Il 2 ottobre il Consiglio nazionale ha deciso di mantenere di misura il triplicamento delle aperture domenicali dei negozi. Questa decisione rappresenta un duro colpo per il personale del commercio al dettaglio e un grave passo indietro per la tutela del riposo domenicale. La responsabilità ricade ora nuovamente sul Consiglio agli Stati, che deve porre definitivamente fine a questo attacco. Un altro attacco alla legge sul lavoro è stato invece respinto: il Consiglio nazionale ha archiviato l’iniziativa parlamentare Dobler sulle start-up. Si impone così il compromesso negoziato dalle parti sociali.
Il Consiglio nazionale ha approvato un massiccio ampliamento del lavoro domenicale. In futuro, i negozi potrebbero aprire fino a dodici domeniche all’anno senza autorizzazione, con il rischio che l’eccezione diventi sempre più la regola. A farne le spese sarebbero i lavoratori e le lavoratrici del commercio al dettaglio. La loro domenica libera comune sarebbe ancora più a rischio. Questa decisione è tanto più incomprensibile in quanto il Consiglio agli Stati aveva già respinto il progetto a giugno. La palla passa ora nuovamente alla Camera dei Cantoni. USS si aspetta che mantenga la propria posizione e ponga definitivamente fine all’estensione del lavoro domenicale.
Questo perché la questione va ben oltre gli orari di apertura dei negozi. Per gran parte della popolazione, la domenica è l’unico giorno di riposo comune. Permette di rigenerarsi, di trascorrere del tempo con la famiglia e di partecipare alla vita sociale. Trasformarla progressivamente in un giorno lavorativo come gli altri non costituisce una modernizzazione del diritto del lavoro, ma un indebolimento delle tutele esistenti.
Il partenariato sociale piuttosto che l’indebolimento della legge sul lavoro
La seconda decisione presa il 2 ottobre dimostra che esiste un’alternativa. Il Consiglio nazionale ha archiviato l’iniziativa parlamentare Dobler, che mirava a esonerare i dipendenti delle start-up titolari di partecipazioni nella propria azienda dall’obbligo di registrare il proprio orario di lavoro. Anziché introdurre una deroga nella legge, i datori di lavoro e i rappresentanti del personale hanno elaborato insieme una soluzione a livello di ordinanza. Questo compromesso tiene conto delle esigenze specifiche delle start-up senza mettere fondamentalmente in discussione la tutela garantita dalla legge sul lavoro. Questa decisione lancia un segnale importante: i problemi concreti possono essere risolti attraverso un accordo tra le parti sociali. Non è necessario deregolamentare il sistema a scapito della tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.
Gli attacchi alla legge sul lavoro continuano
Il dibattito sulla legge sul lavoro è tuttavia ben lungi dall’essere concluso. Altri interventi mirano ad allentare le disposizioni di tutela in materia di telelavoro e a escludere i lavoratori e le lavoratrici che guadagnano almeno 120'000 franchi all’anno dalle norme centrali sull’orario di lavoro e di riposo. USS combatterà anche questi attacchi. Le nuove forme di lavoro richiedono soluzioni adeguate. Ma non devono servire da pretesto per indebolire i tempi di riposo, la registrazione delle ore di lavoro o la tutela della salute.
Queste decisioni ci ricordano che è possibile fermare gli attacchi alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma ciò richiede un’opposizione politica. La prossima decisione riguarderà il riposo domenicale. Il Consiglio agli Stati deve affossare definitivamente il triplicamento degli orari di apertura dei negozi la domenica. Di fronte ai prossimi attacchi alla legge sul lavoro, USS e le sue federazioni difenderanno la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori con la stessa determinazione.
