L'Unione sindacale svizzera (USS) accoglie con favore la netta bocciatura da parte del Consiglio degli Stati dell'iniziativa estrema dell'UDC. Questa decisione apre la strada a una votazione popolare nel 2026. Il testo minaccia direttamente gli accordi bilaterali e mette a repentaglio i posti di lavoro in Svizzera. La revoca della libera circolazione delle persone comporta anche l'abolizione della protezione salariale e dei controlli salariali. Tutti questi cambiamenti mettono sotto pressione i salari e favoriscono gli abusi. L'iniziativa mira, inoltre, a limitare la popolazione residente. Il diritto di soggiorno e il ricongiungimento familiare saranno quindi limitati, il che comporterà un aumento dei soggiorni precari di breve durata e indebolirà i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. L'iniziativa avrà un effetto immediato: entrerà in vigore non appena la crescita demografica raggiungerà una percentuale minima. Con circa 9,5 milioni di abitanti, il piano radicale dell'UDC diventerà realtà. Il risultato sarà il caos, costi aggiuntivi e rischi, in particolare per i lavoratori.
La denuncia degli accordi bilaterali I mette a repentaglio i salari, i posti di lavoro, le esportazioni, la ricerca e la libera circolazione delle persone. L'accesso al mercato per la metà delle esportazioni svizzere verso l'UE è minacciato. Ciò mette in pericolo la prosperità e i posti di lavoro. L'iniziativa comporterà licenziamenti e un aumento della disoccupazione. Senza gli accordi bilaterali, scompariranno anche le misure di accompagnamento. I lavoratori e le lavoratrici migranti potranno nuovamente essere sfruttati come ai tempi dei lavoratori stagionali, senza diritti sociali. Ciò eserciterà un'ulteriore pressione sui salari indigeni e favorirà il dumping salariale.
Una minaccia diretta alle cure e al sistema sanitario
L'esempio della Gran Bretagna mostra cosa succede quando l'immigrazione è limitata da ostacoli burocratici. Gli ospedali reclutano personale in paesi lontani, spesso per incarichi di breve durata, con conseguente calo della qualità, aumento del turnover del personale e maggiori rischi per i pazienti.
La Svizzera ha però un particolare bisogno di personale qualificato proveniente dall'estero. La metà dei medici e oltre un terzo del personale infermieristico diplomato ha seguito la propria formazione all'estero. Con la fine della libera circolazione delle persone sarà ancora più difficile trovare un numero sufficiente di specialisti. L'iniziativa aggraverebbe la carenza di personale e metterebbe a repentaglio l'accesso alle cure mediche.
Caos per l'AVS e le casse malati
L'immigrazione stabilizza l'AVS, poiché molti immigrati sono giovani e attivi. Senza i loro contributi, nelle casse dell'AVS mancheranno miliardi di franchi. Una limitazione della popolazione residente provocherebbe, entro il 2050, una carenza di circa 350 000 persone attive. Ciò si tradurrebbe in un calo del 10 % delle entrate e in un buco di circa otto miliardi di franchi. L'iniziativa farebbe quindi aumentare i costi per tutti e tutte.
Quest’iniziativa estrema mette a repentaglio il buon funzionamento della Svizzera.
Con l'invecchiamento demografico, il numero di anziani è in aumento. Se contemporaneamente diminuisce il numero di persone attive, la Svizzera si troverà ad affrontare una carenza di manodopera. Una tale evoluzione eserciterà una pressione sull'età pensionabile e provocherà perdite economiche e un deterioramento dei servizi pubblici. Il progetto dell'UDC è scollegato dalla realtà e, in definitiva, irrealizzabile.
Per questo motivo l'USS condurrà una campagna sindacale indipendente e determinata contro questa pericolosa iniziativa dell'UDC.
