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Difendiamo i salari minimi!

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Scritto da Unione sindacale svizzera

Firmate il referendum contro l'attacco ai salari minimi.

Attualmente, migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nel settore dei servizi, nelle imprese di pulizie, nei saloni di parrucchiere o nelle panetterie fanno già fatica ad arrivare a fine mese con il loro stipendio. Eppure, due settimane fa, l’Assemblea federale ha deciso che i salari minimi cantonali e comunali non si applicheranno più alle loro professioni. Un comitato composto da sindacati e partiti politici ha quindi deciso di lanciare un referendum per denunciare questo attacco ai salari minimi e alle decisioni popolari. Chiunque lavori deve poter vivere del proprio stipendio!

Con questo attacco ai salari, i salari minimi cantonali e comunali non sarebbero più applicabili a tutti – anche laddove i cantoni o i comuni abbiano espressamente deciso il contrario. «Molte persone impiegate in settori a basso salario ne pagherebbero le conseguenze. Il loro potere d’acquisto diminuirebbe a Ginevra e a Neuchâtel, così come nella città di Lucerna, in assenza di un adeguamento annuale al rincaro. E nei cantoni e nelle città che hanno adottato un salario minimo ma non lo hanno ancora introdotto, decine di migliaia di persone non ne vedrebbero neanche l'ombra» ha sottolineato Vania Alleva, presidente di Unia e vicepresidente di USS.

Attacco ai salari delle lavoratrici e alla tutela salariale

Quasi due terzi delle persone che percepiscono il salario minimo sono donne. Molte di loro lavorano in settori a bassa retribuzione, dove spesso devono accontentarsi delle mansioni meno remunerative. I salari minimi hanno quindi effetti positivi sulla parità salariale. Tuttavia, l’attacco ai salari minimi mette in discussione questa conquista sociale. Léonore Porchet, vicepresidente dei Verdi, si chiede: «Come spiegheremo alle donne meno pagate che la loro scelta democratica a favore di un salario minimo è stata appena vanificata da una semplice revisione della legge federale?».

I salari delle donne non sarebbero, del resto, gli unici a rimetterci in questa vicenda. Infatti, quando i salari minimi vengono indeboliti, aumenta la pressione su tutte le retribuzioni. Le imprese che pagano salari adeguati non tarderebbero a subire la pressione di quelle che sfruttano il proprio personale. I salari minimi mirano proprio a impedire qualsiasi forma di concorrenza a danno dei lavoratori e delle lavoratrici. Un progetto del genere indebolisce quindi la tutela salariale in tutta la Svizzera e mina le misure di accompagnamento contro la corsa al ribasso dei salari. «Proprio nel momento in cui la concentrazione della ricchezza batte ogni record, la destra padronale se la prende con le lavoratrici e i lavoratori più precari per privarli del minimo vitale», osserva Christian Dandrès, presidente della SSP.

Attacco alle decisioni democratiche

In Ticino, il Parlamento ha approvato salari minimi applicabili a tutti i lavoratori e le lavoratrici. A Ginevra e a Neuchâtel, una misura di questo tipo è stata addirittura approvata dai cittadini e dalle cittadine. Lo stesso vale per la città di Zurigo e per Winterthur. Il progetto appena approvato in Parlamento non tiene però in alcun conto queste decisioni democratiche. Laddove sono già in vigore salari minimi, questi non verrebbero più adeguati all’inflazione per tutti i lavoratori e le lavoratrici. In tutti gli altri casi, non potrebbero più essere introdotti in grandi settori caratterizzati da bassi salari, come quello alberghiero-ristorativo o delle pulizie. «Ciò che il Parlamento sta cercando di fare qui, se mi è consentito l’espressione, non è altro che un colpo di forza da parte dei datori di lavoro e dei sostenitori della concorrenza salariale al ribasso contro la democrazia diretta», ha sintetizzato Cédric Wermuth, copresidente del PS Svizzera.

Attacco al federalismo e alla Costituzione

La decisione del Parlamento lede anche il federalismo. I salari minimi destinati a combattere le retribuzioni da fame rientrano nella politica sociale e sono quindi di competenza dei cantoni e dei comuni. Sono gli enti locali a sostenere i costi dell’assistenza sociale. In futuro, però, non sarebbero più autorizzati ad adottare misure efficaci per prevenire il fenomeno dei lavoratori e delle lavoratrici poveri. In altre parole: Berna detta legge, i Cantoni pagano il conto.

L'attacco ai salari minimi costituisce un pericoloso precedente. Per quanto importanti possano essere per i lavoratori e le lavoratrici, i contratti collettivi di lavoro rimangono contratti privati e non devono quindi prevalere sulle leggi adottate democraticamente. In caso contrario, si minerebbe lo Stato di diritto e la Costituzione.

I sindacati e i partiti politici lanciano il referendum

I salari minimi sono un modello di successo. Laddove sono stati introdotti, il numero di lavoratori e lavoratrici in condizioni di povertà è diminuito, senza che il tasso di disoccupazione aumentasse. «Questa modifica di legge colpisce duramente tutte le persone che lavorano sodo ma devono comunque contare ogni centesimo, e per le quali un salario che consenta di vivere dignitosamente è una necessità assoluta», ha deplorato Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse. Chiunque lavori a tempo pieno in Svizzera deve poter vivere del proprio salario. E la volontà popolare deve essere rispettata. Ecco perché i sindacati e numerosi partiti hanno deciso di lanciareun referendum per denunciare l’attacco ai salari minimi.

Firma il referendum
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