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Le nostre vite valgono di più dei loro profitti!

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Scritto da Nicole Rossi, segretaria politica USS Ticino e Moesa

Opinione della segretaria politica di USS Ticino e Moesa, Nicole Rossi, pubblicato su laRegione del 17 luglio 2026.

Questa è l’estate più fresca e godibile del resto delle nostre vite. No, non migliorerà e la canicola da evento sporadico ed “eccezionale” diventerà una triste condizione di normalità, con la quale dovremo convivere negli anni a venire. E a cui dovremo adattare le nostre vite, compresa la sfera lavorativa.

Con le colonnine di mercurio che raggiungono i 38 gradi alle 10 del mattino, non è infatti pensabile poter proseguire con le attività professionali così come abbiamo sempre fatto, senza i necessari adeguamenti strutturali e delle regole vincolanti che normino il sistema. La Legge sul lavoro (LL) impone al datore di lavoro un obbligo generale di proteggere la salute dei lavoratori, ma non impone una temperatura oltre la quale è obbligato per legge a sospendere il lavoro, lasciando quindi ampio margine di discrezionalità su come farlo. Sono emanate delle raccomandazioni, ma a livello legale non esistono regole stringenti in merito alle quali il datore di lavoro deve attenersi – se non normati dal Contratti collettivi di lavoro, per altro soltanto nei rami professionali di edilizia principale, pavimentazioni stradali e pittura.

Cucine, fabbriche, uffici, logistica, fra gli altri, sono quindi settori abbandonati a sé stessi e al buon cuore del padronato, che può decidere o meno di applicare alcuni correttivi per rendere fattibile il lavoro tutelando la salute di lavoratrici e lavoratori. E come denunciato dal sindacato Unia, qui in Ticino in alcuni luoghi di lavoro è diventata la normalità che arrivino delle ambulanze per portar via persone che si son sentite male a causa di colpi di calore. Se episodi di questo tipo sono ricorrenti, non si può non sostenere che il sistema attuale presenti una criticità strutturale a cui bisogna assolutamente porre rimedio.

E a chi dice che "nei Paesi dove fa sempre caldo lavorano lo stesso" rispondiamo che quei contesti hanno spesso sistemi produttivi e organizzazioni del lavoro costruiti da decenni per convivere con temperature elevate. Gli orari vengono anticipati all'alba o spostati alla sera, nelle ore centrali molte attività si fermano o rallentano, gli edifici sono progettati per limitare il calore e la climatizzazione è molto più diffusa nei luoghi di lavoro. In Svizzera, invece, gran parte di fabbriche, magazzini, cucine e uffici è stata progettata per un clima storicamente temperato e le ondate di calore sempre più intense rappresentano una sfida relativamente nuova. Pretendere di lavorare alle stesse condizioni di prima, senza adeguare organizzazione e misure di protezione, significa ignorare un cambiamento climatico che sta già incidendo concretamente sulla salute di lavoratrici e lavoratori.

Le condizioni meteorologiche estreme non sono più un'eccezione, ma una realtà causata dai cambiamenti climatici ormai irreversibili. Continuare ad affidarsi esclusivamente al buon senso delle singole aziende o a obblighi di legge formulati in termini generali rischia di lasciare troppe lavoratrici e troppi lavoratori esposti a rischi evitabili. È tempo che la politica affronti la questione in modo sistematico, introducendo regole chiare e uniformi, e sanzioni per chi le elude, rafforzando inoltre i controlli e promuovendo un'organizzazione del lavoro compatibile con un clima che è ormai cambiato. Perché le nostre vite valgono di più dei loro profitti e la salute di lavoratrici e lavorati va tutelata a tutti i costi.

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