strong>&nbsp;di Stabio, i cui proprietari sono la famiglia di origini tedesche Stumm, malgrado sia attiva nella produzione di profili speciali d’acciaio, non sottostà al contratto nazionale dell’industria metalmeccanica, avendo scelto di non aderire all’associazione padronale di categoria Swissmem. I suoi quasi 250 dipendenti non sono dunque tutelati dal Ccl nazionale, ma nemmeno da un Ccl aziendale. Stando al sito di Aiti, la Montanstahl non aderisce neanche all’associazione padronale ticinese. Facile immaginarsi il tenore dei rapporti coi sindacati e il rispetto del diritto costituzionale dei lavoratori di essere liberamente rappresentati. La paga attuale si aggira tra i 16 e 16,50 franchi lordi per 45 ore settimanali, poco meno di tremila lordi mensili, ed è prevista la tredicesima.</li><li><strong>R. Audemars</strong>&nbsp;di Cadempino, sebbene attiva principalmente nell’orologeria, non è convenzionata al Ccl nazionale esistente nel settore. Non lavora dunque per conto di Swatch, poiché quest’ultima impone ai suoi fornitori terzisti il rispetto del Ccl nazionale e dei relativi minimi salariali (3.120 franchi lordi). Vista la mancata sottoscrizione, è lecito dedurne che le paghe alla Audemars luganese siano inferiori. Non esiste un Ccl aziendale. L’amministratore delegato è Mirko Audemars, candidato liberale al Consiglio comunale di Lugano.</li><li><p>La <strong>3P clc</strong>&nbsp;di Bioggio è una ditta particolare nella sua attività. È un’agenzia interinale, ma possiede pure tre laboratori dove una cinquantina di operai assemblano pezzi per conto terzi. Dipendenti che nel giro di 20-30 minuti possono lasciare i laboratori per trasformarsi in lavoratori interinali prestati ad altre aziende, come si può leggere sul sito. Quale agenzia interinale sottostà al Ccl nazionale dei lavoratori temporanei. Ciò significa per il Ticino, nel caso di non qualificato 16,79 l’ora, per i qualificati 22,28. Anche nel caso di bocciatura del ricorso sul salario minimo, questi salari sarebbero ugualmente validi perché la legge cantonale consente di avere salari inferiori dove esiste un Ccl.</p><p>A chiudere la lista delle undici aziende ricorrenti, tre ditte attive soprattutto nel settore delle cosidette pinzette, siano esse di uso industriale o cosmetico. A chi le ha visitate, ricordano le fabbriche d’inizio Novecento o dei laboratori artigianali. In effetti, la loro produzione si potrebbe definire quasi artigianale, poiché il tocco finale, l’ultima limatura alla pinzetta, è operata manualmente dal singolo operaio, pezzo per pezzo.&nbsp;</p></li><li>Fa parte di questa categoria la <strong>Regine Switzerland</strong>&nbsp;di Morbio Inferiore la cui produzione “100% made in Switzerland” è realizzata dalla quarantina di “highly qualified employees”, quasi tutti frontalieri, come si legge nel sito aziendale in sola lingua inglese. I proprietari sono la famiglia Terrier, il cui direttore, Simon, è stato municipale a Vacallo per tre legislature eletto nella lista Lega dei Ticinesi-Udc. È l’unica ditta delle undici ad aver sottoscritto un Ccl, tra l’altro col sindacato Unia, datato addirittura 1982. Ciò significa che sono previste indennità e prestazioni non contemplate in altri impieghi dove vige il minimalista codice delle obbligazioni. Cionondimeno, alcuni salari base dei nuovi assunti si trovano sotto la soglia del salario minimo cantonale.</li><li>Anche la <strong>Ideal-tek</strong>&nbsp;di Balerna si occupa di questa particolare nicchia di mercato, grazie alla cinquantina di dipendenti, quasi tutti frontalieri che realizzano in forma quasi artigianale i prodotti finiti.</li><li>Infine, quale terza ditta attiva nella produzione di pinzette e affini, troviamo la <strong>Outils Rubis</strong>&nbsp;di Stabio, dove vi lavorano circa 40 dipendenti, tutti frontalieri, anche loro dediti alla produzione manuale nella fase finale. A guidare l’impresa è la signora Fides Baldesberger. Un’imprenditrice poco tenera nei confronti dei suoi colleghi impresari locali. «Questo Cantone purtroppo non ha una tradizione industriale, né è terra di imprenditori. Non lo è mai stato e quelli che c’erano se ne sono andati» aveva detto intervistata dal Corriere del Ticino.</li></ol><h4><strong>Di cosa si parla</strong></h4><p>La legge cantonale prevede l’introduzione a tappe del salario minimo. Al 31 dicembre 2021, si situerà tra i 19 e i 19,50 franchi (inteso come salario orario lordo, mentre le differenze saranno decise in base al settore economico), per salire entro fine 2023 a 19,50 e 20 franchi, mentre dal 2024 si collocherà tra i 19,75 e i 20,25.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/119147037_3005219832917557_857041277160426420_n.png" length="364773" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10733</guid><pubDate>Sat, 12 Sep 2020 10:28:00 +0200</pubDate><title>«Col Sì le condizioni peggiorerebbero»</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/col-si-le-condizioni-peggiorerebbero</link><description>Giangiorgio Gargantini di Unia Ticino spiega il No del sindacato all’iniziativa dell’Udc sulla libera circolazione del 27 settembre.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Col-Si-le-condizioni-peggiorerebbero-07e0a700" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p><i><strong>Fine della libera circolazione e delle misure di accompagnamento, accordi bilaterali stracciati e ripristino dei contingenti per l’impiego della manodopera estera. È quanto accadrebbe se il 27 settembre dalle urne uscisse un sì all’iniziativa “Per una immigrazione moderata” promossa dall’Unione democratica di centro (Udc). Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia, quali sarebbero le conseguenze per i lavoratori in Svizzera?</strong></i><br>Indubbiamente un passo indietro dei diritti di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, svizzeri, residenti o stranieri. Chiariamo un punto: non vuol dire che oggi i diritti dei salariati siano sufficienti, ma sarebbe un ulteriore passo indietro. Faccio un esempio pratico. Con l’introduzione della libera circolazione, fu abolito lo statuto di stagionale. La sua abolizione fu un indubbio passo avanti, perché allo stagionale erano negati molti diritti poiché il suo permesso di lavoro era legato a doppio filo al volere padronale. Non va però dimenticato che i permessi precari non sono scomparsi, ma continuano a esistere ad esempio nella forma del permesso L, che sotto diversi aspetti ha poco da invidiare al precedente. In sintesi, salvare i Bilaterali non significa migliorare le condizioni dei lavoratori, ma evitare di peggiorarle ulteriormente.</p><p><i><strong>Il mondo del lavoro ticinese ha però subito un peggioramento nelle condizioni di lavoro e di retribuzione da quando esistono i Bilaterali. Non sono dunque pochi i lavoratori sedotti dall’idea di cancellarli.</strong></i>&nbsp;&nbsp;<br>È comprensibile la voglia di tornare al passato, ma bisogna essere consapevoli che la responsabilità della particolare situazione ticinese va cercata nella parte padronale che ha vergognosamente sfruttato la situazione venutasi a creare con gli accordi bilaterali. Il degrado nel mondo del lavoro cantonale è frutto di comportamenti di una parte del padronato locale, non dell’esistenza dei Bilaterali in quanto tali. Lo si deduce allargando lo sguardo al contesto nazionale. Stando agli ultimi dati della Seco, la differenza salariale tra un lavoratore residente e uno frontaliere ammonta al 30% in Ticino. In Romandia invece la differenza è dell’11%, mentre nella Svizzera tedesca scende all’1%, in favore dei lavoratori frontalieri! L’automatismo libera circolazione e dumping salariale non è naturale, ma dipende molto dalle scelte politiche ed economiche regionali. I Bilaterali hanno avuto la funzione di acceleratore straordinario delle diseguaglianze già presenti in Ticino. Un ruolo determinante lo ha pure avuto la grave crisi economica che attanaglia il Nord Italia da oltre dieci anni. Ma, ripeto, fondamentale è stato l’atteggiamento padronale nel degrado del mondo del lavoro. Sempre più imprenditori ragionano nell’arco temporale di previsioni semestrali, di guadagno immediato, senza nessuna visione a medio e lungo termine. La visione a cortissimo termine li porta ad approfittare delle differenti necessità economiche di una famiglia residente e di una oltre confine, spingendo al ribasso i livelli salariali. La soglia del dolore inferiore, in termini di bassi salari, dei lavoratori frontalieri rispetto ai residenti è stata usata ad arte dal padronato per fare pressione sugli stipendi in maniera generalizzata.</p><p><i><strong>Dalle sue parole emerge un giudizio impietoso della classe imprenditoriale ticinese.</strong>&nbsp;</i><br>Assolutamente sì, ma vorrei precisare che mi riferisco a una parte degli impresari, non all’intera categoria, perché è sempre sbagliato generalizzare. Al contempo osservo come questa parte sia in crescita e stia provocando dei danni che sconteremo nel lungo termine, dove ci ritroveremo con un tessuto economico ticinese ulteriormente impoverito. Così facendo, stiamo seriamente ipotecando il futuro della Regione. &nbsp;<br>Il differenziale del potere di acquisto consente a dei lavoratori frontalieri di accettare una retribuzione inferiore alla soglia di dolore di un residente.</p><p><i><strong>Come coniugare la difesa della dignità di un lavoro giustamente retribuito con la messa in concorrenza sleale tra i lavoratori?</strong></i><br>È uno dei compiti più difficili attuali per il sindacato in Ticino: mantenere l’unità e la solidarietà dei lavoratori nel contesto di brutale messa in concorrenza. Quando parliamo di concorrenza sleale ci riferiamo in primo luogo a quella subita dai lavoratori, ma di cui pagano le conseguenze anche le imprese corrette nei confronti dei loro collaboratori. Penso ad esempio ai lavoratori qualificati, il cui valore economico delle competenze spesso non viene riconosciuto da certe aziende che fanno capo a lavoratori frontalieri con esperienza che accettano di essere retribuiti meno. Il sindacato lotta per impedire questo, difendendo la giusta retribuzione che consenta di vivere dignitosamente nel territorio e al contempo cercando di sviluppare la solidarietà e l’unità tra i lavoratori. È difficile, ma è l’unica via per uscirne tutte e tutti vincenti. Se vincerà chi alimenta la divisione tra i lavoratori enfatizzando strumentalmente il differenziale senza alcuna voglia di risolverlo, i lavoratori ne usciranno perdenti. “Dividi e impera” è sempre stata una regola ferrea dei dominanti, fin dai tempi dei Romani. &nbsp;</p><p><i><strong>Ipotizziamo che la libera circolazione sarà benedetta dalle urne. I problemi in Ticino non scompariranno. Come si potrà migliorare?</strong></i>&nbsp;<br>Aumentando i livelli del salario minimo cantonale e dei contratti normali di lavoro, potenziando i controlli e integrando la partecipazione dei lavoratori nella verifica del rispetto delle norme sui posti di lavoro. In altre parole, rinforzando le misure di accompagnamento. Un maggiore margine di operatività potrebbe arrivare dall’adozione dello statuto speciale chiesto dal Canton Ticino alle camere federali.</p><p><i><strong>Ora l’Udc ha un nuovo presidente nazionale, il ticinese Marco Chiesa. Cosa ne pensa?</strong></i><br>Per anni l’Udc ha speculato sul sostegno popolare nel far saltare i Bilaterali, senza però mai metterli sul piatto. Ora finalmente si voterà e se la finta alternativa sparirà, le discussioni future si svilupperanno in modo molto diverso. Il confronto si sposterà tra chi vuole concretamente migliorare la situazione dei cittadini salariati e chi invece no. Le maschere cadranno e ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità. Negli ultimi anni, l’Udc ticinese ha tenuto un piede in due scarpe: difendere gli interessi padronali vendendola come pseudodifesa degli interessi dei lavoratori. Ora Chiesa, nel suo nuovo ruolo nazionale, dovrà tenere un discorso diverso. Molti scrivono che il Ticino sarà meglio rappresentato a Berna. La stessa cosa fu detta quando Cassis entrò in Consiglio federale. A posteriori si può dire che non sia andata così. Temo che dall’elezione di Chiesa, sortirà il medesimo effetto. Non sarà il Ticino con le sue specificità ad essere maggiormente presente a Berna, ma sarà il volere di Berna ad esser più presente nel cantone.&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/post-campagna-votazioni-27settembre-social7.jpg" length="395321" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10732</guid><pubDate>Thu, 03 Sep 2020 10:17:00 +0200</pubDate><title>Il sogno proibito della piena libertà padronale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-sogno-proibito-della-piena-liberta-padronale</link><description>Un mercato del lavoro dove il padronato sia libero d’imporre salari e condizioni ai dipendenti senza vincoli alcuni.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Da decenni l’Unione democratica di centro (Udc) persegue l’obiettivo, fin da quando Christoph Blocher ne prese le redini, trasformandolo da partito di riferimento del mondo agricolo a quello dei miliardari e degli apostoli del meno stato. L’iniziativa promossa dall’Udc sull’abolizione della libera circolazione in votazione il prossimo 27 settembre intitolata “Per un’immigrazione moderata” costituisce una tappa cruciale verso l’ambita “liberalizzazione totale” del mercato del lavoro.</p><p>Un obiettivo apertamente dichiarato dallo stato maggiore dell’Udc quando nel gennaio 2018 lanciò pubblicamente l’iniziativa popolare. Magdalena Martullo-Blocher lo esplicitò senza giri di parole. «Le misure di accompagnamento sono una catastrofe» spiegò la figlia di Christoph alla Tribune de Genève. Per illustrare i «catastrofici effetti», la consigliera nazionale indicò alla stampa la crescita numerica dei contratti collettivi di lavoro in Svizzera dall’avvento dei bilaterali, passati dai 34 ccl del 2001 agli 80 del 2017.</p><p>Per i vertici dell’Udc, i contratti collettivi rappresentano un incubo da cancellare o, perlomeno, ridurre fortemente, poiché «limitano pesantemente la libertà d’impresa». Secondo Magdalena Martullo Blocher (il cui patrimonio familiare è stimato dalla rivista Bilan oltre 10 miliardi di franchi), sarebbero state le misure di accompagnamento a favorire la crescita dei ccl di cui beneficiano il 25% dei salariati. Un quarto dei lavoratori tutelati è giudicato eccessivo per l’Udc. Abrogare la libera circolazione per cancellare le misure di accompagnamento, così da poter ridurre fortemente le tutele dei lavoratori, è la logica lineare dei vertici Udc.</p><p>Le misure di accompagnamento alla libera circolazione furono la contropartita ottenuta da sinistra e sindacati nel 2004, in cambio del sostegno agli accordi bilaterali in votazione. Nelle intenzioni, le misure di accompagnamento avrebbero dovuto evitare un imbarbarimento delle condizioni di lavoro elvetiche, confrontate alla messa in concorrenza ai diversi livelli salariali nei paesi confinanti. Un obiettivo debolmente raggiunto, forse, nel resto del Paese, ma non in Ticino, il cantone che più di tutti ha sofferto della messa in concorrenza tra lavoratori, soprattutto a causa della difficile situazione economica italiana accentuatasi con la crisi finanziaria del 2008. Eppure il Ticino è di gran lunga il cantone che ha applicato maggiormente le misure di accompagnamento. Basti dire che della quarantina di contratti normali di lavoro decretati in tutta la Svizzera (misura di accompagnamento che autorizza i cantoni a imporre salari minimi nelle professioni dove esiste dumping salariale), ben 29 sono quelli emessi dal solo Ticino. Malgrado questi numeri, per salvare il mondo del lavoro cantonale, ripetono con insistenza i sindacati ticinesi, le tutele e i diritti dei salariati andrebbero ulteriormente rafforzate. Non di certo cancellate.</p><p>Dal canto loro invece, gli eletti Udc alle camere federali si sono sempre opposti a qualsiasi miglioramento delle misure di accompagnamento. No alla fine degli abusi nei subappalti e dumping salariale negli acquisti pubblici, no alle sanzioni per mancato rispetto dei salari minimi, no a combattere efficacemente gli abusi, no a un piano coordinato di protezione di tutti i lavoratori dal dumping salariale, no ai salari minimi validi anche per distaccati, sono alcuni esempi della lunga lista di atti parlamentari puntualmente bocciati dall’Udc alle camere federali.</p><p>L’Udc non è si è limitata a dire no a tutti i tentativi di migliorare le misure di accompagnamento. Nel corso degli anni, i suoi eletti si sono sempre opposti sul piano generale a qualsiasi misura favorisse gli interessi delle salariate e dei salariati. Se nella retorica parolaia odierna l’Udc sostiene di schierarsi a favore dei lavoratori svizzeri, la sua natura traspare nei fatti con coerente sincerità: abolire tutte le tutele e i diritti dei lavoratori per imporre la legge del più forte.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/post-campagna-votazioni-27settembre-social.jpg" length="591451" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10731</guid><pubDate>Mon, 31 Aug 2020 10:11:00 +0200</pubDate><title>Il congedo è utile, gli sgravi fiscali no!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-congedo-e-utile-gli-sgravi-fiscali-no</link><description>Il 27 settembre si voterà su due oggetti a favore della famiglia?</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Il-congedo-e-utile-gli-sgravi-fiscali-no-daf90300" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>A prima vista potrebbe sembrare così, ma in realtà se il congedo paternità di due settimane rappresenta un primo passo importante nel miglioramento della conciliabilità tra lavoro e famiglia, l’aumento delle deduzioni fiscali per i figli sono invece l’ennesimo regalo ai più ricchi.</p><p>Fra un mese il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi su due oggetti che riguardano la famiglia: un congedo paternità di due settimane (modifica della Legge sulle indennità di perdita di guadagno) e la revisione della legge sull’imposta federale diretta per aumentare le deduzioni fiscali per i figli.</p><h4><strong>Il congedo paternità</strong></h4><p>Il primo oggetto prevede per tutti i padri lavoratori residenti nel Paese un congedo di paternità retribuito che potrà essere percepito in blocco o su base giornaliera entro i primi sei mesi di vita del bambino. Il diritto al congedo si estenderà a tutti gli uomini che diventano legalmente padri di un bambino. Durante il congedo i padri riceveranno l’80 per cento dello stipendio, fino a un massimo di 196 franchi al giorno, per un massimo quindi di 2.940 franchi per le due settimane (5.880 al mese). Al momento, invece, secondo l’articolo 329 paragrafo 3 del Codice delle obbligazioni, agli uomini spetta un solo giorno di congedo paternità, neanche il tempo di rendersi conto di essere padre e via di nuovo al lavoro. Una situazione anacronistica nel 2020, in un Paese che si vuole emancipato, ma che in questo ambito è tra i più arretrati d’Europa.</p><p>Fino ad ora, quindi, nessuna possibilità di dare una mano alla compagna nella gestione del nuovo nato e di eventuali sorelle e fratelli, o di creare quel legame speciale che, è oramai assodato, si sviluppa principalmente nei primi mesi di vita di un bambino. Forse più consapevoli del loro ruolo rispetto al passato, per ovviare al problema, molti padri oggi, alla nascita di un figlio, chiedono di poter prendere vacanza o un congedo non retribuito. Non tutti però se lo possono permettere, per questo è importante che vengano create le condizioni quadro affinché ogni papà abbia l’opportunità di poter stare a casa con la propria famiglia in un momento così importante come quello della nascita di un figlio, un congedo che va a beneficio di tutta la famiglia.</p><p>Il Consiglio federale, il Parlamento e molti politici dei vari gruppi parlamentari sono concordi nell’affermare che due settimane di congedo retribuito possono essere organizzate e finanziate senza particolari problemi. Inoltre, regolando il congedo paternità con una Legge, si elimina la disparità esistente tra le piccole e medie imprese, i lavoratori indipendenti e le grosse aziende: infatti queste ultime solitamente offrono congedi più generosi ai neopapà perché hanno i mezzi finanziari per farlo. Senza contare che si tratta di un primo passo concreto verso una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia.</p><h4><strong>Gli sgravi fiscali</strong></h4><p>Non si può dire altrettanto per l’altro oggetto in votazione, ovvero la revisione della legge sull’imposta federale diretta per aumentare le deduzioni fiscali per i figli, misura che di sostegno alla famiglia ha solo il nome. Infatti, dietro a questa proposta si nasconde un imbroglio fiscale bello e buono dato che di questi sgravi beneficerebbe solamente una piccola parte dei contribuenti, oltretutto si tratta di coloro che meno ne hanno bisogno. Per rendersene conto basta fare due calcoli o guardare il grafico a pagina 50 dell’opuscolo informativo del Consiglio federale che si riceve con il materiale di voto. Innanzitutto quasi la metà delle famiglie non paga l’imposta federale diretta, quindi per loro non cambierebbe proprio nulla, inoltre, secondo il grafico summenzionato, una coppia con un figlio e un reddito imponibile di 60.000 franchi non risparmierà nemmeno 100 franchi all’anno (86). Il risparmio annuale più consistente è di 910 franchi, lo avrebbero le coppie con due figli a partire da un reddito imponibile di 160.000 franchi.</p><p>Saranno quindi solo le famiglie con un reddito elevato, che rappresentano il 6% di tutte le economie domestiche in Svizzera, a beneficiare di questi sgravi. Sgravi che però costeranno alle casse della Confederazione e dei Cantoni circa 370 milioni di franchi, soldi che mancheranno per l’attuazione di una vera politica a favore delle famiglie e proprio in un periodo nel quale le casse federali e cantonali hanno particolare bisogno di entrate visti gli aiuti stanziati per arginare gli effetti della pandemia in corso.</p><p>Per una politica familiare che possa definirsi tale occorrono invece mezzi finanziari che permettano di sostenere quelle strutture come asili nido, doposcuola e i servizi di custodia extrascolastica in generale che permettono di conciliare famiglia e lavoro. Bisogna fare in modo che i costi a carico delle famiglie non siano più così onerosi, al punto che molte coppie rinunciano a un salario (di solito quello della mamma) perché quanto guadagnato andrebbe in gran parte speso nella custodia dei figli da parte di terzi.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/83067577_113154597092499_2319540659923291084_n.png" length="17451" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10730</guid><pubDate>Wed, 26 Aug 2020 10:07:00 +0200</pubDate><title>Il 27 settembre non facciamoci ingannare</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-27-settembre-non-facciamoci-ingannare</link><description>Non basterà un NO all’iniziativa perché la situazione del mercato del lavoro in Ticino migliori, ma un SI non farebbe che peggiorarla.</description><content:encoded><![CDATA[<p><i>Nell’ambito della campagna nazionale contro l’ingannevole iniziativa denominata “Per la limitazione”, l’USS-Ticino e Moesa distribuirà nei prossimi giorni nei principali centri e in diverse località del Cantone una pubblicazione per denunciare le reali intenzioni dell’UDC. L’iniziativa sulla quale voteremo il 27 settembre sabota le misure di accompagnamento, peggiora le condizioni di lavoro in Svizzera, mette in pericolo i posti di lavoro. Qui di seguito una sintesi.</i></p><p>Un mercato del lavoro dove il padronato sia libero d’imporre salari e condizioni ai dipendenti senza vincoli alcuni. Da decenni l’Unione democratica di centro (Udc) persegue l’obiettivo, fin da quando Christoph Blocher ne prese le redini, trasformandolo da partito di riferimento del mondo agricolo a quello dei miliardari e degli apostoli del meno stato. L’iniziativa promossa dall’Udc sull’abolizione della libera circolazione in votazione il prossimo 27 settembre intitolata “Per un’immigrazione moderata” costituisce una tappa cruciale verso l’ambita “liberalizzazione totale” del mercato del lavoro. Un obiettivo apertamente dichiarato dallo stato maggiore dell’Udc quando nel gennaio 2018 lanciò pubblicamente l’iniziativa popolare. Magdalena Martullo-Blocher lo esplicitò senza giri di parole. «Le misure di accompagnamento sono una catastrofe» spiegò la figlia di Christoph alla Tribune de Genève. Per illustrare i «catastrofici effetti», la consigliera nazionale indicò alla stampa la crescita numerica dei contratti collettivi di lavoro in Svizzera dall’avvento dei bilaterali, passati dai 34 ccl del 2001 agli 80 del 2017.</p><p>Per i vertici dell’Udc, i contratti collettivi rappresentano un incubo da cancellare o, perlomeno, ridurre fortemente, poiché «limitano pesantemente la libertà d’impresa». Secondo Magdalena Martullo Blocher (il cui patrimonio familiare è stimato dalla rivista Bilan oltre 10 miliardi di franchi), sarebbero state le misure di accompagnamento a favorire la crescita dei ccl di cui beneficiano il 25% dei salariati. Un quarto dei lavoratori tutelati è giudicato eccessivo per l’Udc. Abrogare la libera circolazione per cancellare le misure di accompagnamento, così da poter ridurre fortemente le tutele dei lavoratori, è la logica lineare dei vertici Udc.</p><p>Per salvare il mondo del lavoro cantonale, ripetono con insistenza i sindacati ticinesi, le tutele e i diritti dei salariati andrebbero ulteriormente rafforzate. Non di certo cancellate. Dal canto loro invece, gli eletti Udc alle camere federali si sono sempre opposti a qualsiasi miglioramento delle misure di accompagnamento. No alla fine degli abusi nei subappalti e dumping salariale negli acquisti pubblici, no alle sanzioni per mancato rispetto dei salari minimi, no a combattere efficacemente gli abusi, no a un piano coordinato di protezione di tutti i lavoratori dal dumping salariale, no ai salari minimi validi anche per distaccati, sono alcuni esempi della lunga lista di atti parlamentari puntualmente bocciati dall’Udc alle camere federali.</p><p>L’UDC attacca i diritti di lavoratrici e lavoratori e i controlli sul mercato del lavoro. Ma chiede anche che i datori di lavoro possano continuare ad attingere a tutti i lavoratori stranieri che desiderano. La conseguenza non sarà quindi una diminuzione dell’immigrazione, ma un aumento del dumping e della pressione sui salari.</p><p><strong>Non basterà un NO all’iniziativa perché la situazione del mercato del lavoro in Ticino migliori, ma un SI non farebbe che peggiorarla. Quindi votiamo NO il 27 settembre per dire STOP all’attacco dell’Udc ai nostri diritti. Rafforziamo i sindacati per maggiori protezioni e migliori condizioni di lavoro. Serve più tutela dei salari. Non meno, come vuole l’iniziativa dell’Udc.</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/2/8/csm_logo-votazioni-27settembre-scaled_adb6c63ddc.jpg" length="109241" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10729</guid><pubDate>Fri, 21 Aug 2020 10:03:00 +0200</pubDate><title>L’80% del salario non basta per vivere!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/l80-del-salario-non-basta-per-vivere</link><description>Migliaia di persone rivendicano garanzie salariali e chiedono di rinunciare ai licenziamenti a seguito del coronavirus.</description><content:encoded><![CDATA[<p>In un appello al Consiglio federale, chiedono la piena compensazione del salario e la rinuncia ai licenziamenti.&nbsp;</p><p><strong>Quasi un milione di persone sono colpite dal lavoro ridotto </strong>e ottengono solo l’80% del salario usuale. Ma per molti dipendenti un taglio salariale del 20% è molto difficile da sostenere; con il 20% in meno, molti hanno difficoltà a mantenere se stessi e la propria famiglia. Durante l’emergenza coronavirus la Confederazione garantisce alle imprese aiuti statali per 60 miliardi di franchi! Ciononostante, i dati sulla disoccupazione sono in forte aumento. È inaccettabile! Per questa ragione Unia e le associazioni affiliate all’USS hanno lanciato un appello sottoscritto da 20’153 e consegnato oggi al Consiglio federale.</p><p>Quasi la&nbsp;<strong>metà delle persone colpite dal lavoro ridotto&nbsp;</strong>lavora in rami professionali caratterizzati da salari bassi. La riduzione del salario incide pesantemente sul budget, in particolare se il salario è già basso in tempi normali.</p><p>È pertanto necessario un aumento dell’indennità per lavoro ridotto nella misura di una piena compensazione del salario. La pensano così le migliaia di persone che hanno sottoscritto l’appello.</p><p><strong>«Il Consiglio Federale deve mostrarsi sensibile nei confronti di questa rivendicazione e adottare le misure richieste. Solo rafforzando la solidarietà potremo uscire da questa crisi»</strong>&nbsp;dichiara la presidente di Unia, Vania Alleva.</p><h4><strong>Garantire posti di lavoro sicuri, non dividendi</strong></h4><p>Mentre i dipendenti si trovano a dover affrontare pesanti riduzioni salariali,&nbsp;<strong>la disoccupazione cresce</strong>. E questo benché l’indennità per lavoro ridotto sia stata introdotta al fine di salvaguardare i posti di lavoro. La Confederazione garantisce alle imprese aiuti statali per 60 miliardi di franchi durante l’emergenza coronavirus!</p><p>Pierre-Yves Maillard, presidente dell’USS, commenta: <strong>«L’estensione del lavoro ridotto ha lo scopo di impedire i licenziamenti. Procedere ora a dei licenziamenti, benché sia possibile chiedere un’indennità per lavoro ridotto per il personale, è inaccettabile»</strong>.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_2018-09-06-slider-difendiamo1_e64f760747.jpg" length="70026" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10728</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2020 09:59:00 +0200</pubDate><title>Fare squadra con chi vuole definire il valore economico della vita umana?</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/fare-squadra-con-chi-vuole-definire-il-valore-economico-della-vita-umana</link><description>La vita umana non ha e non deve avere un prezzo.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da una lettera pubblicata sul Corriere del Ticino del 4 agosto 2020</p><p>Negli ultimi giorni si sono espressi sulle pagine del CdT presidente e direttore di AITI. Il presidente Fabio Regazzi, dopo aver giustamente sottolineato come in Ticino siamo confrontati a<i>&nbsp;“molte situazioni diverse”&nbsp;</i>per cui è&nbsp;<i>“difficile fare un discorso generale”</i>&nbsp;sul futuro economico del cantone, chiude invocando la spesso abusata necessità di&nbsp;<i>“fare quadrato”.</i>&nbsp;Fare squadra, tutti sulla stessa barca insomma.&nbsp;</p><p>Qualche giorno prima il direttore Stefano Modenini su questa stessa rubrica si chiedeva invece&nbsp;<i>“fino a quando potremo permetterci di dire che la vita umana non ha prezzo”</i>, mettendo in parallelo&nbsp;<i>“sofferenza per la perdita di una vita”</i>&nbsp;e&nbsp;<i>“devastazione dell’economia a seguito della pandemia”.&nbsp;</i>Al di là dell’infelice scelta dei termini (effettuata probabilmente per dare l’idea che la “sofferenza” sia sopportabile, contrariamente alla “devastazione”), la volontà espressa da AITI è preoccupante: definire una soglia accettabile, in termine di vite umane, prima che si decreti la chiusura di una determinata attività economica. Quanti contagi prima di sospendere le attività di un’azienda? Quanti morti prima di decretare un’interruzione delle attività economiche non essenziali? Come se la crisi economica fosse legata non alla malattia, ma alle misure di contenimento della stessa! Tra cui il&nbsp;<i>lockdown</i>, che ha permesso di salvare centinaia di vite umane, non dimentichiamolo.&nbsp;</p><p>Che una nuova serrata avrebbe conseguenze economiche molto gravi, è chiaro a tutti. Che di conseguenza si debba fare di tutto per evitarla, pure. Ma che si pensi di dare un prezzo alla vita umana per confrontarlo con i bilanci delle imprese su una sorta di scala di priorità, è inaccettabile. E, lo speriamo vivamente, non soltanto per il sindacato.&nbsp;</p><p>Ma torniamo quindi all’idea di&nbsp;<i>“fare quadrato”.</i>&nbsp;In queste settimane di aumento dei contagi, tutti gli sforzi dovrebbero essere votati al loro contenimento, per proteggere la salute di tutte e tutti in primis, e di conseguenza evitare di dover ricorrere all’<i>ultima ratio</i>&nbsp;di un nuovo&nbsp;<i>lockdown</i>. Ma allora, che questo&nbsp;<i>quadrato&nbsp;</i>lo si faccia sulla protezione della popolazione. Ad esempio, sostenendo nuove eventuali misure di contenimento proposte dalle autorità sanitarie, oppure discutendo di protocolli di sicurezza condivisi nelle aziende. E si trovino soluzioni per i bisogni specifici di un mondo del lavoro, quello ticinese, già in grande sofferenza prima della pandemia. Ma qui, la&nbsp;<i>“squadra”</i>, AITI la fa con chi rifiuta di dare un&nbsp;<i>valore</i>&nbsp;degno al lavoro, inoltrando ricorsi contro il già misero salario minimo cantonale. Di buon augurio, da parte di chi vorrebbe discutere di quello della vita umana …&nbsp;</p><p>Perché se alla fine non saremo capaci di contenere un nuovo contagio, allora ci sarà purtroppo un secondo<i>&nbsp;lockdown</i>, che lo si consideri&nbsp;<i>“sostenibile”,</i>&nbsp;o no. La vita umana non ha e non deve avere un prezzo.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2834_1200_0_0fd7d0fd20.jpeg" length="78255" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10727</guid><pubDate>Fri, 17 Jul 2020 09:49:00 +0200</pubDate><title>Le sfide della libera circolazione</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-sfide-della-libera-circolazione</link><description>La libera circolazione rappresenta una sfida per il nostro paese e i suoi cittadini.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni anni, in Svizzera, viviamo in un regime di libera circolazione delle persone a livello europeo. Una specie di torre di avorio rispetto a tutti gli altri paesi.&nbsp;</p><p>Dapprima limitata a importanti, ma relativamente pochi paesi, la libera circolazione, in anni più recenti, si è estesa ai paesi dell’Est europeo, sotto la spinta del mondo economico che voleva attingere più facilmente a manodopera buon mercato.</p><p>Queste disposizioni hanno avuto due conseguenze contrapposte. Una positiva e l’altra negativa. Quella positiva riguarda la possibilità per i cittadini svizzeri di recarsi, senza nessuna difficoltà, in tutta Europa per ragioni di studio o di lavoro. Ne hanno approfittato in molti. Favorire la mobilità tra paesi significa aumentare le possibilità di effettuare esperienze molto utili . Ciò ha favorito anche i centri di ricerca. Quindi, meno burocrazia e meno controlli. Un mondo senza frontiere, anche se limitato a una piccola parte del mondo, è sempre stato un sogno per molti.</p><p>La libera circolazione ha tuttavia avuto anche conseguenze negative, in particolare per il mondo del lavoro. Sono state adottate una serie di “misure di accompagnamento”. Ma esse sono applicabili solo ai settori in cui esistono contratti collettivi di lavoro oppure regolamentazioni degli enti pubblici. In questi casi sono previsti controlli sul rispetto delle condizioni di lavoro, soprattutto, ma non solo, sui livelli salariali. Negli altri settori professionali, che rappresentano oltre la metà della manodopera, per esempio il terziario privato, non esistono regole. Non è illegale versare stipendi da 1500/2000 franchi al mese, anche per professioni qualificate. È inutile precisare che molti datori di lavoro ne hanno approfittato ampiamente. Ciò ha provocato un aumento del numero dei frontalieri , in grado di accettare bassi salari, poiché il costo della vita, soprattutto in Italia, è molto meno elevato. Ha pure provocato un afflusso dei “lavoratori distaccati”, ossia di dipendenti di aziende straniere che svolgono lavori in Svizzera per periodi limitati. Il numero dei posti di lavoro in Svizzera è aumentato. Ma i posti con stipendi adeguati, ossia tali da permettere di vivere in Svizzera, sono diminuiti. C’è stato un aumento del precariato, degli stages non rimunerati, del lavoro su chiamata e una pressione verso il basso di tutti gli stipendi e delle condizioni di lavoro. Si è assistito, per la prima volta nel secondo dopo guerra, a un considerevole peggioramento delle condizioni di vita.</p><p>La situazione si è anche aggravata in seguito alla politica neoliberale condotta dalla Confederazione e da molti cantoni, dalle privatizzazioni di molti servizi pubblici e da un degrado dei servizi all’utenza.</p><p>È tuttavia importante che la libera circolazione sia mantenuta. Il problema non consiste infatti nella possibilità per gli stranieri di lavorare in Svizzera, bensì nel fatto che tutti, sul nostro territorio, dovrebbero ricevere stipendi svizzeri. Sarebbe stato auspicabile quindi che venissero introdotte efficaci misure di accompagnamento prima della votazione del 27 settembre sull’iniziativa dell’UDC. Sindacato e organizzazioni progressiste avrebbero dovuto chiedere con maggiore forza decisioni in questo senso. Auspichiamo tuttavia che misure contro il dumping salariale siano adottate al più presto . È pure auspicabile che il progetto di “accordo quadro” con l’Unione europea venga abbandonato. Esso peggiorerebbe le già scarse misure di accompagnamento e favorirebbe ulteriormente la privatizzazione di servizi pubblici.</p><p>La libera circolazione rappresenta pertanto una sfida per il nostro paese e i suoi cittadini. La consigliera federale Karin Keller Sutter ha affermato che gli accordi bilaterali sono necessari per la nostra prosperità. Essi potranno infatti essere un fattore di progresso, però soltanto se questi accordi saranno accompagnati da precise regole. In caso contrario, a trarne benefici saranno solo in pochi.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/734061_1383079301937041_401638277_n.jpg" length="14832" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10726</guid><pubDate>Thu, 16 Jul 2020 09:44:00 +0200</pubDate><title>Parità salariale ancora molto lontana</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/parita-salariale-ancora-molto-lontana</link><description>I dati forniti recentemente dall’ Ufficio federale di statistica mostrano ancora e sempre la dimensione di uno scandalo.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>No, proprio non ci siamo. E i dati sono impietosi. La parità salariale in Svizzera è ancora lontana: per un posto di lavoro a tempo pieno e considerando tutte le categorie professionali, il salario mediano di un uomo era nel 2019 del 18,1% superiore a quello di una donna (72’800 contro 86’000, pari a una differenza di 13’200 franchi). Lo si evince dai dati sul reddito da lavoro pubblicati il 23 giugno 2020 dall’Ufficio federale di statistica.</strong></p><p>Nel dettaglio, il divario salariale maggiore lo si riscontra tra le categorie «dirigenti» e «professioni accademiche»: nei primi è del 23,0% (un uomo guadagna 130’000 franchi, 24’300 in più di una donna), nei secondi addirittura del 25,0% (salario degli uomini: 112’100, 22’400 franchi in più).</p><p>Divari percentuali superiori al 20% sono presenti anche nelle categorie meno retribuite: nelle «professioni artigianali» un uomo guadagna 74’100 franchi, 14’400 in più (24,1%) di una donna, tra gli «addetti a installazioni e apparecchi» i maschi hanno un salario di 71’500 franchi, di 13’200 superiore (22,6%) a quello delle loro colleghe. Nei «servizi e nella vendita» gli uomini ricevono in media il 23,3% in più (+13’000 a 68’900 franchi), tra le «professioni tecniche» il divario è del 21,9% (17’000 in più a 94’500). Anche tra i «lavoratori non qualificati» la differenza è importante: qui gli uomini hanno un salario di 61’600 franchi, il 24,7% in più (o 12’200 franchi) di quello delle donne.</p><p>Una differenza di paga minore la si osserva nella categoria «impiegati d’ufficio e di commercio», ma rimane comunque superiore al 10%: qui gli uomini guadagnano 78’000 franchi, 7’200 in più delle donne (10,2%). Rispetto allo scorso anno, il divario salariale generale è calato di un punto percentuale. Nei singoli settori d’attività l’evoluzione è contrastata: la differenza retributiva è calata in particolare per i «dirigenti» (-8,2 punti), «servizi e nella vendita» (-4,8), «professioni artigianali» (-3,9), «addetti a installazioni e apparecchi» (-7,1) e «lavoratori non qualificati» (-8,1). Il divario è invece aumentato tra le «professioni accademiche» (salito di 5,4 punti) e gli «impiegati d’ufficio e di commercio» (+5,3). Stabile quello delle «professioni tecniche» (leggero aumento di 0,2 punti).</p><p>I dati forniti recentemente dall’ Ufficio federale di statistica mostrano ancora e sempre la dimensione di uno scandalo. Il 22 settembre 2018 oltre 20 mila persone – soprattutto donne – avevano manifestato per denunciare disuguaglianze e discriminazioni inaccettabili. E sempre continueranno a farlo.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_2019-07-09-scriopero-delle-donne-941_6ff06be35b.png" length="561711" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10725</guid><pubDate>Mon, 29 Jun 2020 09:37:00 +0200</pubDate><title>Aiuti statali e dividendi agli azionisti</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/aiuti-statali-e-dividendi-agli-azionisti</link><description>Pubblicato lo studio di Unia dedicato al divario salariale. Mette a confronto i salari più alti e quelli più bassi di 37 aziende svizzere.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Il divario salariale nelle maggiori aziende svizzere cresce ulteriormente rispetto al 2018 (da 1:142 a 1:148). <strong>A guadagnare sempre di più sono i dirigenti d’azienda e gli azionisti che nel 2019 raccolgono ben 63 miliardi di franchi, una cifra che supera gli aiuti di Stato per fronteggiare la crisi attuale.</strong></p><p>Alcune di queste aziende non si fanno scrupoli nel chiedere aiuti statali sotto forma di indennità per lavoro ridotto e, allo stesso tempo, di distribuire dividendi. Amministratori delegati, consigli di amministrazione e azionisti stanno aggravando la crisi con il loro comportamento antisociale e sono i principali motori di una sempre maggiore disuguaglianza sociale.</p><h4><strong>Il divario cresce</strong></h4><p>Rispetto all’anno scorso, la forbice salariale è aumentata: nel 2018 era di 1:142, nel 2019 era di 1:148.</p><p>A guidare la classifica poco onorevole è Roche (1:308), che paga al suo Ceo Severin Schwan un salario di oltre 15 milioni di Franchi. L’azienda farmaceutica è seguita a distanza da Ubs (1:241) e Nestlé (1:230).</p><p>Nei primi dieci posti troviamo anche Novartis (1:207), Credit Suisse (1:206), Abb (1:195), la compagnia assicurativa Zürich (1:183) e una delle aziende svizzere più famose, ovvero Swatch, che si classifica nona, con una forbice salariale di poco superiore alla media (1:158).</p><p>Tra le aziende prese in esame dallo studio, 7 hanno richiesto indennità per lavoro ridotto per i propri dipendenti, tra queste Swatch, Abb, Adecco, Lindt &amp; Sprüngli e Straumann. Questo non ha impedito loro di distribuire comunque 4 miliardi di dividendi agli azionisti. L’azienda Straumann, nel settore delle tecnologie mediche, ha addirittura annunciato il taglio di 660 posti di lavoro, di cui 60 a Basilea.</p><p>Gli azionisti delle aziende prese in esame hanno incassato 63 miliardi di Franchi nel 2019, una cifra che supera addirittura gli aiuti di Stato alle aziende in crisi a causa della pandemia (60 miliardi).</p><p>Un terzo delle ricchezze prodotte nel 2019 dalle aziende prese in esame è finito nelle tasche degli azionisti, mentre ai lavoratori dipendenti (1,6 milioni) è spettato il resto.</p><p>Nell’azienda della famiglia Blocher, la EMS Chemie, gli azionisti si prendono i 2/3 della torta (il 70% delle azioni è in mano alle figlie di Blocher), mentre ai 2800 dipendenti rimane solo un terzo della ricchezza prodotta.</p><p>Firma l’appello: <a href="https://uss-ti.ch/ricevono-soldi-pubblici-ma-licenziano-basta-firma-la-petizione-online/" target="_blank" rel="noreferrer">Ricevono soldi pubblici ma licenziano. Basta!</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_2020-ecarts-salariaux_04_3a6c790429.gif" length="55357" type="image/gif"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10716</guid><pubDate>Sun, 28 Jun 2020 14:41:00 +0200</pubDate><title>Nel mirino dell’UDC ci sono i diritti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/nel-mirino-delludc-ci-sono-i-diritti</link><description>Si tratta di un’iniziativa che farebbe ripiombare la Svizzera all’epoca dei contingenti e dello statuto dello stagionale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Nel-mirino-dell-Udc-ci-sono-i-diritti-7b02c400" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a> del 26 giugno 2020</p><p>Una crisi economica senza precedenti, esplosione della disoccupazione e del ricorso all’aiuto sociale, decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, salari sempre più sotto pressione. Quella che sta uscendo, perlomeno ce lo auguriamo, dalla fase di pandemia è una Svizzera in grande difficoltà e tutte le previsioni ci dicono che in autunno andrà peggio. È dunque un contesto difficile quello in cui, subito dopo l’estate, si terrà la votazione popolare sull’iniziativa dell’Udc detta “per la limitazione”, un appuntamento politico cruciale per l’avvenire della Svizzera. E non solo per quello che concerne le sue relazioni economiche con l’Unione europea e la regolamentazione dell’afflusso di manodopera estera. Perché la vera posta in gioco il 27 settembre sono i diritti di tutte le salariate e di tutti i salariati che lavorano in questo paese, che siano immigrati, frontalieri,&nbsp; lavoratori distaccati, residenti o cittadini svizzeri.&nbsp;</p><p>Al di là della sua denominazione e degli slogan propagandistici per accendere sentimenti nazionalisti e identitari nella popolazione fondati su una separazione tra comunità nazionale e tutti gli “altri”, l’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” altro non è infatti che un attacco frontale alle (già fragili) norme di protezione dei salari e dei lavoratori. La limitazione dell’immigrazione e la rottura con l’odiata Unione europea sono solo obiettivi apparenti.&nbsp;</p><p>L’Udc non vuole meno lavoratori stranieri, perché la Svizzera, non si stanca di ripetere, anche con la sua iniziativa potrà continuare a ingaggiare tutta la manodopera estera necessaria alla nostra economia. L’Udc chiede semplicemente di cancellare diritti e di legalizzare il dumping salariale. Del resto, è bene ricordarlo, il partito dei Blocher ha sempre contrastato, sin dagli anni Novanta, ogni misura (anche la più timida) tesa a contenere gli effetti negativi sul mercato del lavoro del regime di libera circolazione delle persone. Effetti negativi sicuramente reali, soprattutto in una regione di frontiera come il Ticino (si pensi alla pressione sui salari o al fenomeno della sostituzione di manodopera residente con personale frontaliero sottopagato), ma che l’Udc utilizza solo per vendere la sua ricetta liberista fondata sullo sfruttamento delle persone.&nbsp;</p><p>Quella sui cui voteremo, è dunque un’iniziativa sì “per la limitazione”, ma per la limitazione dei diritti, che farebbe ripiombare la Svizzera all’epoca dei contingenti e dello statuto dello stagionale, in cui i lavoratori stranieri non avevano praticamente alcun diritto ed erano costretti, lontani dalla famiglia, a una vita fatta di lavoro e di ricatti. Questa politica migratoria, oltre ad essere disumana, favoriva naturalmente lo sfruttamento e la pressione sui salari dell’intero mercato del lavoro. Certo, questo fenomeno esiste anche oggi, ma va combattuto con un rafforzamento delle regole e un inasprimento delle sanzioni e non certo con la deregolamentazione voluta dalla subdola iniziativa dell’Udc. Una grave minaccia per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori!</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Iniziativa-udc-stagionali.jpeg" length="66109" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10715</guid><pubDate>Wed, 24 Jun 2020 14:35:00 +0200</pubDate><title>Proposte per una diversa politica economica, sociale e ambientale</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/proposte-per-una-diversa-politica-economica-sociale-e-ambientale</link><description>L’Unione sindacale svizzera, sezione Ticino e Moesa, si rivolge al Consiglio di Stato e alla deputazione ticinese alle Camere federali.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Unione sindacale svizzera, sezione Ticino e Moesa (USS-TI) si rivolge al Consiglio di Stato e alla deputazione ticinese alle Camere federali tramite una lettera per sottoporre undici proposte volte a favorire un’uscita dalla crisi legata alla pandemia grazie ad una diversa politica economica, sociale e ambientale.</strong></p><p>Onorevoli signori consiglieri di Stato,<br>Onorevoli signore e signori deputati alle Camere federali,</p><p>La pandemia provocata dal coronavirus ha messo in luce vari aspetti fragili del tessuto economico, sociale, ambientale e sanitario del nostro Cantone. Confederazione e cantoni hanno deciso importanti aiuti, anche se a volte insufficienti e altre volte inadeguati, come avremo modo di spiegare in seguito.</p><p>Il mondo economico e politico auspica il ritorno alla normalità al più presto possibile, sottintendendo che ciò dovrebbe significare il ritorno alla situazione precedente questa crisi. Preoccupano in particolare le dichiarazioni di alcune personalità politiche e di ambienti economici secondo i quali sarebbero indispensabili nuove misure di risparmio sui lavoratori e le lavoratrici.</p><p>Anche il sindacato, evidentemente, auspica la fine rapida di questa situazione di crisi. Tuttavia l’USS- TI ritiene che le misure da adottare devono essere altre. La crisi ha rilevato l’essenzialità del ruolo dell’ente pubblico. Ed è proprio l’ente pubblico, secondo l’USS-TI, che dovrebbe assumersi nuovi e fondamentali compiti. Il mercato e la concorrenza, che hanno dominato la politica negli ultimi decenni, hanno dimostrato gravi lacune e sono pure responsabili, secondo molti esperti, della rapida diffusione del coronavirus.</p><p>Di seguito ci permettiamo pertanto sottoporre alla vostra attenzione alcune proposte concrete le quali, a nostro giudizio, dovrebbero essere attuate con una certa sollecitudine. Si tratta, in alcuni casi, del sostegno a proposte già formulate e in altri casi di nuove piste che meriterebbero, a giudizio dell’USS-TI, attenzione da parte degli attori del nostro Cantone.</p><p><strong>1. Per un tessuto economico sano</strong></p><p>Il tessuto economico ticinese in parte importante è costituito da aziende di qualità e virtuose, anche dal profilo dei rapporti contrattuali e sociali. Una parte purtroppo altrettanto importante è invece caratterizzata da aziende a basso valore aggiunto: esse spesso beneficiano di privilegi fiscali, occupano ampie superfici del nostro territorio e offrono salari che non permettono di vivere sul nostro territorio. Sono inoltre responsabili di un notevole traffico, sempre più caotico.</p><p>Queste aziende non offrono pertanto né qualità, né ricchezza al nostro Cantone e la loro sostituzione con aziende virtuose costituirebbe un salto di qualità, sia per quanto riguarda la produzione, sia per i posti di lavoro che potrebbero essere offerti.</p><p>Per raggiungere questo obiettivo si potrebbe agire sulla pianificazione del territorio, con misure disincentivanti e con una politica diversa dei salari, basata su una loro rivalorizzazione che permetta una vera ed efficace lotta al dumping. Sarebbe urgente, ad esempio, l’adozione di un salario minimo sociale più elevato di quanto deciso, nonché l’introduzione di un salario minimo economico a livello svizzero che permetta a un residente di vivere decorosamente.</p><p>È pure importante ripensare cosa si produce, come e dove. In questo senso l’ente pubblico dovrebbe assumere un ruolo attivo di sostegno alle aziende, non con aiuti a pioggia, bensì con aiuti mirati ad aziende che hanno reali prospettive di medio o di lungo termine, che rispettano l’ambiente, che rispettano la parità di genere, che non provocano ulteriori flussi di traffico e che garantiscano condizioni di lavoro adeguate.</p><p><strong>2. Per un miglioramento delle condizioni di lavoro del personale sociosanitario.</strong></p><p>Il coronavirus ha pure messo in luce le carenze del sistema sociosanitario. Per poco, e solo grazie alle chiusure di tutte le attività ed a un eccezionale sforzo del personale sanitario, si è potuto evitare il collasso delle strutture ospedaliere e il razionamento delle cure.<br>Le difficili condizioni di lavoro e di conciliazione famiglia-lavoro in questo settore determinano una perdita di circa il 50% delle infermiere e degli infermieri che abbandonano la professione entro un decennio dall’inizio dell’attività professionale.</p><p>Appare dunque urgente migliorare le condizioni di lavoro e potenziare la formazione sociosanitaria. In questo senso, l’USS-TI auspica ad esempio un ampio sostegno all’iniziativa “Per cure infermieristiche forti” lanciata dall’Associazione Svizzera Infermiere e Infermieri, iniziativa che sarà molto probabilmente sottoposta al voto popolare nei prossimi mesi.</p><p><strong>3. Per un sostegno all’apprendistato.</strong></p><p>Il sistema di formazione duale basato sull’alternanza tra formazione scolastica e in azienda rischia di essere messo a dura prova nel prossimo anno, le possibili difficoltà economiche alle quali diversi settori saranno confrontati potrebbero fungere da disincentivo per molte aziende. Questo causerebbe serie difficoltà al sistema formativo, cosi come un’assenza di profili adeguatamente formati nel medio termine. È quindi importante che l’ente pubblico intervenga rapidamente con misure di sostegno alle aziende che ingaggeranno apprendisti, assicurando il numero minimo necessario per soddisfare le richieste.</p><p><strong>4. Per una migliore qualità della vita e dell’ambiente.</strong></p><p>La chiusura di molte attività, come abbiamo potuto constatare, ha avuto un effetto positivo sull’ambiente. Mai come in questo periodo l’aria era finalmente respirabile, grazie alla forte diminuzione del traffico motorizzato privato. Ciò, a nostro modo di vedere, dovrebbe convincere anche i più scettici a trovare altre vie di mobilità, passando dal potenziamento dei trasporti pubblici e della mobilità dolce.</p><p>In questi anni l’offerta del trasporto pubblico è migliorata e, diventando più capillare, ha contribuito a rafforzare un importante servizio pubblico. La decisione del Gran Consiglio di sostenere il credito di 461,4 milioni per il potenziamento dei trasporti pubblici, è vista con favore dall’USS-TI. Il trasporto pubblico, lo ricordiamo, è parte della soluzione della crisi climatica, pertanto sarà importante individuare forme di incentivazione e di finanziamento che ne garantiscono la qualità e la perennità anche attraverso un contratto collettivo di settore sostenuto dal Consiglio di Stato.</p><p>L’altra pista da seguire è il potenziamento delle forme di telelavoro, che tuttavia vanno attentamente regolamentate. Con regole chiare per la gestione dello spazio e del tempo produttivo/improduttivo, per la gestione del confinamento e dei rischi psicosociali ad esso legati. Il telelavoro deve essere volontario, reversibile e fissato da un contratto o da un regolamento, in cui si definiscono anche le compensazioni per le spese (parte dell’affitto, materiale, elettricità).</p><p><strong>5. Per una reale compensazione delle perdite salariali per le fasce di reddito medio-basse.</strong></p><p>Le indennità per lavoro ridotto hanno permesso di garantire lo stipendio nella misura dell’80%. L’USS-TI ritiene che l’ente pubblico dovrebbe garantire la differenza, almeno per i salari più bassi. Infatti una diminuzione che in termini reali si aggira sul 25% del salario mette in difficoltà molte famiglie. Il rilancio dell’economia necessita pure di salariati con redditi adeguati, come ha tra l’altro sottolineato il prof. Sergio Rossi. La diminuzione delle retribuzioni ha quindi effetti negativi anche sull’economia.</p><p>Per questo, vi chiediamo di sostenere <a href="https://uss-ti.ch/ricevono-soldi-pubblici-ma-licenziano-basta-firma-la-petizione-online/" target="_blank" rel="noreferrer">l’appello</a>&nbsp;che ricevete in allegato, che chiede il pagamento delle indennità di lavoro ridotto al 100% fino ad un’indennità minima di 5000 Fr. mensili.<br>L’USS-TI auspica inoltre che in Ticino si giunga rapidamente a degli accordi di condono parziale delle pigioni commerciali in modo da sostenere le molte piccole realtà duramente toccate dalla crisi. Delle soluzioni sono già state trovate in altri cantoni (Ginevra, Friborgo, Neuchâtel, Vaud e Basilea Città), ed è necessario che a livello federale si arrivi rapidamente al progetto di legge riguardante il pagamento del 40% delle pigioni commerciali durante i mesi di inattività.</p><p><strong>6. Per il divieto di licenziamento da parte delle aziende che hanno ricevuto sostegno pubblico sotto forma di indennità di lavoro ridotto.</strong></p><p>Nell’appello che alleghiamo, è contenuta una seconda rivendicazione relativa alle aziende che hanno ricevuto le indennità di lavoro ridotto. Queste non sono un sostegno economico diretto alle aziende, ma un sostegno all’impiego, e per questo devono essere utilizzate. Il divieto al licenziamento deve quindi essere decretato per le aziende beneficiarie, nel rispetto della volontà del legislatore e dello spirito della misura. Anche su questo punto del nostro appello chiediamo quindi il vostro sostegno.</p><p><strong>7. Per una politica fiscale equa e trasparente.</strong></p><p>Da anni assistiamo a sgravi fiscali di cui hanno abbondantemente beneficiato i detentori di alti redditi e di cospicue sostanze. Il risultato lo conosciamo: la disparità nella ripartizione della ricchezza in questi ultimi anni è fortemente aumentata.</p><p>L’USS-TI ritiene possibile e auspicabile una diversa politica fiscale per garantire all’ente pubblico più risorse, nonché misure a sostegno del reddito, come il reddito di cittadinanza. Va pure rilevato che in questo periodo è possibile disporre di finanze a costi pari quasi a zero. L’ente pubblico non può pertanto invocare aspetti finanziari per rinunciare a svolgere un ruolo attivo nel paese.</p><p><strong>8. Per una riduzione del tempo di lavoro a parità di salario.</strong></p><p>Nelle ultime settimane da parte padronale sono stati lanciati molti appelli ad aumentare la durata del lavoro e la flessibilità, con lo scopo irrazionale di “recuperare” le ore perse a causa della pandemia. Questo è semplicemente irrealista e inaccettabile. Al contrario, al fine di favorire una miglior conciliazione tra vita professionale e famigliare, gli sforzi devono tendere verso una diminuzione del tempo di lavoro. L’USS-TI ritiene quindi che il Cantone dovrebbe agire su tre fronti. D’un lato dovrebbe ridurre il tempo di lavoro nei suoi settori di competenza, come d’altra parte già chiesto da tempo da parte dei sindacati di categoria. D’altro lato, dovrebbe incentivare le riduzioni anche nel settore privato, facendo capo, almeno transitoriamente, ad aiuti straordinari. Terzo, dovrebbe, direttamente o in collaborazione con enti non a scopo di lucro, sviluppare attività in campo sociale, ambientale e sanitario, garantendo in questo modo posti di lavoro qualificati.</p><p><strong>9. Per la parità di genere.</strong></p><p>La crisi del coronavirus è l’occasione per il Ticino di rilanciare la politica a favore della parità tra i sessi, con misure legislative e amministrative forti in ambito sociale, politico, economico e culturale. L’USS-TI deplora il messaggio contrario del Consiglio di Stato alla creazione di un Ufficio per la promozione della parità di genere. Il Gran Consiglio deve ora dare un importante segnale in questa direzione. L’USS-TI chiede anche che venga finalmente adottato il Piano di azione cantonale per la parità (mozione Milena Garobbio e cofirmatari, 14 dicembre 2015). Ritiene inoltre che ci voglia maggiore incisività nel combattere da un lato le discriminazioni salariali, e d’altro lato nel promuovere le carriere delle donne infrangendo il soffitto di vetro. Vanno pertanto migliorate, in quest’ottica, tutte le misure per una migliore conciliabilità tra sfera privata e sfera professionale. Una pista percorribile? Incentivi ad aziende virtuose che rispettano la parità.</p><p><strong>10. Per un vero coinvolgimento dei lavoratori e lavoratrici.</strong></p><p>Il periodo di crisi sanitaria che stiamo vivendo ha mostrato ulteriormente quanto il coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici sia indispensabile, ad esempio nell’elaborazione di protocolli di protezione adeguati, nella loro implementazione e nel loro controllo durante tutto il processo produttivo. Per questo, l’ente pubblico deve favorire un maggior coinvolgimento delle maestranze, tramite le necessarie modifiche delle legislazioni in vigore (legge sulla partecipazione) e l’implementazione dei diritti sindacali in tutte le realtà produttive del cantone. È necessaria un’adeguata tutela dal licenziamento dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori.</p><p><strong>11. Per la creazione di un fondo straordinario di aiuto a coloro che sono rimasti esclusi dalle misure di sostegno implementate e/o ancora attive in questo momento.</strong></p><p>Purtroppo, diverse categorie di lavoratrici e lavoratori, il personale domestico ad esempio, sono rimaste escluse dagli aiuti statali. Altre, ne sono state private troppo in fretta, prima che la loro attività potesse realmente riprendere. Pensiamo ad esempio a molti lavoratori e lavoratrici indipendenti o ai titolari (e loro famigliari) di piccole imprese. Per loro, parte essenziale del tessuto economico cantonale, l’ente pubblico deve trovare soluzioni rapide ed efficaci, per il tramite ad esempio di un fondo di sostegno straordinario.</p><p>Vi ringraziamo per l’attenzione che vorrete accordare al nostro scritto. Siamo evidentemente disponibili a meglio illustrare le nostre proposte, qualora lo riteneste opportuno.</p><p>In attesa di una vostra cortese risposta vi porgiamo i nostri migliori saluti.</p><p><strong>USS-Ticino e Moesa</strong></p><p>Il presidente, Graziano Pestoni</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Proposte-USS-Coronavirus.jpg" length="26330" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10714</guid><pubDate>Wed, 17 Jun 2020 14:28:00 +0200</pubDate><title>Il telelavoro è la panacea?</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-telelavoro-e-la-panacea</link><description>Anche se per molte aziende questo modo di lavorare era prima impensabile, si è imposto da un giorno all’altro. Tuttavia non è tutto rose e fiori.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://sev-online.ch/it/aktuell/kontakt.sev/2020/il-telelavoro-e-la-panacea-2020060903-9/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Giornale SEV</strong></a> del 10 giugno 2020</p><p>Durante la crisi del coronavirus, il telelavoro è diventato di fatto la norma. 1,4 milioni di persone hanno lavorato da casa. Anche se per molte aziende e dipendenti questo modo di lavorare era prima impensabile, si è imposto da un giorno all’altro. Tuttavia non è tutto rose e fiori. Ce lo spiega anche Luca Cirigliano, segretario centrale dell’USS e specialista in diritto del lavoro.</p><p>Il telelavoro ha il vento in poppa. Secondo un sondaggio dell’Institut gfs.bern pubblicato a fine maggio, quasi l’80% degli intervistati sarebbe ancora in modalità telelavoro dopo la pandemia e l’89% ritiene che questo modo di lavorare dovrebbe essere incoraggiato dalle aziende. Il migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e la soppressione del tragitto casa-lavoro sono tra i principali motivi di questa soddisfazione. La riduzione degli spostamenti è un vantaggio per la vita privata ed evita il sovraccarico delle vie di comunicazione.</p><p>Questi risultati invitano diverse persone a promuovere il telelavoro, tra queste Katja Gentinetta, filosofa politica ed editorialista della NZZ. Alla radio della Svizzera francese, ha sottolineato come da molti anni il telelavoro sia stato molto richiesto dai dipendenti, «da donne, da padri, ma i datori di lavoro erano piuttosto reticenti, poiché dubitavano della sua efficacia. Ora abbiamo visto che funziona, forse non perfettamente, ma sarebbe bello mantenerne alcuni aspetti.»</p><h4><strong>Non tutto è roseo</strong></h4><p>Anche il telelavoro ha i suoi (grandi) svantaggi. Dal sondaggio emerge che la custodia dei figli è stata problematica per il 41% degli intervistati. In particolare tra le donne. Non c’è da stupirsi, visto che la distribuzione dei ruoli all’ interno della famiglia fa sì che esse siano state particolarmente sollecitate dai lavori di casa e dalla scuola in casa.</p><p>Un altro elemento negativo è stato evidenziato il 23 maggio da David Giauque su diversi quotidiani della Svizzera romanda. Professore presso l’Institut de hautes études en administration publique, ritiene che «la capacità di innovazione e di creazione sia minata dal lavoro a distanza, poiché quest’ultimo individualizza il lavoro e non permette il confronto necessario alla creazione di idee. Limiterebbe insomma l’intelligenza collettiva».</p><p>L’indagine di gfs.bern ha anche evidenziato che il 71% degli intervistati ha dichiarato di aver sofferto di mancanza di contatti sociali con i colleghi e il 64% di isolamento.</p><h4><strong>Chi si assume i costi?</strong></h4><p>Il telelavoro genera costi (connessioni internet, elettricità). Secondo il sondaggio, il 45% delle aziende non si assume alcun costo e solo il 9% li paga interamente, mentre il resto di solito copre le spese tecniche, afferma Lukas Golder di gfs.bern. Luca Cirigliano, segretario centrale dell’Unione sindacale svizzera, sottolinea che la legge prevede che «il dipendente ha diritto al rimborso delle spese necessarie imposte dall’ esecuzione del lavoro». Condizione: le spese devono essere realmente necessarie per l’attività professionale prevista dal datore di lavoro. Ciò include elettricità, internet, carta, riparazioni, ecc. In casi particolari, anche parte dell’affitto. «Se non ci fosse una ripartizione dei costi, il datore di lavoro potrebbe risparmiare l’affitto, i mobili e le infrastrutture sulle spalle del suo personale».</p><p>Il telelavoro ha bisogno di regole chiare per evitare di trovarsi nel bel mezzo della giungla e per garantire la protezione dei lavoratori. «Oggi, i datori di lavoro spesso non rispettano i loro obblighi legali. A loro si applica soprattutto la legge sul lavoro (LL) nella sua interezza, indipendentemente dal fatto che il telelavoro sia ordinato dal datore di lavoro o desiderato dal dipendente. In altre parole, il datore di lavoro è obbligato per legge a garantire un allestimento ergonomico del posto di lavoro e delle relative infrastrutture (mobili, schermo, tastiera, ma anche illuminazione, ecc.), nonché la protezione contro il burnout o il sovraccarico di lavoro (pause, diritto di non essere contattabile). Il datore di lavoro deve anche rispettare la protezione dei dati dei suoi dipendenti ed evitarne la sorveglianza».</p><h4><strong>Un contratto collettivo per prevenire gli abusi</strong></h4><p>Le regole sono chiare: la LL, il Codice delle obbligazioni e la legge federale sulla protezione dei dati si applicano tutte e tre al telelavoro. Anche i tribunali hanno d’altronde sviluppato una prassi in questo ambito. Queste basi legali offrono una buona protezione dei dipendenti: «I doveri del datore di lavoro, come conferma la giurisprudenza dei tribunali, rimangono spesso lettera morta. A causa dell’insufficiente protezione contro il licenziamento in Svizzera, i collaboratori che si difendono individualmente in tali situazioni rischiano semplicemente di essere licenziati a priori. Inoltre, gli ispettorati del lavoro sono spesso sottodimensionati dal profilo del personale e dei mezzi finanziari e pertanto non si occupano di telelavoro», analizza Luca Cirigliano.</p><p>La soluzione migliore per proteggere i dipendenti è quindi quella di evitare una logica di difesa individuale. «I sindacati e la loro difesa collettiva degli interessi dei dipendenti hanno la risposta ideale, perché i CCL forniscono un quadro di riferimento per il telelavoro».</p><p>Oltre alle questioni relative all’ergonomia, ai costi e all’orario di lavoro, i CCL permettono anche di discutere la scelta volontaria del telelavoro, il diritto ad almeno un giorno di lavoro in ufficio per evitare l’isolamento sociale, l’adeguamento degli obiettivi in caso di contemporanea cura dei figli o dei parenti, la definizione di misure sanitarie e di controlli nel telelavoro, previa consultazione con gli specialisti della protezione della salute (pool MSSL).</p><p>«Se non fosse possibile imporre i CCL in questo settore, allora si dovrebbe risolvere la questione del controllo del telelavoro, oltre a chiedere eventualmente che in un’ordinanza o nella legge siano stabilite regole chiare sulle spese nonché norme specifiche per la protezione dei dati», conclude in modo molto chiaro Cirigliano.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/20_08_homeoffice_pexels_com_285x184_def.850x510.jpg" length="62268" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10713</guid><pubDate>Wed, 17 Jun 2020 14:24:00 +0200</pubDate><title>I liberali impediscono la votazione sulle misure di sostegno per i lavoratori indipendenti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/i-liberali-impediscono-la-votazione-sulle-misure-di-sostegno-per-i-lavoratori-indipendenti</link><description>Una ristretta maggioranza si oppone quindi al sostegno dei lavoratori indipendenti e delle PMI.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo la mozione d’ordine di ieri, dovevano essere trattate in Parlamento ancora questa settimana due mozioni della consigliera nazionale del PS, Mattea Meyer, relative alla proroga delle misure di sostegno per i lavoratori indipendenti. Ma questa decisione è stata revocata su istanza del Partito liberale radicale con 93 voti contro 89. Una ristretta maggioranza si oppone quindi al sostegno dei lavoratori indipendenti e delle PMI. Una messinscena a scapito dei più piccoli. Il sindacato syndicom chiede ora al Consiglio federale di assumersi finalmente la responsabilità e di rappresentare adeguatamente i lavoratori indipendenti e le piccole imprese.</strong></p><p>Nonostante gli allentamenti, molti lavoratori indipendenti non sono ancora tornati alla normalità. La consigliera nazionale del PS, Mattea Meyer, ha pertanto richiesto in due mozioni che venga prorogata fino a settembre l’indennità per perdita di guadagno per i lavoratori indipendenti e l’indennità per il lavoro ridotto per le persone con proprie società a responsabilità garantita. Mozioni, che a detta del sindacato syndicom sono urgentemente necessarie.</p><h4><strong>Il Consiglio federale tace, la maggioranza sta a guardare</strong></h4><p>La competente commissione del Consiglio nazionale ha sì approvato le due mozioni, ma nonostante l’urgenza il Consiglio federale non ha preso alcuna posizione in merito. Ecco perché la frazione del PS ha presentato una mozione d’ordine affinché entrambe le mozioni vengano trattate ancora in questa sessione. Il successo di questa richiesta è però durato ben poco: alcuni rappresentanti del Partito liberale radicale hanno chiesto di revocare questa decisione. Questo comporta che le due mozioni non potranno essere trattate nell’attuale sessione parlamentare. Così facendo, né il Consiglio federale né i partiti borghesi e alcuni membri dei partiti di centro e dei Verdi dimostrano di prendere sufficientemente sul serio la situazione attuale dei lavoratori indipendenti.</p><p>I lavoratori indipendenti e i freelance hanno dovuto attendere a lungo il sostegno del Consiglio federale. Limitate a livello temporale e senza tariffa minima, anche le misure menzionate sono per alcuni appena sufficienti a garantire un’esistenza dignitosa. Le misure di sostegno devono essere prorogate per evitare che a causa della crisi vengano meno numerose realtà professionali. syndicom si adopererà insieme ai suoi membri dei settori dei media e della comunicazione per evitare che i più piccoli vengano lasciati indietro.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/csm_2017-08-14_Crowdworking_135_cf_ab6bb51f5a.jpg" length="72407" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10695</guid><pubDate>Tue, 09 Jun 2020 13:39:00 +0200</pubDate><title>Le voci delle donne non resteranno mute!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-voci-delle-donne-non-resteranno-mute</link><description>Domenica 14 giugno dalle ore 10 alle ore 12.00 in Piazza del Sole a Bellinzona rivendicheremo “Rispetto!”. </description><content:encoded><![CDATA[<p><i><strong>“Non voglio più accettare le cose che non posso cambiare: voglio poter cambiare ciò che non accetto. Dobbiamo comportarci come se fosse possibile cambiare radicalmente il mondo e dobbiamo farlo costantemente</strong></i><strong>”. L’americana Angela Davis, femminista e attivista per i diritti civili, ha fatto della lotta per un mondo migliore, la sua cifra. Quelle sue parole sono anche le nostre: la parità richiede una lotta quotidiana, ostinata, tenace. Ed è quello che donne, associazioni, collettivi, movimenti e sindacati fanno ogni giorno. In vista del 14 giugno una molteplicità di eventi scandiranno il tempo delle lotte per l’uguaglianza</strong>.&nbsp;</p><p>Eccoci dunque, un anno dopo lo storico sciopero del 2019, ad occupare nuovamente la scena in forma unitaria, plurale e collettiva e nel rispetto delle misure sanitarie imposte dalle autorità federali e cantonali. Domenica 14 giugno dalle ore 10 alle ore 12.00 in Piazza del Sole a Bellinzona rivendicheremo “Rispetto!”. Rispetto per la nostra persona, la nostra autodeterminazione, i nostri corpi, le nostre aspirazioni, le nostre condizioni di vita, le nostre opinioni, le nostre scelte. Rivendicheremo salari migliori, condizioni di lavoro migliori, più tempo per noi, più equità, più libertà, più spazi. Denunceremo violenze, ostilità, prevaricazioni. Denunceremo ogni forma di razzismo!</p><p>E diremo soprattutto grazie alle donne. A tutte le donne che durante l’emergenza Covid-19 si sono sobbarcate l’onere del lavoro di cura, del lavoro remunerato e non remunerato. Le donne hanno dimostrato che le mani della cura sono più forti della paura. Nelle corsie degli ospedali o tra gli scaffali dei grandi magazzini, le donne non hanno mai smesso di prendersi cura dei nostri bisogni. Il 14 giugno renderemo visibile ciò che è stato invisibile.</p><p>Noi donne ci siamo. Ci siamo ogni giorno, anche se ci mostriamo pubblicamente in occasioni scelte, perché per le donne ci sono alcune date che vanno oltre la mera forza simbolica o celebrativa: il 14 giugno è una data centrale nel movimento sindacale perché il 14 giugno 1991 fu organizzato il primo sciopero nazionale delle donne. Uno sciopero voluto per denunciare il mancato rispetto della Costituzione svizzera: il 14 giugno di dieci anni prima, il popolo aveva infatti approvato l’articolo costituzionale sull’uguaglianza: “&nbsp;<i>Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l’uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l’istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore”</i>. Quasi 30 anni dopo, l’unica cosa certa è questa parità incompiuta.</p><p>La lotta per la parità, si diceva, è spesso silenziosa. Ma deve essere anche clamorosa, visibile, udibile, reiterata nella sua forza pubblica e dirompente. L’emergenza Covid-19, con il suo carico di sofferenze, non ha purtroppo spazzato via comportamenti patriarcali e maschilisti che perpetuano discriminazioni su discriminazioni, stereotipi su stereotipi. Attitudini diffuse a più livelli che vorrebbero le donne mute, capo chino sul lavoro retribuito e non retribuito, sempre in seconda fila, ai margini dei dibattiti pubblici.</p><p>Le voci delle donne non resteranno mute: saranno udibili sulle onde di alcune radio web – da Radio Gwen a Radio Carona – che con noi condividono gli ideali di un mondo più giusto e migliore. E negli spazi urbani di alcune località del Cantone, le tracce delle donne cominceranno ad essere visibili alcuni giorni prima del 14 giugno con l’azione Alberi femministi.&nbsp;</p><p>In quell’occasione renderemo omaggio anche alle pioniere che hanno lottato per il diritto di voto in Svizzera, di cui il 7 febbraio 2021 ricorrerà il cinquantenario. La nostra rete aderisce quindi con convinzione anche alle attività promosse sul territorio per questa ricorrenza, dopo che nel 2019 è stato festeggiato il diritto di voto delle donne a livello cantonale.</p><p>Mentre alle 15.24, quando cioè le donne cominciano a lavorare gratuitamente, fermeremo l’orologio anche noi: ma per ricordare la disparità salariale, una vergogna persistente.</p><p><strong>Nel dettaglio…</strong></p><p><strong>Perché Angela Davis</strong></p><p>Tra le grandi donne del movimento femminista – e ce ne sono tante in cui ci riconosciamo – abbiamo scelto Angela Davis. Non una scelta a caso: militante femminista dichiaratamente di sinistra, militante per i diritti civili e delle persone di colore, Angela Davis ha pagato con la prigione il suo coraggio. Le proteste per l’omicidio dell’afroamericano George Floyd hanno superato i confini americani: manifestazioni contro il razzismo si sono svolte infatti anche in Svizzera. E come dice Angela Davis: «Non è possibile separare la questione razziale da quelle di classe e di genere». Il femminismo è perciò antirazzista.</p><p><strong>Azione Alberi Femministi</strong></p><p>Dal 12 al 14 giugno in diverse località del Cantone – come a Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio ­-&nbsp;&nbsp;spunteranno degli alberi femministi con messaggi contro le discriminazioni e a favore della parità. Spunteranno come linfa anche i volti delle pioniere svizzere del diritto di voto.</p><p><strong>Azione-Flashmob Respect</strong></p><p>Il 14 giugno dalle 10 alle 12 in Piazza del Sole a Bellinzona, si terrà un’azione collettiva: donne come tante tessere di un mosaico vivo e plurale che sveleranno un messaggio forte e universale: RESPECT!</p><p><strong>Azione 15.24</strong></p><p>14 giugno, ore 15.24: il tempo si ferma per denunciare la disparità salariale.</p><p><strong>Azione Dialogos</strong></p><p>L’Associazione Dialogos aderisce con forte convinzione alla giornata di azione femminista del 14 giugno 2020. Come Associazione che si occupa di abusi sessuali e progetti di arte per il sociale, realizzeremo dei cartelloni con dei dati importanti sulle molestie e le violenze sessuali in Svizzera. Inoltre chiederemo alle donne di essere presenti a Bellinzona e di realizzare una piccola intervista sulla domanda “Cosa vuol dire per te essere una donna in questo momento”. Chi non può o non se la sente di esserci fisicamente, potrà mandare video, foto, testi, disegni o altro. Tutto il materiale sarà pubblicato sulla pagina facebook dell’Associazione.</p><p><strong>Azione l’invisibile è visibile</strong></p><p>La pandemia da Coronavirus ha reso invisibile il lavoro svolto dalle donne in vari settori fondamentali per il sostentamento del Ticino e, al contempo, ha bloccato ogni qualsivoglia tipo di manifestazione pubblica. Durante l’arco della giornata verranno quindi organizzate delle azioni dislocate su tutto il territorio al fine di riappropriarci della Città e apportare in vari luoghi simbolici delle rivendicazioni puntuali a proposito di diverse problematiche che ben evidenziano le discriminazioni che oggigiorno le donne sono ancora costrette a subire. Innanzitutto, ci recheremo in quei luoghi di lavoro che sono stati fondamentali per affrontare la pandemia da Coronavirus e che nella maggior parte dei casi vedono impieghiate donne.&nbsp;</p><p><strong>Rete nateil14 giugno</strong></p><p>Fanno parte della rete: UNIA, SEV, Syndicom, VPOD, SSM, OCST Donna-Lavoro, Coordinamento donne della sinistra, SISA, Forum Alternativo, POP, GISO, SOS Ticino, AvaEva, Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino, Associazione Donne PPD, Le Giovani Verdi, Associazione Dialogos.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Voci-donne.jpg" length="28489" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10694</guid><pubDate>Mon, 08 Jun 2020 12:42:00 +0200</pubDate><title>Grippe 1918 – Coronavirus 2020: pandemie a confronto</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/grippe-1918-coronavirus-2020-pandemie-a-confronto</link><description>In Ticino è stato pubblicato da pochi mesi un libro con tre saggi sul 1918,  il terzo dei quali è dedicato alla pandemia  di grippe nel Cantone.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da un articolo de LaRegione del 21 marzo 2020</p><p><strong>In Ticino è stato pubblicato da pochi mesi un libro con tre saggi sul 1918 (</strong><i><strong>Ribellarsi per avanzare</strong></i><strong>, Bellinzona, Fond. Pellegrini Canevascini), il terzo dei quali, di Rosario Talarico, è dedicato alla pandemia di grippe nel Cantone.&nbsp;</strong></p><p>“Qui si è diffusa una forte malattia chiamata spagnola. È una specie di peste, viene la febbre, si attacca al polmone e in 4 o 5 giorni si muore.” Anche i medici erano sconcertati e impotenti di fronte ad un morbo che non sapevano classificare. La prima ondata giunse da Cina e Giappone, ma anche da focolai negli USA; fu chiamata “spagnola” perché la Spagna, neutrale nel conflitto mondiale in corso, pubblicò subito i dati, mentre i belligeranti li nascosero. Era la primavera del 1918; pur essendo molto contagiosa, fu mite e “benigna”. Così la seconda ondata, sopraggiunta in autunno, fu sottovalutata. La pandemia causò un numero di decessi molto più alto di quelli della Prima guerra mondiale.</p><p>In Svizzera comparve ai primi di maggio tra i militari e si diffuse ai civili dalla Svizzera Romanda. Tra il luglio 1918 e il giugno 1919 furono contagiati, secondo i dati ufficiali, 660’000 individui, ma il numero degli ammalati era in realtà stimato a circa 2 milioni, oltre metà della popolazione elvetica. Le vittime furono 24’500, in maggioranza giovani adulti tra i 20 e i 40 anni. La vita economica si paralizzò e il sistema sanitario e assistenziale fu portato al collasso. In Ticino i casi di contagio furono 21’453, ma il Consiglio di Stato parlò di circa 80’000 ammalati sui 152’000 abitanti del Cantone. Nel solo secondo semestre del 1918 i morti furono 925.</p><p>Quali misure si adottarono per ridurre il diffondersi del morbo? Il 24 luglio un decreto cantonale proibiva assembramenti e riunioni in spazi chiusi, vietava quindi spettacoli, rappresentazioni teatrali, proiezioni cinematografiche, concerti, feste e balli. Le funzioni religiose furono limitate progressivamente, lasciando quelle del mattino presto, frequentate da poca gente; ai funerali potevano assistere solo i famigliari. In ottobre le misure furono inasprite e venne istituito il servizio cantonale di igiene. Nuovo decreto che chiedeva di evitare i contatti con i malati, curare l’igiene, arieggiare gli spazi abitativi; sconsigliato recarsi all’osteria, come pure usare tram e treni. Rinunciare a stringere la mano, usare il fazzoletto, non sputare. Furono chiuse le scuole, i cui locali spesso divennero lazzaretto.</p><p>La struttura sanitaria, malgrado la ricerca di volontari e di studenti in medicina per assistere i malati presentò un forte grado di disservizio, degrado, addirittura abbandono. I comuni spesso non avevano i soldi per aprire e gestire lazzaretti, o faticavano anche solo a trovare un posto per organizzarli, come a Biasca, dove metà della popolazione fu colpita e i morti ammontarono a 42. A Vogorno mancò del tutto la necessaria assistenza: i contagiati furono 350 su una popolazione di 650 anime, i morti 17. I decessi ad Isone furono 28 e toccata metà degli 800 abitanti, soprattutto dopo la smobilitazione del Reggimento 30 verso fine novembre.</p><p>I medici non sapevano come trattare la malattia; le autorità poterono solo informare la popolazione che non si trattava né di peste, né di colera, né di tifo (di cui c’era appena stata un’ondata a Bellinzona): era influenza, quindi i medici sapevano cosa fare. Ma non era così. Si tornò a prescrivere salassi, ad usare purganti, sostanze sudorifere, digiuni, bevande calde e decotti. Angoscia e diffidenza si impadronirono di molti. La credibilità dei medici fu messa alla prova; uno di loro venne deriso perché consigliava di applicare una benda sulla bocca e le narici. Comparvero ciarlatani, rimedi miracolosi, panacee, anche in pubblicità sui giornali: acqua di colonia al Melitolo, polvere Serodent a base di canfora, birre e aperitivi, come l’Amer blanc au citron, “l’unico per tenere lontano la grippe”. Anche il tabacco e l’alcool curavano!</p><p>Si sparse la voce che si trattasse di un’arma batteriologica segreta scoperta in Germania e destinata a sovvertire gli esiti della guerra. Anche scienziati e politici diedero credito alla notizia. Alcuni medici furono presi dalla paura e la penuria di curanti fu accentuata dalle defezioni di chi preferì ritirarsi, “far le valigie per aure pure del San Bernardino”. Si verificarono però atti eroici come quelli del gruppo di volontari detti “I monatti”, organizzati a Bodio dal segretario sindacale Domenico Visani e dal futuro vescovo Angelo Jelmini, che aiutarono nel limite del possibile gli oltre mille operai, in maggioranza italiani, presenti nel paese.</p><p>La fase più acuta della pandemia coincise con lo sciopero generale di novembre, tre giorni che videro la mobilitazione di 250’000 operai ma anche quella di molti reparti dell’esercito, tra cui il Reggimento 30, che non entrò mai in contatto con gli scioperanti ma fu colpito dalla grippe nei viaggi e durante la sfilata voluta dal colonnello Sonderegger per solennizzare la vittoria sui sediziosi.</p><p>La grippe fu uno schiaffo alla presunzione di chi considerava i progressi medici in grado di risolvere tutti i problemi di salute pubblica. Nel contempo mise in evidenza le conseguenze delle condizioni sociali della classe operaia: “mancano gli alloggi, mancano i locali, manca l’igiene. Le famiglie dormono in una promiscuità spaventosa, indecente”. Il lettore è senza dubbio in grado di tracciare i paralleli e di vedere le differenze rispetto alla situazione odierna. Abbiamo più strumenti, una medicina molto più avanzata, mezzi di informazione quasi eccessivi, un livello di vita che ci garantisce spazi abitativi, conoscenza delle norme igieniche. Tuttavia la nostra società continua a fondarsi sul profitto e si trova quindi di fronte ad ostacoli gravi quando le norme sanitarie intaccano i ritmi dell’economia. Cosa fare, con che ritmi, come uscirne e, in seguito, come prevenire simili situazioni è una riflessione che dovrà toccare le basi stesse del nostro sistema; richiederà uno sforzo immane e molto coraggio, come levare le ancore per un viaggio verso nuove terre.</p><p>Il capitolo curato da Rosario Talarico è consultabile a questo link: <a href="https://fpct.ch/wp-content/uploads/2020/06/Ribellarsi-per-avanzare-Interno-09-04-19-pagine-36-7101-126.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://fpct.ch/wp-content/uploads/2020/06/Ribellarsi-per-avanzare-Interno-09-04-19-pagine-36-7101-126.pdf</strong></a></p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/4/7/csm_Schermata-2020-06-08-alle-17.07.05_b0e3e59275.png" length="1518072" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10693</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2020 12:36:00 +0200</pubDate><title>La lobby delle multinazionali vince in Parlamento, si andrà al voto popolare!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/la-lobby-delle-multinazionali-vince-in-parlamento-si-andra-al-voto-popolare</link><description>L’Iniziativa vuole obbligare le multinazionali con sede in Svizzera a non violare i diritti umani e a non distruggere l’ambiente.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La conferenza di conciliazione propone che il Consiglio nazionale ed il Consiglio degli Stati adottino il “controprogetto alibi”. Le multinazionali come Glencore e Syngenta non dovranno assumersi la responsabilità per i danni arrecati, ma dovranno soltanto pubblicare un opuscolo patinato una volta all’anno.&nbsp;</strong></p><p>La Conferenza dei Direttori Cantonali dell’Economia Pubblica, ampi settori dell’economia come Coop, Migros, la federazione delle industrie alimentari svizzere FIAL e una parte considerevole dell’economia della Svizzera romanda avevano appoggiato un controprogetto ad hoc del Consiglio nazionale che avrebbe portato al ritiro dell’Iniziativa. Il “controprogetto alibi”, invece, non apporta alcun miglioramento, ma è utile ad ingannare gli elettori facendo loro credere che l’Iniziativa per multinazionali responsabili non sia più necessaria. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati decideranno la prossima settimana se confermare questo “controprogetto alibi”. La votazione sull’Iniziativa per multinazionali responsabili avverrà probabilmente nel mese di novembre.&nbsp;</p><p>Dick Marty commenta così la decisione odierna:&nbsp;<i>«Il controprogetto alibi non ha alcuna efficacia. Sappiamo tutti che proprio le grandi multinazionali con meno scrupoli pubblicano con grande piacere i loro opuscoli patinati. Solo quando le violazioni dei diritti umani avranno anche delle conseguenze e sarà fatto obbligo di assumersene la responsabilità, tutte le multinazionali si comporteranno in modo corretto.»</i>&nbsp;E aggiunge:&nbsp;<i>«Il grande sostegno –&nbsp; ricevuto soprattutto proprio da parte di tanti ambienti economici – mi rende ottimista. Sono molto fiducioso, perché la nostra iniziativa chiede un’ovvietà: quando le multinazionali avvelenano l’acqua potabile oppure distruggono intere regioni, devono assumersene la responsabilità.»</i></p><p>Laura Sadis del «Comitato borghese per multinazionali responsabili»&nbsp;<a href="https://rich-v02.bluewin.ch/(www.comite-bourgeois.ch" target="_blank" rel="noreferrer">(</a><a href="https://rich-v02.bluewin.ch/(www.comite-bourgeois.ch" target="_blank" rel="noreferrer">www.comite-bourgeois.ch</a>) commenta così:&nbsp;<i>«Mi dispiace che nonostante la disponibilità al compromesso dei promotori, non sia stata raggiunta una soluzione comune ed efficace con un controprogetto indiretto. Sarebbe di vitale interesse per la buona reputazione della Svizzera quale polo economico che le multinazionali con sede in Svizzera fossero legalmente obbligate a rispettare i diritti umani e a proteggere l’ambiente.»</i>&nbsp;</p><p><strong>Cosa chiede l’Iniziativa</strong>.&nbsp;<br>L’Iniziativa vuole obbligare le multinazionali con sede in Svizzera a non violare i diritti umani e a non distruggere l’ambiente. Per garantire che tutte le multinazionali rispettino la nuova legge, in futuro le violazioni dovranno comportare delle conseguenze e le multinazionali dovranno pertanto assumersi la responsabilità delle violazioni dei diritti umani compiute dalle loro filiali.</p><p><strong>Un ampio sostegno</strong>.<br>L’Iniziativa gode già oggi di un ampio sostegno:&nbsp;120 organizzazioni per i diritti umani, per la cooperazione internazionale, per l’ambiente, per lo sviluppo economico ed organizzazioni dei consumatori.&nbsp;<br><a href="http://www.iniziativa-multinazionali.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>www.iniziativa-multinazionali.ch&nbsp;</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/2_KVI_Keyvisual_Internet_gross_I_sRGB.jpg" length="755580" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10692</guid><pubDate>Fri, 29 May 2020 12:31:00 +0200</pubDate><title>Un altro genere di informazione</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/un-altro-genere-di-informazione</link><description>Trent&#039;anni dal primo sciopero delle donne e siamo ancora ai piedi della scala.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <strong>Corriere del Ticino </strong>del 20 maggio 2020</p><p>È vero che quando si vanno a ripescare nella memoria eventi passati, significa essere per forza anagrafica, attempate.&nbsp;Esattamente come me.&nbsp;&nbsp;Ma per fortuna la memoria è pur sempre un valore. In occasione del primo sciopero delle donne – 1991 – era stato organizzato dal Sindacato svizzero dei massmedia (SSM) un incontro su donne e comunicazione, a cui aveva preso parte anche la giornalista Lidia Campagnano, allora penna del Manifesto. Mi ricordo benissimo una sua frase lapidaria: le donne presentano, informano; gli uomini commentano, interpretano. Come dire alle donne il ruolo di ancelle della comunicazione, agli uomini il diritto di leggere il mondo secondo i loro occhi.&nbsp;</p><p>L’anno prossimo saranno passati esattamente trent’anni – 30 – e sembra che per molti versi siamo ancora ai piedi della scala. Le rivendicazioni per dare maggiore spazio alle donne – in quantità e qualità – sono ricorrenti. Se il soffitto di cristallo impedisce a molte donne di fare carriera e arrivare in posti strategici, c’è però un avversario molto ostico: il famigerato e a quanto pare molto popolare muro di gomma dell’indifferenza o, peggio, della deliberata volontà di ignorare gli appelli di donne e uomini per una società più paritaria.&nbsp;</p><p>Contro questo muro di gomma ci siamo scontrate in tante e molte volte.&nbsp;&nbsp;È successo anche al Gruppo Gender-Covid 19, il cui appello per una maggiore presenza femminile sia nella copertura giornalistica, sia nei gruppi di gestione della crisi, è stato ignorato.&nbsp;&nbsp;Silenzio stampa. I media hanno derubricato l’appello nella categoria della non notizia. Se ne è poi parlato marginalmente in seconda battuta grazie all’Associazione ticinese dei giornalisti e delle giornaliste. Questo atteggiamento conferma quella che ormai non è più un’impressione, bensì una realtà: l’informazione, generalmente, è rimasta indietro rispetto a ciò che succede nel Paese, specialmente per quanto riguarda le istanze della parità.&nbsp;</p><p>L’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus – che ha purtroppo generato tanta sofferenza attorno a noi – ha messo in evidenza un divario di genere impressionante: le donne sono letteralmente scomparse: come se non esistessero. Eppure sappiamo che non è così. Allora perché? Per scelta? Per pigrizia? Per ignoranza? Per velleità di potere? Sono tutte domande a cui occorrerà dare una risposta.&nbsp;&nbsp;Partendo però da una certezza: le donne competenti a tutti i livelli ci sono. Eccome.&nbsp;</p><p>Anche nel mondo dell’informazione. Un mondo che nella formazione dell’opinione pubblica ha un peso notevolissimo.&nbsp;&nbsp;Il punto non è affidare alle donne un ruolo – possibilmente “secondario” – per mettersi la coscienza a posto. Oppure, in base ad una visione paternalistica e patriarcale, attribuire loro un ruolo di “accompagnamento”, mentre l’uomo mantiene la propria centralità. Il punto è mettere le donne al centro, le donne sulla scena, sotto i riflettori, da protagoniste, da editorialiste. Dare spazio alle donne – non gli spazi residui – significa allargare l’universo che abitiamo tutti, uomini e donne. Significa dare conto di una parte della società non solo attraverso gli occhi degli uomini. Significa rappresentare davvero la società nel suo insieme.&nbsp;</p><p>E qui si dovrebbe aprire anche un discorso molto ampio sulla formazione.&nbsp;&nbsp;Sappiamo benissimo che il mercato delle notizie è fortemente maschile, economicamente e politicamente forte e condizionato all’origine da interessi internazionali o nazionali. E ciò influisce spesso sulle scelte redazionali. Le donne, in questo tipo di offerta, sono soggetti meno visibili. Sarebbe perciò utile ricordare che non esiste una notizia in assoluto: la si può creare solo se ci sono una cultura e un contesto che permettano di renderla tale. In questo mercato la soglia di notiziabilità per quanto riguarda le donne rimane molto alta. Ecco perché la cultura e la formazione sono fondamentali per fare emergere le donne al pari degli uomini.&nbsp;</p><p>L’appello del Gruppo Gender-Covid 19 ha voluto in un certo senso squarciare il silenzio, denunciare una situazione di disuguaglianza che si tende sbrigativamente a ridimensionare dando ancora colpa alle donne: “non vogliono apparire”; “non si fanno avanti”, come se agli uomini si chiedesse di farsi avanti.&nbsp;&nbsp;Troppo facile. Troppo facile continuare con il muro di gomma, tanto per fare rimbalzare la palla nello stesso campo nella speranza di cogliere tutte e tutti per sfinimento.</p><p>Le donne sanno essere tenaci. Devono solo rafforzare la rete. Ho letto da qualche parte che una rete è come un macramè, ha cioè dei nodi, dei punti che non si sbrogliano ma anche dei punti di incontro, capaci di essere propagatori. Ognuna e ognuno di noi si prenda un filo, quello che preferisce. L’intreccio delle idee può solo essere collettivo. Come la risposta alla mancata parità.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Un_altro_genere_di_informazione.jpg" length="269350" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10691</guid><pubDate>Wed, 27 May 2020 12:21:00 +0200</pubDate><title>Il vaccino dovrà essere di tutti!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/il-vaccino-dovra-essere-di-tutti</link><description>Un esperto spiega la necessità di messa in comune a livello mondiale dei diritti su ogni tecnologia medica contro il Covid</description><content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="https://www.areaonline.ch/Il-vaccino-dovra-essere-di-tutti-3430a000" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Area</strong></a></p><p>Pronti, partenza e via: la corsa al vaccino è lanciata. Come nel 2009, all’epoca dell’influenza suina o, nel 2005, con l’influenza aviaria, gli Stati tentano già di accaparrarsi i futuri trattamenti e vaccini per combattere il Covid-19. Per questo motivo diverse Ong chiedono delle misure forti e concertate per garantire a tutti, in tutti i Paesi, un accesso equo ai trattamenti contro il coronavirus. In che modo? Quale sarà il ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)? Quale la posizione della Svizzera? Di queste questioni ne abbiamo discusso con&nbsp;<strong>Patrick Durisch</strong>, esperto di salute pubblica di Public Eye, un’organizzazione molto attiva in questo ambito.&nbsp;<br><br><i><strong>Patrik Durisch, a livello internazionale esistono delle norme che permettono di regolamentare l’accesso ai medicamenti o vaccini per curare i virus all’origine di una pandemia?</strong></i><br>Sì, la comunità internazionale dispone oggi di un meccanismo importante: il piano di preparazione dell’Oms all’influenza globale. Adottato nel 2011, e aspramente negoziato tra gli Stati membri, in particolare attorno alla questione dei brevetti, esso permette una maggiore equità tra i Paesi in caso di una pandemia. In precedenza, le case farmaceutiche beneficiavano di un accesso totalmente libero al network di laboratori dell’Oms, che si scambiano in tempo reale i ceppi virali. Le multinazionali ne approfittavano per depositare dei brevetti su questo materiale senza condividerne i vantaggi.</p><p><i><strong>Poi cosa è successo?</strong></i><br>Alcuni Paesi del Sud-Est asiatico, fortemente toccati dall’influenza aviaria, hanno chiesto all’Oms di mettere in atto regole vincolanti per fare in modo che i “loro” virus, come l’H5N1, non fossero privatizzati dalle multinazionali senza contropartita. È così che con il nuovo accordo, le società private devono contribuire finanziariamente per accedere allo scambio di virus e negoziare dei contratti con clausole di condivisione dei prodotti che scaturiranno da questo scambio.<br><br><i><strong>Questo processo, però, non riguarda i coronavirus. Le case farmaceutiche che produrranno i futuri trattamenti e vaccini contro il Covid-19 saranno in grado di rinunciare ai loro profitti?</strong></i><br>Direi di no, se consideriamo il caso del Remdesivir prodotto dalla californiana Gilead.<br><br><i><strong>Cosa è successo?</strong></i><br>Finora la maggioranza dei trattamenti studiati contro il Covid-19 sono trattamenti esistenti, già sviluppati per altre indicazioni e che si testano ora per sapere se siano efficaci contro il nuovo virus. È il caso di questo antivirale della Gilead, non ancora commercializzato. Il 20 marzo, è stato classificato negli Usa con lo statuto di trattamento per malattia rara, ciò che garantisce sette anni di diritti di esclusività e di poterlo vendere a dei prezzi elevati. Certo, il 20 marzo il numero di ammalati americani permetteva tale classificazione, ma era chiaro che l’obiettivo era un altro: avere questo statuto per curare una malattia epidemica. Gilead ha poi fatto marcia indietro. Ma ciò dimostra come la crisi possa essere un mezzo di massimizzazione dei profitti. Inoltre, diversi potenziali trattamenti hanno monopoli di brevetto o altre forme di diritti esclusivi. Oggi non vi è alcuna indicazione che, se si dimostreranno efficaci contro il Covid-19, saranno venduti a un prezzo più conveniente. Non ci sarà infatti concorrenza con generici più economici.<br><br><i><strong>Come si potrebbe evitare questo?</strong></i><br>Partiamo da un presupposto: data l’ampiezza della crisi, nessuno potrà mai produrre da solo test, trattamenti e futuri vaccini. Perciò occorre che tutti possano farlo. Per questo è necessario che non vi sia nessun diritto esclusivo o altri fattori che possano limitare la produzione su larga scala. A nostro modo di vedere, il meccanismo adatto è quello di creare un pool a livello dell’Oms che permetta di garantire l’accesso e una ripartizione equa a tutti i prodotti necessari alla lotta contro il Covid-19 su scala mondiale. Sulla base del principio delle licenze volontarie, questo “pool” dovrebbe essere costituito rapidamente con i vari attori interessati (Stati membri, industria farmaceutica, Oms) che determinerebbero le precise procedure operative.<br><br><i><strong>L’obiettivo quale sarebbe?</strong></i><br>Quello di distribuire la produzione di queste tecnologie nel modo più equo possibile in tutto il mondo, in base alle esigenze di ogni Paese e non agli interessi privati o nazionali, a un prezzo accessibile a tutti.<br><br><i><strong>Non ci sarebbero problemi legati alla tanto decantata proprietà intellettuale?</strong></i><br>L’Oms avrebbe un ruolo d’interfaccia e sarebbe abilitato a ridistribuire i diritti di proprietà intellettuale così come gli altri dati necessari alla produzione e alla distribuzione rapida di questi prodotti. La richiesta di trattamenti e di vaccini potrebbe così essere meglio soddisfatta, al di là delle priorità nazionali o di potere d’acquisto. Al riguardo, il Costa Rica ha introdotto una domanda formale all’Oms per istituire un pool di messa in comune dei diritti su tutte le tecnologie mediche necessarie per la prevenzione, l’individuazione e il trattamento del Covid-19.<br><br><i><strong>Quale è la posizione della Svizzera, Paese che ospita l’Oms?</strong></i><br>In una recente lettera, Public Eye e altre Ong hanno invitato gli Stati membri dell’Oms, tra cui la Svizzera, a sostenere la richiesta del Costa Rica. In una lettera indirizzata al consigliere federale Alain Berset, abbiamo chiesto al Consiglio federale di sostenere questa richiesta e di agire per garantire un accesso equo alle tecnologie mediche relative al Covid-19. Per ora non abbiamo ricevuto risposta.<br><br><i><strong>Se l’idea del pool non andasse in porto quali sarebbero le alternative?</strong></i><br>In questo caso si potrebbe utilizzare il meccanismo della licenza obbligatoria, ossia quello strumento riconosciuto dal diritto internazionale che permette a un governo di sospendere il monopolio di un brevetto con lo scopo di produrre un farmaco o d’importare delle versioni generiche meno care. È interessante notare come Stati quali la Germania o il Canada abbiano già preso disposizioni politiche per facilitare l’impiego di licenze obbligatorie se test diagnostici,&nbsp; trattamenti o vaccini per il Covid-19 dovessero rivelarsi troppo cari o disponibili in quantità insufficienti.&nbsp;<br><br><i><strong>La Svizzera andrà anch’essa in questa direzione?</strong></i><br>La Confederazione potrebbe ispirarsi alla Germania. Ha le facoltà per farlo senza modificare la legislazione e per questo abbiamo chiesto ad Alain Berset di prevedere le disposizioni necessarie per una rapida concessione di licenze obbligatorie, qualora l’utilizzo di questo strumento giuridico si rivelasse necessario per garantire l’accesso alle tecnologie brevettate Covid-19. Occorre agire ora, ma tutto dipenderà anche dalla volontà delle multinazionali di fissare un prezzo ragionevole e di garantire un approvvigionamento equo.&nbsp;<br><br><i><strong>Patrick Durisch, lo avete ricordato nell’ultima vostra pubblicazione: 17 anni dopo la crisi della Sars (sindrome respiratoria acuta grave) non abbiamo cure o vaccini per il coronavirus, nemmeno un buon candidato o un prototipo pronto a entrare nella crisi. Come se lo spiega?</strong></i><br>La crisi del coronavirus è un rivelatore delle carenze del modello attuale dell’innovazione farmaceutica, a cominciare dalle priorità di ricerca. Le grandi aziende non hanno infatti mostrato grande interesse a investire massicciamente nel cercare un trattamento o un vaccino contro il Covid-19.&nbsp;<br><br><i><strong>Perché?</strong></i><br>Si tratta di un settore troppo poco redditizio se comparato alle malattie non trasmissibili come il cancro, dove i margini sono molto più elevati e i trattamenti molto più lunghi. Per questo, salvo rare eccezioni, i giganti della farmaceutica lasciano alle imprese più piccole prendere i più grossi rischi di errore. Sanno che potranno intervenire più tardi dato che solo i grandi gruppi sono in grado di produrre a grandissima scala.&nbsp;<br><br><i><strong>In sostanza le grosse case farmaceutiche speculano sul lavoro degli altri?</strong></i><br>Sì, la strategia è ben rodata: si attende che un trattamento superi i primi passaggi prima di entrare in corsa e, se del caso, acquistare a suon di miliardi i frutti di questa ricerca. Questa situazione non riguarda solo il Covid-19, ma la si osserva anche in altri settori come le malattie rare o il cancro: sono i diritti monopolistici e le prospettive di profitto che stimolano per prima cosa l’implicazione delle case farmaceutiche, non i bisogni di salute pubblica.&nbsp;<br><br><i><strong>Tocca quindi al settore pubblico investire in questo settore?</strong></i><br>Lo hanno fatto gli Usa, l’Ue e la Svizzera. I fondi pubblici contribuiscono allo sviluppo non solo dei vaccini ma di tutti i nuovi medicamenti, compresi i trattamenti contro il cancro o le malattie rare che vengono poi venduti a prezzi inaccettabili dalle case farmaceutiche.&nbsp;<br><br><i><strong>Il prezzo lo decide l’industria?</strong></i><br>Il pubblico paga, poi le aziende depositano i brevetti e impongono i prezzi. Numerosi studi mostrano che l’innovazione non nasce più nei laboratori delle multinazionali, ma nell’ambiente accademico o delle start-up. I giganti giustificano però i loro prezzi astronomici con la presa di rischio e i grossi investimenti in materia di ricerca e sviluppo.<br><br><i><strong>Gli Stati potrebbero produrre da soli o dettare delle condizioni?</strong></i><br>Gli istituti accademici e le start-up non possono agire da soli, soprattutto, nella produzione. Si paga il prezzo del disimpegno dello Stato nella produzione di vaccini. I governi devono in primis includere una clausola d’accessibilità per tutti i loro finanziamenti, dotandosi dei mezzi per agire nel caso in cui le aziende approfittino della situazione per gonfiare i prezzi. I trattamenti e i vaccini derivati da questa ricerca devono essere considerati beni pubblici e i governi devono esigere prezzi ragionevoli e trasparenza.&nbsp;<br><br><i><strong>Ciò non accade…</strong></i><br>Non vi è la volontà politica e si lascia quindi fare. Anche se ciò va contro gli stessi cittadini.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Vaccino-per-tutti.jpg" length="154527" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10690</guid><pubDate>Thu, 07 May 2020 12:16:00 +0200</pubDate><title>Ricevono soldi pubblici ma licenziano. Basta! Firma la petizione online</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/ricevono-soldi-pubblici-ma-licenziano-basta-firma-la-petizione-online</link><description>Appello: Salario garantito e NO ai licenziamenti per il Coronavirus! </description><content:encoded><![CDATA[<p>In seguito alla crisi provocata dal coronavirus, la Confederazione garantisce alle imprese aiuti pubblici per 60 miliardi di franchi. Malgrado ciò i dati sulla disoccupazione sono in forte aumento. Non è accettabile. <strong>Le imprese ottengono aiuti per salvaguardare i posti di lavoro e continuare a pagare i salari non certo per versare dividendi agli azionisti. Per questo non si deve verificare nessun licenziamento dovuto al coronavirus!</strong></p><p>Oltre 1.5 milioni di persone sono in regime di lavoro ridotto e ottengono solo l’80% del salario che ricevono normalmente. <strong>Molti dipendenti fanno fatica a far fronte ai loro bisogni e a quelli della loro famiglia.</strong> Noi rivendichiamo che i salari sino a 5000 franchi netti siano compensati interamente.</p><h5><strong>Salari ridotti del 20%: un problema in particolare per i salari più bassi</strong></h5><p>Da un punto di vista finanziario, per molte persone un taglio salariale del 20% è molto difficile da sostenere. Soprattutto per le lavoratrici e i lavoratori che ricevono una paga bassa già in tempi normali. All’incirca la metà delle persone in lavoro ridotto sono attive in rami dove i salari sono bassi. Invece, in quelli con le paghe più alte praticamente non vi è lavoro ridotto e quindi non c’è neanche perdita salariale.</p><p>La salvaguardia del potere d’acquisto è di centrale importanza. In particolare per le/i dipendenti con un reddito medio e basso che hanno già abbastanza preoccupazioni: oltre alla paura di perdere il posto di lavoro devono pensare alla custodia dei figli e alla salute dei loro cari. Ma è importante anche per la congiuntura economica svizzera.</p><p>Per questo noi rivendichiamo che:</p><ul><li>&nbsp;In caso di lavoro ridotto, le/i dipendenti ricevano una compensazione del 100% del salario (per gli stipendi fino a 5000 CHF netti).</li><li>Dal canto loro le imprese garantiscano i posti di lavoro con i miliardi messi a disposizione alla Confederazione.</li></ul><h5><strong>FIRMA QUI LA PETIZIONE NAZIONALE:</strong></h5><p><a href="https://www.unia.ch/it/mondo-del-lavoro/da-a-z/coronavirus/appello-salario-garantito-e-no-a-licenziamenti-per-il-coronavirus" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.unia.ch/it/mondo-del-lavoro/da-a-z/coronavirus/appello-salario-garantito-e-no-a-licenziamenti-per-il-coronavirus</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/uss-ti-Ricevono-soldi-pubblici-ma-licenziano..jpg" length="25913" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10688</guid><pubDate>Mon, 04 May 2020 11:31:00 +0200</pubDate><title>Le priorità devono rimanere la protezione della salute e la sicurezza del lavoro e del reddito</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/le-priorita-devono-rimanere-la-protezione-della-salute-e-la-sicurezza-del-lavoro-e-del-reddito</link><description>L’USS-Ticino chiede che le riaperture delle attività debbano sottostare a precise regole e a controlli rigorosi.</description><content:encoded><![CDATA[<p>L’USS-Ticino e Moesa ha preso atto delle decisioni del Consiglio federale di riaprire quasi tutte le attività (negozi, scuole, ristoranti, musei, biblioteche…) a partire dal prossimo 11 maggio, e della decisione del Consiglio di Stato di allinearsi a questa ripresa. <strong>Queste decisioni privilegiano gli interessi economici e sottovalutano quelli relativi alla salute della popolazione. </strong>Infatti, secondo buona parte del mondo sanitario, le riaperture dovrebbero essere più graduali e meglio controllate per non sovraccaricare le strutture sanitarie. Un nuovo picco potrebbe essere più grave del primo. Sorprende in particolare la volontà del Consiglio di Stato i voler seguire appena possibile le decisioni del Consiglio federale in quanto non tiene conto della fragilità della situazione nel nostro Cantone.&nbsp;</p><p>Secondo il prof. Andreas Cerny, esperto in malattie infettive (vedi la Regione, 17 aprile 2020), <strong>il tasso di mortalità in Ticino è stato 13 volte più alta: 74.4 decessi per 100’000 abitanti in Ticino; 5,6/100’000 per la Svizzera tedesca.</strong> Anche i contagi sono stati molto più elevati: 3225 in Ticino, 29657 in Svizzera. Una percentuale doppia rispetto alla media svizzera.</p><p>L’USS-Ticino non è evidentemente contraria in modo aprioristico alla ripresa delle attività sociali, scolastiche ed economiche, ma le stesse devono essere più graduali e meglio controllate. Un nuovo sovraccarico delle strutture sanitarie obbligherebbe il personale sanitario a nuovi impegni e a nuove difficoltà, difficilmente accettabili se fossero dettate da scelte politiche opinabili.</p><p>L’USS-Ticino chiede quindi che le riaperture delle attività devono sottostare a precise regole e a controlli rigorosi, che prevedano l’implicazione delle lavoratrici e i lavoratori al fronte e una condivisione dei risultati. Qualora il numero dei contagi dovesse nuovamente aumentare, esse dovranno essere sospese con effetto immediato. Per l’USS-Ticino e Moesa si deve infatti continuare a privilegiare gli aspetti sanitari a qualsiasi altra considerazione.</p><p>L’USS-Ticino e Moesa condanna infine le vergognose proposte formulate dall’USAM nel suo “programma d’azione” presentato giovedì scorso. Attaccare frontalmente come fatto dall’USAM diversi pilastri fondamentali del sistema sociale e giuridico del paese (dal diritto di ricorso al sistema di assicurazioni sociali, dalla legge sul lavoro ai salari, già vergognosamente bassi in troppi settori professionali) è un insulto fatto ad un paese che invece applaude da settimane chi ha fornito lavoro essenziale nelle fasi più acute della crisi. Un cinismo e un disprezzo della dignità di lavoratrici e lavoratori inaccettabili, oggi più che mai.</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/Le-priorita-devono-rimanere-la-protezione-Uss-ti.ch_.jpeg" length="157150" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10687</guid><pubDate>Tue, 28 Apr 2020 11:15:00 +0200</pubDate><title>“Sicurezza sul lavoro, sicurezza del lavoro”. Primo Maggio 2020: una piazza virtuale senza confini</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/sicurezza-sul-lavoro-sicurezza-del-lavoro-primo-maggio-2020-una-piazza-virtuale-senza-confini</link><description>Non esiste sicurezza di alcun tipo senza sicurezza sociale.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste sicurezza di alcun tipo senza sicurezza sociale. Ecco perché l’Unione sindacale svizzera sezione Ticino e Moesa ha scelto per il Primo Maggio di quest’anno uno slogan inequivocabile: “Sicurezza sul lavoro, sicurezza del lavoro”. La sicurezza sul lavoro è centrale sempre. Ma in questo momento ancora di più. Come è pure centrale la sicurezza del lavoro, da un punto di vista dei contratti, delle tutele, del salario e dei diritti. Un Primo Maggio 2020 lontano dai classici luoghi di ritrovo, ma presente nello spazio pubblico della piazza virtuale e sui social.&nbsp;</p><h5><strong>No. Il coronavirus non spegnerà le voci e le luci della Festa dei lavoratori e delle lavoratrici.</strong></h5><p>Basta guardarsi attorno a noi per capire come e quanto l’epidemia del coronavirus ha sconvolto le vite di centinaia di donne, uomini, anziani, famiglie. In questo momento colmo di incertezze e preoccupazioni per il presente e il futuro, lavoratrici, lavoratori e le loro famiglie sono confrontati con la perdita o la sospensione del proprio rapporto di lavoro e con un’organizzazione familiare fatta di molti ostacoli. È soprattutto in questi momenti che il movimento sindacale deve esprimere la propria vicinanza ribadendo il proprio quotidiano impegno a tutti i livelli nella lotta per la tutela dei diritti fondamentali.</p><p>Questa emergenza sanitaria da un lato ha messo crudelmente a nudo le realtà e i meccanismi di un sistema economico generatore di profitti per pochi e di disuguaglianze per molti, d’altro lato ha messo in evidenza l’importanza del servizio pubblico, troppo spesso considerato un “peso” per la cosiddetta libertà economica, i cui cardini sono concorrenza, liberalizzazione, deregolamentazione.</p><p>L’impatto del coronavirus ha permesso di riscoprire l’importanza e la centralità del lavoro, dell’unità, della partecipazione e del futuro, che non va lasciato nelle mani delle task force che si moltiplicano senza veramente tenere in considerazione i bisogni reali della popolazione. Per non parlare del ruolo delle donne, misconosciuto, taciuto, negletto. Eppure mai come in questa crisi le donne sono al fronte: in campo sanitario, nelle scuole, nella grande distribuzione, all’interno della famiglia. Mai come ora il lavoro remunerato e non remunerato delle donne ha fatto sentire tutto il suo peso. Il futuro dovrà essere scritto anche dalle donne. O non sarà!</p><p><strong>Per la prima volta da 130 anni, non si terrà alcuna manifestazione fisica in occasione del Primo Maggio</strong>. Ma l’USS si affida a internet e ai social per dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori. Testimonianze, interventi musicali, e in omaggio al grande scrittore cileno Luis Sepulveda – stroncato dal coronavirus – le donne dell’USS propongono la lettura collettiva di alcuni passaggi della bellissima poesia “Le donne della mia generazione”.</p><p><br>A partire dalle 10.30, sul sito dell’USS-Ti (www.uss-ti.ch), sulla sua pagina facebook e su quelle delle Federazioni sindacali ticinesi, verranno pubblicati numerosi brevi video autoprodotti da lavoratrici e lavoratori, e da scrittrici, scrittori, poeti e musicisti (tra cui Alberto Nessi, Doris Femminis, Fabio Pusterla, Ginevra Di Marco, Lavinia Mancusi, Rossana Taddei, Leo Leoni,…).</p><p>Inoltre sarà possibile fotografarsi e postare sui social il proprio selfie con gli hashtag della giornata, stampando il pdf allegato o con un proprio striscione o manifesto ad hoc:<a href="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/USS-Ti-1maggio2020-hashtag-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><strong> t3://file?uid=10250</strong></a></p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/8/4/csm_USS-Ti-1maggio2020_c50a144b38.jpg" length="76953" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10686</guid><pubDate>Tue, 24 Mar 2020 11:10:00 +0100</pubDate><title>Priorità alla salute: il Ticino non deve cedere</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/priorita-alla-salute-il-ticino-non-deve-cedere</link><description>L’USS-TI sostiene la decisione del Consiglio di Stato ticinese di chiudere tutte le attività produttive non essenziali.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Alla luce della drammatica evoluzione della crisi sanitaria, le misure recentemente adottate in Ticino sono necessarie per contenere la diffusione del coronavirus. Il mantenimento della distanza sociale non è in effetti applicabile in numerose situazioni lavorative, e la situazione sanitaria non permette oggi di lavorare in sicurezza, come per altro condiviso anche da diverse associazioni datoriali dei settori coinvolti. Il contesto relativo al contagio nel nostro cantone, che anticipa lo scenario nazionale, giustifica ampiamente la chiusura delle attività non socialmente indispensabili. Il Consiglio di Stato ticinese dovrà verificare rigorosamente l’applicazione della chiusura e valutare attentamente la sua durata senza subire pressioni d’ogni sorta. La priorità assoluta è la protezione della salute.</p><p>Il Consiglio federale si esprimerà a breve ed è necessario che riconosca la situazione ticinese e definisca una conformità del “modello” messo in atto nel nostro cantone con il diritto superiore: non c’è più tempo per perdersi in tecnicismi giuridici. Il Ticino si aspetta una decisione politica forte. La aspetta tutta la popolazione, la aspetta chi è al fronte negli ospedali, la aspetta chi garantisce il funzionamento dei servizi essenziali, la aspetta chi sta lottando contro la malattia.</p><p>Negli scorsi giorni diversi sindacalisti della Svizzera romanda hanno lanciato un appello intitolato “Tutte le attività di produzione e di servizio non socialmente necessarie e non urgenti devono essere interrotte!” Appello firmato anche da numerosi colleghi ticinesi e consultabile a questo link: <a href="https://uss-ti.ch/2020/03/23/tutte-le-attivita-di-produzione-e-di-servizio-non-socialmente-necessarie-e-non-urgenti-devono-essere-interrotte/" target="_blank" rel="noreferrer">https://uss-ti.ch/2020/03/23/tutte-le-attivita-di-produzione-e-di-servizio-non-socialmentenecessarie-e-non-urgenti-devono-essere-interrotte/</a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/USS-stop-coronavirus.jpg" length="20681" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10685</guid><pubDate>Mon, 23 Mar 2020 10:53:00 +0100</pubDate><title>Tutte le attività di produzione e di servizio non socialmente necessarie e non urgenti devono essere interrotte!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/tutte-le-attivita-di-produzione-e-di-servizio-non-socialmente-necessarie-e-non-urgenti-devono-essere-interrotte</link><description>Pubblichiamo qui di seguito un appello lanciato negli scorsi giorni da diversi sindacalisti della della Svizzera romanda.</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblichiamo qui di seguito un appello lanciato negli scorsi giorni da diversi sindacalisti della della Svizzera romanda e sottoscritto anche da colleghe e colleghi ticinesi.&nbsp;</strong></p><p>I sottoscritti sindacalisti ritengono che la politica dei datori di lavoro e del Consiglio federale comprometta gravemente le condizioni di vita e di lavoro dei salariati e delle salariate di questo Paese. In ritardo e non seguendo una vera logica di prevenzione, mette a rischio numerose vite umane.</p><p>Per combattere la diffusione del Coronavirus e ridurre così il numero di morti future, non basta chiudere ristoranti, parrucchieri e cinema: bisogna fermare tutte le attività di produzione e di servizio non socialmente necessarie e urgenti. Che senso ha vietare l’accesso ai parchi pubblici se centinaia di migliaia di dipendenti devono lavorare fianco a fianco sui cantieri, nelle imprese industriali o anche negli uffici?</p><p>Una tale misura è tanto più necessaria poiché un ulteriore pericolo che incombe su di noi, nel caso in cui il coronavirus continuasse a propagarsi, è il sovraffollamento degli ospedali che porterebbe, a sua volta, a un ulteriore aumento del numero di morti.</p><p>In sostanza chiediamo al Consiglio federale di decidere di interrompere tutte le attività produttive e di servizio non socialmente necessarie e urgenti e di concedere a tutti i dipendenti interessati un congedo straordinario retribuito (evitando di compensarli con gli straordinari da recuperare o con i giorni di vacanze alle quali si ha diritto) per un periodo indeterminato, ossia fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Le nostre vite valgono più dei loro profitti!</p><p>Nella stessa logica di prevenzione sanitaria, chiediamo che in tutte le aziende e i servizi in funzione vengano attuate misure adeguate per la tutela dei dipendenti, compresi controlli reali sulla loro applicazione.</p><p>Allo stesso tempo, affermiamo che i dipendenti non devono pagare il prezzo del Coronavirus. Chiediamo pertanto il divieto di licenziamento a causa di interruzioni o riduzioni della produzione, nonché l’estensione delle indennità di disoccupazione. Allo stesso modo, rivendichiamo che tutti i dipendenti che sono stati totalmente o parzialmente licenziati, compresi i dipendenti con contratto a tempo determinato, i lavoratori temporanei e quelli retribuiti a ore, beneficino del mantenimento del loro stipendio.</p><p>In Svizzera, uno dei Paesi più ricchi del mondo, è perfettamente possibile garantire il finanziamento di queste misure. Prima di tutto, questo deve essere garantito attraverso il lavoro a orario ridotto. È anche possibile chiedere un “contributo di solidarietà” ai grandi datori di lavoro e agli azionisti. Anche se la situazione economica sta peggiorando, va ricordato che negli ultimi anni i profitti delle imprese, tra cui molte PMI, sono stati molto elevati. Non per niente gli azionisti intascano più dividendi ogni anno; questa primavera del 2020 non farà eccezione. E non dimentichiamo i massicci regali fiscali che le grandi imprese e gli azionisti hanno ricevuto. Insomma, ce n’è davvero abbastanza per affrontare la situazione attuale in uno spirito di solidarietà!</p><p>Primi/e firmatari/e</p><p><strong>Albert Anor</strong>, comité Communauté genevoise d’action syndicale (CGAS); <strong>Cora Antonioli</strong>, vice-présidente nationale SSP; <strong>Corinne Béguelin</strong>, secrétaire SSP-Genève; <strong>Fermin Belza</strong>, permanent impôts Union syndicale des Montagnes neuchâteloises; <strong>Artur Bienko</strong>, secrétaire Unia-Genève; <strong>Rodolphe Bongiovanni</strong>, secrétaire administratif syndicom; <strong>Valérie Borloz</strong>, secrétaire Union syndicale vaudoise; <strong>Michela Bovolenta</strong>, secrétaire centrale SSP; <strong>Fabienne Brunner</strong>, service juridique syndicom; <strong>Virginie Burri</strong>, secrétaire SSP-Fribourg; <strong>Diego Cabeza</strong>, président SIT; <strong>Pietro Carobbio</strong>, responsable secteur construction Unia-Vaud; <strong>Margarita Castro</strong>, secrétaire SSP-Genève; <strong>Manuela Cattani</strong>, co-secrétaire générale SIT; <strong>Joana Chena-Basanta</strong>, secrétaire SSP-Jura; <strong>Natalie D’aoust-Ribordy</strong>, secrétaire SSP-Valais; <strong>Davide De Filippo</strong>, co-secrétaire général SIT; <strong>Giuseppe Di Mauro</strong>, secrétaire régional médias syndicom; <strong>Julien Eggenberger</strong>, président SSP-Vaud; <strong>Laure Faessler</strong>, secrétaire CGAS; <strong>Emmanuel Farron</strong>, secrétaire Union syndicale cantonale neuchâteloise; <strong>Catherine Friedli</strong>, secrétaire SSP-Fribourg; <strong>Sabine Furrer</strong>, secrétaire SSP-Genève; <strong>Anna Gabriel</strong>, secrétaire Unia-Genève; <strong>Dominique Gigon</strong>, responsable région romande Syndicom; <strong>Paolo Gilardi</strong>, comité CGAS; <strong>Claude Grimm</strong>, secrétaire SSP-Neuchâtel; <strong>Michel Guillot</strong>, secrétaire régional logistique syndicom; <strong>David Gygax</strong>, secrétaire SSP-Vaud; <strong>Giorgio Mancuso</strong>, responsable secteur tertiaire Unia-Vaud; <strong>Philippe Martin</strong>, secrétaire central SSP; <strong>Nicolas Mercier</strong>, secrétaire artisanat Unia-Vaud; <strong>Anne Michel</strong>, co-présidente SSP-Genève; <strong>Vanessa Monney</strong>, secrétaire SSP-Vaud; <strong>Jeanny Morard</strong>, secrétaire régional Unia-Valais; <strong>Joël Mugny</strong>, responsable Syna-Genève, vice-président CGAS; <strong>Solenn Ochsner</strong>, secrétaire Unia-Neuchâtel; <strong>Alejo Patiño</strong>, secrétaire Unia-Genève; <strong>Maria Pedrosa</strong>, secrétaire SSP-Vaud; <strong>Noé Pelet</strong>, responsable secteur industrie Unia-Vaud; <strong>Alessandro Pelizzari</strong>, président CGAS; <strong>Federico Pisciottano</strong>, secrétaire artisanat Unia-Vaud; <strong>Jamshid Pouranpir</strong>, secrétaire SSP-Trafic aérien Genève; <strong>Yasmina-Karima Produit</strong>, secrétaire SSP-Neuchâtel; <strong>Raphaël Ramuz</strong>, secrétaire SSP-Vaud; <strong>Véronique Rebetez</strong>, responsable régionale Syna Fribourg et Neuchâtel; <strong>Lionel Roche</strong>, responsable secteur artisanat Unia-Vaud; <strong>Beatriz Rosende</strong>, secrétaire centrale SSP; <strong>Thomas Sauvain</strong>, secrétaire général Union syndicale jurassienne; <strong>Fabrice Scheffre</strong>, co-président SSP-Genève; <strong>Sébastien Schnyder</strong>, secrétaire industrie Unia-Vaud; <strong>Mélina Schröter</strong>, secrétaire régionale médias syndicom; <strong>Gwenolé Scuiller</strong>, secrétaire tertiaire Unia-Vaud; <strong>Lionel Simonin</strong>, militant SEV; <strong>Isabelle Smekens</strong>, responsable formation Unia-Vaud; <strong>Agostino Soldini</strong>, secrétaire central SSP; <strong>Catherine Tabary</strong>, secrétaire régionale télécom syndicom; <strong>Joël Varone</strong>, secrétaire CGAS; <strong>Jimena Villar</strong>, secrétaire artisanat Unia-Vaud; <strong>Léa Ziegler</strong>, secrétaire SSP-Neuchâtel; <strong>Virginie Zurcher</strong>, secrétaire régionale logistique syndicom; <strong>Gaétan Zurkinden</strong>, secrétaire SSP-Fribourg; <strong>Guy Zurkinden</strong>, rédacteur <i>Services Publics&nbsp;</i>– SSP.</p><p><strong>Dal Ticino l’appello è sottoscritto da sindacaliste/i e da membri del comitato cantonale dell’USS&nbsp;:</strong></p><p><strong>Giuseppe Sergi</strong>, VPOD&nbsp;; <strong>Jose Manuel Feijoo Fariña</strong>, Syndicom&nbsp;; <strong>Roberto Messina</strong>, Garanto&nbsp;; <strong>Fabrizio Ceppi</strong>, SSM&nbsp;; <strong>Giampiero Rigozzi</strong>, presidente regionale Unia&nbsp;; <strong>Mixaris Gerosa</strong>, presidente sezione sottoceneri Unia&nbsp;; <strong>Filippo Bonavena</strong>, presidente sezione sopraceneri Unia&nbsp;; <strong>Giangiorgio Gargantini</strong>, vicepresidente USS-Ticino e Moesa&nbsp;; <strong>Renata Barella</strong>, vicepresidente USS-Ticino e Moesa&nbsp;; <strong>Françoise Gehring</strong>, segretaria sindacale SEV Ticino&nbsp;; <strong>Raoul Ghisletta</strong>, segretario sindacale VPOD&nbsp;Ticino ; <strong>Dario Cadenazzi</strong>, resp. settore edilizia, Unia&nbsp;; <strong>Igor Cima</strong>, resp. settore artigianato Unia&nbsp;; <strong>Angelo Stroppini</strong>, segretario sindacale SEV&nbsp;Ticino ; <strong>Marco Forte</strong>, segretario sindacale Syndicom&nbsp;Ticino ; <strong>Gianluca Bianchi</strong>, segretario sindacale Unia&nbsp;; <strong>Patricio Sanhueza</strong>, Unia; <strong>Vincenzo Cicero</strong>, segretario sindacale Unia; <strong>Chiara Landi</strong>,&nbsp;segretaria sindacale, Unia;<br><strong>Danilo Catti</strong>, presidente SSM – Sezione di Lugano; Giuliano Ossola, Unia; Giovanni Cimino, Unia; Pascal Fiscalini, segretario sindacale SEV.</p><p>&nbsp;</p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/USS-stop-coronavirus.jpg" length="20681" type="image/jpeg"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10682</guid><pubDate>Thu, 05 Mar 2020 10:40:00 +0100</pubDate><title>Iniziativa per una 13esima mensilità AVS: «Vivere meglio la pensione»</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/iniziativa-per-una-13esima-mensilita-avs-vivere-meglio-la-pensione</link><description>Un&#039;ampia alleanza lancia un&#039;iniziativa popolare per vivere meglio in pensione.</description><content:encoded><![CDATA[<p>Coloro che hanno lavorato una vita intera dovrebbero avere diritto a una pensione dignitosa. La realtà è però ben diversa: la metà delle persone che sono andate in pensione nel 2017, devono arrivare a fine mese con una rendita AVS mensile inferiore a 1’777 franchi. Inoltre, per coloro che ricevono prestazioni minime dal secondo pilastro, questa situazione può essere l’inizio di un’inesorabile discesa verso la povertà in età avanzata.&nbsp;</p><h5>Ciò è inaccettabile!&nbsp;</h5><p>Per questo motivo è stata lanciata oggi dall’Unione sindacale svizzera (USS) <strong>l’iniziativa per una 13esima rendita AVS</strong>. Le pensionate e i pensionati hanno bisogno di una 13esima rendita AVS, proprio come coloro che lavorano hanno diritto ad una tredicesima mensilità. Oggi una persona su dieci è costretta a ricorrere agli aiuti sociali negli anni immediatamente successivi al pensionamento, perché non ha abbastanza denaro per vivere. Questa proposta vuole combattere anche tale fenomeno.&nbsp;</p><p>Con la 13esima mensilità AVS:&nbsp;</p><ul><li>Miglioriamo le pensioni dei lavoratori che percepiscono dei salari normali.</li><li>Correggiamo le lacune delle pensioni delle donne: solo l’AVS crea la parità dei diritti.</li><li>Compensiamo l’erosione delle rendite delle casse pensioni.</li><li>Difendiamo l’AVS dall’allarmismo delle banche e delle assicurazioni.</li><li>Fermiamo i piani di smantellamento delle pensioni e le pressioni per aumentare l’età di pensionamento.&nbsp;</li></ul><p><strong>Firma ora l’iniziativa online o scarica un foglio di raccolta firme: </strong><a href="https://www.avsx13-si.ch/" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://it.avsx13.ch/</strong></a></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/_processed_/2/2/csm_AVS13_I_Logo_Horizontal_auf_Hell_99d2107627.png" length="189401" type="image/png"/></item><item><guid isPermaLink="false">news-10681</guid><pubDate>Tue, 08 Jan 2019 10:23:00 +0100</pubDate><title>Persone LGBTQIA+ non più indifese di fronte alla legge!</title><link>https://www.uss-ti.ch/detail/persone-lgbtqia-non-piu-indifese-di-fronte-alla-legge</link><description>Il 9 febbraio, SÌ al Divieto della discriminazione basata sull&#039;orientamento sessuale</description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 9 febbraio 2020 si terrà una votazione popolare sull’estensione della norma penale per includere il criterio dell’orientamento sessuale. Il 70% dei dipendenti omosessuali ha subito discriminazioni sul lavoro negli ultimi tre anni.&nbsp;</strong></p><p>Per consentire la ratifica della Convenzione sulla discriminazione razziale adottata dall’ONU già nel 1965, nel 1995 la Svizzera ha infine rivisto il suo Codice penale e ha aggiunto l’articolo 261bis, comunemente noto come «norma penale sul razzismo». È stata una dura lotta contro i reazionari di questo paese, che presumibilmente «vogliono che sia vietato parlarne».&nbsp;</p><h5>Una legislazione rimasta indietro</h5><p>Attualmente la Svizzera è indietro anche in materia di protezione di persone LGBTI (acronimo che sta a indicare lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali). Si classifica al 22° posto a livello europeo per la situazione giuridica e sociale delle persone LGBTI – posizionandosi addirittura dietro l’Ungheria di Viktor Orbán, che non è nota per un clima particolarmente favorevole alle persone LGBTI. Questa classifica della Svizzera ha anche molto a che fare con il fatto che «l’incitamento all’odio» contro le persone LGBTI in Svizzera non può ancora essere punito legalmente. In questo la Svizzera viene regolarmente criticata anche dal Consiglio d’Europa.&nbsp;</p><p>Con l’aggiunta del criterio dell’orientamento sessuale alla norma penale, questo finalmente cambierebbe quanto meno per lesbiche, gay e bisessuali. Il nostro collega Matthias Reynard ha già chiesto questa modifica della legge nel 2013 con un’iniziativa parlamentare. Il Parlamento lo ha seguito con un’ampia maggioranza dopo un lungo tira e molla, ma i circoli conservatori di destra legati all’UDC e all’UDF hanno lanciato con successo il referendum (anche se con mezzi sleali: «Firma qui contro l’omofobia!»). La votazione popolare si terrà quindi il 9 febbraio 2020.</p><p>La discriminazione avviene laddove le persone trascorrono il loro tempo e quindi sul posto di lavoro. Le persone LGBTI ne sono particolarmente colpite, come rivelano sia i dati statistici che le innumerevoli esperienze individuali. Secondo recenti sondaggi, il 70% dei dipendenti omosessuali ha subito negli ultimi tre anni una discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Nel caso di persone transgender, la discriminazione – addirittura i licenziamenti – è ancora più frequente a causa della loro identità di genere. Purtroppo, questi ultimi, in particolare, sono ora esplicitamente esclusi dall’estensione dell’articolo sul diritto penale, perché il criterio dell’«identità di genere», che per loro è rilevante, è stato ribaltato dal Parlamento. Dopo aver vinto la consultazione popolare, è necessario apportare miglioramenti il più rapidamente possibile in questo senso.&nbsp;</p><h5>Difendersi in caso di perdita del posto&nbsp;</h5><p>Sul posto di lavoro, la discriminazione assume molte forme diverse, che vanno dall’esclusione professionale o sociale, alle osservazioni oscene, all’outing forzato e alle molestie sessuali. Tuttavia, a livello materiale la discriminazione per le persone LGBTI è più grave quando culmina nel rifiuto o nella perdita del posto di lavoro. Oggi non esiste una base giuridica in questi casi, come ha ribadito ancora una volta la recente sentenza del Tribunale federale sulla non applicabilità della legge sull’uguaglianza alle persone LGBTI. L’estensione della norma penale cambierebbe finalmente la situazione per le lavoratrici e i lavoratori omosessuali e bisessuali, poiché i contratti di lavoro rientrano chiaramente nell’ambito della protezione di questo articolo. I dipendenti interessati avrebbero così finalmente la possibilità di difendersi legalmente in caso di rifiuto (ed eventualmente di perdita) di un posto di lavoro, ovviamente basato sulla discriminazione.&nbsp;</p><p><strong>A parte l’applicabilità tecnica di questo articolo riveduto, la votazione del 9 febbraio ha un importante effetto catalizzatore. Vogliamo una Svizzera dove ognuno abbia il suo posto e si senta al sicuro e accolto? O continuiamo a stare a guardare come pochi riescono a dividere la società a spese delle minoranze? Un sì è indispensabile, e anche noi sindacati dobbiamo batterci con veemenza per questo!</strong></p>]]></content:encoded><enclosure url="https://sgb.ch/fileadmin/redaktion-uss-ti/images/news/foto-LGBTI.png" length="433012" type="image/png"/></item></channel></rss>