Foto: © Manu Friederich per USS

 

Oltre 100'000 firme contro l'attacco ai salari!

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Scritto da Unione sindacale svizzera

Presentato il referendum «Giù le mani dai salari minimi!».

Un’alleanza che riunisce sindacati e partiti politici ha depositato oggi presso la Cancelleria federale oltre 100'000 firme a favore del referendum contro l’attacco ai salari. Quest’estate il Parlamento ha deciso che in futuro i salari minimi cantonali e comunali non dovrebbero più applicarsi a tutti i lavoratori e le lavoratrici. I cantoni verrebbero così privati delle competenze loro conferite dalla Costituzione. Inoltre, il progetto di legge consentirebbe di aggirare le decisioni prese tramite votazione popolare a livello cantonale e comunale. Grazie al raggiungimento del numero di firme necessario per il referendum, il popolo avrà l’ultima parola.

Il comitato referendario «Giù le mani dai salari minimi!», che riunisce le due principali organizzazione sindacali mantello, USS e Travail. Suisse, nonché il PS e i Verdi, ha depositato oggi a Berna oltre 100'000 firme a favore del referendum contro la modifica della legge federale che consente di estendere il campo di applicazione del contratto collettivo di lavoro (CCL).

Un attacco ai salari e alla parità

In pratica, l’attacco ai salari prevede che i salari minimi cantonali e comunali non si applichino più ai lavoratori e alle lavoratrici dei settori coperti da un contratto collettivo di lavoro di forza obbligatoria, anche quando i cantoni o i comuni hanno espressamente deciso diversamente. Questa misura colpirebbe soprattutto i lavoratori e le lavoratrici dei settori a bassi salari, in particolare nel settore alberghiero e della ristorazione e in quello delle pulizie. Ma ne risentirebbero anche le persone a basso salario che lavorano nei saloni di parrucchiere, nel settore del noleggio di manodopera, nelle panetterie o nelle macellerie. In occasione della consegna delle firme, Vania Alleva, presidente di Unia, ha denunciato un’altra conseguenza di questo attacco: «Due terzi delle persone che beneficiano dei salari minimi sono donne. Attaccare i salari minimi significa anche attaccare la parità».

Decisioni popolari e federalismo calpestati

A Ginevra e a Neuchâtel, il popolo ha approvato salari minimi applicabili a tutti i lavoratori e le lavoratrici. Lo stesso vale per le città di Zurigo e Winterthur. A Lucerna, meno di due settimane fa, l’elettorato ha confermato il salario minimo legale, senza deroghe per i contratti collettivi di lavoro (CCL). Persino il parlamento del Cantone Ticino, a maggioranza borghese, ha adottato un salario minimo senza eccezioni per i CCL. «La maggioranza del Parlamento non ha accettato le decisioni democratiche prese nei cantoni e nei comuni. Questa legge calpesta la democrazia diretta e viola un principio più volte confermato dal Tribunale federale: i salari minimi sono strumenti di politica sociale a disposizione dei cantoni e dei comuni», sottolinea Jacqueline Badran, vicepresidente del PS Svizzera.

È certamente prevista una garanzia dei diritti acquisiti, poiché i salari minimi già in vigore non verrebbero immediatamente ridotti. Tuttavia, in futuro questi non potrebbero più essere adeguati all’aumento del costo della vita. E laddove non esista ancora un salario minimo cantonale o comunale, non sarebbe più possibile introdurne uno per i lavoratori e le lavoratrici soggetti a un CCL.

Un salario dev'essere sufficiente per vivere

I salari minimi hanno dato prova della loro efficacia. Laddove sono stati introdotti, i salari da fame sono meno diffusi, senza che la disoccupazione aumenti. Contribuiscono inoltre a stabilizzare il livello salariale complessivo. Pierre-Yves Maillard, presidente di USS, mette in guardia: «L’attacco ai salari minimi mette in discussione un principio fondamentale: un salario deve consentire di vivere. È assolutamente inaccettabile». Con la consegna di oltre 100'000 firme, il raggiungimento del referendum è assicurato. Il popolo avrà così la possibilità di fermare questo attacco ai salari.

 

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